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martedì 17 Marzo 2026

F.1: Silverstone in delirio per Norris

Di Carlo Baffi

Il britannico s’impone in casa davanti al compagno Piastri penalizzato, che completa un’altra doppietta McLaren Mercedes dopo una gara condizionata dal meteo. Terzo un grandissimo Hulkenberg, che sulla Sauber centra il suo primo podio in carriera. La Ferrari chiude quarta con Hamilton il quale sognava il 12° podio consecutivo nel suo regno.

L’atmosfera era davvero speciale nel weekend a Silverstone, ovvero “The home of British Motor Racing” come recita la scritta all’ingresso dell’autodromo. Eh si, perché tutto ebbe inizio 75 anni fa proprio su questa pista, quando andò in scena il primo atto della Formula Uno. Allora si registrò un poker delle rosse Alfa Romeo con il nostro Nino Farina vincitore davanti a Fagioli, Fangio e Parnell. Era il 13 maggio 1950. Domenica scorsa s’è scritto un altro capitolo di un copione sempre affascinante ed imprevedibile. Porta la firma della McLaren che s’è ripresa un successo che le mancava dal 2008. Allora l’eroe fu un giovane Lewis Hamilton, che poi aggiunse altre 8 affermazioni: un record! Oggi il trionfatore è Lando Norris, che ha sfruttato il penalty inflitto ad Oscar Piastri mentre era leader, in regime di safety car. E per Lando è stato un tripudio davanti ai tanti fans che hanno affollato Silverstone: le stime parlano di 500 mila presenze nel fine settimana. Il pubblico d’oltre Manica non manca mai di stupire per la passione che manifesta per il motorsport, in primis per il Gran Premio di Gran Bretagna.

L’incredibile Hulk – Anziché partire dai primi della classe, questa volta è doveroso dare spazio alla bella sorpresa riservataci dal binomio Sauber-Hulkenberg. Una massima recita che la pazienza è la madre di tutte le virtù e ieri è stata puntualmente confermata dall’impresa del 37enne tedesco in forza alla scuderia prossima a trasformarsi in Audi. Reduce da tre risultati utili consecutivi, Hulkenberg ha finalmente raggiunto il suo primo podio nella categoria regina dopo 239 Gran Premi. Un traguardo strameritato in una lunga carriera iniziata sulla Williams nel lontano 2010 (fresco campione della GP2), stagione in cui firmò la sua prima ed unica pole (in Brasile ad Interlagos). Le premesse di fare tanta strada c’erano tutti, oltre al talento, era assistito da Willy Weber, allora manager di Michael Schumacher. Purtroppo, vuoi anche per effetto delle cosiddette sliding doors, Nico non approdò mai in scuderie di vertice e negli anni vestì i colori di nove team diversi. Ma ad ogni chiamata fu sempre in grado di fornire prestazioni solide e proficue. Nel suo curriculum vanta anche il trionfo alla “24 Ore di Le Mans” del 2015 sulla Porsche 919 Hybrid insieme a Bamber e Tandy. Dopo il biennio 2023-24 in forza alla Haas, Hulkenberg è passato alla Sauber ed al suo esordio in Australia entrò subito nei primi dieci con la settima piazza, a cui sono seguite sette gare incolori. Poi, con la crescita della C45 ecco i risultati. A Silverstone è partito 19° dall’ultima fila, salire sul podio era una “mission impossible”, però il meteo folle, la strategia azzeccata con i pit-stop al momento giusto ed una guida da 10 e lode malgrado le condizioni molto rischiose, hanno permesso al teutonico la risalita. S’è così trovato ai piani alti tra Stroll ed Hamilton e quando alla tornata 35 ha freddato il canadese alla Stowe ritrovandosi terzo, ha capito che poteva raggiungere un sogno finora proibito. Nei giri finali ha dovuto vedersela con il sette volte campione del mondo Hamilton che di fronte ai suoi supporters ha cercato in tutti i modi di passarlo, ma Nico ha resistito e su una monoposto cliente del Cavallino ha chiuso davanti alla Rossa n.44. L’esplosione di gioia nel box della compagine elvetica dopo aver trattenuto il fiato nelle ultime curve la dice lunga, così come l’abbraccio del compagno Gabriel Bortoleto in parco chiuso. Il brasiliano s’era ritirato all’inizio dopo esser finito in sabbia complice le medie montate frettolosamente. Sono arrivati anche gli elogi da parte del team boss Mattia Binotto, che sta iniziando plasmare la squadra in vista di un futuro molto ambizioso. L’ultimo podio della Sauber risaliva al 2012 ed era stato raggiunto da Kamui Kobayashi nel suo G.P. di casa a Suzuka. In quel di Silverstone, grazie al colpaccio di Hulkenberg, la Sauber compie un bel salto in classifica, da nona a sesta scavalcando Aston Martin, Racing Bulls e Haas. Ancora complimenti!

