Storia

Published on Dicembre 21st, 2014 | by Massimo Campi

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Lorenzo Bandini, 21 dicembre 1935

Avrebbe compiuto ottanta anni, stiamo parlando di Lorenzo Bandini, un pilota che ha segnato un’epoca nella F.1, per la sua figura umana, ma purtroppo per la sua fine nel GP di Montecarlo.

A Barce, in   Libua, allora colonia italiana, nasceva in un a famiglia di immigrati andata a cercare fortuna in terra africana, Lorenzo Bandini. Tre anni dopo, nel 1938, la famiglia torna in Italia e si stabilisce a Brisighella in provincia di Ravenna dove acquista un albergo. Tutto sembra andare bene, ma ben presto arriva la Seconda Guerra Mondiale, il padre viene fucilato, l’albergo distrutto, ed il Giovane Lorenzo deve dare una mano in famiglia. Trova lavoro in una officina a Reggilo, si accende la passione dei motore, è un bravo meccanico e finisce con la sorella a Milano a cercar fortuna. Nel 1950 trova lavoro in un’officina di via Plinio, il Garage Rex di Goliardo Freddi, padre di Margherita, sua futura moglie. La passione per i motori arde, inizia a frequentare Monza, e nel 1956 debutta alla Castel Arquato-Vernasca, con la Fiat 1100 del futuro suocero. Poi le monoposto, con la piccola F.Junior, Lorenzo va forte, è uno dei giovani italiani su cui puntare, e debutta in F.1 il 18 giugno del 1961 nel G.P. del Belgio a Spa su una Cooper Maserati della Scuderia Centro-Sud di Mimmo Dei. La vittoria su una Ferrari privata alla 4 Ore di Pescara, gli apre le porte della Ferrari, è il sogno che diviene realtà. Bandini si cimenta subito in F.1 e al volante dei prototipi, dove nel 1963 s’impone nella 24 Ore di Le Mans insieme a Ludovico Scarfiotti.

Nel 1964 è il secondo pilota della Ferrari mondiale con John Surtees, ed il campione inglese deve ringraziare proprio l’italiano che blocca Graham Hill nel GP del Messico permettendo a Surtees di conquistare i punti necessari alla vittoria del campionato. La stagione 1964 è anche l’anno della prima ed unica vittoria di Lorenzo in F.1: il 23 agosto sulla pista austriaca di Zeltweg, poi solo delusioni negli anni successivi con la F.1: la Ferrari è in piena crisi tecnica contro le vetture inglesi. Si consola nel 1966 con la vittoria alla Targa Florio in coppia con Nino Vaccarella e anche il ’66 si rivelerà alquanto  parco di soddisfazioni rispetto alle premesse, che lo avevano visto balzare in testa al mondiale di F.1.

Il 1967 doveva essere il suo anno, pilota di riferimento della rossa, grande responsabilità. Lorenzo parte col piede giusto, trionfando prima nella blasonata 24 Ore di Daytona e poi nella 1000 KM di Monza: la vettura è la 330 P4, il compagno è Chris Amon. A Montecarlo è il favorito, ma ben presto si rende conto che la vittoria è dura da conquistare dopo essere partito dalla prima fila. Dopo una gara altalenante arriva il dramma all’82° giro, la sua Ferrari n°18, arriva lunga alla chicane del porto, urta una bitta, si spezza in due e prende fuoco. Quando Bandini viene estratto dai rottami carbonizzati, presenta ustioni su circa l’80% del corpo. A nulla vale l’immediato trasporto al nosocomio di Montecarlo, dove morirà dopo tre giorni di agonia lascindo un grande ricordo negli appassionati ed ai telespettatori che vissero uno dei primi drammi dell’automobilismo in diretta.

 

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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