Il campione inglese è stato un maestro delle ruote coperte
Nato il 24 settembre 1931 a Richmond, nel Surrey, Michael Johnson Parkes è stato molto più di un semplice pilota: è l’emblema perfetto del gentleman driver d’altri tempi, capace di unire una raffinata competenza ingegneristica a doti velocistiche di prim’ordine. Considerato uno dei più grandi interpreti delle gare di durata e delle vetture a ruote coperte degli anni ’60, Parkes ha legato indissolubilmente il suo nome alla storia della Scuderia Ferrari, guadagnandosi la totale fiducia di Enzo Ferrari.
Figlio del dirigente industriale John Parkes, Mike crebbe con una solida formazione tecnica, lavorando come apprendista e ingegnere di sviluppo per il Gruppo Rootes (contribuendo in modo significativo anche al progetto della Hillman Imp). La sua passione per le corse, coltivata inizialmente quasi di nascosto partecipando a gare in salita e con vetture turismo (come le Jaguar Mk2), attirò presto l’attenzione nel panorama britannico ed europeo.
L’ingresso ufficiale nell’orbita Ferrari avvenne all’inizio degli anni ’60 grazie ai successi con le vetture GT schierate dalla scuderia britannica Maranello Concessionaires. A partire dal 1963, Parkes si trasferì in Italia, diventando un pilastro fondamentale della fabbrica non solo come pilota ufficiale nei prototipi e nelle vetture sport, ma soprattutto come collaudatore di eccezionale sensibilità. Il suo parere tecnico era così autorevole da influenzare lo sviluppo sia delle auto da competizione che dei modelli stradali.
Nel corso della sua carriera con il Cavallino Rampante, Parkes si impose come un vero e proprio specialista delle gare di durata, eccellendo sui circuiti più severi del mondo.
Nel 1964 conquistò una memorabile vittoria alla 12 Ore di Sebring in coppia con Umberto Maglioli, stabilendo un nuovo record di distanza e velocità media. Furono leggendari i suoi trionfi alla 1000 Chilometri di Monza e alla 1000 Chilometri di Spa-Francorchamps, condivisi con campioni del calibro di John Surtees e Ludovico Scarfiotti; salì più volte sul podio alla 24 Ore di Le Mans, sfiorando ripetutamente la vittoria assoluta nella maratona francese.
Nonostante la sua statura elevata, circa 1 metro e 93 cm, rendesse l’abitacolo delle monoposto di Formula 1 piuttosto scomodo, nel 1966 Parkes ebbe l’opportunità di debuttare nel Circus iridato a seguito dell’addio improvviso di John Surtees. Adattandosi rapidamente, stupì tutti cogliendo un fantastico secondo posto al Gran Premio di Francia (al debutto) e ripetendosi con un’altra straordinaria piazza d’onore (e pole position) nel Gran Premio d’Italia a Monza, contribuendo alla festa della Ferrari.
La sua carriera agonistica ad alti livelli subì un brusco stop a causa di un grave incidente nel 1967 al Gran Premio del Belgio. Ciononostante, Parkes continuò a vivere di motorsport, dedicandosi alla gestione di team privati e ricoprendo un ruolo chiave nello sviluppo di progetti iconici come la Lancia Stratos.
Scomparso prematuramente nel 1977, Mike Parkes rimane nella memoria degli appassionati come un intellettuale della velocità, un collaudatore geniale e un campione signorile dentro e fuori dalla pista.







