Nino Farina


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Published on Marzo 17th, 2013 | by Massimo Campi

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Nino Farina, il primo campione del mondo

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Giuseppe Emilio “Nino” Farina è stato il primo campione della Formula Uno, ed anche uno dei due italiani (con Alberto Ascari) a conquistare l’ambito titolo mondiale. Era nato a Torino il 30 ottobre 1906, figlio d’arte: suo padre Giovanni con lo zio Battista sono stati i fondatori degli “Stabilimenti Farina”, una delle più antiche ed importanti carrozzerie automobilistiche dell’epoca (che poi verrà trasformata in Pininfarina) ed era un pilota proveniente da prima della guerra, abituato a macchine pesanti e scorbutiche da pilotare.

“Un grandissimo pilota, l’uomo del coraggio che rasentava l’inverosimile”: sono le parole di Enzo Ferrari. “Per lui si doveva stare sempre in apprensione: alla partenza e in prossimità del traguardo era capace di fare pazzie. Difatti aveva un abbonamento alle corsie d’ospedale”. E pensare che si era laureato in legge, prima di cominciare a rischiare in bicicletta, a cavallo, sugli sci e con le auto da corsa.

Farina si vantò sempre di essere stato l’unico allievo di Tazio Nuvolari. Il debutto nelle gare avvenne nel 1930 alla Aosta-Gran San Bernardo, dove finì fuori strada finendo in ospedale con una frattura. Ritornato alle corse dopo tre anni, nel ’36 entrò nella Scuderia Ferrari (al seguito del rientrante Nuvolari). Nel suo palmares figurano i secondi posti  alla Mille Miglia nel ’36, ’37, ’40, ed al Gp d’Italia nel ’38.

Nel 1950, primo anno della F.1, Nino Farina è uno dei piloti ufficiali dell’Alfa Romeo. Nel primo Gran Premio valido per il mondiale sul circuito di Silverstone, il torinese parte dalla in pole position e si aggiudica la vittoria ottenendo anche il giro più veloce in gara. L’Alfa Romeo Alfetta 158 è la vettura da battere, la più veloce in pista tanto che Farina precede i compagni di squadra Luigi Fagiolie Reg Parnell, in un vero trionfo per la casa automobilistica italiana. Il quarto pilota, l’argentino Juan Manuel Fangio, è costretto al ritiro al 62° di 70 giri.

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Il calendario del 1950 prevede sette gare mondiali tra cui la 500 Miglia di Indianapoilis, e  Farina partecipa a sei gran premi, saltando solo la gara sull’ovale dell’Indiana, praticamente riservata ai piloti statunitensi. Oltre alla vittoria nel gran premio inaugurale, il pilota italiano riesce ad imporsi anche nel gran premio di Svizzera a Berna ed in quello d’Italia a Monza, marcando altri due giri veloci (che al tempo assegnavano 1 pt) e una pole position. Grazie alla vittoria nel gran premio di casa, a Monza, ultima gara del mondiale, Farina risulta primo nella graduatoria mondiale con 30 punti, davanti ai compagni di squadra Fangio che conquista 27 punti  e Fagioli con 24 punti.

Nel 1951 Farina è ancora all’Alfa Romeo. La lotta per il mondiale vede in lizza le assetate Alfetta sovralimentate contro le veloci Ferrari aspirate, ma Farina deve soccombere alla grande classe di Manuel Fangio che conquista il suo primo titolo mondiale con la casa del Portello, mentre Alberto Ascari con la Ferrari è secondo. Farina finisce 4° nella graduatoria mondiale con 19 punti; riesce ad aggiudicarsi una vittoria ed a salire sul gradino più basso del podio in 3 occasioni (una volta in coabitazione con Felice Bonetto), marcando un giro veloce. Il gran premio del Belgio, la gara vinta da Farina, entra nella storia della Formula 1: la gara è infatti pesantemente condizionata dall’usura degli pneumatici, con le Ferrari costrette a cambiarli cinque volte e le Alfa Romeo ben otto.