Gli imprendibili – Quando un sogno diventa realtà. Potrebbe sintetizzarsi così la domenica di Lando Norris, che fin dagli inizi della sua avventura agonistica ambiva a vincere nella culla del racing britannico. Silverstone è davvero speciale per un pilota inglese e Lando non l’ha certo nascosto una volta tagliato vittoriosamente il traguardo, quando ha confessato “scambierei tutte le vittorie per questa qui.” Toccante l’abbraccio in parco chiuso con la mamma, che emozionatissima gli ha ripetuto più volte:”Enjoy!” Ed il pargolo se l’è davvero goduta questo suo ottavo successo in carriera (quarto stagionale) secondo consecutivo dopo la debacle in Canada, che lo rilancia nel mondiale. Ora è a soli 8 punti dal leader Piastri, la cui strada pareva in discesa dopo Montreal, ma che s’è complicata negli ultimi due round. A differenza dell’Austria, dove non era riuscito a sopravanzare il britannico rischiando pure una collisione, a Silverstone l’australiano aveva infilato il poleman Verstappen durante l’ottava tornata balzando al comando e portando il suo margine ad oltre 10”, grazie ad una condotta magistrale sul bagnato. Norris procedeva terzo e faticava a passare l’olandese. Tutto faceva presagire un trionfo del capofila del mondiale, invece ecco il patatrac al giro 22. La Safety Car si apprestava a rientrare e nel momento in cui ha spento le luci, Piastri ha pigiato sui freni per scaldare i dischi. Un rallentamento improvviso che sorprendeva Verstappen, il quale ha scansato la McLaren finendogli davanti. In un primo momento s’è pensato ad un’infrazione dell’iridato, ma subito dopo è comparso il messaggio che sotto investigazione era finito Piastri. Procedimento tramutatosi in una penalità di 10”.  La direzione gara ha infatti quantificato in 60bar la pressione esercitata sul pedale del freno ritenendola eccessiva e potenzialmente rischiosa per la sicurezza delle monoposto che seguivano la McLaren n°81. Intendiamoci, non siamo di fronte ad un brake-test in stile Verstappen a Jeddah nel 2021, però i giudici sono stati inflessibili ed Oscar ha pagato caro quest’ingenuità. Qualcuno sostiene anche che dietro a questa manovra si celasse l’intenzione di tendere un trappolone a Verstappen per fargli prendere una sanzione che gli avrebbe impedito di correre in Belgio. Ipotesi macchiavellica, ma da non escludere completamente. Colpa grave o atto doloso, sta di fatto che il risultato finale ha tolto punti importanti al condannato, che se vogliamo ha un po’ tradito la sua consueta freddezza. Da li si sono spalancate le porte a Norris il quale ha portato a termine la sua marcia trionfale. Comprensibile il broncio di Piastri sul podio, così come il suo commento:” Mi sono messo nei guai da solo. A quanto pare non si può più frenare. Non dico altro per non mettermi in ulteriori guai.” Per la verità anche il suo team principal Andrea Stella ha reputato molto severa la decisione dei marshalls, riservandosi di rivedere accuratamente l’azione incriminata. C’è da sottolineare un’altra vicenda: Piastri ritenendosi punito ingiustamente ha chiesto via radio uno swap col compagno, per poi giocarsi il gradino più alto del podio ad armi pari. Domanda respinta. Interrogato sull’accaduto, Stella spiegava che in caso di una nuova Safety Car, il box avrebbe richiamato le vetture e ci sarebbe stato un cambio di posizione, ma l’epilogo è stato diverso. “Abbiamo un dialogo aperto con i nostri piloti – ha sottolineato il tecnico di Orvieto – se hanno un’osservazione è bene che la facciano in modo che non ci siano equivoci, sarà il pit-wall a valutare il da farsi.” Parole sagge, che ancora una volta fanno emergere le doti di una figura chiave (insieme a Zak Brown) nella rinascita papaya. Il campionato è al giro di boa, Norris è rientrato in partita e nel duello con Piastri, la corona iridata finirà sul capo di chi sbaglierà di meno. Per quanto concerne il fronte costruttori, la MCL39 non ha rivali, viaggia come un missile ovunque ed in tutte le condizioni. Il margine sulla Ferrari (seconda in classifica) è di 238 lunghezze e presto scatterà il conto alla rovescia per la conquista matematica del titolo. A chiusura del capitolo McLaren, merita una citazione la disavventura capitata a Norris, colpito involontariamente da un fotografo sul naso, mentre s’era recato a salutare i suoi tifosi con l’ambito trofeo. Una scena quasi fantozziana in cui la sorte ha voluto ancora una volta bersagliare Lando procurandogli una ferita al naso prontamente suturata con delle graffette. Ebbene anche in questa occasione, il britannico ha trovato modo di non fare drammi dicendo che la cicatrice gli ricorderà per sempre un Gran Premio da favola.

