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Published on settembre 21st, 2017 | by Massimo Campi

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Autodelta, l’ala veloce dell’Alfa Romeo

La storia della squadra corse dell’Alfa Romeo

Manuel Fangio vince il suo primo titolo mondiale nel 1951 con l’Alfetta 159, il secondo consecutivo per l’Alfa Romeo dopo quello del 1950 di Nino Farina e la fabbrica del Portello chiude improvvisamente il reparto corse per dedicarsi alla produzione di serie. Il manager, Giuseppe Luraghi, chiamato da Finmeccanica al timone della fabbrica, è costretto a prendere una decisione importante, che lascerà l’amaro in bocca a tanti appassionati del marchio del biscione. Luraghi ha una missione: deve salvare l’Alfa Romeo, una ditta dal passato glorioso, ma con i conti in rosso, in pratica al fallimento. L’Alfa produce poche macchine l’anno e qualche motore aeronautico; durante il periodo bellico si occupa anche di serramenti e di tante altre cose, ma senza un vero piano industriale, ed i bombardamenti hanno segnato pesantemente le sorti della fabbrica. Luraghi intuisce che l’automobile diventerà il traino dell’economia italiana, ma bisogna essere competitivi, fare grossi numeri, proporre modelli appetibili, con sistemi industriali moderi come le catene di montaggio. Il Portello diventa una vera fabbrica di automobili, l’Alfa Romeo è ben presto una realtà industriale italiana, ma l’anima sportiva cova sempre sotto la cenere. Gestire una squadra corse diventa difficile con le procedure di una azienda statale, Luraghi, grande appassionato, all’inizio degli anni ‘60 fa nascere l’Autodelta e sarà questa piccola struttura che riporterà sulle piste il marchio dell’Alfa Romeo conquistando gli ultimi allori mondiali.

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Autodelta significa anche Carlo Chiti, il geniale tecnico che darà vita a moltissimi progetti sino al ritorno in Formula Uno. Chiti, ingegnere aeronautico toscano, appassionato di chimica, lavora in Montecatini, quando, per avvicinarsi alla fidanzata di Milano, che diventerà presto sua moglie, entra al Portello, settore motori aeronautici. Ben presto la sezione aeronautica viene trasferita a Napoli, Chiti allora accetta di occuparsi di automobili e viene inviato come tecnico al seguito di Fangio alle corse. Appassionato, sanguigno, si innamora dell’ambiente dove bisogna trovare soluzioni immediate, l’ideale per il suo carattere e l’approccio che ha con il lavoro. Le corse saranno la sua vita, dall’Alfa emigra a Maranello, diventa il direttore tecnico del cavallino rampante, vince il titolo mondiale 1961 con Phil Hill, poi la piccola parentesi in ATS, e l’arrivo all’Autodelta, un cerchio che si chiude nuovamente con la fabbrica del Portello. Le auto da corsa, grandi protagoniste di questa storia che inizia con la TZ, poi le GTA che conquistano i titoli europei, i prototipi 33 che vincono i mondiali, i rally, la motonautica, infine la Formula Uno. L’Autodelta è stata anche un bacino per la crescita di tanti piloti italiani che devono la loro carriera al biscione: Ignazio Giunti, Andrea De Adamich, Teodoro Zeccoli, Carlo Facetti, Gianluigi Picchi, Nanni Galli, Arturo Merzario, Bruno Giacomelli, Andrea De Cesaris, Giorgio Francia giusto per citarne alcuni.

Tutto questo e tante altre storie sono raccolte in questa opera, che traccia il profilo dell’Autodelta dalla nascita fino all’abbandono dell’Ingegnere Chiti bel 1984, quando la politica ha la meglio sulla passione. Una storia di uomini, di passione tutta italiana, con i successi e quelle fantastiche auto che hanno saputo rilanciare il marchio Alfa Romeo ai vertici sportivi mondiali. Il libro, edito da Fucina, realizzato da Giuseppe e Massimo Colombo con il coordinamento di Filippo Piazzi, è stato presentato a Milano il 20 settembre ed è disponibile nelle librerie specializzate.

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Autodelta l’ala veloce dell’Alfa Romeo di Giuseppe Colombo e Massimo Colombo – Fucina Editore

 

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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