Storia

Published on Gennaio 29th, 2020 | by Massimo Campi

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Jody Scheckter: 29 gennaio 1950

Il campione della Ferrari nasceva in Sudafrica

Sudafrica, è il 29 gennaio 1950 ed a East London, una città che si affaccia sull’Oceano Indiano, nasce Jody Scheckter. Genitori lituani di origine ebraica, il padre ha una concessionaria Renault e Jody inizia subito ad occuparsi di motori, come semplice apprendista nell’impresa di famiglia. Gli piace subito l’odore dell’asfalto, delle gomme, ben presto è in sella alla moto, già pronto per le prime gare, ma sono le quattro ruote ad affascinarlo. Guida grezza, irruento, tanto che viene squalificato per guida pericolosa durante le prime gare, ma una volta tarati i limiti diventa campione nazionale di Formula Ford nel 1970. Il premio è una borsa di studio, e Jody prende il volo verso l’Inghilterra e subito con conclude terzo il campionato di Formula 3 britannica nella classe Lombard North.

La guida è sempre aggressiva e spericolata, ma Teddy Mayer della McLaren lo nota e lo mette nell’abitacolo della F.2, dove conquista la sua unica vittoria a Silverstone nel 1972, un risultato che vale la promozione per il GP USA dove debutta in F.1 con la terza monoposto della casa britannica. Per il 1973 c’è solo un posto in F.5000, Jody non si fa sfuggire l’occasione vince il titolo all’esordio, ed intanto corre ben cinque GP dove si distingue per la sua velocità, ma anche per la sua imprudenza. A farne le spese sono Emerson Fittipaldi, buttato fuori pista da Scheckter in Francia ed Andrea De Adamich che rimane coinvolto nella carambola innescata dal sudafricano a Silverstone.

La Grand Prix Driver Assiociation impone uno stop di riflessione a Scheckter  e quando ritorna in pista, in Canada, butta subito fuori strada Francoise Cevert. Teddy Mayer dice basta, troppe macchine distrutte, straccia il contratto di Scheckter, Intanto Stewarth decide di smettere con le corse e Ken Tyrrell, grande talent scout, mette subito sotto contratto Scheckter. America, Watkins Glen, la Tyrrell di  Cevert esce di pista durante le prove, Scheckter è il primo ad arrivare sulla scena del dramma, diventerà l’erede dei due piloti del boscaiolo.

Con la nuova Tyrrell 007 si trova subito a suo agio, nel 1974 è secondo a Monaco, ad Anderstop sale sul gradino più alto del podio relegando in seconda posizione il compagno Patrick Depailler ed a fine stagione è terzo nel mondiale dopo Fittipaldi e Regazzoni. La guida è sempre veloce, ma ora c’è anche la testa e Scheckter è anche l’unico a vincere con la P34 a sei ruote, in Svezia ’76. Passa alla nuova Wolf nel ’77, vince all’esordio in Argentina, con la splendida WR1 progettata dal genio Harwey Postelthwaite, ma poi non ci sono i soldi per sviluppare la vettura, e dopo due anni arriva la consacrazione con l’ingaggio a Maranello per il 1979.

Jody, con la sua esperienza, sarà il caposquadra, il giovane ed irruento GillesVilleneuve, che ricorda tanto il sudafricano agli esordi, sarà la sua spalla. Tra i due ci sarà amicizia vera, un grande sodalizio sportivo e umano. La 312T4 di Mauro Forghieri è una macchina matura, nonostante i limiti di non riuscire a sfruttare l’effetto suolo. Scheckter però è un pilota maturo, all’apice della sua carriera, è rimasta la velocità degli esordi, ma l’irruenza e l’incoscienza ha lasciato il posto al calcolo ed all’intelligenza.

A Monza, Il 9 settembre 1979, arriva l’apoteosi del trionfo con il Titolo Mondiale, e per ritrovare nuovamente una Ferrari in cima alla classifica bisognerà attendere ben 21 stagioni e Michael Schumacher. La stagione successiva, complice la deludente T5, sarà quella dell’addio alla F.1 per Jody, “l’orso di Maranello” come è stato soprannominato. Il sudafricano esce di scena, le nuove sfide della vita riguarderanno gli affari, con nuove importanti vittorie e soddisfazioni.

Ritornerà al volante della sua Ferrari T4 in occasione del GP a Monza del 2019, per festeggiare i 40 anni di quella importante vittoria, una semplice esibizione di pochi giri, ma che ha saputo scaldare il pubblico come quattro decenni prima.

Immagini © Massimo Campi/Raul Zacchè – illustrazione © Carlo Baffi

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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