Storia

Published on Settembre 5th, 2021 | by Massimo Campi

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Gran Premio d’Italia nella storia: 7 settembre 1986, Piquet si rilancia nel mondiale

Di Carlo Baffi

A quattro Gran Premi dalla fine, la stagione 1986 è alquanto combattuta ed aperta. Quattro piloti e tre team si danno battaglia per l’iride. Alla vigilia di Monza, la classifica piloti è guidata da Nigel Mansell (Williams-Honda) con 55 punti davanti ad Alain Prost (McLaren-TAG Porsche) con 53. Poi Ayrton Senna (Lotus-Renault) a 48 e Nelson Piquet (Williams-Honda) con 47. Tra i costruttori il quadro è più definito con la Williams prima a quota 102, la McLaren a 72 e la Lotus a 50. Decisamente in calo le quotazioni della Ferrari, quinta con soli 26 punti. Nonostante ciò, il mercoledì precedente il Gran Premio d’Italia, Enzo Ferrari sale alla ribalta in seguito ad un incontro a Maranello con la stampa britannica. Assistito dal Direttore Sportivo Marco Piccinini, spazia a 360 gradi sul motorsport. Il Drake conferma la possibilità di ingaggiare l’abile tecnico John Barnard in forza alla McLaren (di li a poco arriverà l’ufficializzazione), a differenza di Gerard Ducarouge, il progettista legato contrattualmente alla Lotus.

Parla di Senna e delle sue richieste economiche esagerate e di un possibile futuro di Mansell in rosso. Dulcis in fundo ironizza anche sul panorama politico-internazionale:” Avete davvero un gran pilota….” dice il Commendatore – :” Parla di Mansell ?” chiedono gli inviati d’oltre Manica.:” Oh no, del primo ministro, la Signora Thatcher. E’ una donna forte, mi piace.” Replica Ferrari. Il venerdì di prove si apre con un giallo. Al box Ferrari le due F1/86 sono pronte per scendere in pista, ma manca all’appello Michele Alboreto. Dove sarà mai finito? Immediatamente si scatenano ipotesi, teorie e speculazioni, della serie chi ne ha più ne metta. Dalla caduta in moto, allo svenimento in bagno, fino alla litigata con Ferrari per l’ingaggio di Prost e ad un clamoroso ritorno di Lauda, che abbandonerebbe il ruolo di commentatore per la TV tedesca. Nel pomeriggio inizia finalmente ad emergere una versione ufficiale dei fatti confermata anche da Maranello. Alboreto ha trascorso il giovedì sera a casa dell’amico Ermanno Ronchi, stilista di moda e titolare del marchio “Erreuno”. Complice una congestione ha avuto un malore ed è caduto in bagno sbattendo la spalla destra. Il mattino successivo, lamentando dolori s’è recato presso l’ospedale di Erba per effettuare delle radiografie che hanno evidenziato alcuna frattura, bensì solo un trauma contusivo e distorsivo. Il pilota è stato così dimesso con una fasciatura al fine di bloccargli la spalla ed ha fatto ritorno presso l’abitazione di Ronchi. Dunque niente di grave, resta però il quesito: sarà in grado di disputare le qualifiche del sabato e partecipare alla gara ? Intanto il miglior crono viene fatto registrare da Senna in 1’25”363, poi le Benetton di Berger e Teo Fabi, che precedono Mansell, la Ferrari di Stefan Johansson e Piquet. Una news rilevante riguarda il debutto della AGS-Motori Moderni di Ivan Capelli. Il milanese, che avrebbe poi vinto il campionato europeo di F.3000 in quello stesso anno, aveva esordito nel Circus l’anno prima al volante della Tyrrel nel G.P. d’Europa a Brands Hatch.

