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Published on aprile 27th, 2016 | by Massimo Campi

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Lamborghini, una storia nata da una sfida

Ferruccio Lamborghini sfida Enzo Ferrari, nasce così la fabbrica di Sant’Agata Bolognese

Italia, Emilia, terra di motori, di passione, di sfide, terra di gente sanguigna che crede nel lavoro e nella realizzazione dei sogni. Inizio anni ’60, l’Italia è in fermento dopo i disastri della guerra, anni del boom economico, dei consumi, della voglia di costruire e di affermare il proprio stato sociale. Enzo Ferrari è uno dei profeti di questo boom, le sue supercar fanno sognare, possederne una è segno di indubbio successo e tutti gli industriali rampanti, come i nobili e gli aristocratici, fanno la fila a Maranello per acquistarne una e poterla sfoggiare nei luoghi del jet set.

Enzo Ferrari è uno degli uomini più noti al mondo, ma vicino a Maranello c’è un altro uomo che non è da meno: Ferruccio Lamborghini, industriale di successo nei settori dei bruciatori per il riscaldamento domestico, dell’oleodinamica e dei trattori agricoli. Un piccolo impero industriale creato dall’avventurosa storia di Ferruccio Elio Arturo Lamborghini, nato a Renazzo di Cento, una piccola frazione di campagna tra Ferrara e Bologna, il 28 aprile 1916, segno del toro, il simbolo che sceglierà per la sua impresa.

Lamborghini è figlio di agricoltori, ma subito si appassiona di meccanica. Studia Tecnologie industriali all’Istituto Fratelli Taddia, vicino a Bologna, e nel frattempo comincia a sporcarsi le mani in un’officina che revisiona mezzi militari. Arriva la Seconda Guerra Mondiale ed il giovane Ferruccio lavora come meccanico militare sull’Isola di Rodi dove sorgeva una base italiana, ma già pensa una sua attività ed il sogno si realizza appena arriva la pace e la ricostruzione. Acquista un terreno a Cento in provincia di Ferrara e fa nascere la Lamborghini Trattori, subito un successo con il bisogno di meccanizzare il lavoro agricolo che ha l’Italia del dopoguerra. Lamborghini è un industriale di successo, i guadagni sono notevoli e la sua grande passione per i motori sfocia nell’acquisto di diverse automobili, il meglio di quegli anni. Dalla piccola Fiat Topolino potenziata con i pezzi della “Testa d’Oro” passa alle Alfa Romeo 1900 Sprint e Super Sprint, la Lancia Aurelia B20, la Mercedes 300 SL “ali di gabbiano”, la Maserati 3500 GTs ed infine arriva al sogno del momento con le Ferrari 250 GT e 250 GT Berlinetta. Spinge le rosse sempre al limite, e presto arrivano i problemi meccanici con le frizioni delle rosse che a suo avviso non sono all’altezza delle potenze del motore.

Le Ferrari hanno dei difetti, bisogna modificarle!

Ferruccio Lamborghini è un uomo schietto, impetuoso e non esita a presentarsi a Maranello lamentandosi del funzionamento delle sue vetture, suggerendo addirittura come risolvere il problema. Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini, due uomini con una personalità dirompente e subito tra i due scoppi la polemica.” La macchina va benissimo. Il problema è che tu sei capace a guidare i trattori, non le Ferrari” ribadisce il Drake ed è la scintilla che fa scoccare la sfida, la rivalsa tra l’industriale dei trattori ed il mago delle corse.

“Adesso la macchina me la faccio io”, tuona Lamborghini!. L’uomo dei trattori non si sente da meno di Ferrari, ha i soldi, si intende di meccanica, farà la sua macchina, come la vuole lui, una supercar, la migliore del mercato, per far capire a quell’uomo di Maranello di che pasta è fatto!

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La sfida della Lamborghini inizia a Sant’Agata

Nel maggio 1963 nasce la società “Automobili Ferruccio Lamborghini,”, acquista un terreno a Sant’Agata Bolognese e solo sei mesi dopo espone al Salone di Torino la 350 GT disegnata da Franco Scaglione e dotata di un 12 cilindri di 3.500 cc progettato da Giotto Bizzarrini, ex Ferrari, licenziato proprio dal Drake assieme ad altri otto dirigenti. Bizzarrini è l’uomo che aveva contribuito alla nascita di modelli di successo come la Testa Rossa e la GTO, l’ideale per progettare una supercar. L’avviamento della produzione è  affidata a due giovani ingegneri: Giampaolo Dallara e Giampaolo Stanzani.  Lamborghini è un grande venditore, Il primo cliente è Giusti che dirigeva la band della Capannina di Forte dei Marmi, uno dei principali luoghi di ritrovo del jet set, una splendida mossa per farsi pubblicità.

Con quella vettura Ferruccio Lamborghini vuole fare il suo ingresso nel mondo delle grandi automobili, in competizione, oltre che alla Ferrari, con marchi come Maserati, Jaguar e Aston Martin. Molti sono scettici sul prodotto di Sant’Agata, ma Lamborghini è presto pronto a stupire il mondo, vuole una idea nuova, una macchina perfetta, che deve essere ricordata e invidiata da tutti. Stanzani e Dallara dopo avere realizzato la 400 GT pensano ad una vettura rivoluzionaria e pian piano nasce l’idea di una supercar con motore 12 cilindri a V di 4 litri sistemato trasversalmente dietro l’abitacolo. Il patron Ferruccio capisce che è quella la grande idea, è il progetto per una macchina che deve lasciare il segno. “Anche se produrremo solo 50 vetture sarà una grande pubblicità per la Lamborghini” tuona l’impetuoso Ferruccio ed al Salone di Torino del 1965 il telaio della nuova vettura fa bella mostra nello stand. La struttura è in lamiera scatolata e piegata, saldata e forata per ridurne il peso con il cambio ed il differenziale uniti al basamento del motore in un’unica fusione.