Involuzione – Il venerdì ed il sabato facevano presagire un altro passo avanti del Cavallino. Le Ferrari di Charles Leclerc e Lewis Hamilton erano risultate molto competitive nelle libere e pure in Q1 e Q2. Ma dalla Q3 sono rispuntati i fantasmi. Nell’ultima frazione delle qualifiche entrambi i piloti hanno commesso un piccolo errore che li ha relegati in 5^ e  6^ posizione. Leclerc ha sfogato tutta la sua frustrazione via radio autoflagellandosi con epiteti coperti da provvidenziali beep. Il Principino è sempre molto severo con se stesso, è rimasto turbato dal mancato raggiungimento della prima fila e ciò l’ha condizionato pure il giorno dopo. Una gara di rincorsa non era certo nei suoi piani ed il meteo ha scombussolato ulteriormente il quadro. Così, in preda alla smania di rimontare col coltello fra i denti, ha giocato la carta delle gomme slick (scelta adottata pure da altri) dopo il giro di ricognizione.” Ho visto – dirà Charles – che i primi due settori erano asciutti e credevo che il terzo si sarebbe migliorato velocemente con il sole. Invece non è stato così ed è stata una scelta sbagliata.” L’azzardo è andato a vuoto ed è cominciato il travaglio del monegasco che faticava a governare una SF-25 molto scorbutica sia per il bagnato che per l’aria sporca. Sempre più nervoso, ha compiuto delle escursioni fuori pista che alla fine l’hanno retrocesso 14°. “Il passo è mancato per tutta la corsa – ha denunciato il ferrarista – e faticavo a tenere la macchina in pista. E’ stata una delle peggiori gare della mia carriera.” Anche Hamilton, autore di una prestazione coriacea che l’ha portato a ridosso del podio (nonostante un paio di errori) è stato impietosamente sincero sulla vettura:” Non c’è stabilità – ha esternato ai microfoni di Sky Sport Italia – ad ogni curva c’è sempre una sbandata (parola ripetuta più volte), non riesce a stare ferma e nelle curve a bassa velocità è difficile sterzare. Ed è anche difficile trovare un bilanciamento. Ho provato coi manettini, ma è molto complicato. Ed anche per quanto riguarda la strategia abbiamo perso 3, 4 posizioni. Tutto ciò ha reso la nostra gara più difficile.” Detto questo però, l’eptacampione s’è soffermato pure sugli aspetti positivi:” Abbiamo recuperato dei punti (dal +1 al +12 sulla Mercedes). Nelle libere ero davanti ed ero più contento del bilanciamento sull’asciutto ed in qualifica mi sentivo a mio agio con il set-up scelto, anche se non era forse l’ideale per la pioggia. Inoltre anche in un G.P come questo, anche se non è andato alla grande è possibile trarre tante indicazioni, perché penso di sapere come spiegare al team quello che non voglio che ci sia nella prossima vettura. Com’è adesso è particolarmente complessa da guidare, specie in queste situazioni”. Frasi su cui riflettere e che farebbero supporre che Hamilton si stia prendendo sulle spalle la scuderia facendo leva sulla propria navigata esperienza. Un fatto molto positivo visto che uno non diventa 7 volte campione per caso. Ma se così fosse, come la prenderebbe Leclerc, le cui fragilità sono sempre in agguato? Attualmente a Maranello gli equilibri sono molto delicati ed un certo nervosismo e palpabile. Frederic Vasseur, tornato al timone della Scuderia dopo l’assenza in Austria ed ha così giudicato la performance:” È stata una gara caotica per tutti, dall’inizio alla fine. Le condizioni cambiavano così frequentemente che era difficile essere sulla gomma giusta al momento giusto. Le numerose afety car hanno reso tutto ancora più imprevedibile. La scelta coraggiosa di Charles di passare subito alle slick è stata rischiosa e, se le cose fossero andate diversamente, avrebbe potuto rivelarsi quella giusta. Chiaramente, la McLaren era molto più veloce di noi, ma oggi abbiamo segnato più punti di Mercedes e Red Bull, il che è positivo, così come il fatto che siamo stati competitivi fino all’ultimo run in Q3” – E qui nel post-qualifiche, Vasseur ha sottolineato le sbavature dei suoi piloti. “Il nostro passo – ha poi proseguito – è migliorato notevolmente rispetto all’inizio dell’anno e ora dobbiamo mantenere questo livello di prestazioni anche nella seconda parte della stagione. Adesso la cosa più importante è fare un ulteriore passo avanti in termini di performance nella prossima gara a Spa (dovrebbe arrivare la nuova sospensione posteriore – ndr) e mettere tutto insieme per avere un weekend perfetto dall’inizio alla fine.”  In Inghilterra era presente ai box Benedetto Vigna,  l’amministratore delegato del Cavallino, il quale interrogato sul futuro di Vasseur (argomento clou da settimane), ha risposto che sono in corso discussioni positive e che essendo luglio c’è ancora tempo.

