5.6 C
Milano
giovedì 22 Gennaio 2026

Alfa Romeo GTA e GTAm: leggende ruggenti del biscione

Immagini ©Massimo Campi

Negli anni ’60, un vento di sportività e passione soffiava sulle piste di tutta Europa, e a cavalcare quell’onda ruggente c’era un’auto destinata a entrare nel mito: l’Alfa Romeo GTA. Nata dalla geniale matita di Bertone e affinata dalle mani esperte dell’Autodelta, la GTA (Gran Turismo Alleggerita) non era semplicemente una vettura da corsa, ma un’incarnazione dello spirito competitivo del Biscione, un concentrato di tecnologia raffinata e di un’innata vocazione alla vittoria. La sua evoluzione più estrema, la GTAm, portò questo concetto all’apice, dominando le competizioni con una ferocia e un’agilità che incantavano gli spettatori e terrorizzavano gli avversari.

La base di questa leggenda era l’affascinante Alfa Romeo Giulia Sprint GT, una coupé elegante e sportiva che già di per sé incarnava lo stile italiano e il piacere di guida. Ma l’Autodelta, il reparto corse ufficiale dell’Alfa Romeo, prese quel gioiello e lo trasformò in un’arma da competizione letale. L’obiettivo era chiaro: alleggerire il più possibile la vettura per esaltarne l’agilità e le prestazioni, mantenendo al contempo l’affidabilità meccanica necessaria per le lunghe e impegnative gare dell’epoca. La GTA viene presentata all’inizio del 1965 e subito si distingue nel panorama delle competizioni.

Il processo di “alleggerimento” fu radicale. Pannelli della carrozzeria in Peraluman-25, una lega di alluminio avio, sostituirono l’acciaio, riducendo drasticamente il peso complessivo. I finestrini laterali e posteriori furono realizzati in Perspex, un materiale plastico leggero e resistente. Ogni componente non strettamente necessario alla performance fu eliminato, creando un’auto essenziale, focalizzata unicamente sulla velocità e sul controllo.

Sotto il cofano pulsava un cuore Alfa Romeo inconfondibile: il bialbero in lega leggera da 1570 cc, un motore brillante e reattivo che, grazie a una serie di affinamenti, raggiunse potenze considerevoli per l’epoca. L’alimentazione era affidata a due carburatori Weber doppio corpo, che garantivano una risposta immediata all’acceleratore e un sound inconfondibile, una sinfonia meccanica che annunciava l’arrivo di un’auto da corsa vera. La trasmissione era un cambio manuale a cinque rapporti, preciso e ben spaziato, che permetteva di sfruttare al meglio la curva di potenza del motore. La GTA non era solo leggerezza e potenza. L’Autodelta lavorò meticolosamente anche sull’assetto, dotando la vettura di sospensioni specifiche, barre antirollio maggiorate e ammortizzatori più rigidi, per garantire una tenuta di strada impeccabile anche nelle curve più impegnative. I freni a disco sulle quattro ruote, una tecnologia avanzata per l’epoca, assicuravano una potenza frenante adeguata alle prestazioni della vettura.

Il risultato fu una macchina incredibilmente agile e veloce, capace di danzare tra le curve con una precisione millimetrica e di staccare tempi sul giro impressionanti. La GTA divenne rapidamente la vettura da battere nella sua categoria, dominando il Campionato Europeo Turismo (ETCC) per diverse stagioni consecutive e conquistando innumerevoli vittorie in gare nazionali e internazionali.

La GTA esordisce nel 1965 alla salita TrentoBondone dove conquista la vittoria di categoria, per poi vincere lo stesso anno la Coupe des Alpes. Dopo le prime gare i piloti evidenziarono la tendenza della GTA ad “alzare” in curva la ruota posteriore interna perdendo trazione in uscita dalle curve. L’ingegner Chiti risolse il problema con l’adozione del cosiddetto “Slittone”, un dispositivo meccanico applicato alla sospensione posteriore che consentiva di abbassare il centro di rollio e una ottimale trazione in uscita dalla curve.

