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Published on Dicembre 14th, 2015 | by Bruno Brida

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De Tomaso: qui finisce la storia con danno ai lavoratori

La storia della De Tomaso non poteva finire nel peggiore dei modi.

A rimetterci di più saranno i quasi mille dipendenti dello stabilimento (o meglio ex stabilimento) piemontese di Grugliasco.

I lavoratori della De Tomaso (in protesta nella foto del bisettimanale d’informazione Luna Nuova) sono vittime di una truffa  – i cui contorno la Magistratura deve ancora definire – che li colpisce in modo diverso. Per gli under 40 a fine mese finisce la mobilità da 750 euro al mese con pochissime prospettive per il futuro, mentre per i più anziani è incerta perfino la pensione.

Infatti, sembra ormai accertato che il titolare dell’azienda Gian Mario Rossignolo, presidente Telecom Italia nel 1998 e proprietario del marchio De Tomaso dal 2009, non abbia mai versato i contributi integrativi pur trattenuti in busta paga.

Inoltre è sfumata definitivamente la pur remota possibilità che la società automobilistica Ideal Team Ventures Limited (sede fiscale nelle Isole Vergini, sede operativa ad Hong Kong, produzione in Cina), proprietaria del Marchio da aprile 2015, abbia intenzione di costruire un modello De Tomaso nel nostro Paese. Lo farà – ha comunicato – ma in uno stabilimento dell’Estremo Oriente.

Eppure, quando nel 2009 si aggiudicò all’asta l’ormai appannato marchio modenese,  Gian Mario Rossignolo era apparso quasi un salvatore per tanti lavoratori dell’esausta industria locale, tant’è che la Regione Piemonte si affrettò ad acquistare lo stabilimento ex Pininfarina di Grugliasco per 14,4 milioni per poi affittarlo all’imprenditore per 650mila euro.

Da parte sua, Gian Mario Rossignolo si annunciò al mercato internazionale con un programma industriale decisamente allettante, riassunto in un comunicato datato 16 novembre di quel fatidico 2009: presentazione del primo modello al Salone di Ginevra del 2011; 8000 vetture annue con produzione a regime, di cui 3000 crossover, 3000 limousine, 2000 coupé.

Gian Mario Rossignolo, ex proprietario della De Tomaso

Gian Mario Rossignolo, ex proprietario della De Tomaso.

“Per la produzione – precisava quel comunicato – saranno coinvolte le maestranze degli stabilimenti ex Pininfarina di Grugliasco a Torino ed ex Delphi di Livorno. A Torino saranno assemblate le scocche e saranno svolte le lavorazioni di verniciatura, assemblaggio e finizione mentre a Livorno saranno effettuate le lavorazioni meccaniche e di assemblaggio dei sottogruppi. L’investimento complessivo è pari a 116 milioni di euro nei prossimi 4 anni”.

Ovviamente, prima di pensare alla produzione, era necessario riqualificare il personale. Per questa operazione Rossignolo ottenne dal ministero del Lavoro 7,5 milioni di euro come prima tranche di un finanziamento globale di oltre 19 milioni. In realtà, secondo i sindacati, i corsi coinvolsero solo una settantina di addetti per una durata di pochi giorni.

Al termine di indagini, la Procura di Torino decise nel luglio del 2012 di arrestare l’ultraottantenne Gian Mario Rossignolo (in realtà arresti domiciliari per via età).

Oltre a Rossignolo furono arrestati un dirigente della De Tomaso, bloccato a Livorno, e un mediatore creditizio, che operava nel Bergamasco. Quest’ultimo era coinvolto nell’inchiesta per aver fornito una polizza – poi risultata falsa, secondo l’accusa – richiesta dalle procedure per l’erogazione dei fondi per i corsi di formazione. Il processo è programmato per marzo prossimo.

Una storia in chiaroscuro

D’altra parte, nella storia della De Tomaso, anzi del suo fondatore Alejandro De Tomaso (morto nel 2003 dopo una grave malattia), ci sono diverse operazioni mai ben chiarite. Come l’acquisizione da parte dell’imprenditore italo-argentino, grazie a forti appoggi politici, della Maserati e dell’Innocenti, gli strani rapporti con Giuliano Malvino, oppure il misterioso piano di ampliamento della produzione dell’inizio anni Duemila tramite l’azienda russa Uaz del gruppo Severstal, grande gruppo dell’acciaio.

Il progetto era quello della costruzione di un nuovo modello di fuoristrada con motore Iveco, il Simbir 4×4. L’accordo fu sottoscritto a Mosca il 3 aprile del 2002 alla presenza dei capi di governo Berlusconi e Putin.

Luogo di produzione per questo investimento sarebbe stata la Calabria e più precisamente l’area industriale della Valle del Tacina di Cutro nel crotonese. Nel gennaio del 2005 il progetto ottenne il via libera definitivo da parte della Commissione Europea per l’aiuto di stato per un importo di oltre 80 milioni di euro (sui 136 necessari) alle aziende Uaz Europa e De Tomaso Consortile. Ovviamente il progetto rimase lettera morta.

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About the Author

Bruno Brida

Laureato in ingegneria. Giornalista da oltre 40 anni nel settore motoristico, produzione e sportivo. Consulente della comunicazione. Esperienze: redattore di Quattroruote, caporedattore di Autoruore 4x4, caporedattore centrale della Gazzetta di Crema e della Gazzetta di Monza, direttore di Paddock.



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