Di Carlo Baffi – immagini ©Enrico Ghidini
Il Campione del Mondo vince dalla pole e riporta la McLaren al successo. Alle sue spalle è Verstappen, autore di uno splendido sorpasso su Hamilton, quinto dietro a Leclerc. Terzo Antonelli, che rimonta dal settimo posto e allunga in vetta al Mondiale: +50 su Hamilton e +59 su Russell.
Resurrezione – Il Mondiale di Formula 1 giunto al giro di boa con la tappa ungherese, ritrova finalmente Lando Norris e la sua monoposto color papaya sul gradino più alto del podio. L’ultimo centro del 26enne britannico e della McLaren-Mercedes risaliva al GP del Brasile disputato il 9 novembre scorso. Malgrado i titoli Piloti e Costruttori, figli di una supremazia schiacciante, la scuderia di Woking ha dovuto affrontare una prima parte di stagione in salita. I numerosi problemi tecnici legati al nuovo regolamento sono sfociati in diversi ritiri e perfino in gare non disputate. È risaputo però che alla compagine diretta da Zak Brown e Andrea Stella non mancano né le risorse né le capacità e così è iniziato il duro lavoro per uscire dalla crisi. All’Hungaroring ci si aspettava un passo avanti della MCL40 grazie agli aggiornamenti introdotti e anche per le caratteristiche del tracciato, congeniali alla monoposto britannica: 14 curve e nessun lungo rettilineo. Del resto, anche lo scorso anno l’Ungheria fu terreno di caccia della McLaren e salutò l’affermazione di Norris davanti al compagno Oscar Piastri al termine di una lotta interna. La doppietta avrebbe potuto materializzarsi anche nell’undicesimo round di questo campionato, con i due piloti che hanno condotto la corsa in tandem fino al 56° dei 70 giri previsti. Piastri, scattato dalla terza posizione e balzato subito al comando, è rimasto in testa per quasi metà gara. Poi s’è ritrovato alle spalle di Norris, complice anche una manovra scriteriata di Sainz durante una fase di doppiaggio. Sacrosanta la penalità di cinque secondi inflitta allo spagnolo che era impegnato nella battaglia con Alonso. L’australiano, parecchio infastidito, ha comunque seguito come un’ombra il compagno di squadra che stava imponendo un ritmo notevole. Al 56° passaggio però, è stato costretto al ritiro per la rottura del cambio. Davvero sfortunato Oscar, che sembrava finalmente esser tornato ai livelli migliori del 2025. Rimasto solo al comando, Norris ha potuto completare nel migliore dei modi un weekend che ha esaltato le sue qualità velocistiche, soprattutto dopo aver reagito alla pugnalata di Piastri al via. Il sorpasso su Antonelli per la leadership al 43° giro in curva 1, favorito anche da pneumatici più freschi, è la dimostrazione più evidente del passo gara espresso dalla MCL40 sfruttato alla perfezione da Lando. Per il britannico si tratta del dodicesimo successo in carriera, una vittoria che restituisce fiducia pure alla McLaren. “Ho capito che non devo nutrire aspettative sul futuro, ma concentrarmi sul presente”, ha dichiarato il Campione del Mondo. Una filosofia che sembra pagare: “Siamo tornati davanti lavorando molto su noi stessi, come singoli e come squadra. Sono ottimista per il futuro e credo che potremo vincere altre gare, anche se i nostri rivali sono molto forti e la macchina non è ancora al livello che dovrebbe essere”. Puntuale anche l’analisi del Team Principal Andrea Stella, che ha ammesso il ritardo con cui la McLaren ha ritrovato la competitività, maturata soltanto all’undicesima gara della stagione:” Abbiamo fatto un grande salto in avanti con la pole e la vittoria di Lando, autore di una gara straordinaria. Siamo addirittura in anticipo rispetto ai programmi, perché gli sviluppi decisivi erano previsti per Baku”. Lo stesso Stella, però, ha invitato alla prudenza: “Dobbiamo continuare a lavorare, soprattutto sull’affidabilità, perché Piastri si è fermato mentre occupava la seconda posizione”. Ed in ottica mondiale aggiunge: “Quest’anno sarà fondamentale garantire un flusso costante di aggiornamenti”. Se si osservano le classifiche, Norris occupa il quinto posto a 91 punti dal leader Antonelli, mentre la McLaren è terza nel Mondiale Costruttori a 159 lunghezze dalla Mercedes. Dopo la pausa estiva, tuttavia, resteranno ancora dodici appuntamenti da disputare. Per i campioni in carica la missione è ardua, ma quanto visto all’Hungaroring non è un episodio frutto del caso. Inoltre, l’assenza di un dominatore assoluto potrebbe aprire nuovi scenari.
