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Published on Settembre 27th, 2016 | by Bruno Brida

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Formula 1: l’Europa indaga sulla cessione agli Usa

Se non fa spettacolo in pista, la Formula 1 crea suspense nei suoi affari gestionali e mistero sul contenuto dei suoi libri contabili.

fiaL’ultimo capitolo di questa saga riguarda la cessione della proprietà commerciale dalla CVC all’americana Liberty Media. Già perché la Commissione europea, che si è occupata della gestione Ecclestone in altre occasioni, ora vorrebbe vederci chiaro sull’affare e al limite potrebbe arrivare ad invalidare l’intero accordo.

Sotto esame della Commissione c’è il ruolo ambiguo e per certi versi sospetto della Fia, che ha dato l’avvallo all’accordo tra CVC e Liberty Media. Peccato che, in quanto detentrice dell’1% del valore commerciale della Formula 1, ora dovrebbe incassare qualcosa come 85 milioni di dollari.

“È inammissibile che una società possa trarre benefici facendo da garante nella vendità di un’altra di sua proprietà”, tuona Annaliese Dodds, la parlamentare britannica salita agli onori della cronaca per aver convinto Force India e Sauber a presentare al Commissario europeo per la concorrenza una memoria per una più equa ripartizione degli utili derivanti dal business della Formula 1.

Del parere di Dodds sono anche numerosi specialisti in transazione di società. Uno di questi è Tim Owen, che parla apertamente di conflitto d’interesse: “Nessuna autorità che eserciti un potere di controllo può trarre un vantaggio economico da una transazione che dovrebbe regolare in qualità di ente terzo ed indipendente”.

Zak Brown e Bernie Ecclestone.

Zak Brown e Bernie Ecclestone.

La Liberty Media del presidente John C. Malone (quello entrato in rotta di collisione con Bernie Ecclestone e con Sergio Marchionne), che avrebbe acquistato i diritti commerciali della Formula 1 per 8,5 miliardi di dollari, non sembra preoccuparsi di un eventuale giudizio negativo della Commissione europea e prosegue nella sua “campagna acquisti”. Il colpo più grosso potrebbe essere l’arrivo di Zak Brown nel ruolo di responsabile commerciale.

A molti il suo nome dirà poco se non nulla, ma negli Usa Zak Brown è considerato un vero e proprio guru delle sponsorizzazioni. È stato il fondatore della JMI, la più grande agenzia di marketing per il motorsport, recentemente confluita nella CSM Sport & Entertainment, da cui Brown si è dimesso in questi giorni dalla carica di amministratore delegato per seguire un non meglio “nuovo programma nel motorsport” … a fianco della Liberty Media?

Comunque sia, l’arrivo dei pragmatici uomini d’affari statunitensi pone una serie di interrogativi sul futuro della Formula 1. Di certo sarà meno “europea” e più “americana”, non solo per l’intenzione già ventilata dai nuovi proprietari di organizzare più gare negli States, ma anche i cambio di mentalità nella gestione dei Gran Premi in cui si chiederà maggior partecipazione (finalmente) di piloti e team nei contatti col pubblico pagante.

Nelle intenzioni programmatiche dei responsabili della Liberty Media, sarà una Formula 1 più “democratica”, con l’ipotesi di tramutare i team partecipanti in azionisti, con cui condividere i guadagni ma anche le eventuali perdite, senza privilegi per nessuno se non quelli acquisiti sul campo.

Di certo non ci sarà più quel discusso e consistente “bonus d’anzianità” che Ecclestone elargiva alla Ferrari e che probabilmente è uno degli elementi di fidelizzazione della Scuderia ad una Formula 1 da cui negli ultimi trent’anni ha tratto ben poche soddisfazioni, a parte, se ci pensate, la gloriosa epopea di Michael Schumacher.

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About the Author

Bruno Brida

Laureato in ingegneria. Giornalista da oltre 40 anni nel settore motoristico, produzione e sportivo. Consulente della comunicazione. Esperienze: redattore di Quattroruote, caporedattore di Autoruore 4x4, caporedattore centrale della Gazzetta di Crema e della Gazzetta di Monza, direttore di Paddock.



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