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Published on Ottobre 10th, 2021 | by Massimo Campi

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Mezzo secolo per la Lamborghini Countach

La supercar di Santagata Bolognese, realizzata nel 1971 e raccontata da Valentino Balboni

Contacc! È questa l’espressione di stupore di un profilista che lavorava alla Bertone quando vede per la prima volta il nuovo prototipo realizzato per la Lamborghini. Stupore … meraviglia! la linea a cuneo, con quelle linee tese e gli spigoli, sembra quella di un Ufo. Marcello Gandini, il disegnatore di quella linea, riprende l’espressione piemontese battezza la vettura con il nome “Countach” che rimarrà indelebile nella storia.

Gandini  aveva già disegnato la Miura, e, nel 1968, la show car Alfa Romeo Carabo, da cui deriva soprattutto la parte centrale della vettura e l’abitacolo. La Lamborghini Countach è una vettura larga 2 m e bassa 1,06 m, con una linea concepita mediante linee tese e squadrate ed elementi geometrici, come la fanaleria posteriore, e il profilo delle porte, di tipo esagonale. La caratteristica principale che la fa diventare una icona mondiale, oltre alla ridotta altezza, sono le portiere, incernierate sul davanti che si aprono ruotando verso l’alto, anche queste derivate dalla Carabo. Gandini studia la soluzione per superare la difficoltà di entrare/uscire dall’auto nell’uso normale, come ad esempio in un parcheggio a pettine.

La carrozzeria della vettura è realizzata con pannelli trapezoidali di alluminio, fissati, tramite rivettatura, al telaio di tubi tondi in acciaio. La soluzione tecnica permette la realizzazione di un telaio leggero e rigido. Le parti inferiori della carrozzeria sono realizzate in fibra di vetro con i fari di profondità anteriori a scomparsa.

I primi prototipi nascono con un nuovo Lamborghini V12 con cilindrata di 4.971 cc, ma il propulsore viene accantonato per fare posto al collaudato V12 da 3929 cc della Miura adattato alla nuova disposizione di tipo longitudinale con cambio nell’abitacolo e albero di trasmissione posizionato in un apposito tunnel che passa all’interno del blocco motore sotto l’albero motore. La scelta come disposizione di propulsore e cambio serve concentrare al massimo i pesi verso il centro della vettura, a scapito, però, dell’altezza del baricentro. La prima in produzione Countac viene denominata LP 400, sigla che contraddistingue la disposizione del motore (Longitudinale Posteriore) e la cilindrata di 400 dm3.

Della LP 400 vi sono vari aggiornamenti ed in seguito nasce la Countach LP 500, con il V12 di cinque litri. La supercar di Santagata Bolognese rimane in produzione fino alla versione finale prodotta per celebrare i 25 anni della Lamborghini. L’ultima versione della Countach rimane in produzione fino al 1990 quando venne sostituita dalla nuova Diablo.

La Contach è stata l’ultima vettura dell’era di Ferruccio Lamborghini che nel 1972, ha ceduto la maggioranza delle azioni all’imprenditore svizzero Georges-Henri Rossetti, per poi vendere il restante pacchetto a René Leimer nel 1973, per poi passare nuovamente di mano fino a quando, nell’aprile del 1987 i fratelli Mimran vendono la Lamborghini al colosso americano Chrysler, per poi passare alla Megatech ed infine nel 1988 alla tedesca Audi che investe nelle nuove produzioni. In tutto questo tourbillon di passaggi di proprietà e tanti progetti che non sempre hanno avuto successo, è stata la Countach la vettura che ha rappresentato il marchio italiano.

