Storia

Published on Novembre 4th, 2020 | by Massimo Campi

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Mercedes a sette titoli: uno in più della rossa!

La Mercedes vince il settimo titolo mondiale costrittori consecutivo, superando la Ferrari a quota sei

Imola, Gran Premio dell’Emilia Romagna 2020, la nera Mercedes n°44 taglia vittoriosamente il traguardo, il Team Manager Toto Wolf è tra i primi a festeggiare un nuovo doppio record: Lewis Hamilton vince la sua 93esima gara in carriera, ma soprattutto la stella tre punte vince il suo settimo titolo mondiale costruttori consecutivo sancendo una netta superiorità nei confronti degli avversari e superando la rivale Ferrari che è ferma alla quota consecutiva di sei.

Tra il cavallino rampante e la stella tre punte è una rivalità che dura da parecchi decenni, sin da quel 28 luglio 1935, quando Tazio Nuvolari con l’Alfa Romeo P3 della Scuderia Ferrari riesce a sopravanzare tutte le ultrapotenti “frecce d’argento” tedesche. Un trionfo che offuscò le svastiche naziste e cancellò il sorriso di prammatica dai volti dei gerarchi del “Fuhrer” e delle centinaia di migliaia di tifosi accorsi in massa sul tracciato del Nurburgring, sicurissimi di una vittoria germanica.

Sui 22,8 Km della Nordschleife c’erano oltre 200.000 spettatori, con le Mercedes di Caracciola, Lang, von Brauchitsch, Geier, Fagioli e le Auto Union di Varzi, Rosemeyer, Pietsch e Stuck pronti a giocarsela tra loro, mentre la Scuderia Ferrari può solo contare sulla vecchia P3 aggiornata ma ha dalla sua l’asso per eccellenza Tazio Nuvolari che si esalta sulle colline dell’Eifel, sfrutta tutte le occasioni ed i problemi degli avversari tedeschi. I gerarchi del Reich, spettatori tedeschi, dirigenti e meccanici di Mercedes e Auto Union non hanno più dubbi: l’ultimo terzo di gara sarà all’insegna del duello argento e sicuramente vincerà una monoposto tutta tedesca. Ma il mantovano volante tira fuori tutta la sua rabbia e all’ultimo giro, in vista del traguardo, prima a spuntare è la rossa Alfa Romeo con al volante il piccolo uomo in maglietta gialla e pantaloni azzurri, gilet di cuoio nero e spilla d’oro a tartaruga. La bandiera con la svastica era già pronta per essere innalzata, ma il diavolo rosso sorprende tutti lasciando increduli i gerarchi nazisti costretti controvoglia ad incoronare l’asso italiano mentre gli spettatori si lanciano in un lungo applauso che incorona il “der teufel” – il diavolo – quale mattatore di quello strano pomeriggio al Nurburgring.

Poi la guerra, la Scuderia Ferrari da semplice gestore dell’Alfa Romeo si trasforma in costruttore, mentre l’industria tedesca deve ripartire dalle proprie ceneri. Per diversi anni nessuno più sentì parlare delle frecce d’argento Mercedes e del suo grande direttore sportivo Alfred Neubauer. Le corse riprendono, l’industria italiana a e la giovane Ferrari è subito protagonista, dopo i due primi mondiali dell’Alfa Romeo è la volta del dominio di Alberto Ascari con la rossa di Maranello. Ma nel dopoguerra Neubauer si fa nuovamente vivo, e recandosi a render visita al suo avversario di sempre. Ferrari stentò a riconoscerlo: era dimagrito, tranquillo, dimesso “in Germania è tutto distrutto, bisogna ricominciare da capo!”. Passano poche stagioni siamo nel 1954, Ferrari e Neubauer si incontrano nuovamente come ricorda il Drake “alla testa di uno squadrone di siluri d’argento, era di nuovo più grasso che mai, più autoritario, più dittatore. Così, di anno in anno, lo vidi ingrassare con sempre maggior preoccupazione: di vittoria in vittoria, di chilo in chilo, di marco in marco, lui, la Mercedes e la Germania mi sembravano veramente la medesima cosa, e questa inesorabile progressione mi faceva pensare: se il Neubauer non si ferma, significa che la Germania prepara un’altra guerra!”