L’insostituibile – A tenere banco nei giorni precedenti il Gran Premio è stata la vicenda legata all’ipotetico passaggio di Max Verstappen in Mercedes, o all’Aston Martin dove ritroverebbe Adrian Newey e la power unit Honda. Se Chris Horner, team principal Red Bull, s’è detto tranquillo, l’olandese non s’è sbottonato, fugando però le voci di un suo anno sabbatico ed una volta in pista è riuscito per l’ennesima volta a trincerarsi nella sua bolla. Impermeabile ai rumors, Max ha sfoderato un’altra magia in qualifica siglando una pole da urlo. Anche se in questo caso un plauso va anche al team, in grado di preparargli una RB21 ad hoc in vista della qualifica, scaricando l’ala posteriore. A Milton Keynes stan facendo di tutto per tenersi stretto il fenomeno che però chiede garanzie per un prossimo futuro competitivo e decisamente migliore di quello attuale, soprattutto per quanto concerne la power-unit. Difficile pensare ad una Red Bull sugli scudi priva del quattro volte iridato. Certe alchimie sorgono quasi per magia dall’intesa perfetta tra pilota e squadra ed è quello che avviene da anni tra l’oranje ed i bibitari. Max è cresciuto in quel contesto, dà sempre l’anima ed anche a Silverstone dopo la qualifica ha cercato di vendere cara la pelle facendo i numeri. Solo lui poteva domare quella RB21 il cui set-up non era certo indicato per la pioggia. Impotente nel contrastare le McLaren, è incappato pure in un testacoda alla ripartenza dietro la safety-car. Relegato in decima piazza, ha tirato fuori gli artigli e come di consueto ha lottato fino a risalire quinto. Nel post-gara non ha nascosto la fatica per il bilanciamento difficile, ha riconosciuto il suo sbaglio ed ha ribadito che la difesa del titolo non è più nella sua testa. “Penso ad affrontare gara dopo gara.” Attenzione però, l’aver abdicato non è sinonimo di rassegnazione L’indole cannibale di “Mad Max” non è affatto sopita e siamo certi che qualora si presentasse l’occasione sarà pronto a togliersi nuove soddisfazioni.

Naufragio – Nell’acquazzone inglese la Mercedes è annegata finendo peggio del Red Bull Ring, perdendo punti dalla Ferrari. E dire che il layout di Silverstone ed il fresco parevano favorevoli alla W16E. A peggiorare le prospettive sono subentrate pure le incomprensibili strategie adottate dai tecnici di Brakley, che hanno servito la frittata. George Russell scattava 4° ed ha chiuso ultimo nella top-ten; la scelta di entrare in pit-lane come Leclerc prima del via e passare dalle intermedie alle dure non s’è dimostrata felice, così come quando al 39° giro ha rischiato nuovamente con le hard, sebbene persistevano alcune zone di pista umide. Morale, due tornate dopo è finito largo a Maggots. Copione analogo se non peggiore quello riservato ad Andrea Kimi Antonelli che dopo il settimo crono in qualifica aveva l’handicap delle 3 posizioni arretrate in griglia per lo strike austriaco. Ebbene, al 3° passaggio gli hanno montato le dure, però causa il grip basso ha dovuto faticare non poco nel tenere dietro Leclerc. Così al giro 10 è stato richiamato per tornare alle intermedie. Il bolognese ha proseguito la sua gara nelle retrovie fino al tamponamento subito da Hadjar che sbucato da una nube d’acqua ha centrato la Mercedes n°12. Antonelli ha cercato di proseguire dopo l’ennesima sosta per il controllo dei danni al diffusore (e calzare le intermedie), ma alla fine ha alzato bandiera bianca, alla 25^ tornata.