Tra i valenti tecnici di Santagata Bolognese, c’è un uomo che ha seguito ed è diventato uno dei simboli della Countach. Il suo nome: Valentino Balboni, entrato in Lamborghini a 19 anni, il 21 aprile del 1968 come meccanico apprendista ed in seguito il collaudatore delle vetture bolognesi quando prende l’eredità del neozelandese Bob Wallace, che aveva sviluppato le prime supercar tra cui la Miura. Balboni è andato in pensione nell’ottobre del 2008 dopo aver lavorato in Lamborghini per 40 anni ed oggi è uno dei testimonial del marchio del toro.

Abbiamo incontrato Valentino Balboni ad Autoclassica, in occasione del 50° anno della Countach dove ha regalato al pubblico presente tanti aneddoti sulla vettura e sulla Lamborghini.

La prima volta che ho visto la Countach è stata pura sorpresa, uno shock – racconta Valentino Balboni – L’Ing. Stanzani mi porta nel reparto verniciatura dove stavano verniciando il primo prototipo, la osservo, guardo Stanzani e subito esordisco “Ingegnere non riusciremo mai ad andare in strada con questa vettura, la gente penserà che sia una astronave, è troppo avveniristica!”  Era bassissima e larga, con quelle linee avveniristiche e le portiere che si aprivano verso l’alto. Quando siamo usciti dalla fabbrica per i primi collaudi tutta la gente si voltava per strada e quando ci fermavamo scattava l’assembramento per vedere la macchina.

Una vettura tutta nuova e difficile da collaudare

All’inizio ci sono state parecchie difficoltà, la Countach era la prima vettura Lamborghini con un telaio tubolare pannellato, un concetto completamente diverso rispetto alla Miura. I problemi erano soprattutto di rigidezza torsionale, pian piano li abbiamo risolti tutti ed abbiamo mandato la vettura in produzione. I collaudi dei prototipi sono iniziati con una messa a punto generale, dal motore al tealio alle sospensioni e freni, per poi passare sempre più ai particolari quando la vettura era stata messa a punto nelle sue parti principali. La Countach è una supercar, molto potente e performante per la sua epoca, prima di andare forte bisognava essere sicuri di tutti i componenti principali. Il mio riferimento era soprattutto l’ing, Stanzani, il Direttore Tecnico della fabbrica, e Bob Wallace che era il collaudatore capo ed il primo che ha sviluppato la Countach. Il motore era il particolare più conosciuto, la base era quella della Miura, rivisto negli accessori e nel senso di rotazione. Il problema del primo prototipo Countach era dinamico: il motore era centrale, ma con un baricentro alto, i pneumatici dell’epoca avevano una spalla piuttosto alta, il tutto provocava un forte sovrasterzo, anche sul dritto c’erano inizialmente dei problemi. La guida delle prime Countach, con ruote strette ed alte, è sempre stata caratterizzata da un grande sovrasterzo, con il vantaggio di fare sempre le curve in derapata. La guida è molto divertente, ma anche impegnativa da portare al limite se non sei un guidatore esperto.  Ogni Countach veniva provata prima di essere consegnata, ed ancora oggi ogni Lamborghini viene testata prima della vendita. Oggi, con la moderna tecnologia, tutte le vetture sono perfettamente identiche, mezzo secolo fa ogni vettura prodotta aveva le sue piccole differenze. Pur essendo assemblate dagli stessi uomini, ogni motore aveva prestazioni leggermente diverse, come potenza o coppia, come le frizioni ed i cambi, in pratica ogni Contach aveva la sua particolare anima.

Bob Wallace è stato l’uomo che ha sviluppato le prime Lamborghini

Il collaudatore neozelandese mi ha insegnato le basi per sviluppare una supercar, come badare anche alle più piccole sensazioni ed alle reazioni quando sei al volante. Wallace era un artista in tutti i sensi, non era socievole e non era semplice sotto l’aspetto umano, ma era un grande professionista che ti dava le nozioni necessarie per imparare il mestiere di collaudatore.

