Formula 1

Published on Novembre 30th, 2020 | by redazione

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Grosjean miracolato in Bahrain

Di Carlo Baffi

In una stagione già alquanto tribolata causa la pandemia del Covid-19, dove non sono mancati incidenti di una certa pericolosità, è riapparso pure il fuoco. Un pericolo che pareva ormai dimenticato, salvo rari episodi (peraltro brevissimi) durante i rifornimenti, ma che non avevano mai fatto temere per la vita dei piloti. L’ultimo grande spavento lo si era vissuto nel Gran Premio d’Argentina del 1996, quando la Ligier di Pedro Paulo Diniz si trasformò in una torcia, complice un guasto alla valvola del serbatoio rimasta aperta e da cui fuoriuscì la benzina. Il brasiliano ebbe  la prontezza di abbandonare rapidamente la macchina. Quanto successo ieri invece, ci riporta alla memoria il G.P. di San Marino del 1989 ad Imola. Allora Berger sbattè alla curva del Tamburello e ne seguì immediatamente un incendio domato dai “Leoni” della Cea. L’austriaco rimase imprigionato nella Ferrari per 14”98, ma si salvò rimediando la frattura della scapola e di una costola, più delle bruciature alla mano destra. Purtroppo le immagini scioccanti viste nel G.P. del Bahrain, ci hanno riportato alla mente quell’incubo che fino agli anni ’80 rappresentava uno dei maggiori fattori di rischio nel motorsport. Fortunatamente non ci sono state tragiche conseguenze e tutto si è concluso con una grande paura. Protagonista del drammatico incidente Romain Grosjean, che nel corso del primo giro s’è schiantato in piena accelerazione contro le barriere della curva 3. Un urto tremendo che ha disintegrato la Haas del francese. Di colpo sono divampate le fiamme che hanno avvolto la monoposto, trasformandola in una palla di fuoco. E col pilota intrappolato nell’abitacolo s’è temuto il peggio, malgrado gli immediati soccorsi. Sono stati attimi interminabili di vero e proprio terrore, svaniti quando le telecamere hanno inquadrato Grosjean seduto all’interno della medical car, mentre gli venivano prestate le prime cure. Miracolosamente il transalpino era uscito da solo tra i rottami infuocati saltando oltre il guard-rail. Una volta domato il rogo, è apparso ancora più chiaro come si sia sfiorata la tragedia: una parte del retrotreno della VF20 era ferma nella via di fuga, mentre il resto dell’abitacolo s’era incastrato in mezzo alle barriere. Ovviamente subito dopo l’impatto, la gara è stata sospesa con la bandiera rossa, anche per permettere al personale di servizio non solo di rimuovere i resti della Haas carbonizzata, bensì per risistemare le lame sfondate del guard-rail. Circa la dinamica dell’accaduto, s’è potuto vedere dai replay che Grosjean, intento a rimontare posizioni dopo il via, ha cercato di passare il compagno Magnussen sulla destra non accorgendosi dell’arrivo di Kvyat. L’Alpha Tauri del russo colpiva la monoposto di Romain che scartava subito verso la via fuga finendo di punta contro le protezioni. Grazie all’Halo (che ha protetto il capo del pilota) e le moderne e resistenti cellule di sopravvivenza, Grosjean è rimasto incolume nello schianto e non avendo perso i sensi ha potuto slacciarsi le cinture e mettersi in salvo. La forte decelerazione avrebbe potuto causargli gravi traumi, come nel caso del povero Jules Bianchi in Giappone sei anni fa. Invece, dalle prime notizie giunte dal centro medico dell’autodromo, si apprendeva che Groasjean aveva subito ustioni alle mani ed alle caviglie e forse qualche frattura alle costole. D’obbligo il suo trasferimento in ospedale per tutti gli accertamenti del caso. Viene però da chiedersi cos’abbia innescato il fuoco appena dopo l’impatto, dal momento che i moderni serbatoi montati sulle monoposto non dovrebbero incendiarsi. La Fia sarà chiamata a svolgere tutte le indagini possibili, al fine di appurare cos’abbia scatenato le fiamme.

