Personaggi

Published on Maggio 1st, 2021 | by Massimo Campi

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Magic ed il Professore, la guerra dei dieci anni

Ayrton Senna ed Alain Prost, sempre in lotta con sette mondiali in archivio

“The Magic” ed “il Professore”, brasiliano il primo, francese il secondo, due uomini contro, due mentalità contro, con un unico scopo, essere il migliore, il “Campione” quello con la “C” maiuscola, da ricordare, da scolpire nella pietra della storia. Ayrton ed Alain, entrambi nomi che iniziano con A, come a significare di volere essere sempre il primo della lista, con i risultati, le vittorie, la passione, il cuore. Fantasia, velocità, determinazione assoluta, il primo. Ragionamento, velocità, politica, pubbliche relazioni il secondo. Per entrambi correre significa vincere, chiunque si mette in mezzo alla strada della vittoria è un nemico da vincere, da schiacciare, da abbattere. Saranno una coppia che ha infiammato gli spalti, le tribune, ha bucato gli schermi televisivi ed il cuore degli appassionati per dieci stagioni, dal 1983 al 1993.

Il primo atto va in scena, quasi per caso nel 1984 sul rinnovato tracciato dell’Eifel. È il 12 maggio quando si disputa il Nürburgring Eröffnungsrennen 1984, ovvero una gara promozionale ad invito per celebrare l’apertura del nuovo tracciato. Con le Mercedes 190E2.3-16 corrono 20 tra i migliori piloti del mondo, tra cui nove dei quattordici campioni del mondo ancora in vita. Tra i giovani viene subito invitato il francese, ma non possono partecipare alla gara Mario Andretti ed Emerson Fittipaldi che sono in America per la Pole Day della Indy 500. Al posto del “rato” salirà sulla berlina della stella tre punte il giovane brasiliano che giunge in aereo e viene ospitato in macchina fino al circuito dalla star francese. I due si erano già lontanamente conosciuti nel paddock della massima formula. Il pilota di Lorette è già una star, lanciato verso le vette della massima formula, il giovane di San Paolo invece è reduce dalla mancata qualificazione ad Imola con la deludente Toleman, uno smacco, una macchia nera, indelebile nel suo curriculum. Un viaggio tra le colline di Wiesbaden, per conoscersi un po’ meglio, e quando si salutano all’ingresso della pista hanno entrambi una sensazione: il futuro sarà una grande sfida tra loro due. Ma non c’è molto da aspettare e sulle colline dell’Eifel è tutto pronto per iniziare la guerra che durerà 10 anni. L’invito da parte degli organizzatori è quello di divertirsi e divertire il pubblico, ma i due hanno subito intenzione di fare sul serio. Piove, asfalto insidioso, semaforo verde ed il futuro professore parte lesto dalla pole ma il brasiliano lo incalza, lo affianca, le vetture entrano in contatto, il francese è costretto ad uscire di pista, mentre il brasiliano si invola verso la vittoria con la sua Mercedes numero 11. Il guanto di sfida è stato lanciato, i due sono già nemici, saranno loro a dominare le scena nelle prossime stagioni dentro e fuori la pista.

Montecarlo 1984, il brasiliano passa per primo sotto la bandiera rossa con la piccola Toleman sotto il diluvio dilagante in costa azzurra. Il direttore di corsa decreta la fine della gara per problemi di sicurezza,  ma la classifica è congelata al giro prima con vittoria del pilota della McLaren. Il brasiliano è osannato dalla folla e diventa “The Magic”, l’uomo dell’acqua. Il francese a fine anno perde il titolo mondiale per quel mezzo punto mancante, quella mezza vittoria di Montecarlo. Niky, il computer, il vecchio maestro è il re della stagione “Non preoccuparti, per Niky è l’ultima vittoria, tu sei giovane, domani toccherà a te!” sono le parole di conforto, della moglie dell’austriaco, sull’ultimo podio della stagione, ma intanto Magic si è organizzato, e passa alla nera Lotus con il potente e fragile turbo della Regie.

Due stagioni con la scuderia, orfana del suo genio Colin, solo due gare per arrivare sul gradino più alto del podio. Estoril, piove, diluvia, Magic mette nuovamente in mostra il suo talento, va in testa, stacca tutti, è una furia, una velocissima barca che naviga a vele spiegate nelle acque più pericolose mentre gli avversari badano solo a tirare i remi in barca. Pole position, giro più veloce, vittoria, il brasiliano ha conquistato il suo primo “Grand Chelem“. È arrivata la nuova star, l’uomo con cui tutti dovranno fare i conti in futuro. Poi i tanti problemi meccanici del team britannico, ritiri, ma anche pole position, tanto per rimarcare che è il più veloce in pista, mentre il professore va a vincere il suo primo titolo mondiale.