Balboni è stato uno dei più longevi tester di supercar, con tanti aneddoti sul collaudo della Countach

Una sera, era il mese di novembre, nebbia, poca visibilità, stavo collaudando una Countach nera, quando rimango a piedi con l’alternatore rotto e mi devo fermare a bordo strada, vicino ad un frutteto. Apro le portiere e mi siedo sul brancardo aspettando qualche collega che venisse in aiuto con una batteria di scorta. Nel frutteto stava lavorando un contadino con il suo trattore, quando con fari illumina la Countach ed a quel punto, spaventato, si butta giù dal trattore ed inizia a scappare tra i filari!  Pensava fosse una astronave con degli extraterrestri appena sbarcati, poi mi sono fatto sentire e tutto è finito con un risata, ma lo stupore del contadino era di quelli veri.

 Ogni vettura veniva collaudata e consegnata al cliente, ed ogni tanto ci scordavamo di dire al nuovo proprietario dove era il tappo della benzina che è nascosto da uno sportello in una presa d’aria. Come un orologio, entro un’ora dalla consegna arrivava la telefonata da un distributore con cliente che non riusciva a fare il pieno!

Oggi Balboni segue ancora i restauri delle Lamborghini

È una grande fortuna la mia, a distanza di mezzo secolo rivedo le vetture che ho collaudato in gioventù. Dovete sapere che i meccanici incidevano le loro iniziali nel basamento motore come fosse una loro creatura, eravamo orgogliosi di avere montato un gioiello di meccanica. Mi sono emozionato, quasi commosso quando pochi mesi fa, durante un restauro, ho smontato un motore ed ho scoperto, dalle iniziali incise dentro, che l’avevo montato io all’epoca.

Le varie versioni Countach

La Countach è stata concepita completamente da un foglio bianco, senza nessun legame con le vetture precedenti come la Miura. Dal primo prototipo alla produzione ci sono voluti circa quattro anni di sviluppo, dovuti soprattutto ai vari problemi economici e di cambio di proprietà della fabbrica, ma anche alla iniziali difficoltà di avere intrapreso una strada completamente nuova con problemi da risolvere che non erano per nulla stati preventivati. Devo dire che c’è stata molta collaborazione tra i tecnici Lamborghini e quelli di Bertone con un continuo scambio di opinioni per risolvere le varie problematiche.

La prima Countach, quella degli anni ’70, è sicuramente quella che più mi emoziona, con le sue linee avveniristiche. La LP400 è quella più pura stilisticamente parlando, mentre quella migliore è l’ultima versione quattro valvole, con il V12 alla massima potenza e la meccanica più sofisticata, una vettura che ha raggiunto il suo pieno sviluppo. Una grande differenza la fanno le gomme, negli anni ’70 i profili erano molto alti che conferivano una certa deriva alla vettura. Le ultime versioni hanno gomme a profilo molto più basso, con molta più rigidezza con un notevole miglioramento nella guidabilità e nella tenuta di strada. Le versioni più recenti sono veramente piacevoli da guidare rispetto alle prime serie.

Era stato dichiarato che la Countach raggiungeva i 300 km/ora, nella realtà non superava i 285 all’ora, registrati con la particolare strumentazione che avevamo noi collaudatori. I test di velocità si facevamo sulla autostrada Bologna-Padova, allora c’era poco traffico e non esistevano i limiti di velocità. I collaudi normali si effettuavano sulla Panaria bassa, vicino a Santagata, una strada usuale per noi collaudatori emiliani. Spesso ci incontravamo con quelli di Maranello e di Modena, eravamo tutti amici quando ci fermavamo per un caffè o a mangiare, poi tutti giù con il piede a tavoletta sulle curve!

Ferruccio Lamborghini e la Countach

La Countach è un capolavoro che ancora oggi desta stupore con le sue linee tese ed avveniristiche. Il trio che l’ha creata era composto da Marcello Gandini, l’ideatore della linea, Paolo Stanzani, il progettista della meccanica e Bob Wallace che l’ha inizialmente sviluppata. Ferruccio Lamborghini era sempre affascinato dalle novità, inizialmente aveva qualche dubbio quando ha visto il primo prototipo, molto avveniristico dopo la Miura che aveva comunque delle linee morbide al confronto, ma si è subito convinto che sarebbe stata la supercar del futuro ed ha dato il via libera alla produzione.