Il sorpasso – Max Verstappen conquista il terzo podio stagionale, il secondo consecutivo dopo quello ottenuto a Spa, dove aveva chiuso al 3°posto. L’olandese porta a casa la piazza d’onore sfruttando al massimo il potenziale di una Red Bull che continua a criticare perché non all’altezza delle sue aspettative. Dopo il testacoda in Q3 che lo aveva estromesso dalla lotta per la pole position, il quattro volte Campione del Mondo è stato impeccabile allo spegnimento dei semafori, riuscendo a contenere l’assalto di Hamilton nelle prime fasi della corsa. Ma il capolavoro è arrivato al 16° giro, con una manovra destinata ad entrare tra le gesta simbolo del weekend ungherese. Appena passato dalle gomme medie alle dure, Verstappen si è accodato alla Racing Bulls di Lawson lungo il rettilineo principale e sfruttandone la scia ha sferrato il doppio attacco. Superato il neozelandese, si è immediatamente avventato su Hamilton sorprendendolo con una staccata aggressiva e perfettamente eseguita a ridosso di curva 1. Una manovra che ha colto di sorpresa l’inglese, incapace di replicare efficacemente. Una manovra spettacolare, impreziosita da una frenata al limite, che secondo alcuni osservatori ha richiamato alla memoria la leggendaria stoccata decisiva con cui Nelson Piquet superò Ayrton Senna aggiudicandosi il primo Gran Premio d’Ungheria della storia, disputato il 10 agosto 1986. Altri tempi ed un’altra Formula 1, ma il gesto tecnico di Verstappen ha rammentato a tutti perché l’olandese continui ad essere una star del Circus. Favorito anche dal ritiro di Piastri, “Mad Max” ha gestito con lucidità le fasi conclusive della gara. Durante il regime di Virtual Safety Car ha scelto saggiamente di rimanere in pista, una decisione strategica che gli ha permesso di conservare la seconda posizione ai danni della Ferrari di Hamilton. Alle spalle dei protagonisti brilla anche la prestazione di Isack Hadjar, sesto al traguardo dopo essere scattato dall’ottava casella. Il franco-algerino, alla sua seconda stagione nella massima serie, entra in zona punti per l’ottava volta in campionato, la settima consecutiva, confermandosi una delle rivelazioni della stagione. La continuità di rendimento mostrata dal 21enne parigino, rappresenta una garanzia per il team di Milton Keynes. Finora Hadjar si sta dimostrando il pilota più convincente tra quelli chiamati a confrontarsi indirettamente con l’ingombrante figura del predatore olandese.
Occasione persa – Come a Monte Carlo, anche l’Ungheria doveva strizzare l’occhio alla Ferrari. E invece, proprio come nel Principato, il bilancio finale si è rivelato piuttosto modesto. L’uno-due firmato da Lewis Hamilton e Charles Leclerc nella seconda sessione di prove libere del venerdì non ha infatti trovato conferma né in qualifica né in gara. Il primo a vedere sfumare una grande occasione è stato Hamilton. Il britannico si è visto soffiare la pole position, che sarebbe stata la sua decima a Budapest, per appena 12 millesimi da un Norris impeccabile. Un rammarico trasformato ben presto in una doccia fredda dalla penalità inflittagli per aver ostacolato Piastri durante il giro lanciato. Risultato: tre posizioni di penalizzazione, quinta casella in griglia e possibilità di vittoria drasticamente ridotte su un tracciato che concede rare opportunità di sorpasso. Le speranze del Cavallino si sono così concentrate su Leclerc, schierato accanto al poleman. Considerando gli eccellenti spunti al via mostrati dalla SF-26 nel corso della stagione e la scelta di partire con gomme soft, il monegasco aveva tutte le carte in regola per inserirsi nella lotta per il successo. Invece è arrivata una partenza tutt’altro che brillante. Allo spegnimento dei semafori, Leclerc è stato immediatamente superato da Piastri, Verstappen ed Hamilton, precipitando in quinta posizione già al termine del primo giro. Da quel momento le ambizioni di vittoria del Principino sono di fatto svanite. Alla fine il monegasco ha chiuso quarto davanti al compagno di squadra, consolandosi con il giro più veloce della gara. Resta però aperto l’interrogativo sul suo reale livello di confidenza con la SF-26. Diverso il discorso per Hamilton. Ferito dalla penalità del sabato, l’eptacampione è scattato con il coltello tra i denti, mettendo costantemente pressione a Verstappen. L’olandese appariva più lento della Rossa, facendo da ostacolo per la rincorsa dell’inglese. Per provare a scavalcarlo, Hamilton ha anticipato la sosta al 14° giro, montando gomme hard e tentando l’undercut. La strategia ha inizialmente funzionato, ma appena due tornate più tardi Verstappen si è ripreso la posizione con lo spettacolare sorpasso sopradescritto. Hamilton sarebbe poi tornato davanti al rivale in occasione del secondo pit stop dell’olandese. La situazione, tuttavia, si è nuovamente ribaltata con l’ingresso della Virtual Safety Car provocata