Formula 1

Published on Luglio 6th, 2024 | by Massimo Campi

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F1, l’imprinting di Max

 

Di Carlo Baffi

Le scintille tra Verstappen e Norris nel finale del Gran Premio d’Austria, riportano alla luce le ombre sul fuoriclasse della Red Bull.

In molti avevano creduto che i tre titoli mondiali avessero cambiato Max Verstappen, facendolo maturare pur lasciandogli l’istinto cannibale di tutti i grandi campioni mai sazi di trionfi e record. Parevano remoti gli anni in cui l’olandese si era distinto, oltre che per il suo talento cristiallino, per il temperamento arrogante, tanto da esser soprannominato “Red Bullo”. Nel 2021 (solo tre stagioni fa) l’orange detronizzò l’eptacampione Lewis Hamilton all’ultimo round di Abu Dhabi, dopo un campionato palpitante e feroce in cui erano volati troppi colpi bassi. “Mad Max” aveva fatto vedere al mondo intero che era disposto a tutto pur di battere il rivale inglese, sia in pista che fuori. Una guerra totale in cui cercava di provocare ed intimidire l’avversario. Alla fine ebbe la meglio, grazie all’aiutino della direzione gara e da li in poi non ebbe più rivali. Al volante di una vera e propria astronave (combinata con la sua bravura) inanellò una serie di successi a mani basse in cui la concorrenza era praticamente annichilita ed inesistente. Condizioni che mandarono in letargo i suoi bollenti spiriti. Non era più il cosiddetto “bad boy”, anche se arcigno nei pochi duelli ravvicinati che affrontava. Però si sa quanto sia facile essere sportivi quando ogni corsa diviene una gita fuori porta.

Nuovo scenario – Ma quest’anno la situazione è repentinamente mutata. Lo scandalo rosa che ha coinvolto il Team Principal Chris Horner ed ha fatto esplodere una faida interna al team con il conseguente addio del geniale progettista Adrian Newey, ha rotto il giocattolo. Tensioni continui e crescenti alimentate anche dal padre Jos, scagliatosi duramente contro Horner (lo ha fatto anche in Austria). Ma non è finita. La nuova ed estrema RB20 ha iniziato a soffrire i salti sui cordoli ed a poco a poco ha perso la supremazia totale, a fronte di una crescita esponenziale della McLaren-Mercedes. Col fiato sul collo degli avversari, il team anglo-austriaco ha iniziato a tornare sul pianeta terra e non sono mancati gli intoppi. L’ultimo al Red Bull Ring durante il secondo pit-stop quando un dado non voleva avvitarsi alla ruota posteriore sinistra. Verstappen ha saputo reagire alla grande isolandosi in una bolla che lo ha reso immune dagli effetti negativi delle polemiche. In pista ha regalato magie con cui ha domato un’auto scorbutica e respinto gli assalti della McLaren; le vittorie di Imola, Montreal e Barcellona sono una prova inconfutabile di quanto Max sia riuscito a sopperire le criticità del mezzo. Ma anche lui è un uomo, seppur speciale, con i suoi limiti ed è ben conscio che non sempre potrà metterci la pezza se la squadra non provvede a risolvere i problemi con gli sviluppi. Carenze che si evidenziano dal rendimento di Sergio Perez, un driver normale che non disponendo più di un missile è relegato nelle retrovie; per la cronaca non è manco riuscito a passare la Haas di Hulkenberg nel finale del G.P. d’Austria. In verità se guardiamo il rendimento del messicano era scadente anche nel 2023, quando guidava la RB19 con cui il compagno faceva sfracelli, però attualmente i disagi si sono acuiti. Diciamolo, da tempo la Red Bull corre con una sola punta e questo va a discapito nella lotta tra i costruttori. La leadership nelle due classifiche mondiali è frutto degli straordinari di Max, che non può nemmeno guardare al futuro (medio e lungo termine) in totale con pieno ottimismo. Una Red Bull, orfana di Newey riuscirà a mettergli a disposizione una vettura superlativa come in passato? Un fattore determinante per uno come lui, che mira a raggiungere e magari superare le sette corone di Schumacher ed Hamilton. Tanti tarli che circolano nel cervello e che alla fine possono logorare anche il temperamento freddo ed inossidabile di un fenomeno come lui è.