I giapponesi ritornano in Formula Uno, i giapponesi vogliono vincere, vogliono i migliori. Un mondiale, nel 1986 con Piquet e la Williams, poi patron Frank finisce sulla carrozzella, ed il professore, mettendo nuovamente in pratica gli insegnamenti del suo ex compagno Niky insegue costantemente il risultato finale e vince nuovamente il titolo 1987, mentre Piquet e Mansell lottano tra loro buttando al vento un risultato scontato. Nell’aria arriva ci sono due grosse novità per il Professore: una bella, i giapponesi arrivano alla McLaren per il 1988 con il loro potente motore turbo; una brutta, si portano dietro anche Magic per una stagione che diventerà una lotta al fulmicotone.

La netta superiorità tecnica della McLaren Mp4/4, motorizzata Honda è imbarazzante, dominio assoluto con 15 vittorie su 16 gare, unica sconfitta quando Magic si distrae a Monza e finisce contro la Williams di Schlesser lasciando quell’unico trofeo alle rosse appena orfane del Drake. È solo pura lotta tra Magic ed il professore, il primo che sfodera tutte le sue doti in pista, il secondo che sfodera tutte le sue doti anche fuori. Una lunga lotta a colpi di giri veloci e di dichiarazioni alla stampa, una lotta tra due numeri uno per diventare “il numero uno”. Vince il brasiliano ma la guerra è aperta, una guerra in famiglia una guerra fraticida che avrà il suo primo grande atto a Suzuka 1989. Il francese arriva in Giappone con 16 punti in classifica più del brasiliano, il primo deve solo controllare l’avversario, il secondo deve vincere per difendere il titolo mondiale. La tensione è a mille in casa Mclaren, anche Ron Dennis non riesce a contenere la foga e la lunga serie di schermaglie in pista ed ai box tra i due. Il brasiliano parte dalla pole, ma il francese lo sorprende al via, va in testa, il brasiliano insegue, il francese resiste ma Magic non molla, ha un obbiettivo, ha quell’obbiettivo, ha il suo nemico da combattere, da vincere, da annientare. 46° giro, le due McLaren sono in scia, Magic è in scia del Professore, lo attacca, alla Triangle Chicane, ma il furbo francese chiude la traiettoria ed il brasiliano abbocca al tranello. Le McLaren si agganciano, il professore scende dalla vettura, il brasiliano si fa spingere dai commissari per ritornare in pista e rientra attraversando la via di fuga invece che precorrerla completamente come previsto dal regolamento. Magic va ai box, riparazione di emergenza, ritorna in pista, è una furia scatenata, ritornaa in testa, vince, intanto il professore va in direzione gara. Parla con il direttore gara, vedono i filmati, il brasiliano ha sbagliato, parte le squalifica ed il professore vince il suo terzo titolo mondiale e saluta tutti, la rossa di Maranello lo aspetta per il 1990. Il brasilano scalpita, protesta, urla, inizia un braccio di ferro con la FISA ed il suo presidente Jean-Marie Balestre che alla fine gli appioppa una multa di 100 000 dollari e gli sospende la superlicenza per correre in F.1. Magic minaccia il ritiro dalla corse, ma alla fine torna, ha capito che non basta essere solamente il più veloce per vincere, ha capito che il suo nemico va sconfitto su più fronti, non solo a colpi di vittorie e giri veloci. Il Professore è il più intelligente, il più scaltro ha capito che il suo nemico è più forte, più veloce in pista, ma ha anche dei lati deboli, quelle crepe nella mente in cui basta incunearsi per demolirlo.