Da questo momento inizia una nuova sfida, sportiva e tecnica, i motori italiani contro la tecnica tedesca con la Mercedes pronta nuovamente a conquistare tutto ciò che c’era da vincere, in categoria Sport così come in Formula 1. Tecnologia sofisticata, telai tubolari, motori ad iniezioni, materiali costosissimi sono la base della ricetta tedesca, per poi decidere, nel 1955 di ritirarsi dalle corse, complice anche il dramma di Le Mans causato dalla Mercedes di Levegh, avendo dimostrato al mondo di essere i migliori.

Alfred Neubauer è il direttore della squadra corse che porta alla vittoria, per oltre trent’anni, i più grandi piloti del mondo. Quando si ritirò dall’attività sportiva, nel 1958, a un giornalista che gli chiedeva se aveva un metodo particolare per vincere rispose: “Il mio orologio è costantemente in anticipo di tre minuti. In questo modo, qualunque sia l’imprevisto, ho tre minuti in più degli altri per affrontarlo”

Da quel momento a Stoccarda si pensa solamente alle vetture di serie, migliorando costantemente la qualità di produzione, ma anche ai mezzi di trasporto più disparati, fino a quando il richiamo delle corse e la visibilità mediatica favorisce il ritorno delle stelle argentate nel motorsport, un ritorno graduale che porterà la Mercedes fino ai giorni nostri, con la Ferrari spesso in veste di competitor.

Il ritorno alle corse arriva negli anni 80, con i prototipi Gr.C, inizialmente come fornitore motoristico della Sauber ed in seguito diventando proprietaria della squadra. Una avventura che ha il suo apice nella conquista della 24 Ore di Le Mans del 1989 con la Sauber C9 Turbo di Mass-Reuter-Dickens, ma l’obbiettivo è quello di arrivare alla massima formula.

Di nuovo entra in gioco la Peter Sauber che debutta in Formula Uno con la sua squadra nel 1993 al Gran Premio del Sudafrica, sotto l’egida della Mercedes col motore realizzato dalla Ilmor Engineering e con i piloti Karl Wendlinger e JJ Lehto. Proprio nel primo Gran Premio Lehto colse un ottimo 5º posto finale. Alla fine di quel primo anno la Sauber si piazzò al 7º posto nel campionato con 12 punti. La Ilmor nasce in Inghilterra dieci anni prima, per merito di due soci, Mario Illien e Paul Morgan da cui deriva il nome. Dopo i primi successi in America fornisce i motori alla Leyton House ed alla Pacific in F.1, ed in seguito entra nell’orbita Mercedes con la casa tedesca che rileverà definitivamente la proprietà nel 2002. La stella a tre punte subito compare sul cofano della Sauber, i motori Ilmor-Mercedes ben presto conquistano un posto di primordine nella massima formula e nel 1995 arriva l’accordo con la McLaren che, dopo i successi con Porsche ed Honda è alla ricerca di un motorista ad alto livello per i futuri programmi. Intanto in Formula Uno è la Renault il motorista da battere che vince titoli mondiali con la Williams.

Anche la Ferrari arranca, ma a Maranello Luca di Montezemolo sta preparando una nuova rivoluzione, protagonisti Jean Todt, Ross Brown, Rory Byrne e Michael Schumacher, un dream team che porterà la rossa ai messimi vertici della storia.

L’avventura McLaren-Mercedes inizia nel 1995, con Mika Hakkinen e Mark Blundell, i problemi da risolvere sono molti ed i risultati sembrano una chimera. David Coulthard sostituisce Blundell e finalmente le prime vittorie arrivano nel 1997, la McLaren-Mercedes vince tre Gran Premi, Australia, Italia ed Europa, diventando la sorpresa del mondiale. Anche in Ferrari i problemi sembrano insormontabili, la pressione sullo staff tecnico è enorme, Schumacher tiene comunque alta la bandiera, ma ai vertici c’è la Williams-Renault che vince i titoli mondiali 1996 e 1997 con Damon Hill e Jaques Villeneuve.

