Formula 1

Published on Maggio 12th, 2020 | by Massimo Campi

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Ferrari: operazione mondiale fallita

Alcuni grandi piloti non sono riusciti a vincere un mondiale con la Ferrari

Ormai è ufficiale, le strade della Ferrari e di Sebastian Vettel si dividono, un divorzio annunciato, una separazione consensuale con i due protagonisti che non sono riusciti più a trovare quella sintonia necessaria per raggiungere il risultato sperato. Colpa della Ferrari? Colpa del pilota? E’ inutile cercare le colpe ma servono strade nuove forze fresche disposte alla massima collaborazione. Il pilota tedesco è arrivato alla corte di Maranello con quattro titoli mondiali in tasca, grazie alle sue doti ma soprattutto alla superiorità delle monoposto di Adrian Newey che sembravano costruite attorno al suo stile di guida. Sicuramente il tedesco non lascerà ricordi di grande empatia nella tifoseria rossa, ma è stato un pilota che ha sempre badato ai risultati, alla squadra, un uomo che ha fatto della sua riservatezza la sua bandiera fuori dall’abitacolo. In cinque stagioni è arrivato due volte secondo nel mondiale alle spalle dei Lewis Hamilton, ma soprattutto dietro alla stratosferica Mercedes che continua ad essere un gradino sopra a tutte le altre monoposto della massima formula. A vantaggio di Vettel, almeno alla data odierna, ci sono solo dichiarazioni di una separazione consensuale, senza polemiche come è successo a molti alti suoi predecessori.

Vettel è l’ultimo di una serie di piloti, grandi o potenziali campioni, che non sono riusciti a conquistare l’ambito alloro mondiale con la Ferrari. Vediamo chi sono stati gli altri nella storia della scuderia di Maranello

Jacky Ickx – 1968 – 1970/73

Jacky Ickx torna in Ferrari nel 1970, dopo la prima esperienza del 1968. Ha appena vinto la 24 Ore di le Mans nel 1969, è giovane, velocissimo soprattutto sul bagnato. La Ferrari ha rivoluzionato la squadra corse, Mauro Forghieri ha progettato il nuovo 12 boxer e la 312B, ma le prime gare del 1970 servono per mettere a punto la monoposto con la Lotus di Jochen Rindt che vince ed accumula punti mondiali. A metà stagione la rossa è matura, Ickx vola ed inizia a vincere, Rindt muore a Monza, ma serve recuperare i punti persi ad inizio campionato.

A Monza si ritira, a Watkins Glen è solo quarto, vince le altre due gare, ma non riesce a sorpassare Rindt in classifica e finisce secondo – “Meglio così, non mi sarebbe piaciuto strappare il titolo a Jochen, che lo meritava pienamente.” È la sua dichiarazione a fine stagione, ma nelle prossime due stagioni la rossa non è più all’altezza ed infine il belga abbandona deluso Maranello. Si rifarà vincendo titoli mondiali nell’Endurance, la Parigi Dakar, ed altre cinque volte la 24 Ore di Le Mans.

Clay Regazzoni – 1970/1972 – 1974/76

Anche lo svizzero, come Ickx, torna alla Ferrari dopo un primo periodo. Siamo nel 1974, dalla BRM si porta dietro il giovane Niky Lauda, i due porteranno a Maranello due Mondiali Costruttori ed un Mondiale Piloti, ma Clay Regazzoni è presto offuscato dalla stella nascente austriaca.

La sua migliore stagione sarà il 1974, ma la Ferrari è già pienamente schierata verso Lauda e Clay Regazzoni deve spesso subire le scelte tecniche e le attenzioni verso il pilota austriaco. Con la 312B3 è secondo nel mondiale, complice l’ultima trasferta disastrosa a Watkins Glen dove arriva solo 11°.

Michele Alboreto – 1984/1988

Le doti del pilota milanese lo portano tra i piloti al top della categoria. Michele Alboreto arriva a Maranello nel 1984 fortemente voluto da Enzo Ferrari, che da anni non vuole piloti italiani alla sua corte, ma vede nel milanese un pilota di talento che può riportare il titolo mondiale al cavallino rampante. Alboreto non delude, uomo squadra, grande lavoratore, ma alla fine le aspettative si arenano nel 1985 con una serie di motori rotti. Michele è in testa al mondiale, quando il Drake decide di cambiare le turbine passando dalla tedesche KKK, montate dalla rivale McLaren-Porsche, alla americana Garret. Il trapianto non funziona, la rossa è più il tempo che passa nei box che in pista con Prost che vince il titolo mondiale.