Miura, il toro da combattimento che conquista il mondo.

Nuccio Bertone intuisce che c’è tanta tecnologia ed una idea fantastica dietro a quella realizzazione, e propone subito a Lamborghini lo studio e la realizzazione della carrozzeria attorno a quel telaio. “Sono quello che può realizzare le scarpe per i tuoi piedi” le parole colpiscono subito patron Ferruccio e Bertone affida a Marcello Gandini il design della vettura. La carrozzeria è fantastica, schiacciata a terra, bassissima, con le prese d’aria sui montanti delle portiere per raffreddare il potente V12. Bellissima, una vera opera d’arte moderna che improvvisamente fa invecchiare tutte le altre granturismo sul mercato. Ci vuole un nome e patron Ferruccio pensa subito a quello di un toro, come il suo segno, ma da combattimento, come il suo carattere: si chiamerà Miura e sarà un successo planetario. Nel 1966 la Miura debutta, sarà la pietra miliare del miracolo Lamborghini. Teste coronate, industriali, celebrità di tutto il mondo impazziscono per possedere una vettura di Sant’Agata. Dal Sultano del Brunei a Dean Martin, Elton John, Paul Mc Cartney, lo Scià di Persia, Twiggy, Frank Sinatra e Grace di Monaco, come le star italiane dell’epoca Gino Paoli, Claudio Villa e Little Tony, arrivano a possederne una. Le idee in Lamborghini si sprecano, tra le tante c’è il prototipo Marzal, una vettura con linee futuristiche che detterà alcuni canoni per le supercar del futuro. Il principe Ranieri di Monaco e Grace Kelly salgono a bordo di questa avveniristica vettura e aprono il Gran Premio di Montecarlo del 1967.

Della Miura erano previsti solo pochi esemplari, invece si fa fatica a produrne tanti sono gli ordini. A soli quattro anni dalla sua creazione la Lamborghini Automobili è una industria in continua espansione, la pioggia di ordini della Miura ha portato tanto denaro e soprattutto un interesse e una pubblicità senza pari. Nella scia del successo della Miura arrivano nel 1968 la Islero, un’evoluzione della 400 GT e la Espada, prima Lamborghini a 4 posti e due anni più tardi la Jarama e la piccola Urraco con motore 2.500-V8. La gamma è completa.

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I vip fanno la coda per possedere una Lamborghini.

“Chi vuole sembrare qualcuno compra una Ferrari, chi è già qualcuno compra una Lamborghini”, diceva “The Voice” Frank Sinatra, che era un ammiratore e possessore della supercar di Sant’Agata con una grande passione per tutte le macchine del Toro emiliano. Ma arrivano gli anni della crisi petrolifera, delle lotte sindacali, delle tasse sui beni di lusso ed il mercato delle supercar subisce una notevole contrazione. Ferruccio Lamborghini intento ha bisogno di liquidità per ripianare i conti delle sue altre attività nel periodo di crisi. Il figlio Tonino non è particolarmente interessato alle automobili, non ha quella passione che aveva animato il sogno, il suo sogno. È ora di dare una svolta e vende l’azienda all’industriale svizzero Georges-Henri Rossetti. Per il Toro di Sant’Agata inizia una nuova era, non sempre florida, passando di mano in mano fino ad arrivare alla attuale proprietà del gruppo Audi- Volkswagen. Nonostante le difficoltà a Sant’Agata continuano a produrre vetture da sogno come la Countach, icona degli anni ’70 e ’80, la Diablo, sua erede, la Murcielago, l’Aventador, la Reventon la Gallardo, e l’ultima Veneno, tutte come sempre sotto il segno dei tori da combattimento. Cambiano gli anni ed i modelli ma i vip continuano a desiderare e possedere le vetture del Toro. Fra i clienti Malcom Forbes dell’omonima dinastia di editori statunitensi, il petroliere Walter Wolf, Arnold Schwarzenegger, Keke Rosberg e Liz Taylor, che si dice abbia preso la patente al solo scopo di guidare una Countach.

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“Gli altri erano inferiori!”

Il visionario Ferruccio Lamborghini ha realizzato il suo sogno e dopo aver venduto le sue attività si ritira nella sua tenuta in Umbria per dedicarsi alla produzione del vino, altra sua passione ed al golf. Sulle sponde del Lago Trasimeno nasce il “Sangue di Miura” un particolare tipo di rosso. La storia del patron Ferruccio finisce il 20 febbraio 1993 a 76 anni. A Renazzo dove si è svolto il funerale è trasportato su un antico carro agricolo trainato da un suo trattore e fuori dalla Chiesa erano schierate in fila a salutarlo alcune delle sue più belle e prestanti automobili. Sulla lapide della sua tomba c’è scritto: “Buon lavoro nella nuova casa di Dio”.

Ferruccio Lamborghini continua a rappresentare un simbolo di quell’Italia rurale del dopoguerra che ha saputo sognare e realizzare le proprie idee con il duro lavoro. Durante una intervista, quando gli chiesero di descrivere la storia sue automobili disse con orgoglio: “La storia di Lamborghini è presto detta: gli altri erano inferiori!”.

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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