Jordan Grand Prix, un debutto che entra nella storia

Nel 1991 debuttava il team di Eddy Jordan in Formula 1

La stagione 1991 si apre con il Gran Premio degli Stati Uniti a Phoenix che sarebbe stato l’ultimo gran premio a essere ospitato in America fino a Indianapolis 2000. Tra le novità, nel paddock, c’è la nuova Scuderia Jordan Grand Prix con la vettura tinta di verde in richiamo dell’Irlanda, la patria del boss Eddy.

Al volante della Jordan 191 ci sono Andrea De Cesaris e Bertrand Gachot, ex Coloni. Il belga si classificò decimo, anche se in realtà non terminò la gara di 81 giri, poiché il suo motore Cosworth V8 si spense al 75° giro.  Invece Andrea de Cesaris non ha nemmeno superato lo scoglio delle prequalifiche grazie a notevoli problemi al motore. La vettura però è molto interessante: Gachot, dopo il 14° posto in qualifica è risalito fino al settimo posto in gara prima di essere abbandonato dal propulsore. Un inizio problematico, ma pochi si sarebbero aspettati che l’avventura del piccolo team irlandese segnasse la storia del motorsport.

La prima Jordan 191, disegnata da Gary Anderson, è considerata da molti una delle più belle vetture di Formula 1 dell’era moderna, con una livrea 7Up particolarmente evocativa, il cui verde scuro rifletteva l’eredità irlandese del carismatico proprietario del team Eddie Jordan enfatizzata anche dall’ente del turismo irlandese come sponsor secondario.

Edmund Patrick Jordan il boss della Jordan Grand Prix ha iniziato come pilota di kart mentre stava lavorando in banca che poi abbandona per il motorsport. La sua carriera come pilota continua con le varie formule promozionali fino alla Formula 2. Nel 1979 abbandona l’abitacolo per fondare il suo team che corre in F.3000 fino al debutto nella massima formula.

Tra le doti di “EJ” ci sono quelle delle pubbliche relazioni e la facilità a trovare nuove soluzioni, spesso anche fantasiose. Ad esempio, la monoposto doveva inizialmente chiamarsi Jordan 911. Ma EJ accettò di abbandonare il nome dopo le lamentele della Porsche, a patto che gli prestassero un’auto da strada per 18 mesi.

Dopo l’iniziale problema di Phoenix, la neonata squadra diventa ben presto una realtà nel panorama della Formula 1: de Cesaris conquista due quarti posti nel 1991, il primo in Canada, il 2 giugno alla quinta gara stagionale seguito da Gachot in quinta posizione.

La Jordan 191 era un progetto semplice ma efficace: un’opinione che era stata espressa fin dall’inizio anche dal veterano John Watson, che aveva effettuato i test iniziali.  Gary Anderson, il progettista, anche lui irlandese, aveva una grande esperienza maturata in McLaren e con la realizzazione della Anson F.3, una monoposto all’avanguardia per la categoria.

Il Team Jordan entra a gran diritto nella leggenda quando vende l’abitacolo al giovane Michel Schumacher a Spa. Il futuro “Kaiser” rimase con la squadra solo quella gara prima di essere acquistato dalla Benetton dove inizia a scalere la vetta dell’automobilismo. Dopo una sorprendente stagione di debutto, la Jordan si classificò quinta nel campionato costruttori 1991 e la 191 fu nominata “auto dell’anno” ai prestigiosi Autosport Awards di fine stagione e la monoposto di Gary Anderson sarà la prima di una serie di vetture che culminarono nella EJ15 del 2005: l’ultima Jordan, con la squadra che fu poi venduta al Midland Group: il primo team russo di F1. Successivamente è diventata Spyker F1 e poi Force India, che oggi vive come Aston Martin.

L’eredità che la Jordan si sarebbe lasciata alle spalle è quella del lancio di giovani talenti promettenti, tra cui Jean Alesi, Rubens Barrichello, Eddie Irvine, Ralf Schumacher e Takuma Sato. Nel 1999, Heinz-Harald Frentzen è andato vicinissimo a vincere il campionato piloti con la Jordan un risultato che nessuno avrebbe immaginato al debutto nel 1991.

Immagini ©Massimo Campi

Massimo Campi
Massimo Campihttp://www.motoremotion.it/
Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.

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