Nel 1952, con il ritiro della casa del biscione dalle corse, Nino Farina passa alla Ferrari dove rimarrà per tre stagioni. Con la stagione 1952 la Formula 1 adotta il regolamento della Formula 2: il ritiro dell’Alfa Romeo lascia infatti la sola Ferrari in grado di allestire una monoposto da F 1. Si decide quindi di cambiare le regole: la Ferrari, con il modello 500, domina comunque la stagione, con sette vittorie su 8 gran premi. Alberto Ascari è il nuovo campione mondiale, Farina  riesce a piazzarsi per ben 4 volte al secondo posto, finendo 2° con 25 punti nella graduatoria mondiale alle spalle del giovane compagno di squadra. Nino Farina ritorna alla vittoria nel 1953, sul difficile tracciato del Nurburgring conclude inoltre tre volte al secondo posto ed una al terzo, segnando pure una pole position. E’ costretto però a cedere la vittoria del Gran premio di Svizzera, pochi giorni dopo il trionfo tedesco quando si trova in testa alla gara. Con le Ferrari sicure della tripletta, dai box viene impartito l’ordine di mantenere le posizioni: Farina è primo, seguito da Mike Hawthorn e Alberto Ascari. Ma quest’ultimo si ribella e va a prendersi la vittoria ed il titolo mondiale.

Anche nel gran premio d’Italia Farina vede sfumare la possibilità di vincere la gara: Ascari è al comando sull’ultima curva, pressato appunto da Farina e da Fangio (su Maserati), quando perde il controllo della sua macchina e va in testa coda. Farina è costretto però a saltare sul prato per evitare il compagno di squadra, lasciando la vittoria a Fangio.

Farina nel 1953 è anche protagonista di un brutto incidente quando nel gran premio di Argentina, travolge alcuni spettatori assiepati lungo il ciglio della strada. Il presidente dell’Argentina Peron aveva decretato l’accesso gratuito al circuito. La Ferrari di Nino Farina, per evitare un bambino che stava attraversando la pista, piomba tra la folla uccidendo dieci persone, alle quali se ne aggiungono altre due, travolte da un’autoambulanza giunta ad alta velocità. Nella graduatoria mondiale è 3° con 26 punti, preceduto dal compagno di squadra Ascari (al secondo titolo) e da Fangio.

Nel 1954 il mondiale riapre le porte alle vere Formula 1. Farina prende parte, alla guida di una Ferrari, a due soli gran premi, giungendo secondo in quello inaugurale di Argentina, guidando con un tutore di cuoio al braccio destro, fratturato in occasione della Mille Miglia.

Nella stagione 1955 Farina disputa tre gran premi conquistando un curioso record. Il gran premio di Argentina, gara inaugurale del campionato, verrà ricordato per il grande numero di cambi di pilota, ben 15, dovuti sia alle particolari condizioni climatiche (35 gradi all’ombra e 55 sul circuito), che alla conseguente stanchezza: Farina, per il gioco dei cambi, finisce quindi al secondo posto (con Gonzalez e Trintignant) e al terzo (con Maglioli e Trintignant). La vettura è una Ferrari 625, la stessa con cui Farina si aggiudicherà il gradino più basso del podio in occasione del gran premio del Belgio. L’ultima presenza di Farina in Formula 1 è il gran premio d’Italia: schierato dalla Ferrari con le vetture rilevate dalla Lancia in seguito all’incidente mortale di Ascari, ma non riesce a prendere parte alla gara per problemi alle gomme.

L’ultima partecipazione alle gare di alto livello è nel 1956 quando volle partecipare alla 500 Miglia di Indianapolis con la Bardahl Ferrari Experimental, una monoposto assemblata dalla OSCA, impiantando un motore Ferrari tipo 446 su un telaio Kurtis Kraft. Ma il tentativo di qualificazione fallisce a causa di problemi meccanici per  la messa a punto dell’impianto di iniezione meccanica Hilborn. Per Farina è l’addio alle corse, ha 50 anni e non regge più il ritmo con piloti più giovani di lui.

La carriera mondiale di Nino Farina può essere riassunta in 33 partecipazioni, cinque pole position, cinque giri più veloci in gara, cinque vittorie ed un titolo mondiale.

Tra i suoi vezzi, amava correre correre con un sigaro cubano fra le labbra, oltre alla sua grande passione per le donne.

Morì il 30 giugno 1966, in un incidente stradale presso Aiguebelle uscendo di strada in una curva presa ad alta velocità con la sua Ford Cortina Lotus, mentre si stava recando a Reims per assistere al Gran Premio di Francia.

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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