Autoscontro – Domenica scorsa, quando la sua tranquilla marcia trionfale s’è di colpo trasformata in incubo dopo la seconda sosta, dev’essergli saltata la mosca al naso e l’ha sottolineato nel dopo-gara in cui ha puntato il dito sulla strategia e sui pit-stop disastrosi. “Sono secondi che regali, 6” in quei due pitstop. E poi, naturalmente, si è riaperta la gara.” Tornato in pista nel 52° dei 71 giri previsti era sempre primo, ma con solo 2”9 di margine su Norris. Attenzione, aveva un treno di medie usate, mentre l’inglese aveva appena montato delle gialle nuove e quindi più efficaci. Tant’è che l’olandese incappava in un brusco bloccaggio in curva 4. Altro che colpe solo del team, li ci ha messo del suo. Entrato in zona Drs, Norris lanciava il suo attacco e Verstappen cambiava la sua traiettoria in frenata. Un proprio marchio di fabbrica messo in archivio da tempo e rispolverato al momento opportuno e che molto probabilmente riutilizzerà anche in futuro. Non parliamo di una manovra eccessiva, ma subdola al fine di irretire e disturbare l’immediato inseguitore: non scordiamoci che il tutto avviene alla massima velocità. Un tempo era tollerata, poi dal 2016 è stata bandita proprio perché Max la sfoderava con frequenza. Ebbene nonostante questo lui s’è nuovamente infischiato delle regole! Vano l’appello di Norris in cui sottolineava via radio che in frenata non si può cambiare traiettoria e per assurdo si beccava pure una bandiera bianco-nera per “track limits”. Un ammonimento che avrebbe condizionato la lotta, visto che ad un nuovo passo falso sarebbero scattati i 5” di penalità. Alla 59^ tornata, Lando tornava alla carica puntando all’interno sempre della Remus Kurve (teatro in passato di altri duelli rusticani), ma finendo lungo ha fatto ripassare Verstappen, che si lamentava subito. Manovra che ha fatto scattare il penalty per l’inglese. Una sanzione assurda perché stava lottando ed ha sportivamente alzato il piede. Dopo quattro passaggi, eccoci al 3° atto. Norris punta ancora all’interno, Verstappen è alla canna del gas perché non ha grip, va largo rientrando davanti, con il britannico che protesta:” Mi deve ridare la posizione.” Lamento che cade nel vuoto. Giro 64: la scena del crimine è la stessa delle precedenti, Norris cerca di sorprendere il leader all’esterno che replica chiudendolo due volte. L’ala anteriore della McLaren fora la gomma posteriore destra della Red Bull, ma anche la MCL38 riporta un danno alla Pirelli posteriore destra. Finiti nella via di fuga i due rientrano lentamente in pista con Max è ancora davanti. Procede su tre ruote e quando si accorge che Lando cerca di sopravanzarlo lo chiude scientemente sull’erba. Entrambi prendono la via dei box dove l’inglese si ritirerà, mentre l’orange ripartirà 5° con le soft e poco importa della penalità di 10” ricevuta (da rilevare che era già scampato ad un unsafe-release nel 1° pit-stop, guarda caso ai danni di Norris), dal momento che Hulkenberg, il suo immediato inseguitore, è a 16”. Morale, l’iridato incamera 10 punti che si sommano agli 8 della Sprint Race del sabato. Norris invece marca uno zero e deve ingoiare un rospo molto indigesto. In classifica Max sale a  quota 237 e Lando resta a 156: oltre al danno la beffa.

