Monza 5 agosto 1978 tra Formula 1 e Formula Monza

Immagini ©Massimo Campi

Una piccola storia sotto un caldo sole di agosto, potrebbe essere il titolo di quel lontano 5 agosto 1978, quando il piccolo circus della Formula 875 Monza arriva in pista per la loro gara serale ed i piloti trovano il tracciato occupato dalla Renault che stava testando la RS01 in vista del Gran Premio d’Italia che si sarebbe disputato dopo poche settimane.

La Renault RS01 era la prima monoposto Turbo con il suo sei cilindri di 1,5 litri che tentava di essere competitiva nei confronti dei V8 e V12 aspirati di tre litri. Progettata da Andrè de Cortanze e Jean Pierre Jabouille, ha fatto il suo debutto a Silverstone 1977 sotto gli sguardi scettici di tutto il paddock. La RS01 appariva ingombrante e sovrappeso, e Jabouille lavorò duramente per svilupparla. Il blocco motore fu realizzato in ghisa per resistere alle pressioni della sovralimentazione, mentre il telaio stesso fu mantenuto il più semplice possibile per agevolare lo sviluppo.

La Renault venne subito soprannominata “la teiera gialla”, inizialmente il suo V6 durava solo pochi giri, poi tutto si risolveva spesso in un ritiro contornato da nuvole di fumo. I francesi comunque hanno insistito ed i primi risultati sono arrivati alla fine della stagione 1978, con Jean Pierre Jabouille che arriva quarto a Watkins Glen, conquistando anche i primi punti mondiali per la Regie.

La Formula 875 Monza era nata nel 1965 ad opera di Romolo Tavoni, allora Direttore Sportivo dell’Autodromo Mazionale di Monza, con lo scopo di creare una palestra per fare debuttare e crescere i futuri personaggi dell’automobilismo. Motore Fiat 500 giardiniera, telaio in tubi di acciaio, sospensioni e freni della macchina di serie, potenze che raggiungevano qualche decina di cavalli ma tanto entusiasmo. Da quella piccola formula che inizialmente correva il giovedì sera sul tracciato Junior, sono usciti alcuni nomi importanti del futuro automobilismo italiano.

Qualche esempio: Giovanni Salvati, futuro Campione Italiano di F.3, come Alberto Colombo; poi vogliamo parlare di Luciano Pavesi, Piercarlo Ghinzani, Lella Lombardi, Giorgio Francia, Guido Cappellotto, Arnaldo Bernacchini, e tanti altri personaggi per finire con Michele Alboreto.

Quel giorno la vettura che rappresenterà il futuro della Formula 1 e la piccola Formula Monza si sono incontrati nei paddock della pista brianzola. Aspettando il loro turno per potere entrare in pista, meccanici e piloti corrono a vedere le evoluzioni della monoposto lanciata a 300 all’ora sull’asfalto nel tipico stile monzese con l’arrampicata sulle reti per godere appieno lo spettacolo.

Finito il loro turno di prove, i francesi sono apparsi stupiti dal rumore di quella piccola formulina con il bicilindrico pronto a rombare e tanti giovani appassionati pronti a scendere in pista.

“Stavamo entrando coi formulini e la Renault F1 stava uscendo, i francesi ci guardavano in modo strano … Che tempi!” Egidio Vergani, allora uno dei piloti top delle “petarelle” pensa ancora divertito a quella strana giornata.

“Quel giorno ero il primo in fila per entrare in pista e Jaboille nell’ uscire mi ha centrato l’anteriore sinistra mandandomi fuori squadra la convergenza – sono i ricordi di Guido Gnemmi allora al via con la sua F.Monza per la gara serale – poi è stato gentilissimo e mi ha fatto ripristinare il tutto dai meccanici Renault….mai avuto convergenza migliore!”

Stupore, sorrisi, qualche battuta e Jean Pierre Jabouille pronto a firmare autografi in quel caldo pomeriggio di inizio agosto. Un mondo di altri tempi dove la passione era l’elemento portante che riusciva ad unire la base con i vertici del motorsport mondiale.

 

Massimo Campi
Massimo Campihttp://www.motoremotion.it/
Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.

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