Spesso Ferruccio Lamborghini consegnava le vetture a tarda sera, quando andava via il cliente si metteva sulla porta per sentire il rombo del V12. Contava le marce e quando sentiva che il cliente di turno aveva inserito la quinta si voltava verso di noi e diceva “bene è andato, ha messo la quinta e non si rompe più … possiamo andare a casa a dormire!”

Essere assunti in Lamborghini è stata una esperienza particolare.

È capitato tutto per caso: stavo giocando a bigliardino nell’oratorio del mio paese, a Casumaro dove risiedo ancora oggi, quando il parroco mi chiese di accompagnarlo a Santagata, dove risiedeva la sua famiglia per una commissione. Saltai sulla sua Fiat 500, arrivammo a Santagata Bolognese e siamo passati davanti alla Lamborghini, dove sono sceso a curiosare mentre lui andava dalla sua famiglia. Nel piazzale c’era una bisarca che stava scaricando le scocche della Miura, per un giovane appassionato di meccanica è stato il classico colpo di fulmine. Mi sono avvicinato, ero affascinato da quelle forme, e mi sono messo anche a dare una mano agli operai che stavano scaricando le scocche fatte da Bertone per essere assemblate in fabbrica. Alla fine arriva il portinaio, che mi dà una lavata di testa perché ero entrato nella fabbrica senza permesso; vista la mia faccia costernata e l’entusiasmo che si leggeva nei mei occhi per quelle fantastiche vetture, ci ha pensato su un attimo, mi ha fatto un sorriso e mi ha fatto compilare una domanda di richiesta di assunzione. Passata una settimana mi arriva una lettera dalla direzione della Lamborghini per andare ad un colloquio. Era il 21 aprile del 1968, mi riceve il capo del personale, assieme a me c’è un altro giovane che sperava di essere assunto nella fabbrica come me. Rispondiamo a tutte le domande sui nostri studi, su quanto sapevamo fare, quando si spalanca improvvisamente la porta dell’ufficio ed entra una persona con la sigaretta in mano,  avvolto in una nuvola di fumo. Guarda il capo, poi ci scruta e si mette ad urlare che “in fabbrica c’è bisogno di gente che lavora e non di gente che parla” ed esce sbattendo la porta senza neanche salutare. Questo è stato il primo contatto con Ferruccio Lamborghini!

Con un salto nel futuro è in arrivo la nuova Countach LPI 800-4 , ispirata al passato ma con una vocazione al futuro. A cinquant’anni dalla sua presentazione al Salone di Ginevra, la leggendaria Lamborghini Countach torna protagonista con una serie limitata ibrida che celebra il design visionario che ha rivoluzionato per sempre il panorama delle supersportive moderne.

Proporzioni perfette, stile futuristico. Il concetto della audace silhouette rivive in questa versione celebrativa di sole 112 unità. Le linee pure, la posizione longitudinale posteriore del V12 e le iconiche porte a forbice, il cui nuovo design ne reinterpreta le forme con un taglio ancora più netto, la rendono immediatamente riconoscibile pur proiettandola nel futuro.

L’abitacolo basso e squadrato della Countach LPI 800-4 si fonde con le linee avveniristiche degli esterni, sfoggiando un nuovo design che amplifica la sensazione di trovarsi a bordo di un’auto del futuro. Dotata dello stesso gruppo propulsore ibrido della Sián FKP 37 e Sián Roadster, la nuova Countach LPI 800-4 sfoggia un motore termico da 780 CV (574 kW) in grado di offrire le stesse prestazioni dei migliori V12 aspirati Lamborghini.

Immagini © Massimo Campi

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About the Author

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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