Personaggi

Published on Marzo 27th, 2021 | by Massimo Campi

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Coulthard +50

Il pilota inglese compie mezzo secolo – di Carlo Baffi

Auguri a David Marshall Coulthard che oggi spegne cinquanta candeline. E’ nato infatti il 27 marzo del 1971 a Twynholm, un piccolo paese della regione di Dumfries in Scozia. Una carriera davvero lunga e ricca di soddisfazioni quella di Mister “DC”, che l’ha visto militare in Formula Uno dal 1994 al 2008. La sua passione per i motori lo porta gareggiare in kart già a undici anni, da qui passa sulle monoposto del Campionato Britannico di F.Ford nel 1989 per poi approdare in F.3. Categoria in cui nel ‘91 s’impone nel G.P. di Macao e nel Master a Zandvoort, alla sua prima edizione. Sempre in quella stagione è secondo nel campionato inglese alle spalle di Rubens  Barrichello. Due anni dopo Coulthard sbarca in F.3000 Internazionale e giunge terzo sulla Reynard del Team Pacific Racing. L’unica vittoria la sigla in Italia, sul circuito di Pergusa. Risultati di tutto rispetto che proiettano lo scozzese verso la F.1; già in quella stagione viene promosso tester della Williams.

Quando nel 1994 ad Estoril, viene presentata la FW16, accanto al grande neo acquisto Ayrton Senna e a Damon Hill c’è pure David. Con la tragica scomparsa del campione brasiliano a Imola, Coulthard fa il suo debutto nel Circus il 29 maggio nel G.P. di Spagna. Dopo i primi punti iridati, conquista anche il suo primo podio con un secondo posto in Portogallo, dopodichè lascia il suo volante a Nigel Mansell (già salito sulla Williams in Francia). Riconfermato nel team di Sir Frank, la stagione successiva regala a “DC” il primo successo, in Portogallo e anche la prima pole realizzata in Argentina. Intanto le sue quotazioni salgono.

A Monza realizza un’altra pole e parte al fianco di Michael Schumacher prossimo pilota del Cavallino; e a detta di qualcuno, prossimo compagno dello scozzese, che rientrerebbe nei piani futuri di Maranello. Alla fine però verrà messo sotto contratto Eddie Irvine. A fine stagione Coulthard è terzo, dietro ad Hill ed all’iridato Schumi, ma lascia la Williams. Viene infatti ingaggiato dalla McLaren che da un anno è spinta dai motori Mercedes. Una svolta nella carriera di “DC” che si rivelerà alquanto proficua.

Accanto a lui c’è Mika Hakkinen con cui nasce un buon rapporto, anche se la rivalità tra due drivers della stessa scuderia non si può cancellare. I mali di gioventù del propulsore tedesco condizionano il 1996, in cui però la MP4/11 sale più volte sul podio (due di questi sono siglati da David, al Nurburgring e a Monte Carlo). La continua crescita della vettura permette a Coulthard di firmare due trionfi l’anno dopo in cui sarà nuovamente terzo in campionato. Si impone nel primo round in Australia ed a Monza, sulla pista in cui nel 1995 aveva vissuto l’amarezza di girarsi durante il giro di ricognizione alla Variante Ascari, vanificando la pole. Nel 1998 la McLaren-Mercedes punta al titolo ed avrà la meglio sulla Ferrari con Hakkinen che trova in Coulthard un validissimo scudiero. E’ una lotta serrata quella contro Schumi, dove non mancano le schermaglie. E qui la memoria corre al G.P. del Belgio. E’ il 30 agosto e sotto il diluvio, va in scena una gara palpitante, con due partenze complice una paurosa carambola subito dopo la Source al primo via. Ma le emozioni non sono finite. Nel corso del 26° giro, Schumacher procede saldamente al comando e con Hakkinen (suo diretto rivale nella corsa all’iride) ritirato, pregusta la grande impresa. Ma quando giunge all’insidiosa curva di Pouhon, nel tentativo di doppiare Coulthard tampona violentemente la McLaren. Un botto fortissimo in una nube d’acqua che manda in fumo i sogni di gloria del ferrarista. Appena giunto ai box su tre ruote, il Kaiser di Kerpen si precipita furibondo verso il box delle Frecce d’Argento e tenta di aggredire lo scozzese, reo a detta di aver causato volontariamente l’incidente. I due non vengono alle mani solo grazie all’intervento dei meccanici e dei tecnici di entrambe le scuderie.