Monza 1990, la lotta per il mondiale vede ancora i due nemici protagonisti, questa volta con due team avversari. Vince il brasiliano, in francese è secondo. È ora di un gesto di pace, plateale, davanti a telecamere, fotografi e giornalisti, una stretta di mano, un gesto plateale, ma sarà solo un finta giusto per finire sulle prime pagine dei giornali. Nuovamente Suzuka, è passato un anno dal giorno del grande smacco, Magic è maturato, è in testa al mondiale, il Professore deve vincere per sperare di riportare il titolo mondiale a Maranello. La McLaren del brasiliano danza tra le pieghe della pista giapponese in prova, da l’ennesima lezione al nemico, secondo con la rossa distaccata di due decimi che gli parte al fianco. Domenica 21 ottobre 1990, ultimo atto stagionale di una sfida, una guerra giocata tra le curve della pista e quelle della mente. La McLaren in pole è nella parte sporca della pista, il brasiliano aveva chiesto di invertire lo schieramento ma Jean Marie Balestre si è opposto. Non c’è problema, maglio, è la considerazione, un urlo nella mente del brasiliano. Urlano i motori, si spengono i semafori,  la rossa parte a cannone, la monoposto inglese alle spalle in scia. Prima staccata, per la Ferrari, non per la McLaren che sperona l’odiato nemico facendolo volare fuori pista. “Un incidente di pista, ero nella parte sporca, un problema ai freni, capita” sentenzia un finto ingenuo Magic che conquista nel modo più rocambolesco il suo secondo titolo mondiale. La vendetta è compiuta, il nemico odiato ha avuto lo stesso suo trattamento.

Fine 1991, Magic è di nuovo campione, il Professore ha fatto le valige dalla massima formula dopo la dichiarazione che lo sterzo della 643 è come un camion da guidare. Gli uomini della rossa non la prendono bene, segue il licenziamento in tronco, fine di una storia, di un sogno che non si è realizzato. Un ritiro sabbatico, aspettando tempi migliori, aspettando un richiamo per montare in sella ad un puledro di razza di nome Williams. Adrian Newey e Patrick Head hanno dato corpo ad un mostro assoluto, con le sospensioni attive Nigel Mansell riesce finalmente a conquistare l’ambito titolo mondiale 1992 schiacciando gli avversari. Ma a fine stagione arriva l’annuncio shock, il Leone di Inghilterra deve fare le valige in direzione America, verrà un nuovo pilota a sostituirlo, a portare alla vittoria il missile di Didcot.

Magic sa bene che ci vuole il mezzo, i giapponesi paghi dei mondiale ottenuti hanno abbandonato la McLaren, il brasiliano vuole la Williams, è il migliore, ha diritto alla macchina migliore, ma patron Frank ha già deciso, servono i soldi dei francesi per continuare a vincere, ed alla Renault vogliono vincere con un pilota francese, con il pilota francese. Torna il professore, sale sulla vettura migliore, la sospensioni attive la incollano a terra in curva, basta guidare con intelligenza e le vittorie arrivano con il conseguente titolo mondiale. Ma Magic con la McLaren Cosworth ha ancora in serbo delle sorprese, basta che piova un’altra volta per annullare i vantaggi per mostrare al mondo chi è il migliore.

Donington Park, Gran Premio d’Europa, 11 aprile 1993. Giove pluvio non risparmia nulla nella campagna inglese. Davanti ci sono le due Williams del professore e del suo giovane scudiero, il figlio dell’unico pilota che è riuscito a conquistare la Triple Crown. Magic è quarto, accanto ha quel tedesco arrogante, con la monoposto del venditore di magliette, un giovane da cui bisogna stare attento perché ha la sua stessa voglia di vincere, di annientare l’avversario, il nemico. Pilotare per Magic significa vincere, e solo questo conta, nulla di più. È concentratissimo, è nato nel sole del brasile, ma quando ha capito che si può vincere con la pioggia ha iniziato ad allenarsi, a girare con il kart sotto l’acqua, per farsi amico quella condizione che mette spesso in crisi gli avversari. Voleva essere il migliore, ed il numero uno sa dominare anche le avversità, anche la pioggia. Ha dettato la sua legge in quel lontano pomeriggio tedesco sotto l’acqua , quella legge che ancora oggi vuole essere la sua sull’asfalto viscido.