Killer instinct – Qualcuno ha giustamente osservato, che non c’era in palio un mondiale, siamo solo all’11° round dei 24 previsti. Dunque perchè reagire così? Secondo alcuni è la normale voracità dei campionissimi. D’accordo, ma a tutto c’è un limite. E se si fosse risvegliato l’istinto primordiale del capo branco, nella cui mente non è contemplata in modo assoluto la parola sconfitta? Ma vuoi mettere essere battuto da un emergente più giovane davanti ai propri tifosi accorsi in massa dall’Olanda? Reato di lesa maestà. Max è stato cresciuto così, allevato come un “fighter” dal rigoroso papà Jos; guai a sbagliare, guai a perdere. Scattavano le punizioni e se andava bene ci si limitava all’abbandono in autogrill. A raccontarlo è lo stesso Max, quando ricorda che nel 2012 era finito fuori pista durante una gara a Sarno ed aveva danneggiato irreparabilmente il kart. Un metodo quasi paramilitare adottato per fortificare il carattere del baby-driver, il quale doveva capire che il motorsport non è un gioco. Del resto “Jos the Boss”, ex pilota di F.1 nella seconda metà degli anni ’90 ed i primi anni 2000 (2 podi con la Benetton), è noto per il suo carattere duro ed irascibile. La sua vita privata non è esente dai guai con la giustizia: dalla violazione dell’ordine restrittivo durante la separazione dalla moglie, al breve arresto per aver investito con l’auto la fidanzata. Senza contare un’aggressione contro il padre nel 2016. Elementi che potrebbero far capire l’origine di certi cromosomi di Max? Mah… di sicuro se fosse così e questi si coniugassero con l’indottrinamento sopradescritto si capirebbe molte cose. Il bambino assorbì tantissimo ed il padre divenne  l’esempio da seguire. Max stesso rivelerà in un’intervista, di non aver mai sentito l’esigenza di seguire le orme di un mostro sacro del volante, nessun Senna, o Schumi, fatta eccezione per Jos. E le conseguenze sono state lampanti.

Passato e presente – Fra le tante spacconate come dimenticare il “brake test” di Jeddah nel 2021 immortalato in mondovisione, quando cercava di ostacolare in tutti i modi Hamilton, che ci rimise l’ala anteriore? Una mossa pericolosa, viste le velocità elevatissime raggiunte tra i muretti della città araba, ma sanzionata con soli 5” di penalty che suscitarono lo stupore dell’imputato:” E’ incredibile. Ho solo cercato di correre, ma questo sport è diventato più penalità che altro. Per me non è F.1”. Settimane prima in Brasile, messo alle strette da Lewis in curva 4, anziché impostare la curva lo puntò, superò la linea bianca e riprese la pista sempre al comando. Fu notato dai commissari che però se ne guardarono bene da metterlo sotto investigazione. Formidabile il suo commento:” Eravamo in lotta per la posizione e mi sono dovuto difendere.” Un copione che s’è ripetuto domenica nel post-G.P. di fronte alle accuse del Lando furioso:” Non penso di essere stato troppo aggressivo, semmai il contrario – dichiarava Max – è lui che mi ha urtato mentre cercava di superarmi. E’ sempre facile dire dall’esterno che mi sono mosso in frenata, ma credo che chi è in macchina, sappia bene costa sta facendo. In precedenza – prosegue l’olandese – si era infilato due volte in ritardo, come già nella Sprint Race e l’incidente è stato imbarazzante. Lo dico perché mi sono trovato molte volte nella sua posizione. Credo che il contatto che ci ha portato a toccarci fosse qualcosa che non mi aspettavo. L’ho visto arrivare (Norris ndr.) e ovviamente ho difeso un po’ all’interno. Poi in frenata ci siamo toccati con le gomme posteriori ed abbiamo forato entrambi, una cosa che non deve succedere. Il contatto è stato un episodio sfortunato.” L’impressione è che l’olandese si sia un po’ arrampicato sugli specchi dando una giustificazione poco credibile, però a nostro parere la questione principale riguarda la concezione di Max sulla Formula Uno. Un conto è combattere anche duramente, un altro è picchiare sotto la cintola. Andrea Stella, team principal della McLaren, s’è soffermato sull’accaduto facendo una riflessione interessante. “Per me è un vero peccato non aver visto gli ultimi giri, perché sarebbero stati molto divertenti. Invece non lo sono stati perché le regole non sono state applicate. Bastava dare a Max un avvertimento come una bandiera bianca e nera per i movimenti in frenata nei giri precedenti. Quanto accaduto – procede l’ingegnere – è anche figlio del 2021, quando ci sono state mosse oltre il limite che andavano sanzionate a dovere.” Ecco rispuntare gli scheletri dagli armadi. In quella stagione che sarà ricordata come una delle più entusiasmanti della F.1, ci si domandò più volte perché gli organi competenti non intervennero prontamente in modo drastico. Dare una risposta precisa è impossibile, si vocifera però che quella rivalità accesissima stava provocando un’impennata di ascolti, che complice l’egemonia Mercedes che durava dal 2014, erano crollati da tempo. Certo se Verstappen avesse corso per una compagine di centro, o fondo griglia, avrebbe rischiato la crocifissione in sala mensa come il ragionier Fantozzi, ma era la punta di diamante della Red Bull. Certe decisioni della direzione gara furono molto discutibili perché all’acqua di rose. L’allora direttore di gara Michael Masi giocò un ruolo determinante, soprattutto se rammentiamo gli ultimi giri con la Safety Car ad Abu Dhabi. Si consideri che quest’uomo finì al centro di un’indagine della Federazione Internazionale che l’avrebbe rimosso dal suo incarico rispedendolo nella sua terra d’origine, l’Australia. E se alla fine non ricevi la sanzione che ti meriti, finisci col crederti intoccabile ed autorizzato ad agire come ti pare. E’ un po’ la filosofia del Marchese del Grillo:” ….perchè io so’ io e voi non siete un c..o.” Ma così facendo si rischia di produrre un effetto boomerang, perché le giovani leve, che guardano da sempre con ammirazione gli eroi dello sport, finirebbero per assimilare certe qualità negative che sono invece da biasimare. Stella ha concluso il proprio punto di vista dicendo di avere un grandissimo rispetto per Max come per la Red Bull e che Verstappen non ha bisogno di essere così. Giustissimo! Se infatti il buon Max fosse stato più lucido, non si sarebbe lanciato in una difesa famelica e autolesionista: restando alle spalle di Norris avrebbe potuto subito beneficiare del Drs, senza contare che sulla testa del britannico pendevano 5” di sanzione. Male che vada sarebbe stato 2°, non 5°, concludendo onorevolmente un fine settimana che l’aveva visto imporsi nella Sprint Race con un sorpasso magistrale proprio su Norris e siglare una pole imperiale. Invece è andata diversamente. Che abbia voluto dimostrare nuovamente che il maschio Alfa resta sempre lui? Bella domanda, forse un domani se diverrà più saggio ci dirà com’è andata.

