Niki Lauda: campione tra un punto e mezzo punto

Immagini ©Raul Zacchè/Actualfoto – Massimo Campi

Il 24 ottobre 1976, al Fuji, la rossa Ferrari del campione austriaco percorse appena due giri sotto la pioggia battente con la visibilità quasi nulla. Senza nessun preavviso Niky Lauda rientrò ai box, si slacciò le cinture e scese dall’auto.

Era finita!

Nella mente ancora la paura del Nurburgring, il coma, l’ospedale, i ritmi forzati di ripresa.

Basta! non avrebbe continuato

Lauda era in testa al Mondiale, ma quella decisione consegnava a James Hunt la possibilità di superarlo.

Il “computer” ha avuto paura!  

La notizia fece subito il giro del mondo. Niki non cercò scuse: nessun titolo valeva la sua vita!

Ma c’era ancora tempo per un riscatto.

Nella storia della Formula 1, i numeri raccontano i trionfi e le tragedie, ma a volte sembrano divertirsi a disegnare geometrie beffarde, quasi a voler dimostrare che il destino ama i finali al cardiopalma. Per Niki Lauda, la grandezza agonistica si è misurata due volte lungo il margine dei regolamenti e della sorte: nel 1976, quando perse il titolo mondiale per un solo punto sotto il diluvio del Fuji, e nel 1984, quando si laureò campione del mondo per il margine più risicato della storia: mezzo punto. La stagione 1976 di Niki Lauda è scolpita nell’immaginario collettivo come il miracolo della resurrezione. Dopo il terribile rogo del Nürburgring in cui aveva rischiato la vita, l’austriaco della Ferrari era tornato in pista a tempo di record, stringendo i denti contro il dolore e la paura per difendere la vetta della classifica mondiale dall’assalto di James Hunt. L’epilogo si consumò sul circuito giapponese del Fuji in condizioni climatiche avverse sotto l’acqua che allagò la pista. Lauda, lucido e consapevole dei rischi e della mancanza di sicurezza sul quel tracciato, decise coraggiosamente di fermarsi dopo pochi giri, rifiutandosi di correre con quel livello di visibilità pari a zero.  James Hunt proseguì, artigliando quel quarto posto che gli permise di scavalcare l’austriaco in classifica per appena un punto: 69 contro 68.  Per Niki fu la sconfitta di un giorno, ma l’ennesima dimostrazione di una superiorità morale e intellettuale spietata verso se stesso. Una sconfitta in pista, una vittoria comunque come uomo, con tutti i suoi limiti.

Il pilota aveva perso un mondiale, ma nel cuore degli appassionati era diventato un campione morale

Otto anni più tardi, con un altro titolo mondiale vinto nel 1977, l’austriaco è rientrato nel Circus dopo il primo ritiro. Approdato alla McLaren, Lauda si ritrovò a vivere un’altra lotta intestina e serrata per il titolo, questa volta contro il suo velocissimo compagno di squadra, il giovane e arrembante Alain Prost. La stagione fu un braccio di ferro spietato, deciso a favore di Niki grazie alla sua leggendaria regolarità e alla gestione clinica delle gare. Il momento chiave che avrebbe spaccato la storia del campionato si consumò tra le strade di Montecarlo — ancora una volta il Principato come giudice supremo del destino. Sotto una pioggia torrenziale, la gara fu interrotta anzitempo con la bandiera rossa. Poiché non era stata completata la distanza minima prevista per l’assegnazione dell’intero punteggio, ai piloti furono assegnati punti dimezzati. Prost vinse la corsa ma intascò solo metà dei punti in palio. Quell’aritmetica distorta si rivelò l’ago della bilancia a fine anno: a coronare la volata iridata fu proprio Niki Lauda, che conquistò il suo terzo e ultimo titolo mondiale superando Alain Prost per la miseria di mezzo punto: 72 punti contro 71.5 del rivale.

Perdere un mondiale per un punto, vincerne un altro per mezzo punto: nella parabola di Niki Lauda c’è la sintesi perfetta di un pilota che non ha mai affidato nulla al caso.

Freddo, calcolatore, allergico agli eccessi di romanticismo ma maestro assoluto della logica e della strategia di gara.

L’austriaco ha dimostrato che la storia della Formula 1 sa essere ironica, premiando alla fine l’intelligenza di un uomo. Un campione capace di dominare sia la furia del fuoco che i capricci dei decimali.

 

Massimo Campi
Massimo Campihttp://www.motoremotion.it/
Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.

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