Storia

Published on Ottobre 26th, 2020 | by redazione

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GP San Marino 13 maggio 1990

Di Carlo Baffi

Il Campionato riproponeva la lotta tra Senna e Prost, i grandi rivali delle ultime due stagioni. Se prima entrambi correvano per la McLaren-Honda, nel 1990 il francese era passato alla Ferrari portando in dotazione il numero uno di campione del mondo, conquistato dopo il G.P. del Giappone ‘89, tra un mare di polemiche, che non si erano affatto sopite. Le prime due gare, a Phoenix ed Interlagos erano state vinte rispettivamente da Senna e Prost e ad Imola, terzo round, la classifica vedeva al primo posto il brasiliano con quattro lunghezze di vantaggio sul francese. Un duello sempre più acceso che avrebbe fatto registrare il tutto esaurito nell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari. Sin dal venerdì non mancarono le emozioni, anzi le paure. Due seri incidenti movimentarono il venerdì di prove. Il primo fu provocato da un malinteso tra Nannini e De Cesaris al Tamburello. Nel secondo fu coinvolto Pierluigi Martini, che distrusse la sua Minardi all’uscita delle Acque Minerali per un guasto meccanico rimediando solo una frattura del malleolo sinistro.

Nelle qualifiche del sabato, Senna s’aggiudicò la pole con 1’23”220, davanti al compagno Berger; poi Patrese che sfiorò i 314 all’ora e Boutsen, entrambi sulle Williams-Renault. In terza fila sarebbero partite le Ferrari di Mansell e Prost. La domenica mattina, il “Leone” inglese fece registrare il secondo tempo nel warm-up dietro a Senna e davanti a Berger: un’iniezione di fiducia per il clan Ferrari. Alle 14.30 scattò la gara con Berger e Boutsen che anticiparono d’un soffio la partenza, ma che non vennero sanzionati. Senna inizialmente sorpreso, si riportò subito in testa dopo alla staccata della Tosa. Dietro Alesi, partito col settimo tempo si infilò tra le due rosse urtando una ruota di Prost, mentre Mansell mise le gomme fuori pista all’esterno sollevando parecchia polvere. Con la visibilità ridotta, Capelli dovette frenare bruscamente venendo tamponato da Nakajima, che distrusse la sua Tyrrell contro il muretto: morale, entrambi ko. Nel frattempo, Boutsen passava Berger portandosi alla caccia di Senna. A seguire Patrese, Alesi, Mansell e Prost. Al quarto giro, ecco la prima emozione. Senna finiva fuori alla Rivazza ed era costretto al ritiro, vittima di un problema al cerchione posteriore destro che aveva forato la gomma. Via libera quindi per Boutsen che restava leader sino al 17° passaggio, tradito dal V10 Renault. Il testimone passava a Berger che ben presto dovette guardarsi dall’assalto di Mansell, che superati Alesi e Patrese era deciso a fare risultato pieno. Spinto dalla sua indomabile foga, Nigel non esitò ad attaccare il capofila al Tamburello prima della curva intitolata a Villeneuve. Gerhard però mantenne la propria traiettoria costringendo l’inglese a mettere le ruote sull’erba. Inevitabile il testacoda del britannico, verso la parte interna della pista, che con un grande maestria rimise la sua 641 in linea e ripartì immediatamente all’inseguimento dell’austriaco; folla in visibilio. Il “Leone” spinse a fondo, ma qualche giro dovette ritirarsi, complice il cedimento del motore. Sparito Mansell, Patrese (in seconda posizione) iniziò a forzare l’andatura ed al 43esimo dei 61 passaggi previsti raggiunse il leader. Il padovano sferrò un primo attacco alla Rivazza, ma arrivò troppo lungo. Otto giri dopo, alla Tosa, l’italiano si rifece sotto e infilò l’avversario. Ormai in testa, Patrese condusse le ultime tornate senza commettere errori e potè così cogliere la sua terza vittoria in carriera; l’ultima risaliva al Gran Premio del Sud Africa del 1983, conquistata al volante della Brabham-Bmw. Berger chiudeva al secondo posto, precedendo Alessandro Nannini (autore del giro più veloce) al volante della Benetton Ford, partito dalla nona posizione. Un’ottima gara quella del senese che era riuscito a contenere Prost giunto quarto davanti a Piquet sull’altra Benetton.

Visibilmente emozionato Riccardo si disse molto soddisfatto dell’impresa, aggiungendo:” Sono contento di aver vinto, anche perché mi sembra che il mio successo abbia fatto piacere al pubblico.” Una sorta di riconciliazione coi tifosi in merito ad un episodio accaduto nell’83. Allora Patrese stava conducendo la corsa sulla Brabham, quando complice un errore uscì di pista alle Acque Minerali spalancando le porte alla vittoria del ferrarista Tambay. Nel vedere la rossa al comando, parte del pubblico esultò. Una reazione che indispettì non poco Patrese. Ma fortunatamente il tempo aiuta a cancellare anche queste amarezze. Commosso anche Frank Williams:” Riccardo ha guidato in maniera straordinaria” disse il patron della scuderia britannica. Mugugni invece in casa Ferrari, soprattutto in merito alla risposta di Berger verso l’attacco di Mansell, finito col girarsi. “Una manovra rischiosissima, ho temuto per Nigel” dichiarava polemicamente il direttore sportivo Cesare Fiorio. Più duro l’inglese:” La Fisa dovrebbe prendere provvedimenti. E pensare che consideravo Gerhard un amico.” Per tutta risposta l’austriaco replicava:” Ho visto l’avversario sulla destra, il quale ha poi provato ad infilarsi a sinistra, mentre io avevo impostato la curva. Li non poteva passare.” Gara da dimenticare per i due sfidanti al titolo. Prost si doveva accontentare del quarto posto:” Al via mi sono toccato con Alesi rovinando una gomma – confessava il Professore – e di conseguenza le ho cambiate. Poi l’indurimento dell’acceleratore, mi ha impedito di attaccare Nannini per il podio.” Però con Senna ritirato, il francese guadagnava tre punti portandosi ad una sola lunghezza dal leader brasiliano. La lotta iridata era però solo all’inizio e si sarebbe conclusa al penultimo appuntamento. Il 21 ottobre, ancora a Suzuka, Senna e Prost si giocarono per l’ennesima volta il mondiale. Il transalpino doveva assolutamente vincere per tenere aperti i giochi, visto che Senna aveva nove lunghezze di vantaggio. I due partivano in prima fila. Al semaforo verde, Prost (trovandosi sulla parte più pulita della pista) prese il comando, il brasiliano però mantenne la traiettoria interna e all’ingresso della prima curva entrò in collisione con la Ferrari. Per entrambe le monoposto finite nella sabbia, la corsa era terminata e così pure il mondiale, con Senna campione. Ovviamente si accesero polemiche infuocate per la manovra del paulista, ma la Federazione considerò l’episodio come un “normale” incidente di gara e non ci furono sanzioni. La riconciliazione tra i due sarebbe avvenuta quattro anni dopo, alla vigilia di un tragico Gran Premio di San Marino, quello del 1 maggio 1994.

 

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