Storia

Published on Dicembre 9th, 2015 | by Massimo Campi

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Negli anni ’60 e ’70, Roy Winkelmann e Don Nichols, due spie hanno fondato team da corsa

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Nel mondo del motorsport ci sono state tante storie strane, squadre dalle origini misteriose, personaggi indefinibili. Anche il mondo dei servizi segreti per intenderci la CIA americana, c’erano personaggi amanti delle corse che hanno saputo trasformare la loro passione in un vero business da corsa come Roy Winkelmann e Don Nichols. 

Roy Winkelmann Racing, re della Formula Due

Nato in Inghilterra da una famiglia di origini tedesche Roy Winkelmann si spostò con la famiglia negli USA durante gli anni ’50. Il giovane Roy studiò nella Università di San Josè nello Utah laureandosi in criminologia ed entrò in seguito come ufficiale dell’US Air Force dove divenne agente dei servizi segreti americani. Durante la “Guerra Fredda ” tornò come base operativa in Inghilterra e appassionato di corse incontrò nei circuiti inglesi Alan Rees con cui strinse subito amicizia e con lui approdò alla Brabham nel 1964. Winkelmann con la sua attività alla CIA aveva a disposizione grosse cifre e viveva con una consistente agiatezza economica, così Alan Rees lo convinse ad acquistare delle vetture e creare un proprio team. Roy Winkelmann capì che era anche una buona copertura per la sua prima attività, così nacque il Roy Winkelmann Racing, team di F.2 ed anche rivendita di ricambi da corsa. Tra i piloti emergenti in Brabham c’era il giovane Jochen Rindt, austriaco roccioso e veloce, subito notato da Alan Rees, Roy Winkelmann e da capo meccanico della squadra Peter Kerr. Nella neonata Formula Due, con la Brabham BT23 C ed in seguito con la Lotus, Jochen Rindt ottiene ben 23 vittorie, un vero record. Intanto Roy Winkelmann continuava nella sua attività di spia. La sua vera specialità nella CIA era la contro informazione e creò un vero e proprio impero quando si inventò e vendette ai servizi USA dei sofisticati sistemi elettronici di sicurezza , che vennero utilizzati un pò ovunque ,da Baghdad a diversi paesi in Europa e si dice anche in Italia. Alla fine degli anni ’60 Alan Rees e Peter Kerr andarono alla neonata March , Jochen Rindt si affidò alle cure di Bernie Ecclestone che divenne suo manager, mentre Winkelmann tornò in America ed aiutò Dan Gurney e la sua ARR Eagle. Negli anni ’80 fu inoltre legato al progetto di far tornare la Lotus a Indy con la 96T progettata da Gerard Ducarouge e Mike Couglan, la monoposto fu costruita ma poi non corse e Roy Winkelmann tornò ai suoi misteriosi affari. Infine è morto a 81 anni , nel 2011 , in Florida dove si era trasferito con sua moglie Judy e con suo figlio Mike di cui però in perfetto stile familiare …si sono perse le tracce.

Don Nichols e la Shadow

Donald “Don” Nichols, come Winkelmann  è un agente della CIA, si dice che sia stato impiegato nella seconda guerra mondiale, in Corea nord e sud, Giappone, Vietnam e Germania. Insomma, dove i Marine’s posavano i cingoli di un carro armato a terra, Don Nichols c’era ed ancora oggi il fascicolo riguardante la sua carriera è sigillato negli archivi segreti della CIA. Alla fine degli anni ’60, Don Nichols capisce che è ora di dire basta a operazioni ad alto rischio e missioni segrete in nome degli USA, e si butta nel mondo motorsport. Fonda la Advanced Vehicle Systems Inc. con lo scopo di progettare e costruire un macchina per correre nella CanAm. Subito parte alla grande, con mezzi e risorse ma anche con piloti di primo piano come George Follmer, Vic Elford e Jacky Oliver che poi entrerà nell’organico del team.

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Tutte le macchine prodotte dalla Advanced Vehicle Systems Inc. si chiamano Shadow (ombra) e hanno come logo un uomo in impermeabile, cappello nero e la posizione tipica di una spia sotto copertura tanto per richiamare le origini del suo fondatore.  La Shadow ha tutto per sfondare, vince in America  e nel 1973, con il patrocinio della UOP ( Universal Oil Products), il team di Don Nichols sbarca in Formula Uno, debuttando al Gran Premio di Sudafrica. Con i piloti Oliver e Follmer, la Shadow ottiene nell’anno del debutto due podi in Francia e Spagna e l’agente speciale Don Nichols piazza il colpo vendendo i telai alla Embassy-Hill di Graham Hill.

La storia della Shadow continua fino al 1980, quando Don Nichols cede una quota del Team al magnate cinese Teddy Yip e nasce la Theodore-Shadow, ma è il canto del cigno di un team tra i più gloriosi della storia della Formula Uno. I risultati sono  pari a zero e la Shadow chiude i battenti in Formula Uno a metà 1980. Dalle ceneri nascerà la Theodore Racing, ma quella è un’altra pazza storia.

Per la Shadow hanno corso piloti del calibro di Jean-Pierre Jarier , Peter Revson, Brian Redman, Tom Pryce, Alan Jones che coglie in Austria nel 1977  la prima e unica vittoria in F.1 nella storia della Shadow. Nel 1978 accade l’incredibile: Tony Southgate, Alan Rees e Jackie Oliver mollano Don Nichols e la Shadow per formare la Arrows. Non solo, la Arrows FA1 è praticamente la gemella della Shadows Dn9. In pratica il progettista e il team manager (Southgate e Rees) prima di licenziarsi dalla Shadow sono passati negli uffici californiani e si sono messi in tasca i disegni della vettura che avevano progettato poco tempo prima. La spia Don Nichols vittima di un furto tra i più clamorosi della storia della Formula 1. Sembra uno scherzo, ma è tutto vero. Don Nichols porta in tribunale i vertici Arrows e vince senza troppi problemi.

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Finita l’avventura in Formula Uno anche Don Nichols scompare. Si dice che sia defunto nel 1992, ma in perfetto stile dei servizi segreti la notizia è in dubbio. Della Shadow rimane una intrigante storia, ed alcune tra le più belle ed eleganti vetture della F.1.

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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