Storia

Published on Settembre 4th, 2020 | by redazione

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Gran Premio Italia nella storia: 6 settembre 2015 vince Hamilton

Lewis Hamilton vince il suo 40° Gran Premio – di Carlo Baffi

Dei 19 Gran Premi in calendario, quello d’Italia era il dodicesimo. La lotta per il titolo era però circoscritta ai due piloti della Mercedes, mattatrice del campionato per il secondo anno consecutivo. Lewis Hamilton, campione del mondo in carica, arrivava a Monza forte di 227 punti in classifica contro i 199 del compagno Nico Rosberg. La forbice tra i costruttori era ancora più ampia: Mercedes 426, Ferrari 242 e Williams-Mercedes 161. Il Cavallino era l’unica scuderia che aveva cercato di contrastare lo strapotere delle Frecce d’Argento, ma fino a un certo punto. A Maranello era arrivato un nuovo top driver, il quattro volte iridato Sebastian Vettel. Aveva preso il posto di un Alonso sempre più polemico e frustrato per la mancanza di risultati. La Ferrari riponeva nel tedesco grandi speranze, in primis la conquista di quel titolo mondiale che mancava dal 2007. Ironia della sorte a vincerlo era stato proprio il nuovo compagno di Vettel, Kimi Raikkonen, tornato sulla rossa nel 2014. Però fin dalle prime gare della stagione s’era capito che la Stella a tre punte era d’un altro pianeta. Ma se a far discutere non erano le vicende legate all’esito del campionato, a tenere banco nel paddock di Monza, c’era invece una questione ben più delicata: il futuro del Gran Premio d’Italia. Un problema di cui si andava discutendo da tempo, legato soprattutto all’aspetto finanziario. A detta di Bernie Ecclestone, patron e capo assoluto del Circus, la gara italiana sarebbe rimasta in calendario solo se Monza avesse accettato le condizioni economiche previste per tutti gli altri Gran Premi. Fino ad allora, l’Autodromo lombardo aveva beneficiato di un trattamento di favore, ma a fronte dell’aumento dei costi di gestione e di maggiori introiti pretesi dalla scuderie, la situazione era cambiata. Da qui la necessità di trovare ingenti somme al fine di scongiurare la cancellazione del Gran Premio. Una trattativa delicata che coinvolgeva il mondo non solo sportivo, ma anche quello politico, sia regionale che nazionale.

In quei giorni, Ecclestone incontrò parecchie personalità tra cui il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Presidente del Coni Giovanni Malagò, il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e ovviamente il Presidente di Aci Italia Angelo Sticchi Damiani. E proprio grazie all’operato di quest’ultimo, la matassa venne a poco a poco districata ed un problema alquanto spinoso sarebbe stato risolto. Il rischio di non correre più su una pista i cui s’era scritta la storia del motorsport, aveva indotto pure i piloti ad schierarsi in difesa del Tempio della Velocità. A proposito di velocità, la pole fu siglata da Hamilton (undicesima stagionale e settima consecutiva) sfruttando i nuovi sviluppi della sua power unit, ma le Ferrari non erano rimaste a guardare. La SF 15-T aveva anch’essa a disposizione un’evoluzione dell’unità motrice e Raikkonen s’era piazzato secondo a soli 0”234. Terzo era Vettel, poi Rosberg e le due Williams di Massa e Bottas. Le prestazioni delle rosse erano confortanti, ma buona parte speranze dei ferraristi svanirono già al via. Hamilton scattava bene e prendeva subito la testa difendendosi da Vettel. Raikkonen purtroppo ebbe un problema con l’antistallo, rimase fermo al palo venendo sfilato dal mucchio selvaggio. Al termine del primo giro era quattordicesimo.

Alle spalle del leader e di Vettel, procedevano Massa, Bottas, Rosberg e Perez. La gara proseguì e mentre Hamilton aumentava il vantaggio sugli inseguitori, Raikkonen rinveniva dalla retrovie con grandi sorpassi ed un dritto alla Roggia; al nono passaggio era già sesto. Si giunse così ai cambi gomme, con Hamilton sempre primo seguito da Vettel e Rosberg, risalito terzo dopo aver avuto la meglio sulle Williams. La gara s’avviò così alle battute conclusive. Malgrado un vantaggio di 20”, al 48° dei 53 passaggi previsti, Hamilton venne invitato via radio di aumentare il ritmo. Lewis però replicò:” …sto rischiando, perché mi chiedete questo?” Risposta:” …non fare domande.” Un messaggio strano dal momento che Vettel non avrebbe certo impensierito l’inglese, anzi doveva guardarsi da Rosberg che stava riducendo il distacco. La rincorsa di Nico si sarebbe poi interrotta a due tornate dal termine; la sua power unit cedeva e doveva così alzare bandiera bianca. Una circostanza che favoriva ulteriormente la marcia di Hamilton verso il mondiale. Il britannico infatti tagliava il traguardo firmando il suo 40° trionfo in F.1 e aggiudicandosi il suo secondo Grand Chelem, ossia vittoria, pole position, giro veloce e primo posto in corsa dall’inizio alla fine. Alle sue spalle si classificavano Vettel, Massa, Bottas e Raikkonen. Tutto sommato s’era assistito ad un Gran Premio un po’ avaro di emozioni, ma da li a poco si sarebbe materializzato un secondo colpo di scena. A finire sotto i riflettori era la Mercedes, messa sotto indagine dalla direzione gara per non aver rispettato la pressione minima dei pneumatici imposta dalla Pirelli. Una soluzione adottata dall’azienda milanese per motivi di sicurezza, dopo le esplosioni patite a Spa sulle vetture di Rosberg e Vettel. Prima del via i commissari avevano effettuato le misurazioni sulla gomma posteriore sinistra di Mercedes e Ferrari ed era emerso che sulle FW 06 c’erano 0,02 bar in meno per Hamilton e 0,08 bar in meno per Rosberg. A questo punto ecco il motivo del sopracitato appello via radio fatto ad Hamilton nelle fasi finali, ossia di aumentare il più possibile il gap su Vettel. Tra le varie sanzioni c’era infatti la possibilità di subire una penalizzazione sul tempo totale proprio di 20”. Prova provata che Toto Wolff & c. erano ben consci di una possibile contestazione. E’ risaputo infatti che una pressione più alta permette alla struttura del pneumatico di essere più resistente, ma va a discapito della prestazione.

La classifica rimase sub iudice per circa due ore, dopodichè arrivò il tanto atteso verdetto, che assolveva la Mercedes ed Hamilton (Rosberg s’era ritirato e quindi non rischiava nulla). Un non luogo a procedere motivato in questi termini: era infatti stato appurato che la termocoperta utilizzata (scollegata per regolamento) era più fredda del previsto. Un fattore che avrebbe determinato un calo di temperatura e di pressione del pneumatico finito sotto inchiesta. Inoltre nel dar atto alla Mercedes di aver seguito le procedure previste sotto la supervisione di un tecnico Pirelli, il collegio giudicante invitava il “gommista” a stilare una guida operativa precisa in merito ai protocolli di misurazione e di metterla a disposizione delle scuderie. La classifica venne quindi ufficializzata per la gioia di Hamilton. Lewis si sarebbe aggiudicato la terza corona iridata il 25 ottobre ad Austin, dopo essersi imposto nel G.P. degli Stati Uniti.

Immagini © Massimo Campi

 

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