Circa la nuova monoposto denominata con la sigla JH21C, è stata progettata dal tecnico belga Van der Pleyn alla sua prima esperienza nel settore ed è stata realizzata in Francia con parecchio materiale fornito dalla Renault, in primis la scocca. Un progetto finanziato dalla scuderia italiana, che tramite questa vettura laboratorio punta a fare esperienza in vista della prossima stagioni. L’unità motrice è costituita dal sei cilindri fornito dalla Motori Moderni. Arriviamo a sabato ed i tifosi del Cavallino possono tirare un sospiro di sollievo, quando Alboreto varca i cancelli dell’Autodromo, scortato da Claudio Costa (medico della Federazione Motociclistica Italiana) e sale sulla sua rossa numero 27. La pole position è appannaggio del milanese Teo Fabi al volante della Benetton, seconda consecutiva dopo quella firmata poche settimane prima in Austria. Tempo siglato: 1’24”078 alla media di 248,341 km/h, salutato da un boato della folla. Per Teo si tratta di un’altra grande impresa. Nella memoria degli appassionati è ancora fresco il ricordo del suo giro record nelle qualificazione della “500 Miglia di Indianapolis” del 1983 alla media di 355km orari, col quale s’aggiudicò la pole. La prestazione monzese è anche frutto dell’ottima resa delle gomme Pirelli e che conferma i progressi del progetto B186 spinto dal 4 cilindri BMW. Si pensi che la scuderia anglo-trevigiana è alla sua prima stagione nella massima categoria. La Benetton, azienda italiana emergente nell’abbigliamento rappresenta una sorta di eccezione, in quanto da sponsor non legato all’automotive è diventato costruttore. Ha compiuto il grande passo acquistando la Toleman e nel giro di poco tempo grazie al duro lavoro di 72 persone impiegate nella sede inglese di Whitney, ha iniziato a mettersi in evidenza. Dapprima sotto il profilo pubblicitario con una livrea del tutto insolita dai tanti colori. Come non ricordare le campagne pubblicitarie curate dal celebre fotografo Oliviero Toscani con lo slogan “United Colors of Benetton”? Nel G.P. degli Stati Uniti disputato a Detroit il 22 giugno, le monoposto di Fabi e Berger si schierano con le spalle dei pneumatici di colori diversi, suscitando non poca attenzione da parte dei media. Questa nuova filosofia di comunicazione targata Benetton, sarà destinata a fare breccia nel mondo piuttosto rigido dei fabbricanti d’auto, anche in virtù dei risultati ottenuti. Accanto a Fabi in prima fila c’è Prost. Subito dietro troviamo Mansell e la seconda B186 di Berger, il quale non ha potuto migliorarsi in quanto ha rotto il motore nel suo giro veloce. In terza fila ecco Senna e Piquet, rivali accesi tanto in pista quanto fuori. La prima Ferrari è quella di Alboreto col nono tempo realizzato col muletto. Johansson è dodicesimo. Il 57esimo Gran Premio d’Italia è destinato a riservare sorprese sin dalla prime battute. Quando inizia il giro di schieramento, Prost rileva un problema all’alternatore che non carica la batteria. Parcheggia a lato della pista la sua MP4/2C, vola ai box sale sulla vettura di riserva ed al via, parte dalla corsia interna in ultima posizione. Manovra non consentita dal regolamento, secondo il quale non è possibile cambiare la macchina dopo l’esposizione della bandiera verde.

