Published on Novembre 3rd, 2015 | by Bruno Brida

Steve McQueen pilota: ora è un film

Trentacinque anni fa, per l’esattezza il 7 novembre 1980, moriva a Ciudad Juárez (Messico) Steve McQueen. Aveva appena 50 anni.

Fu (e rimane ancor’oggi) uno degli attori di Hollywood più amati dal grande pubblico per la sua aria da simpatico, audace, spericolato mascalzone resa famosa con il film La grande fuga.

Figlio di uno stuntman, Steve McQueen ebbe sempre però nel sangue l’amore per le corse, prima con le moto (i cui premi in denaro gli assicurarono il companatico una volta congedato dal corpo dei Marines e gli permisero di pagarsi i corsi di recitazione presso l’Actor’s Studio di New York) poi, diventato famoso, con le auto dove fece valere le sue innate qualità di guida. Recentemente è stato “utilizzato” assieme a Lweis Hamilton in uno spot pubblicitario per un noto marchio d’orologi.

Il suo risultato migliore da pilota auto fu il secondo posto, conquistato con un piede ingessato, alla 12 Ore di Sebring del 1970 alle spalle della Ferrari 512 S ufficiale dell’equipaggio di Mario Andretti – Nino Vaccarella – Ignazio Giunti. Suo compagno per l’occasione fu Peter Revson e la vettura utilizzata una Porsche 908.

 

“Le Mans”, film cult

Nel 1971 quella Porsche 908 fu utilizzata come camera car per girare Le Mans. Il film fu un flop al botteghino e costituì un grosso fiasco nella carriera di McQueen, ma a distanza di anni viene ricordato come una realistica testimonianza su uno dei più famosi periodi della storia motoristica e come uno tra i migliori film di corse automobilistiche mai girato (nel video sotto, alcune sequenze).

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Di certo quel film, che portò al dissesto finanziario della sua famiglia, fu un vero atto d’amore di McQueen per le corse automobilistiche, che purtroppo furono indirettamente la causa della sua morte. Infatti, nel 1979 gli fu diagnosticato un mesotelioma pleurico, un tumore associato all’esposizione all’amianto di cui furono rinvenute tracce nelle tute da pilota utilizzate da McQueen.

Ora a 35 anni dalla sua morte esce nelle sale cinematografiche italiane per soli tre giorni (7-8-9 novembre) Steve McQueen: una vita spericolata, documentario (in apertura di articolo  il trailer di lancio) su quella che avrebbe dovuto essere la sua più grande impresa – girare il film definitivo sulla 24 ore di Le Mans  –  e che invece gli costò il prezzo più alto dal punto di vista artistico, umano, economico e probabilmente anche la morte.

Il film Steve McQueen: una vita spericolata di Gabriel Clarke e John McKenna mette insieme interviste ai familiari dell’attore-regista-pilota, materiali di repertorio e sopratutto filmati d’archivio tratti dalle tre ore e mezzo di girato sul set del 1970, un dietro le quinte del progetto (naufragato tra costi faraonici, liti col regista e il produttore) che era rimasto nascosto in scantinati e garage in Europa e negli Stati Uniti per quarant’anni.

Un film – documentario che le nuove generazioni dovrebbero vedere per capire cosa significasse essere pilota quarant’anni fa.

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About the Author

Bruno Brida

Laureato in ingegneria. Giornalista da oltre 40 anni nel settore motoristico, produzione e sportivo. Consulente della comunicazione. Esperienze: redattore di Quattroruote, caporedattore di Autoruore 4x4, caporedattore centrale della Gazzetta di Crema e della Gazzetta di Monza, direttore di Paddock.



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