Mauro Forghieri e la 24 ore di Le Mans ‘67


Storia

Published on Giugno 5th, 2013 | by Massimo Campi

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Mauro Forghieri e il “pasticcio” della 24 Ore di Le Mans ‘67

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 La 24 ore di Le Mans, una gara, la sfida e negli anni ‘60 diventa la più grande sfida nel mondo delle corse. Ford contro Ferrari, davide contro golia, nel 1966 la Ford sbaraglia il campo, ma per la Ferrari è un anno irto di difficoltà. Nel ’67 la Ferrari parte alla grande, vince a Daytona sconfiggendo le Ford ma a Le Mans la Ford conquista la maratona anche se il risultato finale fa sorgere diversi dubbi agli addetti ai lavori. Nelle parole di Mauro Forghieri, direttore tecnico di Maranello, il racconto di quel periodo d’oro e di quella edizione particolare.

I piloti e le gare di durata

 “Il periodo aureo del prototipi è stato quello degli anni ’60 e Le Mans è una corsa atipica, a se stante, dove la velocità è fondamentale, sia come velocità massime che nelle medie sul giro. Il pilota deve essere veloce, stare davanti, ma non serve essere sempre davanti, basta esserlo al momento giusto, quello sotto la bandiera a scacchi, deve sapere gestire le sue forze ed i limiti della vettura nel migliore dei modi. Uno dei piloti, forse non molto simpatico, ma che era eccezionale a Le Mans era Olivier Gendebien. Sapeva essere sempre veloce sfruttando la vettura al 60%. Usava con dolcezza cambio, freni e frizione e vinse diverse edizioni di Le Mans, tra cui una con Phil Hill, altro pilota, primo campione del mondo americano, che era particolarmente predisposto alla guida delle gare di durata. Ritengo che la 24 ore di Le Mans, pur essendo disputata su un circuito, assomigliava molto alla Mille Miglia, con una pista ricavata da strade normalmente aperte al pubblico ed elevate velocità. Il pezzo di circuito permanente venne realizzato solo dopo la vittoria Ford, meno affascinante ma più sicuro rispetto al passato.”

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La 24 di Le Mans del 1967, la grande beffa del denaro

“Negli anni ’60 abbiamo capito cosa significasse il potere del denaro ed Enzo Ferrari capì anche che eravamo troppo piccoli per continuare da soli come piccolo costruttore indipendente. Nel 1966 ci fu la prima vittoria Ford a Le Mans, e ci accorgemmo di quanto potevano fare i grandi mezzi economici e l’organizzazione di una grande industria, ma il 1967 rappresentò una svolta nella storia delle corse. Quell’anno la Scuderia Ferrari si presentò a Le Mans con ben 21 meccanici, numero record, mi ricordo che normalmente si andava alla 24 ore con 12-16 meccanici. Ci sembrava di essere anche noi molto organizzati: avevamo anche dei panini pronti per il mezzogiorno ed un pasto caldo per la sera, ma alla vista della Ford rimanemmo scioccati dall’organizzazione e dalle risorse degli americani. A Daytona sconfiggemmo le loro GT40, con quel famoso arrivo in volata orchestrato dal direttore sportivo Franco Lini. Gli americani pensavano di avere vita facile, ma ebbero dei grossi problemi meccanici e noi ne approfittammo. Negli Stati Uniti la nostra vittoria ebbe un eco notevole, degli amici di New York mi telefonarono e dissero che la televisione parlava del piccolo “davide” Ferrari che aveva sconfitto il grande “golia” Ford. Per la casa americana fu uno dei più grossi smacchi, si dettero da fare stanziando enormi risorse e si presentarono sulla Sarthe dieci giorni prima organizzando tutto minuziosamente con anche un ristorante al seguito, un barbiere, roulotte per dormire, sia per i piloti che per i meccanici. Noi, quando eravamo sfiniti, dormivamo nei box appoggiati ad una sedia, ma avevamo degli ottimi  piloti e contavamo su quelli e sulla nostra P4 di soli 4.000 cc che andava forte quanto le loro GT40 di sette litri. Purtroppo avemmo sfortuna ed anche loro ebbero una gara con tantissimi problemi. Chris Amon picchiò e dovette abbandonare la sua P4, ma anche in casa Ford persero quattro macchine per colpa di vari incidenti. Il fattaccio avvenne all’una di notte: il cronometraggio ufficiale della IBM, andò in tilt e rimanemmo tutti senza sapere le esatte posizioni per diverse ore.

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Prima di mancare il cronometraggio le nostre vetture erano nello stesso giro delle Ford, ma quando ritornò il cronometraggio le nostre vetture risultarono distaccate di ben 5 giri dall’unica Ford ufficiale rimasta in gara. Noi avevamo un nostro servizio interno di cronometraggio, fatto dall’associazione cronometristi italiani che subito si misero a protestare perché a loro risultava che eravamo ancora tutti nello stesso giro e non distaccati di 5 tornate con Mike Parkes e Ludovico Scarfiotti che stavano recuperando sulla Ford di Dan Gurney ed AJ Foyt. C’era anche un altro problema sulla Ford teoricamente in testa: il cofano posteriore in materia plastica si era rotto e ad ogni sosta dovevano scocciare abbondantemente la carrozzeria per farla stare assieme. Allora a Le Mans c’era ancora lo spettro dell’incidente Mercedes del 1955 quando Leveght volò tra la folla.: le SLR avevano un freno aerodinamico che era stato bloccato, ma nell’urto successe qualcosa, si aprì anche il cofano dietro ed il volo nella tribuna costò oltre 80 vite. La carrozzeria della GT40 era molto pericolosa ed i regolamenti parlavano chiaro che le vetture dovevano essere integre, quindi gli americani non stavano rispettando il regolamento e la vettura doveva essere fermata. Scarfiotti ad un certo punto della gara scese da un turno di guida che stava male, la tensione, la stanchezza ed il freddo della notte lo avevano mandato in crisi. Parkes fece il suo turno di guida recuperando ma quando si fermò Scarfiotti stava ancora male e dovette ritornare di nuovo in pista accusando anche lui la stanchezza tipica della gara della Sarthe.

1967 Ford GT-40 Mk IV

Dal nostro cronometraggio risultava che eravamo comunque sotto la Ford in testa, al massimo distaccati di un giro e non di cinque come comunicato dagli ufficiali di gara. A quel punto decisi di andare in direzione gara per chiedere spiegazioni e protestare sulla condotta verso la Ford. Tra i dirigenti c’era un amico di Enzo Ferrari che si chiamava Finance, mi guardò e mi disse in francese “devi scusarmi ma sono i soldi che fanno la gara”. L’anno dopo a Le Mans venne creato un circuito permanente ed in seguito venne creata anche la “chicane Ford” a dimostrazione delle parole che mi disse Finance. Alla fine anno comunque vincemmo il titolo mondiale con la P4 sul tracciato di Brands Hatch aiutati anche da un grande e veloce Jackie Stewarth che corse con noi.”

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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