Storia

Published on Agosto 4th, 2020 | by Massimo Campi

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Ciao Tino

È scomparso Tino Brambilla, cavaliere del rischio

Ernesto “Tino” Brambilla si è spento ieri, 3 agosto, nella sua casa a Monza all’età di 86 anni. Brambilla, “il Tino” ha rappresentato per Monza e la Brianza un esempio, pilota eclettico, campione dalle due alle quattro ruote, meccanico, collaudatore, uno dei “cavalieri del rischio” dove si vinceva anche a sportellate ed a ruotate. La sua officina è passata alla storia per le tante preparazioni, per le vittorie ed anche per le tante sfide con il fratello Vittorio, il campione della vittoria a Zeltweg 1975 sotto il diluvio con la March colore arancio. Senza il lavoro, le mani sporche di grasso, la testardaggine del Tino, il grande capofamiglia, non ci sarebbero probabilmente state le conquiste di Vittorio. Tra i due fratelli erano discussioni e sfide continue, come con gli amici al bar, culminate in tante avventure, a volte romanzate, che hanno creato aneddoti e tanti racconti. L’ultima apparizione pubblica del Tino è stata nella sua Monza, alla premiazione del Ferrari Club Vedano 2019 con la presenza dell’ingegner Giampaolo Dallara.

Carattere difficile, spigoloso, Tino piaceva al grande vecchio di Maranello che lo aveva scelto come collaudatore, ma spesso era in contrasto con i suoi ingegneri. Quando provò la Ferrari 512S, mentre tutti gli altri piloti cercavano di assecondare i vari tecnici di Maranello, Tino emise il duro verdetto “Ferrari, se gli mettiamo la manetta sembra di guidare un tram!” e venne subito silurato.

Tra le sue vittorie, quella a cui più teneva era in F.2, con la Dino Ferrari. Era il 13 ottobre del 1968 ad Hochenheim. il vecchio di Maranello ci teneva particolarmente a quel propulsore, pensato proprio dal figlio Dino ed il Tino è stato il pilota che ha ottenuto la prima vittoria.

Fare parlare il Tino non era cosa facile, ma quando riuscivi a penetrare nella sua dura scorza uscivano fuori i tanti racconti, gli aneddoti di una vita trascorsa tra motori, gomme, strade, autodromi, tanta passione, sempre tenendo giù il piede. Nella sua vita avventurosa ha conosciuto grandi personaggi e tanti di quegli amici gli hanno voluto rendere omaggio quando ha compiuto, nel 2014, le ottanta primavere.

“E’ sempre stato un pilota energico ma sensibile, sempre stato un amico, pronto ad aiutarti senza fare domande” sono le parole di augurio di un altro grande amico, Frank Williams. Quando era giovane e viaggiava con il suo furgone vendendo ricambi da corsa, si fermava proprio a casa Brambilla a dormire e mangiare un piatto caldo di minestra!

“Monza era la pista dell’MV Agusta ed era il regno dei Brambilla” esordisce Giacomo Agostini, “quando ho iniziato con il Conte Agusta il Tino era già un campione, un riferimento per noi giovani. Poi lo ho seguito anche quando correva in macchina. Il duo Brambilla era famoso sulle piste e non era il caso di commettere qualche scorrettezza nei loro confronti. In una gara di F.3 a Vallelunga vidi un pilota mandare fuori pista uno dei fratelli. Non ci tentò una seconda volta, dopo la conseguente scazzottata in stereo!”

Sempre veloce il Tino in pista, stargli davanti era difficile. L’ultimo che le ha prese è stato proprio il Peo Consonni. Uscito da quella che chiama “l’università della Birona”, ovvero l’officina dei Brambilla, che si trovava a Monza, proprio in via Birona. Giampiero “Peo” Consonni, pilota e meccanico, ha continuato a correre per anni e trenta anni fa, quando il Tino aveva solamente 50 anni, ed il Peo venti in meno lo invita a fare una corsa in F.2000. “mi guarda con la sua solita flemma e dice: perché no, tanto so ancora guidare. Gareggiavo da parecchi anni, il Tino invece non prendeva in mano il volante di una macchina da corsa da parecchi anni ed ero convinto di metterlo dietro facilmente. Nulla di più sbagliato! Fa due giri prende un attimo le misure della macchina, che non aveva mai guidato, subito spara il tempo e mi parte davanti. Al verde parto come un fulmine, lo passo in staccata alla prima variante, lui glissa e si mette dietro fino alla Parabolica dove mi infila con una staccata delle sue. Tento di resistergli, ma non c’è nulla da fare ed esco spedito nella sabbia finendo lì la mia gara. Lui tranquillo arriva, come se nulla fosse, come se avesse sempre pilotato quel formula che aveva preso in mano solo per qualche giro e quando scende dal podio mi guarda e con la sua solita flemma monzese mi fa: ma dove volevi andare?” L’amicizia tra i due è fondata nel tempo e nelle notti passate in officina. Peo ed il Tino hanno anche fatto una sei ore a Pergusa con un prototipo ed anche quella volta il Tino da il meglio di se. La macchina è un vero disastro. Brambilla scende da qualche giro di prova e spara il verdetto “l’ha progettata un ingegnere agricolo, va come un tagliaerba!” ma appena sale Peo iniziano i disastri e si rompe il primo motore. “E’ stata una trasferta veramente sofferta! Abbiamo rotto tre motori in prova di cui uno prestato. Nei box ci viene a trovare un nostro amico che aveva a casa un’Alfa GTV. Lo guardiamo e gli chiediamo se possiamo prendere il V6 dalla sua macchina. Acconsente, gli facciamo a pezzi la macchina e siamo pronti a partire con il nostro prototipo CN ed un motore completamente di serie. Faccio il primo turno, non vado male, ma la macchina è senza frizione e la pompa dei freni va a pavimento. Sale il Tino, non c’è problema, parte a razzo, senza frizione e pompando per tutto il resto della gara sul pedale del freno. Alla fine arriviamo secondi assoluti, Tino passa sul traguardo e la macchina esala l’ultimo respiro. La parcheggia contro il muretto dei box, scende, mi fissa negli occhi ed esclama “l’era un cess, ma lu fa per ti – era un gabinetto, ma l’ho fatto per te!”

