Targa Florio 1973, la fine di un'epoca - Motoremotion.it


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Published on dicembre 5th, 2013 | by Massimo Campi

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Targa Florio 1973, la fine di un’epoca

targa-florio-1973_4     Anno 1973, la fine di un’era, quella della targa Florio, la grande corsa su strada voluta da Vincenzo Florio dopo aver visto il gran premio di Francia, essersi entusiasmato per quei bolidi che solcavano a grande velocità le strade francesi ed aver pensato che una grande corsa sulle strade della sua Sicilia avrebbe portato l’isola ad una notorietà internazionale.

La grande corsa siciliana ha ben 73 anni di storia e con l’edizione del 1973 si sta avviando ad un triste declino. Le grandi gare su strada fanno tutte parte del passato, come la Carrera Panamericana, la Mille Miglia, il circuito del Mugello, ha resistito solo la creatura di Vincenzo Florio, ma è diventata anacronistica e pericolosa con le nuove vetture sport-prototipo, sempre più veloci e performanti, poco adatte alle strette strade delle Madonie. Il destino è segnato, l’edizione ’73 sarà anche l’ultima inserita nel Campionato del Mondo Marche dove Ferrari, Matra, Alfa Romeo, Mirage-Ford e Porsche stanno disputando le corse. Mirage e Matra infatti non scendono in Sicilia, reputano le strade troppo strette e pericolose per le loro vetture, rimangono le vetture italiane: Ferrari e Alfa Romeo a disputarsi la gara. Con loro ci sono anche la Lancia e la Porsche da sempre legata alla terra siciliana.

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La Ferrari è al via con due 312P per Ickx-Redman e Merzario-Vaccarella. Novità per la casa del Biscione con la nuova 33 TT12 a telaio tubolare e motore 12 cilindri boxer. La creatura di Carlo Chiti è pilotata da Stommelen-De Adamich e Ragazzoni-Facetti, ma il ticinese esce rovinosamente di strada durante le prove distruggendo la vettura, costringendo l’Autodelta al via con una sola macchina.

La Lancia sta sviluppando la nuova arma per i rally, la Stratos, corta, compatta con il motore centrale. Il V6 Dino di 2.418 cc ha una potenza di 260 cv ed è montato trasversalmente per rendere più compatta la vettura e tenere le masse al centro. La vettura non ha ancora i numeri per essere omologata nelle GT (verrà omologata nell’ottobre del 1974) e partecipa alla Targa iscritta tra i prototipi. Cesare Fiorio porta in Sicilia una vettura per Munari-Andruet che si dimostra subito a suo agio nelle strette curve delle Madonie sin dai primi giri di prova.

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Infine c’è la Porsche, ritornata alle corse con i colori della Martini Racing. Nel 1973 al Centro Studi e Ricerche di Weissach, finita l’era delle potenti 917, si inizia lo sviluppo della nuova 911 Carrera RSR, la vettura di serie che dominerà le corse del futuro. La Porsche invia in Sicilia due vetture profondamente modificate sotto la usuale carrozzeria della 911 con i colori argento-blu-azzurro-rosso dello sponsor torinese. Tanti parti sono state alleggerite, come portiere e cofani ed il flat six della Carrera, dagli originali 2.687 cc era stato maggiorato a 2.993 cc con una potenza di 315 cv a 8.000 giri. Le vetture alla targa erano pilotate da Muller-Van Lennep e Kinnunen-Haldi, quattro piloti professionisti, veloci e molto esperti delle gare di durata.

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Le prove fecero subito emergere i problemi delle vetture più potenti sulle strette strade accidentate della Sicilia. Molti i piloti vittime di uscite di strada: Ickx e Redman in casa Ferrari, Ragazzoni e De Adamich con l’Alfa, Pucci con una Porsche Carrera i più noti, ma molti altri dovettero ricorrere alle cure dei meccanici per poter prendere parte alla corsa. Arturo Merzario con la 312P fece il miglior tempo in prova in 33’38”5 alla media di 128,412 km/h, non riuscendo a battere il mitico tempo di 33’36” di Leo Kinnunen con la bicicletta 908/03.

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Alle 9,15 della domenica il via. Arturo Merzario con la Ferrari 312 P è il primo a partire, seguito dopo un minuto da Stommelen con l’Alfa Romeo 33 TT12 seguito sempre dopo un minuto dall’altra Ferrari 312 di Ickx. La battaglia inizia subito ma le cose si mettono subito male per Merzario che alla fine del primo giro rientra ai box per sostituire una gomma forata che gli farà perdere parecchie posizioni, per poi ripartire come un razzo in ottava posizione all’inseguimento di Stommelen in testa alla gara.

Il comasco è scatenato e già al secondo giro è terzo dietro a Stommelen e Ickx, ma la sfortuna per Merzario è in agguato, a metà del terzo giro la rottura di un semiasse lo costringe al ritiro appiedando così anche il compagno Vaccarella. Stessa sorte per Ickx che sempre al terzo giro perde il controllo della sua Ferrari finendo in un fossato, le due Ferrari venute in Sicilia con ambizioni di vittoria e per fare punti preziosi per il mondiale sono entrambi fuori gara.

L’ Alfa di Stommelen intanto viaggia sempre in testa senza problemi, e all’inizio del quarto giro il tedesco passa il volante al compagno De Adamich, che ha appena il tempo di cominciare a riflettere quando, al km 42 una incomprensione con una Fulvia HF privata urta un paracarro e si deve ritirare con la vettura a pezzi. In meno di cinque giri, scompaiono così tutti i principali protagonisti, ad approfittare della situazione c’è un nutrito gruppo di Porsche con le Martini Carrera RSR, e la Lancia Stratos di Munari-Andruet.

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I piloti Porsche devono solamente controllare la berlinetta italiana, ma alla fine dei giri in programma Muller e Van Lennep con la Carrera RSR transitano per primi sotto il traguardo della 57° Targa Florio in 6h54’19 alla media di 114’691 km/h, li seguono Munari-Andruet con la Lancia Stratos a poco meno di 6 minuti, terzi Kinnunen – Haldi su Porsche. È la prima vittoria assoluta della 911 Carrera. Le doti della vettura sono notevoli, ben presto a Zuffenhausen verrà sviluppata la versione con il motore turbo. Diventerà la supercar più veloce dell’epoca e la macchina da strada che vincerà le grandi gare con lo sviluppo nella serie 935.

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Già giorni prima della gara circolava voce che questa sarebbe stata l’ultima Targa il Mondiale, infatti la commissione sportiva internazionale fu irremovibile, non concedendo più per l’anno successivo la validità per il Mondiale Marche. Troppa gente, difficilmente controllabile ai margini della strada, troppo pericoloso il circuito senza adeguate protezioni per i sempre più potenti Prototipi. Sarebbe stato anacronistico continuare a correre in quelle condizioni in quelle strade di rischio per piloti e spettatori. Dopo l’edizione del 1973 si svolsero altre corse sul piccolo circuito delle Madonne, dando vita ad edizioni sotto tono, corredate dalla sola validità nazionale.

 

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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