Le polemiche si chiuderanno a quindici giorni dopo a Monza in occasione del G.P. d’Italia, con tanto di stretta di mano. E pensare che due anni prima a Monaco, David aveva prestato il proprio casco a Micheal per disputare la corsa; il ferrarista era rimasto incredibilmente senza. Ci saranno ancora scintille tra i due a Suzuka nel 1999 e a Magny Cours nel 2000.  In Giappone c’è un chiarimento a quattr’occhi dopo la gara, col tedesco che accusa l’avversario di averlo ostacolato nella rincorsa ad Hakkinen. In Francia invece al 34° passaggio, va in scena un corpo a corpo (ce n’era già stato uno dopo la partenza) con le ruote della Ferrari e della McLaren che si toccano. Coulthard non esita a mostrare il dito medio al rivale, gesto ripreso in mondo visione e di cui l’autore si scuserà a fine gara, sottolineando però di aver avuto la sensazione che Schumi volesse buttarlo fuori. D’altronde, l’aggressività del teutonico era assai nota. Sia nel 1999 che nel 2000, Coulthard ha sempre a disposizione una vettura molto competitiva, ma il team punta su Hakkinen anche in virtù dei risultati.

David comunque non esita a mettersi al servizio della scuderia e nel biennio si aggiudica cinque Gran Premi. Il 2000 è anche l’anno della grande paura. Il 2 maggio “DC” sfiora la morte in un incidente aereo durante un atterraggio di emergenza a Lione, causa un problema al reattore. Mentre s’appresta a toccare il suolo, il Lear Jet dello scozzese barcolla, urta il suolo con un’ala, s’impenna e ricade violentemente. Nello schianto la cabina di comando si stacca e perdono la vita i due piloti. Coulthard, temendo un’esplosione schizza fuori dai resti del velivolo insieme alla fidanzata Heidi Wichlinski  ed il preparatore Andy Matthews. Fortunatamente, i tre sono illesi. Nonostante il grande spavento, la domenica successiva David prende parte al G.P. di Spagna. Nel 2001, con Hakkinen ormai prossimo al ritiro, Coulthard cerca di contrastare il dominio della Rossa, ma invano. Schumi fa il vuoto ed è campione con largo anticipo davanti a “DC”, che consegue due successi. Con la Ferrari, ormai un vero e proprio rullo compressore resta poca gloria per la concorrenza. Nel triennio che va dal 2002 al 2004 al fianco di David c’è un giovane talento, velocissimo: è Kimi Raikkonen, anch’egli finnico, come Hakkinen. Sono anche le ultime stagioni di Coulthrad in McLaren. La sua ultima vittoria con il team anglo-tedesco è a Melbourne nel 2003 e l’ultimo podio a Suzuka, sempre nello stesso anno con un terzo posto.

Il 2004 è da dimenticare, complice una monoposto parecchio problematica. Dal 2005, per “DC” inizia una nuova avventura, quella targata “Red Bull”. La nuova scuderia creata da Dietrich Mateschitz, titolare dell’azienda produttrice della popolare bevanda energetica. Gli inizi con la RB1 non sono semplici, ma il potenziale è alto, a guidare i tecnici c’è il progettista più quotato del Circus: Adrian Newey, soprannominato il “genio” e non a caso. Infatti, dopo i piazzamenti in zona punti, ecco il primo podio. E’ arpionato proprio da Coulthard, terminato terzo al volante della RB2 motorizzata Ferrari, nel 200esimo Gran Premio della sua carriera. Un risultato importante ottenuto sul tracciato amico di Monte Carlo. Sulle stradine del Pricipato, lo scozzese aveva riportato i successi nel 2000 e 2002.

Sul podio, accanto a Montoya e al vincitore Alonso, David si presenta con un curioso mantello rosso, in omaggio al film “Superman Returns” presentato in quei giorni al Festival di Cannes e gemellato con la Red Bull per il round monegasco. Coulthard tornerà sul podio con la RB4 in Canada nel 2008, suo ultimo anno di attività. Lasciato il Circus, lo scozzese emigra nel campionato DTM dal 2010 al 2012, ma con risultati modesti. Abbandonate definitivamente le competizioni, “DC” continuerà a frequentare il Paddock, come commentatore televisivo della TV inglese Sky Sport F1.

illustrazione © Carlo Baffi – Immagini © Massimo Campi

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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