Formula 1

Published on Settembre 28th, 2020 | by redazione

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Sochi: Bottas è tornato!

Il finlandese della Mercedes ha vinto il GP di Russia – di Carlo Baffi

Sisu: termine finlandese che indica forza di volontà, coraggio, razionalità e determinazione. Una strana parola che deriva da “sisus”, ovvero intimo, o interiore. Un vocabolo che nella fantascienza potrebbe ricordare la famosa “forza” tanto cara a George Lucas e ai suo personaggi. Il “sisu” venne tirato in ballo da Mika Hakkinen, quando nel ’98 conquistò il primo dei suoi due titoli mondiali. In quell’occasione, ripercorrendo la sua carriera, il finnico spiegò come fosse tornato in pista più forte di prima dopo il terribile schianto del ’95 ad Adelaide, in cui rimase in coma per due giorni. Non solo… Hakkinen riuscì poi a fronteggiare un fuoriclasse come Michael Schumacher, mettendolo più volte in crisi. E tutto questo grazie ad un energia che aveva dentro di lui, che lo tranquillizzava mantenendolo freddo e concentrato. E’ forse anche il caso di Kimi Raikkonen, non a caso soprannominato “Iceman”, che ha fatto della sua indifferenza una virtù, che va ad aggiungersi al suo grandissimo talento. Qui la mente corre al 2005 sul circuito del Nurburgring. Kimi stava affrontando gli ultimi dieci giri in testa al Gran Premio d’Europa, quando iniziò a rallentare avvertendo delle vibrazioni provenienti dalla ruota anteriore destra. Il suo box allarmato gli chiese se intendesse rientrare ai box, ma lui via radio rispose senza esitazioni che avrebbe proseguito. Sentiva il profumo di una vittoria importante ai fini della lotta iridata contro Fernando Alonso; il suo rivale diretto che lo seguiva in seconda posizione. Purtroppo all’ultimo passaggio la sospensione cedette di schianto e la McLaren-Mercedes del finlandese finì in piena velocità nella sabbia e addio sogni di gloria, con Alonso che s’involò verso il trionfo. Fortunatamente la ruota rimase ancorata alla vettura grazie al cavetto di ritenzione senza colpire il pilota. Kimi uscì illeso dall’abitacolo e senza fare drammi tornò nel paddock, mettendosi alle spalle un grosso rischio.

E possiamo parlare di “sisu” anche per Valtteri Bottas, che a Sochi è riuscito a cogliere il suo secondo successo stagionale, nono in F.1. Sono trascorse parecchie settimane dal 5 luglio scorso e per Valtteri non è stato un periodo facile, anzi. L’avere a disposizione la monoposto più forte del lotto è assolutamente un grande vantaggio, ma c’è pure un il rovescio della medaglia quando hai per compagno di scuderia un cannibale come Lewis Hamilton. Certo, quando Valtteri ha firmato il contratto con la Mercedes era ben conscio di quanto lo aspettasse, ma alla fine certe situazioni logorano. I confronti diventano impietosi,  psicologicamente frustranti, logorroici e la pressione può influire sulle prestazioni. Pensiamo ai giri finali del Mugello quando l’inglese giocò un po’ al gatto e il topo con il finlandese. Bottas ha comunque tenuto duro facendosi scivolare addosso critiche e avversità, forse proprio grazie al sopracitato “sisu”. O forse grazie ad un provvidenziale pellegrinaggio dopo il Gran Premio di Toscana. A confessarlo è stato proprio Valtteri, recatosi in una chiesa all’isola d’Elba in cui dice di essersi “sbarazzato degli spiriti negativi.” Al di là tutto e dopo delle qualifiche da dimenticare, beffato da Verstappen che gli ha soffiato la prima fila accanto al poleman Hamilton, il 31enne di Nastola è salito sul gradino più alto del podio. Sicuramente ha giocato un ruolo determinante la penalità inflitta ad Hamilton, però è giusto riconoscere i meriti del vincitore, che nel mondiale piloti consolida il suo secondo posto a 26 lunghezze da Lewis. Della serie quando capita l’occasione bisogna pure essere bravi a sfruttarla. Ma veniamo alla gara, o meglio a quanto accaduto nei momenti che precedono il via. Prima di schierarsi in griglia, Hamilton effettua due prove di partenza, però anziché fermarsi nella zona consentita situata dopo il semaforo alla fine della pit-lane, è andato oltre, quasi in prossimità della pista. Così facendo ha infranto il regolamento, finendo sotto investigazione ancora prima di partire. Allo spegnimento dei semafori Bottas ha un ottimo spunto superando Verstappen e attacca Hamilton che tiene a bada il compagno. Alle loro spalle però si verifica un doppio incidente. Carlos Sainz urta un muretto mentre torna in pista dopo aver tagliato la curva 2 e Charles Leclerc colpisce Lance Stroll mandandolo contro le barriere alla curva 4. Visto il caos e i detriti sparsi sul tracciato, la direzione manda in pista la safety-car. Dopo cinque tornate, si riparte ed Hamilton è lesto ad allungare su Bottas e Verstappen. Pare l’inizio di un nuovo monologo con “Hammertime” che fa segnare il giro più veloce, ma ecco la doccia fredda. Dopo circa 40’, l’indagine nei confronti dell’esacampione si trasforma in una condanna: 10 secondi di penalità, cinque per ogni infrazione commessa. Una leggerezza che costa cara e che manderà in fumo una vittoria annunciata, così come quella svanita a Monza (rientro in pit-lane col semaforo rosso). Nel dopo gara emergerà che a causare il problema è stata una comunicazione errata del box Mercedes. Infatti, quando Lewis ha chiesto se fosse consentito provare la partenza, Peter Bonnington, il suo ingegnere, gli ha risposto affermativamente, precisando di lasciare spazio ai piloti che lo seguivano. Più tardi però è stata la stessa voce di Bonnington a comunicare la sanzione da scontare. Dunque uno sbaglio del team, tant’è che il collegio dei commissari ridarà i due punti tolti precedentemente dalla patente del pilota e multerà la Mercedes di 25 mila dollari. Con la corsa ormai compromessa, Hamilton opta allora per la sosta al giro 17: monta gomme dure, sconta la punizione e scala al settimo posto. Ha inizio per lui un’altra corsa ad handicap in stile Monza, con l’obiettivo di raccogliere più punti possibili.