Memorabili le trasferte per la Temporada sudamericana. Si stava via oltre un mese ed i piloti si spostavano da una pista all’altra nel giro della settimana facendo anche centinaia di chilometri. La coppia regina di questa trasferte era quella formata da Tino Brambilla e Carlo Facetti, con l’amico di Cormano che specifica “avevamo una Fiat 125 nera, abbiamo attraversato il deserto con oltre 50 gradi all’ombra, ci stavamo sciogliendo!. Il Tino mi ha guardato ed in dialetto mi ha detto “cerca minga de fermas che fa cald – cerca di non fermarti che fa caldo”. Siamo partiti alle cinque della mattina, dovevamo andare a casa del nostro amico Manuel Fangio che ci ospitava, siamo arrivati oltre mezzanotte: già allora la polizia faceva i controlli della velocità con delle fotocellule e se andavi troppo forte ti fermavano e ti facevano aspettare. La prima volta, guidavo io, abbiamo superato il limite di 30 all’ora, e per quell’infrazione siamo dovuti rimanere bloccati per un’ora. Pensavamo di averla fatta franca ma dopo un centinaio di chilometri ci hanno fermato di nuovo per un’altra ora. Allora ha preso il volante Tino, subito ci hanno pizzicati nuovamente, ma questa volta la sosta è stata di due ore. Tino, gli dico, stiamo calmi, tanto arriviamo lo stesso. Niente da fare, dopo poca strada ci hanno bloccato un’altra volta, ma per altre quattro ore!”

Memorabili quegli anni, ogni domenica c’era una gara di F.3 e si girava l’Italia con la macchina ed il carrello appresso. Brambilla e Facetti avversari in pista ma amici avventurosi prima della gara “ci arrangiavamo a fare di tutto, autisti, meccanici, ed ovviamente piloti. Ogni trasferta era una avventura. Una volta, a pochi chilometri prima di Pergusa perdo una ruota del carrello. Tino intanto è andato avanti, ma io ero in ritardo, non c’era abbastanza tempo per riparare la ruota ed arrivare in tempo alle verifiche. Poco male, ho tirato giù il formula, ho messo in moto e sorpassando tutte le macchine in strada sono entrato in pieno in circuito, pochi istanti prima che si chiudessero le verifiche.”

La Birona ed il Bar di Stupid, l’officina e quel bar di amici e di grandi goliardate dove ci si sfidava su tutto, dalle corse in macchina a quelle in pattini a rotelle e la parte del Leone la faceva spesso il Tino. “Siamo fuori dal bar, arriva il Tino con la Guzzi e mi dice perentorio: sali! vieni con me a fare un piccolo giretto in moto” sono i ricordi di Doro Luchesini uno di quegli amici dell’officina e del bar “ero giovane, inesperto e vedevo gli altri che mi guardavano ridendo, non ero mai stato in moto con lui. Mi sistemo sul parafango posteriore della Guzzi, seduto sulla targa. Il Tino parte a manetta, entra in autostrada e ad oltre duecento all’ora infila le macchine a destra ed a sinistra come birilli. Passa Bologna, sull’Appennino sono tutte pieghe da paura, se qualche macchina non lo vede e lo stringe parte anche la pedata sulla portiera. Esce a Campagnano e passa il casello a manetta tanto che il casellante non riesce nemmeno a vederlo. Sono passate poco più di tre ore da quando siamo partiti da Monza e mi ritrovo nei box di Vallelunga con il Vittorio che correva in F.2 con la March. Dopo la gara siamo ripartiti per Monza, stesso passo dell’andata. Peccato che non sono riuscito a raccontarlo subito agli amici: sono dovuto stare a letto per due settimane con la labirintite!” Ma le goliardate e le stravaganze dei Brambilla non finivano qui: spesso il Tino girava per l’officina con una scimmietta sulle spalle che gli faceva compagnia mentre riparava i motori o riceveva i facoltosi clienti con la sua solita flemma monzese!

Immagini ©Massimo Campi / Archivio Brambilla – illustrazione ©Carlo Baffi

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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