La sorte però ha deciso di accanirsi sulla prima fila e così ecco che la Benetton di Fabi resta ferma col motore spento per un problema elettrico a pochi metri dal traguardo. Riesce comunque a partire sebbene in ultima posizione. I colpi di scena però non sono ancora finiti: nel corso della prima tornata esce di scena un altro possibile protagonista, Senna, vittima del cedimento di un semiasse. La corsa intanto prosegue con Berger in testa seguito da Mansell e Piquet. L’inglese è consapevole delle potenzialità della sua FW11 attende che il leader plachi la sua furia e lo passa al settimo giro. L’austriaco inizia a lamentare una perdita di potenza ed è costretto a cedere il passo ai rivali. A risalire sono le Ferrari, che dopo una buona partenza tengono il passo delle Williams. Passato Berger, Alboreto si mette in scia a Piquet, ma alla 17esima tornata, dopo la prima variante finisce sulla parte sporca dell’asfalto e va in testa coda. Gioco forza è costretto a riparare ai box per sostituire le gomme deteriorate, dovendo dire addio alla terza posizione. Intanto dalle retrovie è rispuntato Prost: al passaggio 21 è addirittura quinto. Il cambio vettura non è però passato inosservato alla direzione gara che gli espone la bandiera nera. Una decisione però comunicata solo dopo 26 tornate. Come mai questo ritardo? Da indiscrezioni emergerà che a rallentare la decisione dei commissari sarebbe intervenuto il Presidente della Fia Jean Marie Balestre, a difesa del pilota suo connazionale, sostenendo che le normative fossero poco chiare. S’è aggiunta poi l’arringa di Ron Dennis patron del team. Una difesa vana perché sette giri dopo le telecamere inquadreranno Alain procedere lentamente col motore fumante. Sorte quasi analoga per Fabi. Mentre occupa il quinto posto, il milanese rientra ai box per sostituire la centralina e perde tre giri. Quando rientra forza il ritmo per rimontare, ma è vittima di una foratura che lo metterà ko alla 44esima tornata. Davvero una giornata nera per il bravo Teo. Anche Alboreto, una volta tornato in corsa apre il gas, è davanti al suo pubblico e vuole ben figurare. Attacca, supera via via i rivali e raggiunge Johansson. Il suo motore 032 però gli volta le spalle e deve alzare bandiera bianca. Non resta quindi che seguire le due Williams che hanno preso il largo. Tra Mansell e Piquet c’è un forte dualismo. Il brasiliano ha pure dichiarato pubblicamente che all’interno della scuderia di Sir Frank vi sono due team divisi e non c’è alcuna collaborazione tra lui e Nigel.

Quando arriva il momento delle soste, Nelson perde tempo prezioso e in testa si porta momentaneamente Berger, fino al suo pit-stop. Mansell diventa leader con alle spalle un sorprendente Arnoux sulla Ligier. Piquet però non ci sta e si scatena. Approfittando dell’eliminazione di Arnoux guadagna terreno e mette nel mirino il compagno. Al 29esimo giro lo tallona ed una volta uscito dalla prima variante mette a segno con decisione il sorpasso vincente. Da li in avanti il brasiliano allunga dando inizio alla sua cavalcata vittoriosa. Sotto la bandiera a scacchi la sua Williams numero 6 transita con 9” di vantaggio sulla vettura gemella e 22” dalla Ferrari di Johansson, che consola in parte i ferraristi con un terzo posto. Con questo trionfo, Piquet si rilancia nel mondiale portandosi a cinque lunghezze da Mansell, il quale nel dopogara gli porge i complimenti:” Ha vinto il migliore ed ora credo che Nelson abbia più possibilità di me di vincere il mondiale. Ha il morale di chi sta rimontando, mentre io mi sento braccato.” Da parte sua, il vincitore esprime la propria felicità parlando di una corsa fantastica, ma non risparmia alcune frecciate al team :”Purtroppo ho rischiato tutto nel cambio gomme, quando mi hanno fatto perdere secondi preziosi.” Da qui il dubbio, una mossa per aiutare Mansell ? :” Chiedetelo ai meccanici – risponde Nelson – ma non credo. In queste situazioni è difficile mettere in atto certe politiche. C’era una ruota che non si avvitava e comunque è stato proprio questo episodio a darmi la carica decisiva.” E riguardo alla lotta iridata minimizza:” Il titolo l’ho già conquistato due volte e non mi faccio crucci.” Per ironia della sorte, a mettere le mani sulla corona iridata non saranno i piloti della Williams, bensì il terzo incomodo: Alain Prost. Nell’ultima tappa ad Adelaide, la scuderia di Sir Frank compirà un autentico harakiri con una scelta sbagliata di strategia e gomme. Prost taglierà vittorioso il traguardo e befferà Mansell e Piquet aggiudicandosi il suo secondo mondiale. Come accadde già nel 1981, quando Reutemann fu beffato a Las Vegas sul filo di lana da Piquet, il team d’oltre Manica pagherà a caro prezzo la scelta di non impartire alcun ordine di scuderia. Nonostante ciò potrà fregiarsi del mondiale costruttori, vinto senza difficoltà.

immagini © Massimo Campi

 

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About the Author

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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