Intanto Bottas si ritrova a condurre davanti a Verstappen, che resta sempre un cliente da prendere con le pinze, anche se guidi una W11. L’olandese fa il suo pit-stop al 25° passaggio montando gomme dure e torna in pista quarto dietro a Kvyat. Il finnico si ferma il giro dopo, calza anch’egli le hard, ma resta sempre primo. Nel frattempo Hamilton è risalito al terzo posto beneficiando anche delle soste dei rivali. Da li in avanti il Gran Premio non offrirà più grandi emozioni. Alla 42^ tornata scatta la virtual safety-car, complice una toccata di Gorsjean ai danni della ruota posteriore di Vettel durante il sorpasso effettuato dal ferrarista. Il francese taglia curva 2 e nel tornare sul tracciato travolge alcuni segnali. Le battute conclusive vedono Bottas sempre più leader e autore del giro più veloce, al 51esimo dei 53 passaggi previsti. Verstappen ormai è troppo distante per rappresentare un minaccia e per lui il secondo posto è un ottimo risultato a fronte dei due recenti ritiri. Hamilton pare accontentarsi del terzo posto e non forza più di tanto. Alle loro spalle si piazzano, Perez, Ricciardo, Leclerc, Ocon, Kvyat, Gasly ed Albon. Buone quindi le prestazioni delle Renault e delle Alpha Tauri con tutte e quattro le monoposto a punti. In linea col potenziale della vettura Sergio Perez, ottimo quarto sebbene scaricato in malo modo dalla Racing Point. Fuori dalla top ten troviamo Vettel, che chiude tredicesimo resistendo agli assalti dell’Alfa Romeo di Raikkonen. Per restare in capitolo Ferrari dobbiamo osservare che la sesta piazza di Leclerc (partito undicesimo) non è proprio il massimo a cui dovrebbe aspirare la rossa, ma di questi tempi è meglio limitare i danni. Un piazzamento che forse servirà a raffreddare un po’ gli animi del monegasco dopo il pasticcio combinato dai suoi strateghi durante le qualifiche del sabato, che l’hanno escluso dalla Q3. Per la cronaca Vettel era finito peggio sbattendo. In conclusione il Gran Premio non ha certo offerto grandi emozioni, la Mercedes ha allungato il suo elenco di vittorie, confermando una supremazia assodata. Hamilton deve fare buon viso a cattivo gioco, rinunciando a quella fatidica 91^ vittoria con cui avrebbe eguagliato il record di Schumacher. Un traguardo che potrà raggiungere fra due domeniche, guarda caso proprio nel Gran Premio di Germania al Nurburgring. L’inglese non ha voluto polemizzare a fine gara su quanto accadutogli, accontentandosi dei punti presi e pensando già al prossimo round. Un po’ più polemico è stato invece Toto Wolff, che pur accettando la decisione presa dagli steward, dice di non averla condivisa.

Il team boss delle Frecce Nere, ha fatto riferimento al sistema di interpretazione delle regole ed al buon senso nel farle rispettare. A differenza di Monza però, in quest’occasione l’infrazione è stata evidente e ripetuta, per cui qualcuno deve recitare il mea culpa. Sulla misura della pena è un altro discorso che merita una riflessione, così come il motivo per cui non sia stata punita la collisione con cui Leclerc ha messo fuori gioco Stroll al primo giro. Il ferrarista è ha cercato di passare il canadese infilandosi all’interno. Per contro Stroll ha risposto lasciando spazio all’avversario per evitare l’incidente. Purtroppo le ruote delle vetture si sono toccate e la RP20 è finita ko. A detta dei giudici s’è trattato di un normale contatto di gara. Ci può anche stare, peccato che sia stata rovinata la gara di un pilota. Nei confronti di Hamilton invece s’è agito con maggior rigore. Siamo tutti d’accordo che sia stata violata una regola, ma le sentenze devono essere prese usando il famoso buon senso, essendo inflessibili nei confronti di certe azioni che mettono a repentaglio la sicurezza dei concorrenti. Si poteva benissimo punire Hamilton in altro modo, pur senza compromettere la sua corsa. £ poi lascia perplessi la tempistica nel comunicare la decisione, ben quaranta minuti dopo il fatto! Che si fosse voluto vedere come si metteva la gara, per poi cercare di rimescolare le carte (ancora una volta) per evitare un finale scontato? Ovviamente la nostra è una provocazione, con un certo sense of humour, per dirla all’inglese.

Immagini Mercedes press

 

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