Il battuto – E veniamo a Norris c’è rimasto malissimo. Di fronte ai media, il 24enne di Bristol, che scattava col secondo tempo attacca:” Sono deluso. Ho disputato una bella gara, mi aspettavo una battaglia corretta, non è stato così ed è difficile da accettare. Lui si è spostato tre volte – spiega Lando – durante i miei tentativi di sorpasso ed alla fine mi ha chiuso rovinando la mia gara.” Un’amarezza figlia di un’amicizia tradita, nata sin dai tempi del karting e proseguita anche nel Circus. I due vivono a Monte Carlo, si frequentano spesso sul campo di padel, si sfidano on line sui simulatori e si recano sui campi di gara a bordo dell’aereo privato di Max. Da qui la domanda scontata sul proseguimento del rapporto:” Resterete amici?” – risposta:” Se Max dirà che non ha fatto nulla di sbagliato perderà parecchio del mio rispetto. Dovrebbe invece ammettere che è stato stupido e pure scorretto nel venirmi addosso.” Una delusione più che comprensibile, ma su cui va fatto un ragionamento di fondo. A dir la verità, Norris ha mostrato una certa ingenuità nel credere ad un sentimento nobile che è fuori luogo tra i piloti, perché in loro alberga uno spirito di competizione fortissimo, semmai sarebbe più corretto parlare di rispetto, che è una cosa diversa. La storia del motorsport è ricca di esempi di amicizie venute meno e sfociate in rivalità agguerrite. In primis quella tra Gilles Villeneuve e Didier Pironi datata 1982, i due fantini del Cavallino che per via di uno sgarbo del transalpino sfociò in un odio viscerale del canadese. Purtroppo l’epilogo fu nefasto per Gilles e drammatico per Didier. La rivalità tra Verstappen e Norris, è maturata con i progressi della McLaren e già l’anno scorso si erano ritrovati faccia a faccia. Aveva sempre prevalso l’orange, tanto che qualcuno accennava ad una sudditanza psicologica del britannico, tacciato di essere troppo arrendevole. Può essere che dopo l’ennesima scoppola, Lando abbia tirato fuori le unghie. Dalle apparenze però, pare che il britannico non possieda la cattiveria del rivale, lucidissimo nelle manovre borderline.