A Donington piove come a Brands Hatch 12 anni prima quando Magic, alla terza gara in Formula Ford parte e va via rifilando secondi a tutti, umiliando gli avversari, una sensazione unica, di dominio, di potere, di volere essere il numero uno. Piove come a Montecarlo ’94 quando è passato per primo sul traguardo con la Toleman, come in Portogallo ’95 quando ha vinto il suo primo Gran Premio con la nera Lotus. I semafori si accendono, il rumore è lancinante, luce rossa, poi verde e via, verso la nuova sfida. La McLaren MP4/8 schizza, galleggia sull’asfalto bagnato, Magic affonda il piede sull’acceleratore, mentre le mani stringono nervosamente il volante, tracciando movimento millimetrici per dominare la monoposto lanciata nella pioggia di stravento. Prima staccata, al fianco ha la Benetton del rivale tedesco, il brasiliano allarga per non rovinare tutto, lo lascia sfilare, ha perso una posizione, adesso è quinto. È la domenica di Pasqua, non è una giornata normale in quell’inferno di pioggia e vento, bisogna reagire, bisogna ancora una volta dimostrare chi è il numero uno. L’obbiettivo è là davanti, il nemico, l’uomo da battere. Alla Redgate controlla il pattinamento, scarica tutta la potenza, la MP4/8 è davanti all’arrogante tedesco, davanti ha ora Wendlinger e le due Williams. Capisce che il giovane austriaco sta cercando di domare la recalcitrante Sauber-Mercedes, Magic rimane all’esterno per sfruttare la naturale pendenza dell’Old Harpin e sfila di potenza la monoposto svizzera. È terzo, ora il gioco diventa duro con le due Williams da mettere nel mirino, siamo solo a metà del primo giro, ma non bisogna fare calare la tensione. Davanti c’è la Williams numero zero, cerca di coprire le spalle al suo caposquadra, al professore, ma il brasiliano non ha pietà, non bastano più i cavalli del V10 della Regie e le sospensioni attive per tenerlo dietro. La monoposto bianco-rossa è lanciata, davanti ci sono le due curve McLean’s e Coppice, la Williams cerca di stare distante dagli infidi cordoli e dalle pozzanghere, la McLaren affianca la giallo-blu Williams numero zero all’esterno e la sorpassa in staccata. Ora il nemico è davanti, deve essere abbattuto. La pista nel cuore delle  Midlans ha visto il razzo bianco-rosso passare dalle quinta alla seconda posizione in sole cinque curve, ora è il momento di dare la stoccata finale. Il tempo sembra essere sospeso nel diluvio, Magic non deve indugiare, basta un attimo, ma deve essere quello decisivo. La McLaren si infila all’interno della Melbourne, la Williams è all’esterno, se il professore cerca di tenere giù il piede rischia di finire fuori pista, un attimo ed il missile bianco-rosso è davanti. Primo giro, Magic è in testa, ha già un secondo e tre centesimo di vantaggio sul nemico che in pratica significano alcune decine di metri. Il giro successivo i secondi di vantaggio sono cinque, un abisso, Magic continua così, sfidando la pioggia, sfidando ed umiliando tutti, nel vento, negli acquazzoni, sfilando e doppiando gli avversari. Infine la bandiera a scacchi sancisce la fine di quell’umiliazione collettiva. Magic sale sul gradino più alto del podio, dietro la Williams del numero 0, staccata di un minuto e 23 secondi, unico non doppiato, perché il terzo è il suo nemico,  distaccato di un giro. Quel giro del giorno di Pasqua a Donington resterà per sempre la sua opera più bella, il manifesto di un’arte sublime, il concentrato della perfezione, una dichiarazione aperta, sfacciata, schiacciante di superiorità.

Il professore vince il suo quarto titolo con il missile di Didcot nel 1993, poi è costretto a lasciare il posto all’odiato rivale. Per il francese è finita la storia, il futuro ha altre prospettive, nuovi obiettivi, nuove sfide. Ma non sarà una rivincita per Magic che si dovrà scontrare con una nuova realtà. È finita l’era delle sospensioni attive, è finita la supremazia della macchina di Patrick Head e Adrian Newey. Magic si guarda indietro, non ha più il suo nemico storico da combattere, quel personaggio di cui conosceva tutto, ma quel giovane tedesco arrogante, il nuovo cannibale di Kerpen, con una voglia di essere lui il numero uno.

“Alain mi manchi!” è quello l’ultimo messaggio di Ayrton “Magic” Senna verso il “Professore” Prost prima di entrare in macchina nel più tragico gran premio dei tempi moderni in riva al Santerno. Poi via, cercando di stare davanti al nuovo nemico, infine quella piega a sinistra, il Tamburello, con la Williams impazzita, che finisce dritta contro le barriere. Lo schianto, il buio, la fine di una storia, l’inizio di una leggenda, mentre le guerra era già finita l’anno prima sotto la pioggia battente di Donington Park.

Illustrazioni © m58 – immagini © Massimo Campi

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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