Offensiva verde – L’aria di casa ha fatto bene all’Aston Martin, che ha piazzato Lance Stroll e Fernando Alonso rispettivamente in 7^ e 9^ posizione. Grazie alla scelta giusta di montare le slick al 6° passaggio, Lance s’è ritrovato anche terzo, ma poi ha dovuto cedere il passo, anche se sul bagnato riesce sempre a dar filo da torcere ai rivali. In virtù di questi piazzamenti la scuderia di Silverstone supera in graduatoria la Haas e agguanta la Racing Bulls al settimo posto.

Allons enfants! – L’Alpine arpiona punti d’oro grazie alla performance di Pierre Gasly che da 10° è giunto 6°. Una consolazione per la compagine transalpina alle prese con i deludenti risultati di Franco Colapinto. Il 22enne argentino è andato a muro in Q1 e partito dalla pit-lane s’è ritirato ancora prima di entrare in pista. Circa il suo futuro si addensano grosse incognite sulla sua presenza a Spa fra due settimane.

Well done! – Silverstone ha rivitalizzato la Williams-Mercedes che torna a punti con Alexander Albon, ottavo. Il thailandese con passaporto britannico, veniva da tre ritiri ed ha spezzato l’incantesimo negativo. Il suo compagno Carlos Sainz, ha invece concluso 12°.

Ordine d’arrivo:
1° – Lando Norris (McLaren-Mercedes) – 52 giri
2° – Oscar Piastri (McLaren-Mercedes) – 6″812
3° – Nico Hulkenberg (Sauber-Ferrari) – 34″742
4° – Lewis Hamilton (Ferrari) – 39″812
5° – Max Verstappen (Red Bull-Honda) – 56″781
6° – Pierre Gasly (Alpine-Renault) – 59″857
7° – Lance Stroll (Aston Martin-Mercedes) – 1’00″603
8° – Alexander Albon (Williams-Mercedes) – 1’04″135
9° – Fernando Alonso (Aston Martin-Mercedes) – 1’05″858
10° – George Russell (Mercedes) – 1’10″674
11° – Oliver Bearman (Haas-Ferrari) – 1’12″095
12° – Carlos Sainz (Williams-Mercedes) – 1’16″592
13° – Esteban Ocon (Haas-Ferrari) – 1’17″301
14° – Charles Leclerc (Ferrari) – 1’24″477
15° – Yuki Tsunoda (Red Bull-Honda) – 1 giro

Ritirati:
Andrea Kimi Antonelli (Mercedes)
Isack Hadjar (Racing Bulls-Honda)
Gabriel Bortoleto (Sauber-Ferrari)
Liam Lawson (Racing Bulls-Honda)
Franco Colapinto (Alpine-Renault)

Classifica piloti:
1° Piastri 234 – 2° Norris 226 – 3° Verstappen 165 – 4° Russell 147 – 5° Leclerc 119 – 6° Hamilton 103 – 7° Antonelli 63 – 8°Albon 46 – 9° Hulkenberg 37 – 10° Ocon 23 – 11° Hadjar 21 – 12° Stroll 20 – 13° Gasly 19 – 14° Alonso 16 – 15° Sainz 13 – 16° Lawson 12 – 17° Tsunoda 10 – 18° Bearman 6 – 19° Bortoleto 4

Classifica costruttori:
1^ McLaren-Mercedes 460 – 2^ Ferrari 222 – 3^ Mercedes 210 – 4^ Red Bull-Honda 172 – 5^ Williams-Mercedes 59 – 6^ Sauber-Ferrari 41 – 7^ Racing Bulls-Honda, Aston Martin-Mercedes 36 – 9^ Haas-Ferrari 29 – 10^ Alpine-Renault 19

Immagini PirelliPress – F1press

 

 

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