La vera nuova sfida Ferrari-Mercedes inizia nel 1998, con la scuderia inglese che mostra un netto dominio sulla squadra italiana. La McLaren vince 9 Gran Premi su 16, e ottiene 12 pole position, 9 giri più veloci in gara e 5 doppiette conquistando entrambi i titoli mondiali. Mika Hakkinen è campione mondiale con 100 punti la McLaren conquista il titolo costruttori con 156 punti. Solo la Ferrari e Michael Schumacher riescono a tener testa alle “frecce d’argento”, ma solo in alcune gare, soprattutto nella seconda parte della stagione.

Il finlandese è nuovamente campione del mondo piloti nel 1999, ma la McLaren perde il titolo costruttori. La sfida con il Cavallino Rampante finisce in pareggio con Mika Häkkinen campione del mondo con soli 2 punti di vantaggio su Eddie Irvine (76 a 74), e nel mondiale costruttori la Ferrari vince con 4 punti di vantaggio (128 a 124), nonostante un gran premio vinto in meno rispetto al team inglese (6 a 7). Hakkinen e Schumacher sono i mattatori di inizio stagione, la Ferrari è matura per ritornare in cima alle classifiche mondiali, ma il tedesco si rompe una gamba uscendo di pista a Silverstone causa mancanza dei freni e deve dire stop per diverse gare lasciando ad Irvine il compito di difendere il potenziale del cavallino rampante. A fine stagione il kaiser ritorna in pista, è più forte di prima, sarà fondamentale per riportare il titolo costruttori a Maranello, ma per il titolo piloti bisogna attendere la stagione successiva.

Con il terzo millennio inizia il ruolo di mattatore del kaiser di Maranello, un dominio schiacciante con la conquista di cinque titoli mondiali piloti ed altrettanti costruttori che portano il cavallino rampante a conquistare il nuovo record di sei titoli mondiali consecutivi. Mika Hakkinen e la McLaren sono sempre i rivali con cui confrontarsi, ma nel 2001 il finlandese da il suo addio alla massima formula e Ron Dennis ingaggia il giovane Kimi Raikkonen, ex Sauber, come suo sostituto che nel 2003 sfiora il titolo piloti, perso per soli 2 punti, pur gareggiando con una monoposto evoluta dell’anno precedente.

Nel 2004 la McLaren entra in piena crisi a causa dei problemi di affidabilità e sprofonda in 5ª posizione nel mondiale costruttori, superata dalle emergenti BAR e Renault, e pure dalla Williams, mentre la Ferrari con Michael Schumacher continua a conquistare gare e titoli. I piloti del team inglese sono Raikkonen e Montoya, che per la stagione 2007 sono sostituiti da Fernando Alonso, già due volte mondiale con la Renault, e dal giovane Lewis Hamilton giovane allevato dalla McLaren che ceduto il 40% della proprietà alla Mercedes. Con i nuovi piloti la McLaren torna ad essere competitiva mentre in Ferrari c’è la coppia Kimi Raikkonen-Felipe Massa che sono pronti al riscatto della squadra dopo i due titoli persi con la Renault.

Tra le migliori caratteristiche del team inglese c’è la grande affidabilità ma durante la stagione 2007 nasce una grande lotta interna tra Fernando e Lewis che ricorda il duello Prost-Senna, e che porterà Alonso che si sentiva penalizzato rispetto all’inglese a lasciare la squadra a fine stagione. Il team sfiora il successo, ma perde tutti i punti del campionato costruttori a causa della Spy-Story che la contrappone alla Ferrari, mentre il titolo piloti lo perde all’ultima gara dove Hamilton si fa beffare da Kimi Räikkönen che gli rimonta 7 punti e diventa campione del mondo con 1 solo punto di vantaggio sull’inglese e su Alonso, entrambi secondi a pari punti.

C’è anche grande lotta a suon di carte bollate tra la McLaren e la Ferrari, con il team inglese sotto inchiesta da parte della FIA, rea di avere copiato il progetto della F2007 dopo che sono stati trovati alcuni disegni della monoposto italiana a casa del capo-progettista Mike Coughlan, progetti fatti uscire da Maranello da Stepney che lavora per il cavallino rampante. Una vicenda risolta con l’annullamento dei punti mondiali alla McLaren, mentre i Hamilton ed Alonso rimangono nelle classifiche del titolo piloti. Una vicenda che avrà strascichi futuri nel rapporto tra il team di Wooking e la Mercedes che si appresta in futuro ad abbandonare il team britannico appoggiando il nuovo team di Ross Brown.

