Storia

Published on Giugno 12th, 2021 | by Massimo Campi

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Le Mans 1971, vince la 917 alleggerita

La Porsche 917 della Martini Racing con il telaio in magnesio vince la maratona della Sarthe 1971

Nel 1971 la Porsche continua ad essere la regina incontrastata delle gare di durata. La rivale Ferrari ha abbandonato ufficialmente la categoria per dedicarsi allo sviluppo del nuovo prototipo per il 1972 con il 12 cilindri boxer di tre litri. Le 512S e la nuova versione “M” sono affidate ai team privati che continuano lo sviluppo della grossa sport di 5 litri.

Nonostante la supremazia ampiamente dimostrata, e l’ultimo anno di corse per le grosse vetture di cinque litri, in casa Porsche continuano lo sviluppo della 917 con nuove modifiche che rendono la grossa sport di Zuffenhausen sempre più veloce.

L’edizione 1971 della maratona francese vede al via una vera e propria armata di Porsche 917, in varie versioni, ci sono quelle del Team Gulf di John Wyer, in versione coda lunga, la nuova 917/20, varie vetture di scuderie private e 917 n°22 della Martini Racing. La 917/20 è una versione sperimentale realizzata in collaborazione con l’azienda francese S.E.R.A., specializzata in studi aerodinamici. La vettura è uno studio in vista di una futura realizzazione per la nuova vettura Can Am ed rappresenta una unione tra la versione K a passo corto e la LH a passo lungo. Più corta della versione a coda lunga, la 917/20 recuperava superficie aerodinamica tramite un allargamento della carrozzeria. Nella coda non c’è lo spoiller della LH ma due pinne ed un nolder pronunciato. Il telaio a traliccio in tubi è realizzato in lega di magnesio, una soluzione altamente pericolosa in caso di incendio. Il motore era il classico 12 cilindri boxer di 4,9 litri, raffreddato ad aria e la configurazione aerodinamica appariva più tozza rispetto alla tradizionale 917, sia in versione K che LH. I tecnici tedeschi decisero di verniciarla di rosa, e sulla carrozzeria furono disegnati i tagli della carne, con tanto di indicazioni del tipo “lombata”, “costolette”, “prosciutto”. Questa caratteristica livrea, unitamente alle forme meno aggraziate, le fecero guadagnare il soprannome di “Der Truffeljäger” (la cercatrice di tartufi), “Maialino rosa”, o “Pink Pig”. Nelle mani di Willy Kauhsen e Reinhold Joest fece registrare il miglior tempo delle prequalifiche della 24 Ore del 1971, ma non riuscì a ripetere l’exploit nel corso delle qualifiche ufficiali, la 917/20 in gara occupò stabilmente le posizioni di testa. Mentre era in sesta posizione, in pieno recupero sulle vetture di testa, un guasto ne interruppe ogni velleità.

La Ferrari 512M della Penske di Mark Donohue e David Hobbs ha già dimostrato nelle gare americane di Daytona e Sebring si poter rivaleggiare con le Porsche ed in prova ottiene il quarto tempo nonostante le Porsche 917 in versione coda lunga abbiano una velocità di ben 40 km/h superiore.

La 917 del Team Martini Racing ha una livrea bianca con i colori dello sponsor italiano, carrozzeria in versione “K” corta con le caratteristiche pinne di squalo per stabilizzare aerodinamicamente alle alte velocità. Ha il motore 5 litri, con 600 cv, ma il telaio è il primo speciale realizzato con i tubi in lega di magnesio, come quello della 917/20. È così leggera che per raggiungere il peso minimo di 800 kg viene montato un nuovo serbatoio dell’olio da 55 litri al posto di quello solito da 20 litri. Uscita dal reparto corse di Zuffenhausen il 5 giugno viene testata durante le prove della 24 ore dove percorre 522 km senza nessun inconveniente.

La Pole Position è per la 917 di Vic Elford che fa registrare il tempo di 3 min. e 14 secondi viaggiando ad oltre 248 km/h. Uno dei principali problemi in pista è la diversità di velocità tre le potenti 5 litri che viaggiano ad oltre 350 km/h sull’Hunaudieres e la piccole granturismo. Jo Siffert, mentre sta tentando di ottenere la pole position, per evitare una piccola GT molto più lenta urta le barriere a Maison Blanche ad oltre 260 km/h con relative conseguenze alla vettura.

Il 12 giugno 1971 al via è la 917 di Rodriguez/Oliver ad imporre un ritmo forsennato alla gara, la prima Ferrari è la 512M-Sunoco terza, ma alle 20.16 il V12 di Maranello, preparato in America dalla Traco, ammutolisce costringendo il Team Penske alla resa.

Le varie 917 a coda lunga, quelle più veloci, sono costrette alla resa, come la 917/30 e comunque la Porsche vince nuovamente la 24 Ore di Le Mans con la vettura di. La 917 della Martini percorre ben 5.335,18 chilometri alla media di 222.3 km/h, due record che rimarranno imbattuti per ben 39 anni, vincendo anche “l’index of performance” ovvero il riconoscimento per il minor consumo in rapporto alla cilindrata.

Immagini © Porsche Press – Massimo Campi

 

 

 

 

 

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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