Marcia indietro! – Alla vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna però, gli animi si sono quietati di colpo. Interpellati dai media sui postumi del Red Bull Ring, i contendenti sono apparsi distesi. Norris s’è addirittura rimangiato buona parte delle parole al veleno, dicendo che quanto detto a caldo era frutto dell’adrenalina:” Ho parlato con Max, non penso che servissero le sue scuse. Siamo contenti di tornare a correre l’uno contro l’altro.” Verstappen, come sempre meno diplomatico, ha sentenziato che delle critiche se ne frega e che conta solo quello il chiarimento avuto con Lando:” Una piccola sciocchezza ha avuto grandi conseguenze per entrambi, di più per lui. Ci piace correre duramente e lo abbiamo fatto per anni anche in rete (peccato che la realtà sia un’altra cosa – ndr.). Siamo d’accordo al 99% su tutto, Lando sa che non sono lì per danneggiarlo e lo stesso vale al contrario. Io non ho fatto nulla di esagerato.” Che l’aria di Silverstone, la cattedrale del motorsport sia stata così miracolosa da riportare la serenità? Che per Verstappen non sia successo niente rientra nella norma, è invece il dietrofront di Lando che fa specie. Comunque contento lui… Pensare che il britannico stia facendo buon viso a cattivo gioco premeditando una vendetta a freddo è quasi impossibile. E qui la memoria corre al sopracitato 2021. Durante il primo giro Hamilton cercò di freddare Verstappen alla Copse che tenne aperto il gas. Le monoposto si toccarono e l’orange si stampò contro le barriere ad oltre 290 km/h. Fortunatamente Max uscì solo un po’ frastornato e zoppicante (subì una decelerazione stimata in circa 51g). La gara fu sospesa, Hamilton si beccò 10” di penalità, ma alla fine trionfò tra le polemiche scatenate dal clan Red Bull che si auspicava una punizione esemplare. Citiamo quest’episodio perché il sette volte iridato volle dimostrare che rispetto ad altri suoi colleghi non aveva alcuna paura della prepotenza di Verstappen. Un atto di forza che se da un lato inasprì ulteriormente la rivalità, dall’altro mise in guardia l’aspirante sovrano che oltre certi limiti si poteva anche fare male. Circa l’attualità non ci sembra che Norris possa ripetere un gesto come quello di “Hammertime”, perché da quanto stiamo vedendo non è nella sua indole, non ha i cromosomi del cosiddetto “bastardo-inside”. Un lato debole che potrebbe metterlo in difficoltà nei confronti di altri concorrenti, a partire del suo compagno Oscar Piastri. Ricordiamoci sempre che il primo avversario di un pilota è il collega con cui condivide lo stesso box.

Conclusione – Con l’eliminazione dei due litiganti, il 43° Gran Premio d’Austria ha incoronato il terzo incomodo, ossia George Russell alla sua seconda vittoria in F.1, che ha riportato una nobile decaduta quale la Mercedes sul gradino più alto del podio dopo una lunga assenza. Ma al di là del responso della pista, a nostro avviso il vero vincitore è Liberty Media, che detiene i diritti del Circus. Oltre ad una ritrovata lotta al vertice tra le scuderie, può contare su un nuovo dualismo che promette fuochi d’artificio. Non ci sarà da stupirsi se domenica prossima gli occhi del grande pubblico saranno tutti puntati su Silverstone in attesa, di un nuovo match tra i due competitors. Se la prevendita dei biglietti non ha entusiasmato, nelle ultime ore la richiesta è decollata e gli organizzatori inglesi puntano a superare il primato di 480 mila presenze. Ne beneficeranno anche gli ascolti televisivi e di conseguenza il valore del prodotto con una ricaduta sugli introiti. Però, occhio che i toni non superino i livelli di guardia, come dicono oltre Manica “Motorsport is dangerous”. Per cui è bene porre certi paletti una volta per tutte, anche se Norris è particolarmente incline al perdono.

GP Austria – Immagini ©Enrico Ghidini

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About the Author

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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