Storia

Published on Maggio 5th, 2020 | by Massimo Campi

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I colori da corsa

Quando le auto da competizione erano identificate dai colori

Rosso Ferrari, azzurro Bugatti, verde Lotus, argento Mercedes, una volta erano i colori ad identificare le vetture da competizione, ora ci sono gli sponsor che hanno cambiato le livree e l’immagine delle corse. Con il diffondersi delle auto come mezzo di locomozione, i costruttori hanno iniziato a verniciare le lamiere che coprivano le parti meccaniche, questo per consentire una limitazione dei problemi conseguenti alla corrosione dei metalli. All’inizio della storia le vetture erano verniciate con il colore che piaceva al costruttore, questo consentiva anche una facile individuazione delle auto durante le competizioni, favorendo il lavoro delle direzioni gara e dei meccanici ai box che riuscivano a distinguere in lontananza le proprie vetture. Con l’aumento delle prestazioni e dei concorrenti in gara, il colore delle vetture ha svolto sempre di più un ruolo determinante per l’identificazione da parte del pubblico e degli addetti di servizio ai box.

L’inizio delle competizioni risale al 7 giugno 1984, quando viene dato il via alla Parigi-Rouen, la prima gara ufficiale per “vetture senza cavalli” voluta dal francese Pierre Giffard; ma bisogna risalire al primo vero gran premio, la “Coppa Gordon Bennet” voluta dall’omonimo editore di un quotidiano di New York, appassionato della velocità, per avere un primo vero regolamento tecnico sportivo che in seguito diventerà la base per la futura “formula internazionale”. Il regolamento della corsa viene stilato da una commissione sportiva promossa dall’Automobile Club della Francia che identifica il percorso di 566 km tra Parigi e Lione. L’articolo 8 del regolamento prevede che “le vetture devono essere costruite nel paese che rappresentano, con l’impiego di una lunga serie di parti e componenti di produzione nazionale” ed inoltre si assegnava, per la prima volta, a ogni nazione partecipante, un colore di gara per ogni vettura: blu per la Francia, bianco per la Germania, giallo per il Belgio e rosso per gli Stati Uniti; in seguito, il rosso passerà all’Italia.

Il 14 giugno del 1900 alle tre del mattino i concorrenti partono dalla capitale francese, il primo a giungere a Lione, alle 12,23 è Fernand Charron con la sua Panhard. Il regolamento della corsa, in seguito aggiornato, portava alla definizione del Codice Sportivo internazionale del 1922 e tra i 280 articoli c’era quello che codificava definitivamente i colori di nazionalità. Alla Francia veniva assegnato l’azzurro, con numero di gara bianco, alla Germania il bianco con numero gara rosso, alla Gran Bretagna il verde con numero bianco, all’Italia si confermava il rosso con numero bianco; anche alla Svizzera si assegnava il rosso ma con numero nero su bianco, e infine, agli Stati Uniti il bianco con striscia azzurra e numero bianco su fondo azzurro.

Il rosso e l’azzurro diventano subito famosi nel mondo dei primi grand prix. La rossa Alfa Romeo P2 domina le scene negli anni ’20 e nel 1925 conquista il titolo mondiale, la principale rivale è l’azzurra Bugatti T35 costruita in Alsazia. Negli anni ’30, iniziano le prime varianti con le macchine tedesche che passano dal bianco all’argento. Secondo una leggenda delle corse, Alfred Neubauer, il Direttore Sportivo della Mercedes, fa raschiare la vernice bianca della W25 per farla rientrare nel peso minimo ammesso, lasciando il nudo alluminio a vista. Da allora è nata la leggenda delle “frecce d’argento” tedesche, Mercedes ed Auto Union, che dominano la scena negli anni tra il 1934 ed il 1939.

Dopo il secondo conflitto mondiale riprendono lentamente le corse, il rosso Alfa Romeo è nuovamente il colore di riferimento, ma ben presto arriva un nuovo rosso, più chiaro, quello della neonata Ferrari che segnerà la futura storia delle corse. Dopo il ritorno delle frecce d’argento Mercedes che impongono la loro livrea nei primi anni ’50, è il verde inglese che colora il mondo delle corse.

Le verdi Lotus a motore posteriore di Colin Chapman diventano il simbolo del progresso, e sarà proprio la casa britannica a cambiare il colore delle corse. Il 26 maggio1968 le Lotus 49 prendono il via sulle strade del principato di Monaco con una nuova colorazione rossa, bianco panna e oro, voluta dallo sponsor tabaccaio “Gold Leaf”. Da quel giorno la pubblicità entra visibilmente nel mondo delle corse, e con l’aumento dei costi necessario per le competizioni, inizia una frenetica corsa dei team manager alla ricerca di finanziatori spesso provenienti dal mondo esterno all’automobilismo.

Con il passare delle stagioni, alcuni di loro diventano anche proprietari di team e le corse si scoprono un ottimo investimento pubblicitario, soprattutto per alcuni marchi che conquistano visibilità internazionale. Certe livree sono diventate iconiche, grazie ai risultati ma anche ad una azzeccata grafica, ad esempio quella azzurro-arancio delle Porsche 917.

In realtà la prima vera macchina interamente sponsorizzata è la Maserati di Stirling Moss con la livrea pagata dal produttore di gelati Eldorado. L’idea è del proprietario della Eldorado, il commendatore Gino Zanetti, che stando al racconto della Maserati era alla ricerca di un modo originale ed efficace per far conoscere la sua azienda. La Maserati accetta la proposta e vernicia la 420/M/58 di bianco panna, aggiungendo inoltre due grandi scritte Eldorado ai lati dell’abitacolo e due più piccole sul musetto e sul deflettore che fungeva da parabrezza. È il 29 giugno 1958 e la Maserati 420/M/58 prende il via alla 500 Miglia di Monza, una sfida tra le macchine europee e quelle americane sul catino dell’alta velocità. Fra le scritte presenti sulla carrozzeria c’è anche il nome del pilota ufficiale della casa modenese, e sul musetto c’è il logo del cowboy sorridente, il marchio dell’azienda di gelati.

Il ritorno dei grandi costruttori nella massima formula porta alla riscoperta di alcune colorazioni tradizionali: le Mercedes che dominano la F.1 negli ultimi anni sono argento, con un chiaro richiamo alla storica livrea tedesca.

Unica a non avere mai cambiato la colorazione rossa è la Ferrari, anche se ha schierato diverse livree con varie tonalità rosse, a volte più o meno chiare o aranciate per favorire il gradimento dello sponsor principale, nel corso della sua storia nella massima formula. Unica eccezione la partecipazione delle Ferrari 158 ufficiale alle due gare americane, GP del Messico e GP Usa, del 1964 verniciate di bianco e azzurro per protesta nei confronti della Federazione Internazionale che non aveva omologato come granturismo la 250LM. Il quel caso Enzo Ferrari ha fatto iscrivere le proprie vetture dalla North American Raging Team che, essendo statunitense, adottava i colori americani.

Tra le curiosità della scuderia modenese in F.1 c’è anche la partecipazione della Ferrari 156 gialla iscritta privatamente e guidata dal belga Olivier Gendebien al Gran Premio del Belgio 1961. Il barone belga arrivò quarto dietro ad altre tre 156 ufficiali rosse di Phil Hill e Richie Ginther e Wolfgang von Trips.

Immagini © Massimo Campi

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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