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Published on giugno 9th, 2015 | by Massimo Campi

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Le Mans 1970: la sconfitta Ferrari e la vittoria Porsche

Tredici giugno 1970, sul tracciato della Sarthe si consuma la sfida dell’anno, quella tra i due cavallini di Maranello e di Stoccarda.

La 24 Ore di Le Mans è l’appuntamento dell’anno, tutti si aspettano una rivincita delle rosse dopo le delusioni patite nelle prime gare stagionali. Una sola vittoria, a Sebring, maturata più per i guai delle 917 che per le prestazioni della 512S. La 5 litri italiana è una vettura realizzata in fretta, per combattere contro le Porsche, nuove protagoniste della gare di durata, ma sin dai primi giri di prova ha dimostrato i suoi limiti. È veloce, il suo V12 è anche più potente del 4,5 litri boxer di Zuffenhausen, ma la 512S ha problemi di aerodinamica e i bilanciamento generale. Manca la costanza di prestazioni, “se gli mettiamo una manetta sembra un tram” sentenzia in un test Tino Brambilla. Ha bisogno di sviluppo, ma in Ferrari devono anche sviluppare la nuova 312B du F.1 con il nuovo boxer di tre litri ed il tempo per la grossa sport manca. La vittoria di Sebring fa ben sperare, ma sarà solo un fuoco di paglia ed a Monza la vettura italiana soccombe alle vetture tedesche mostrando tutti i suoi limiti. Tutti attendono la riscossa per Le Mans dove sono state provate delle nuove carrozzerie aerodinamiche a coda lunga per le alte velocità sull’Hunaudieres, ma anche la Porsche non è da meno e si è preparata minuziosamente per conquistare la vittoria più ambita, la prima del suo palmares.

Quattro le 512S ufficiali a cui vanno aggiunte quelle della Filipinetti, NART, Scuderia Montjuich ed Ecurie Francorchamps, contro le Porsche della Gulf-Wyer, Saltzburg e le Martini, a far da contorno le piccole tre litri: Ferrari 312P della Nart, le Alfa Romeo e le Matra ufficiali. In Ferrari, la coppia regina è quella composta da Jacky Ickx e Peter Shetty, ma c’è anche quella composta da Nino Vaccarella ed Ignazio Giunti che parte in prima fila accanto alla Porsche di Elford che ha conquistato la Pole nelle prove, poi ci sono le vetture dei giovani Regazzoni –Merzario e di Peterson-Bell.

Per la prima volta viene modificata la tradizionale “partenza  Le Mans”, con le vetture schierate a spina di pesce in base ai tempi ottenuti in prova ed i piloti già seduti a bordo e con le cinture di sicurezza allacciate. In onore della ventesima partecipazione della Porsche, lo stesso Ferdinand Porsche diede il via abbassando il tricolore francese alle 16:00.

Dopo appena sette giri Nino Vaccerella rientra mestamente ai box con il V12 a pezzi, le Porsche già fanno l’andatura della gara ed il sogno di contrastare le vetture tedesche inizia ad incrinarsi. Arriva la prima telefonata a Maranello, Enzo Ferrari già tuona al telefono, “un motore arrosto dopo solo sette giri, non è possibile!”, ma sarà la sera che riserverà le sorprese peggiori. Dopo 4 ore di gara iniziano i cambi piloti ed anche una leggera pioggerellina verso Maison Blance. Sulla 512S numero 8 scende Arturo Merzario e sale Clay Regazzoni, alla sua prima esperienza sul difficile tracciato francese. “Vai tranquillo, tutto bene” sono le parole del comasco e Clay parte sgommando con le gomme da asciutto. Tre Ferrari viaggiano in formazione compatta, davanti Wissel con la 512S Filipinetti, segue Regazzoni e dietro c’è Mike Parkes con l’altra 512S Filipinetti. La 512S numero 14 della Filipinetti entra in scia alla 917LH di Larrousse quando un fiotto d’olio esce dal cambio della tedesca imbrattando il parabrezza della rossa. Raine Wissel guida al buio, scruta il rail a 380 all’ora sulla sinistra pur di rimanere in gara mentre le altre Ferrari arrivano alle sue spalle. A Maison Blanche si ritrovano davanti la Alfa Romeo 33-3 di De Adamich che deve doppiare una vettura più lenta e scarta di colpo senza vedere la Ferrari alle sue spalle. Wissel con il parabrezza sporco d’olio, frena di colpo, Regazzoni a sua volta frena per evitare la 512S svizzera, ma con le gomme da asciutto sulla pista umida vola sulla vettura di Wissel. Il colpo è così violento che il cofano anteriore della vettura di Regazzoni finisce sul tetto della Filipinetti impedendo allo svedese di uscire dall’abitacolo. Mike Parkes si ritrova nel mucchio ed anche la sua 512S si distrugge prendendo fuoco nell’urto. Intanto Derek Bell, a bordo dell’altra 512 S arriva ad una velocità di circa 160 km/h superiore. Bell compie un miracolo nell’evitare l’impatto ma il motore della Ferrari, nella scalata, sale troppo di giri e si rompe il giro dopo sul rettilineo dell’Hunaudières. Le fiamme divampano, ma i pompieri intervenirono prontamente e nessun pilota ebbe conseguenze. Quattro Ferrari eliminate in un sol colpo, Mauro Forghieri è una furia ai box, e deve anche riferire a Maranello.

La pioggia si infittì attorno alle 20:00. L’ultima Ferrari ufficiale era guidata da Jacky Ickx e Peter Schetty. Ickx, probabilmente il pilota più talentuoso del suo periodo sotto la pioggia, riuscì a portare la sua vettura dal sesto posto delle otto di sera al secondo della mezzanotte. Ma il colpo finale arriva all’undicesima ora, tre del mattino. Jackiy Ickx è quinto quando alla Chicane Ford si bloccano improvvisamente i freni. La 512S esce di strada e nel volo uccide un commissario di pista.

Anche le Porsche avevano avuto molti problemi. Pedro Rodriguez ruppe una biella, Hailwood uscì alla curva Dunlop e Siffert ruppe il motore sbagliando una cambiata mentre superava delle vetture più lente. Anche la Porsche-Salzburg 917 LH ebbe problemi. Tutti i protagonisti erano usciti di scena durante la notte. All’alba, quando il tempo passò dalla pioggia intensa alla tempesta, tre 917 erano al comando, seguite da una 908. Le Porsche restanti dovettero finire la gara a velocità ridotta. Hans Herrmann e Dick Attwood nella loro Porsche-Salzburg 917 K rossa e bianca numero 23 vinsero, mentre Gérard Larrousse e Willi Kauhsen finirono secondi con l’Auto Hippie.

Solo sette auto completarono la gara. Hans Hermann, era un veterano quarantenne, aveva promesso alla moglie di lasciare le corse se fosse riuscito a vincere a Le Mans, un successo che aveva solo sfiorato nel 1969. Mantenne la promessa e si ritirò immediatamente, con grande sorpresa della Porsche, che finalmente era riuscita nell’impresa di conquistare la gara più ambita.

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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