Michele da serio professionista abbozza, continua senza polemiche, ma al posto di Forghieri arriva John Barnard che ha una idiosincrasia verso i piloti italiani appoggiando apertamente Gerard Berger. Alla fine del 1988, scomparso Enzo Ferrari, un deluso Alboreto decide di cambiare aria con il rimpianto di non essere riuscito a realizzare il grande sogno.

Nigel Mansell – 1989/1990

Al posto di Alboreto arriva, nel 1989, Nigel Mansell, che vince al debutto con la nuova Ferrari 640 progettata da John Barnard infiammando il tifo rosso. Ma ben presto arriveranno le delusioni ed in due stagioni sale tre volte sul gradino più alto del podio collezionando un 4° ed un 5° posto nel mondiale.

Alla fine decide di ritirarsi, sopraffatto dalla grossa pressione psicologica di Maranello e dal compagno Alain Prost. Poi ci pensa Frank Williams, lo convince a ritornare in pista con la nuova monoposto disegnata da Adrian Newey dove finalmente riesce a conquistare il titolo mondiale 1992 dimostrando di essere un campione all’altezza dei grandi.

Alain Prost – 1990/1992

Nel 1989 Alain Prost vince il suo terzo titolo mondiale con la McLaren, un titolo tra mille polemiche quando il francese, a Suzuka chiude il compagno di squadra Senna alla Chicane Triangle coinvolgendolo nel noto incidente. Prost si ritira, mentre Senna, spinto dai commissari in pista, continua fino a vincere la gara, ma viene poi squalificato per essere rientrato sul tracciato tagliando la chicane. A fine stagione il francese abbandona il team inglese per approdare alla Ferrari, ma anche qui fa ben presto valere il suo carattere mettendo in ombra il compagno Mansell.

La stagione migliore con la rossa è il 1990, Prost è il lotta per il mondiale contro la McLaren di Senna, ma il brasiliano si vendica tamponandolo in partenza a Suzuka dove poteva vincere gara e titolo sorpassando l’acerrimo rivale che vince matematicamente il titolo. Prost continua nel 1991 con la rossa, ma si è rotto l’idillio e si consuma il divorzio tra mille polemiche quando il francese definisce la monoposto “un camion”. Prost è licenziato in tronco, per l’ultima gara prende Morbidelli il suo posto, ma dopo un anno sabbatico, complice la Renault, scalza Mansell dall’abitacolo della Williams per il 1993, complice i soldi portati dalla Renault, dove vince il suo ultimo titolo mondiale.

Fernando Alonso – 2010/2014

Dopo gli anni d’oro di Michael Schumacher che ha riportato ai vertici mondiali la rossa, ed il titolo mondiale del 2007 di Kimi Raikkonen, a Maranello sono alla ricerca di un nuovo leader. Fernando Alonso sembra l’uomo giusto, due volte mondiale con la Renault velocissimo e carismatico. L’asturiano arriva alla Ferrari nel 2010, ma sul suo cammino trova la Red Bull di Sebastian Vettel a sbarragli la strada per riportare il titolo mondiale a Maranello. Con la Ferrari continua altre quattro stagioni, ancora con altri due secondi posti.

Alla fine del 2014, abbandona la squadra tornando all’ovile McLaren sperando nella nuova motorizzazione Honda ma l’operazione si rivela fallimentare. Alonso cambia aria, ora il suo obbiettivo è quello di conquistare l’ambita “triple crown” qual titolo immaginario composto dal mondiale di F.1, vittoria a Le Mans, dove ha già vinto due volte e la 500 Miglia di Indianapolis. Intanto, per vincere a Le Mans con la Toyota, è anche riuscito a conquistare il titolo mondiale nell’Endurance dimostrando di essere uno dei pochi piloti poliedrici.

Immagini © Massimo Campi

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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