Dopo circa un’ora e un quarto, le monoposto erano pronte per il secondo via, sempre con partenza da ferme in base alla classifica del primo passaggio. Allo spegnimento dei semafori, il poleman Hamilton era ancora il più lesto a prendere il comando, seguito da Verstappen e Perez. Dietro infuriava la battaglia e Kvyat era protagonista di un nuovo incidente. Toccava senza alcuna volontarietà la Racing Point di Lance Stroll facendola ribaltare. Bandiere gialle e safety car ! Mentre il canadese usciva dalla vettura senza conseguenze. Scintille anche tra le due Ferrari, scattate rispettivamente dalla 11^ e 12^ posizione. Vettel tuonava via radio contro Leclerc, reo di uno start troppo aggressivo:” …come in Austria ! Ogni mattina prima della gara parliamo di stare attenti e lasciarci spazio e poi lui fa così ?” L’ennesimo segno di una ruggine che da tempo regna tra i due. Al nono giro si ripartiva con Hamilton sempre davanti a Verstappen, Perez, Albon, Norris, Ocon e Leclerc. Bottas fermatosi per il primo cambio gomme (montava le hard), procedeva nelle retrovie. Nel frattempo la direzione gara decideva di punire Kvyat con 10 secondi di penalità, per il ribaltamento di Stroll. Guai anche per Leclerc, che dopo un avvio all’attacco, si vedeva passare da Ricciardo, Sainz e Gasly. Ed a testimonianza del calvario della SF1000, c’era anche un testa coda di Vettel, il quale alla radio sottolineava l’inguidabilità della rossa. Hamilton ormai in fuga aumentava il vantaggio sulla concorrenza, recitando un copione andato in scena più volte.

Alla tornata 20, il britannico si fermava per montare le gomme gialle e rientrava alle spalle di Verstappen e Perez, che subito dopo prendevano la via dei box optando per le hard. Concluso il valzer delle soste, “Hammertime” tornava così a condurre, mentre Bottas cercava di risalire agguantando il decimo posto ai danni di Leclerc. Durante il 35° giro, Verstappen tentava la carta dell’undercut, montando nuovamente le mescole dure, seguito a ruota dal compagno Albon. Hamilton replicava immediatamente con il secondo pit-stop in cui “calzava” anch’egli le hard e manteneva la testa precedendo Perez. Pure il messicano sostituiva gli penumatici (bianchi anche per lui) ritrovandosi dietro a Sainz. Con le posizioni di testa ormai definite, a movimentare il Gran Premio erano i duelli nella top ten, con protagonisti: Albon, Sainz, Gasly, Ocon, Norris, Ricciardo e Bottas. A dieci passaggi dal termine, la Red Bull tentava una nuova strategia richiamando Verstappen per la terza sosta. “Mad Max” riprendeva la via della pista ancora con le dure, era sempre secondo, ma ad oltre 27” da Hamilton. Le sorti della corsa parevano decise,  quand’ecco che dalla Racing Point di Perez si alzava una nuvola di fumo bianco. Malgrado cercasse di proseguire, difendendo la terza piazza, il tenace “Checo” si vedeva costretto ad alzare bandiera bianca. Parcheggiava la sua RP20 a bordo pista, mentre il retrotreno era avvolto dalle fiamme subito spente dagli addetti all’antincendio. Un epilogo proprio sfortunato che gettava nello sconforto tutto il team di Mister Stroll senior. Il podio quasi certo avrebbe portato punti pesanti ai fini della classifica costruttori. Era il 54° passaggio e con la vettura ferma, entrava nuovamente in scena la safety-car. Una circostanza che in teoria avrebbe potuto favorire Verstappen, che nella ripartenza avrebbe beneficiato delle coperture più fresche rispetto a quelle di Hamilton. La vettura di sicurezza però rientrava all’ultimo giro, lasciando via libera ad Hamilton di tagliare per primo il traguardo, siglando così il suo 95° trionfo, quarto sul tracciato di Sakhir. Il secondo gradino del podio era appannaggio di Verstappen, autore del giro più veloce. Terzo Alexander Albon, riscattandosi così dopo le ultime disavventure. Chissà se grazie a questa prestazione, Helmut Marko e Chris Horner si ricrederanno sulle sorti quasi segnate del thailandese ? A completare la classifica dei primi dieci erano Norris, Sainz, Gasly, Ricciardo, Bottas (solo ottavo), Ocon e Leclerc. L’altra Ferrari quella di Vettel, concludeva tristemente al tredicesimo posto. Nel mondiale piloti, con due round ancora in calendario, Verstappen si porta a 12 lunghezze da Bottas, sempre più in difficoltà. In quarta posizione e decisamente più staccato troviamo Ricciardo con 102 punti, davanti a Perez con 100 e Leclerc con 98. Tra i costruttori, alle spalle di Mercedes e Red Bull ormai prime e seconde senza problemi, è sempre più aperta la caccia al terzo posto. La McLaren è a quota 171, la Racing Point a 154 e la Renault a 144. Segue la Ferrari a 131, ma viste le prestazioni di ieri, le chances di sopravanzare i team rivali sono alquanto scarse. Va così in archivio il “Gran Premio della paura”, terminato con l’ennesima festa targata Mercedes, al quale si aggiunge quella di Romain Grosjean, non certo come trionfatore, ma in una veste molto più importante, quella del miracolato.

immagini©Mercedes press

 

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