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Published on giugno 2nd, 2015 | by redazione

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159 S: la consacrazione del 12 cilindri Ferrari

Se il Gran Premio di Roma del 1947 registrò la prima vittoria di una vettura di Enzo Ferrari, quello di Torino dello stesso anno consacrò la validità del suo 12 cilindri, segnando così la strada tecnica della sua futura produzione, da corsa e stradale.

Alla gara torinese, disputata il 12 ottobre 1947, Ferrari partecipò con una 159 S Competizione (nella foto d’apertura, un esemplare perfettamente restaurato) affidata a Raymond Sommer. Questa vettura Sport a forma di sigaro era stata portata al debutto un mese prima al Circuito di Modena da Franco Cortese, che era stato costretto al ritiro per noie all’impianto d’accensione.

Del secondo Gran Premio di Torino, riservato a vetture Sport, si disse che era stata “la più bella corsa dell’anno”. Sicuramente fu interessante, anche se non appassionante o ricca di colpi di scena, perché la vittoria di Sommer con la dodici cilindri Ferrari, dal quindicesimo giro in poi, non fu mai in discussione.

Fu piuttosto una gara che aprì e chiuse il confronto fra due diverse macchine e due diverse scuole, permettendo di vederne la futura evoluzione. Le due diverse macchine erano, da una parte, la Ferrari 12 cilindri sport reduce dalla sconfitta di settembre al Circuito di Modena, e la Maserati 6 cilindri sport che quel circuito se lo era aggiudicato. Le diverse scuole erano la nuova produzione italiana nel campo della vettura sport internazionale e la produzione francese, da tempo sulla breccia in quello stesso campo con diversi modelli.

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Raymond Sommer festeggiato dopo la vittoria al Gran Premio di Torino del 1947 sulla Ferrari 159 S.

I partenti, dopo la selezione basata sui migliori tempi stabiliti in prova, secondo un criterio imposto dall’abbinamento alla Lotteria, furono venti. Al via fu Villoresi con la Maserati a mettersi in luce, seguito da Sommer con la Ferrari, a sua volta tallonato da Ascari sulla seconda Maserati. Per cinque giri Villoresi tenne la testa, poi fu superato da Sommer; si riportò in testa, ma per due giri soltanto. Sommer si installò saldamente al primo posto, e la distanza fra lui e gli inseguitori si fece sempre più grande.

Poiché Ascari dovette fermarsi per la rottura del cambio e Villoresi poco dopo per un identico guasto, Sommer non ebbe più problemi fino al traguardo; si può affermare che l’episodio più vivace della seconda parte della gara fu il duello tra Auricchio con la Fiat 1100 Stanguellini e Rol con la Simca 1200.

La Ferrari 159 S, su un circuito di 504 chilometri, da frenata e da accelerazione ad un tempo, inclusa una parte velocistica abbastanza importante, si impose con autorità assoluta. Il 12 cilindri di Maranello si rivelò dunque l’esemplare di vettura sport da competizione tecnicamente più aggiornato d’Europa, a distanza siderale dalle analoghe costruzioni francesi, da cui la dividevano numerosi dettagli.

Si trattava di una vettura sport azionata da un motore relativamente piccolo, di nemmeno 2000 cc di cilindrata, ma generoso di cavalli (60 cavalli a litro, 125 CV complessivamente), contro macchine munite di motori di grossa cilindrata (4500 cc la Talbot e 3600 cc la Delahaye) ma di mediocre potenza specifica (40 cavalli per litro, 170 complessivamente), e frazionato su sei cilindri.

Il motore 12 cilindri della Ferrari 159 S.

Il motore Ferrari era ad elevato regime di rotazione, con un rapporto fra corsa e alesaggio inferiore all’unità, il classico “super quadro”. Mentre erano motori relativamente lenti quelli delle vetture sport francesi. La 159 S era leggera, di ridotto ingombro, pronta accelerazione, facile frenatura, estrema maneggevolezza. Tutt’altro discorso per le francesi, grosse, ingombranti e pesanti.

Dunque è chiaro che su un tracciato che comportava due rallentamenti sensibili, altrettante accelerazioni e un tratto misto tale da imporre una perfetta stabilità laterale, soltanto la Ferrari 159 S poteva uscirne bene. Soprattutto dopo l’uscita di scena delle Maserati, le uniche vetture tecnicamente e costruttivamente affini. Anch’esse infatti erano vetture sport leggere, maneggevoli, agili, con la stessa potenza, peso ed ingombro, ma con qualche difetto di messa a punto per ciò che riguardava sospensioni e freni, e una certa debolezza strutturale.

Raymond Sommer fu talmente entusiasta delle qualità tecniche della 159 S che dopo la vittoria di Torino ne acquistò una. Da parte sua, Enzo Ferrari investì comprò una pagina pubblicitaria su un quotidiano per celebrare l’evento ma utilizzò una fotografia di Franco Cortese al Gran Premio del 25 maggio, prima vittoria della Casa, sovrapposta al Cavallino Rampante.

Nel video, il Gran Premio di Torino del 1947 raccontato dal cinegiornale La settimana Incom del 15 ottobre 1947.

Ferrari 159 S

Anno di produzione 1947
Categoria Sport
Motore Anteriore longitudinale; 12 cilindri a V (60°); testa e basamento in lega leggera, canne riportate in ghisa speciale; cilindrata 1902,84 cc (alesaggio x corsa 59 x 58 mm); rapporto di compressione 8,5:1; 125 CV a 7000 g/m; 1 albero a camme in testa, 2 valvole in testa per cilindro; 1 carburatore Weber 30 DCF; accensione a 2 spinterogeni; raffreddamento ad acqua; lubrificazione a carter umido.
Trasmissione Trazione posteriore; frizione monodisco a secco; cambio 5 marce + RM.
Autotelaio Spider; telaio a longheroni e traverse tubolati; avantreno a ruote indipendenti, quadrilateri deformabili, balestra trasversale inferiore; retrotreno a ponte rigido semiflottante, balestre longitudinali, barra stabilizzatrice trasversale; freni a tamburo a comando idraulico;  quadrilateri deformabili, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici; freni a disco; sterzo a cremagliera; pneumatici ant./post.  5.50×15/5.50×15.
Dimensioni, pesi, prestazioni Passo 2402 mm; carreggiata ant./post. 1255/1200 mm; peso a vuoto 750 kg; velocità max 180 km/h.

 

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