Il progettista britannico, dopo i titoli mondiali con Schumacher ha deciso di prendersi un periodo di riposo, ma dopo un paio di anni ritorna nel giro mondiale per gestire una operazione di rientro della Honda nella massima formula con un proprio team. Quando tutto sembra pronto la casa giapponese decide abolire in progetto e regala il team a Ross Brown che da vita alla Brown GP per il 2009.

Intanto è ancora sfida nel 2008 tra McLaren-Mercedes e Ferrari ed il team inglese rischia di subire di nuovo la beffa all’ultima gara ad opera dell’altro ferrarista Felipe Massa. Lewis Hamilton controlla la gara cercando solo il piazzamento necessario alla vittoria finale, ma negli ultimi giri la pioggia cambia le carte in tavola e Hamilton viene superato da Sebastian Vettel con la Toro Rosso, Massa vince la gara e sembra essere campione ma a tre curve dalla fine Hamilton riesce a superare Timo Glock con la Toyota, che era in difficoltà con le gomme da asciutto, e vince il mondiale per un punto su Massa. La McLaren conclude al 2º posto nel mondiale costruttori con 151 punti.

La grande sorpresa della stagione 2008 è la nuova Brown GP equipaggiata d’urgenza con il motore Mercedes. Jenson Button vince il titolo mondiale dimostrando che il progetto Honda sarebbe stato molto valido, ma il vero vincitore è Ross Brown che cede a fine stagione la squadra alla Mercedes intenzionata a ritornare in F.1 direttamente con il proprio nome e contestualmente abbandona la McLaren che diventa un team clienti del motorista tedesco. Per Ferrari e la nuova Mercedes inizia un periodo di crisi, la nuova Red Bull con i motori Renault e Sebastian Vettel dominano la massima formula conquistando quattro titoli mondiali consecutivi dal 2010 al 2013.

La storia moderna della Mercedes in F.1 inizia nel 2010, con Ross Brown ancora in squadra come team manager e traghettatore verso il nuovo assetto. La Mercedes-AMG Petronas Formula One Team mantiene la sua base e forza lavoro a Brackley , vicino allo stabilimento di motori di Formula Uno Mercedes-Benz, ex Ilmor Engineering, a Brixworth in Inghilterra. Alla guida delle nuove monoposto argentee ci sono il giovane Nico Rosberg e il sette volte campione del mondo Michael Schumacher, tornato alla guida di una monoposto in gara dopo tre anni di assenza. Il primo podio arriva con Rosberg al GP della Malesia 2010, la prima vittoria, sempre con Rosberg in Cina 2012.

Per il 2013, dopo il ritiro di Schumacher, arriva Lewis Hamilton, un tassello importante nel nuovo assetto della squadra che vede l’ex pilota Toto Wolff come direttore esecutivo al posto di Norbert Haug e Niki Lauda come socio di minoranza e consulente. Nell’organico della squadra c’è anche l’arrivo di Aldo Costa, proveniente dalla Ferrari che prende in mano le redini tecniche della progettazione. La stagione 2013 sarà l’ultima con i motori V8 da 2400 cc, prima del passaggio alle power unit con motori turbo V6 da 1 600 cm³ per il campionato 2014. Costa è subito al lavoro sulla macchina per la futura stagione, dove inizia la serie vincente della Mercedes.

Tra il 2014 ed il 2020 la casa tedesca diventa il team di riferimento, i motori Mercedes diventano quasi imbattibili, lasciando solo le briciole agli avversari. Per ora sono sette i titoli costruttori che vanno alla stella a tre punte, di cui sei piloti conquistati da Lewis Hamilton ed uno, nel 2016 da Nico Rosberg che si ritira a fine anno pago del risultato ottenuto.

La storia del Titolo Mondiale Costruttori inizia nel 1958, prima veniva assegnato solo quello piloti, in assoluto è ancora la Ferrari, con 16 titoli conquistati a detenere il primato, la Mercedes, per ora, è ferma a quota sette, al pari con la Lotus, ma conquistati in soli sette anni di fila, frutto di grande tecnologia e di una voglia di dimostrare la superiorità del marchio tedesco.

Illustrazione © Carlo Baffi – immagini © Massimo Campi – Mercedes press

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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