Nel 1966 la GTA dominando la 4 ore di Monza, la 500 Km di Snetterton, la 6 ore di Nurbürgring e il GP di Zandvoort. Andrea de Adamich vince il Challenge Europeo Turismo, per poi vincere sempre nel 1966 la Mitropa Rally Cup, prima automobile italiana a vincere la coppa europea di rally, mentre nel 1969 vince il Challenge Europeo Turismo condotta da Spartaco Dini; questi furono i risultati più importanti della GTA ma la sua carriera sarà lunghissima e ricca di successi nazionali e minori

L’evoluzione della GTA saranno la GTA 1300 Junior con il motore di 1,3 litri, e la GTAm (Gran Turismo Alleggerita Maggiorata) nel 1970. Questa versione ancora più estrema vide l’introduzione di un motore con una cilindrata aumentata a 1985 cc (anche se alcune versioni corsero con il 1750 cc), alimentato da un sistema di iniezione indiretta Spica o da carburatori Weber di maggiori dimensioni, portando la potenza a livelli ancora superiori. La carrozzeria della GTAm si distingueva per i passaruota allargati, necessari per ospitare pneumatici da corsa più larghi, e per l’adozione di appendici aerodinamiche, come spoiler anteriori e posteriori, per migliorare la deportanza e la stabilità alle alte velocità.

La GTA 1300 Junior dominerà il campionato europeo di categoria per 4 anni consecutivi, andando a vincere nel 1972 tutte le prove del campionato con i piloti Gian Luigi PicchiCarlo FacettiToine HezemansGijs Van LennepSpartaco DiniLuigi Colzani e Massimo Larini. Da menzionare la splendida vittoria assoluta alla 4 ore di Jarama del 1972 dove la piccola 1300 vinse di fronte alle potentissime Ford Capri RS 3100 di cilindrata largamente superiore.

La GTAm rappresentò l’apice della filosofia GTA, una macchina pensata unicamente per la vittoria. La sua agilità, la sua potenza e la sua tenuta di strada la resero un’arma formidabile nelle mani di piloti talentuosi come Andrea de Adamich, Toine Hezemans, che la portarono a trionfare in alcune delle gare più prestigiose del panorama europeo.

Le vittorie della GTA e della GTAm non furono solo successi sportivi, ma anche un potente strumento di marketing per l’Alfa Romeo. L’immagine del Biscione vincente sui circuiti di tutta Europa rafforzò il prestigio del marchio e contribuì a creare un’aura di sportività e tecnologia che si riverberò anche sui modelli stradali. La GTA divenne un’icona, un simbolo di un’epoca in cui le auto da corsa derivavano strettamente dai modelli di serie, un legame indissolubile tra la strada e la pista.

L’impatto della GTA e della GTAm sul mondo delle corse turismo fu enorme. La loro leggerezza e agilità stabilirono nuovi standard di performance, costringendo le case automobilistiche concorrenti a rivedere i propri approcci progettuali. La filosofia dell’alleggerimento e della messa a punto specifica per la pista divenne un mantra per le vetture da competizione.

Il fenomeno della GTA si ripercuote su tutto il panorama europeo delle competizioni dove preparatori, come ConreroAngelini, Monzeglio o Facetti, e piloti sfruttano le caratteristiche di leggerezza e maneggevolezza per vincere la propria classe, e a volte anche l’assoluto, in diverse discipline automobilistiche.

Ancora oggi, la GTA e la GTAm sono considerate delle vere e proprie leggende dell’automobilismo sportivo. La loro bellezza essenziale, la loro storia ricca di successi e il loro sound inconfondibile continuano ad affascinare gli appassionati di tutto il mondo. I pochi esemplari sopravvissuti sono pezzi da collezione di inestimabile valore, testimoni di un’epoca d’oro in cui l’Alfa Romeo dominava le competizioni con vetture che incarnavano la vera essenza dello “spirito sportivo”.

Le loro vittorie negli anni ’60 e ‘70 non furono semplici risultati cronometrici, ma storie di passione, di ingegno e di coraggio. Storie di piloti che sfidavano i limiti della fisica su circuiti leggendari, di meccanici che lavoravano instancabilmente per perfezionare ogni dettaglio, di un marchio, l’Alfa Romeo, che metteva tutto il suo cuore e la sua anima nelle competizioni. La GTA e la GTAm non erano solo auto da corsa, erano l’espressione di un’intera cultura automobilistica, un simbolo di un’Italia che sapeva eccellere nel design, nella meccanica e nella passione per le corse. Il ruggito del loro bialbero continua a risuonare nelle orecchie degli appassionati, un’eco di un’epoca in cui il Biscione volava alto sulle ali della vittoria.

« di 2 »

 

 

 

 

Massimo Campi
Massimo Campihttp://www.motoremotion.it/
Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.

ARTICOLI CORRELATI