dal ritiro di Piastri. La Ferrari ha richiamato ai box entrambi i piloti per montare le gomme soft e così Verstappen si è ritrovato di nuovo davanti. “Hammertime” era riuscito a rientrare in pista davanti ad Antonelli, occupando la terza posizione, ma un’altra tegola era dietro l’angolo. Il regolamento gli ha infatti imposto di restituire la posizione al pilota Mercedes per non aver rispettato correttamente la linea di rientro dopo la sosta. Successivamente sarebbe emerso che Hamilton aveva disattivato il limitatore di velocità per guadagnare su Antonelli. Persa la terza posizione, il ferrarista si è lanciato all’inseguimento di Kimi forzando il ritmo. Però proprio mentre stava tentando pressare il rivale, gli è arrivata l’ennesima penalità: cinque secondi per eccesso di velocità in pit lane. Una sanzione che lo ha definitivamente relegato al 5° posto. Per Hamilton si tratta della quinta penalità incassata tra Monaco e Budapest, un dato decisamente insolito per un pilota della sua esperienza e del suo calibro. Interpellato sull’argomento, il britannico si è assunto ogni responsabilità, scagionando completamente la squadra. Diverso il discorso per la penalità rimediata in qualifica. In quella circostanza è stato il Team Principal Frédéric Vasseur ad assumersi le colpe dell’accaduto:” L’abbiamo avvisato troppo tardi. Non poteva fare nulla perché si trovava già al centro della curva. C’era una bandiera gialla, ma il segnale non gli è arrivato in tempo.” Le parole del manager francese fotografano bene un fine settimana nel quale la Ferrari ha commesso diversi errori di esecuzione, sia dal muretto sia in pista. Emblematico il commento dello stesso Vasseur:” Quando chiudi davanti il venerdì, ti aspetti un risultato diverso. Invece, dalle qualifiche in poi, è andato tutto storto.” Ha inoltre fatto discutere la scelta di fermare Hamilton durante la Virtual Safety Car e, soprattutto, quella di non favorirlo nel finale chiedendo a Leclerc di cedergli la quarta posizione. Una decisione che avrebbe consentito al british di guadagnare due punti aggiuntivi nella rincorsa mondiale ad Antonelli. Sul tema si possono avere opinioni differenti, ma appare sempre più evidente come la Ferrari debba prima o poi chiarire le proprie gerarchie se intende recitare un ruolo concreto nella lotta per il titolo Piloti. Due prime guide sono spesso un lusso difficile da gestire quando il campionato entra nella sua fase decisiva. A Budapest il Cavallino ha recuperato appena un punto alla Mercedes nel Mondiale Costruttori, evidenziando ancora una volta una debolezza già emersa in altre occasioni: la difficoltà di capitalizzare quando uno dei team rivali attraversa un fine settimana complicato. La Ferrari, infatti, è finita alle spalle non soltanto della McLaren, ma anche della Red Bull di Verstappen e della Mercedes di Antonelli. Vasseur e i suoi uomini lasciano dunque l’Ungheria con più interrogativi che certezze. Dubbi riassunti perfettamente dalle parole di Leclerc:” Dobbiamo capire perché su piste come Silverstone e Spa siamo riusciti ad ottenere una vittoria de un secondo posto, mentre su circuiti come Budapest non siamo stati in grado di confermare le aspettative”.
Podio pesante – La Mercedes affrontava il weekend ungherese con una certa preoccupazione, poiché l’Hungaroring non sembrava, almeno sulla carta, il terreno più favorevole per la W17. E per come si erano messe le cose al termine delle qualifiche, la domenica prometteva di essere particolarmente complicata. Andrea Kimi Antonelli, autore del terzo tempo in Q3, era stato infatti retrocesso al settimo posto in griglia per non aver rallentato a sufficienza in regime di bandiera gialla in seguito al testacoda di Verstappen nelle fasi finali della sessione. George Russell, dal canto suo, non era andato oltre una deludente sesta posizione, resa ancora più amara dai problemi tecnici accusati il sabato. Il britannico era infatti stato costretto a fermarsi in curva 1 per una perdita di liquidi proveniente dalla power unit, successivamente sostituita come quella del compagno di squadra avvenuta a Spa la settimana prima. A risollevare le sorti della squadra diretta da Toto Wolff ci ha però pensato Antonelli, autore dell’ennesima prestazione di grande maturità. Il bolognese ha saputo gestire con lucidità le prime fasi di gara, evitando rischi inutili nelle prime curve e mantenendo la sesta posizione alle spalle di Leclerc e davanti a Hadjar. Poco importava se le due McLaren stavano progressivamente allungando: l’obiettivo principale era tenere sotto controllo Hamilton e Russell, i suoi principali rivali nella corsa al Mondiale. Antonelli ha amministrato la situazione con intelligenza fino al 18° giro. Poi, via radio, Peter “Bono” Bonnington, il suo storico ingegnere di pista, gli ha lanciato il segnale d’attacco:”Let’s go!” Da quel momento è iniziata la fase 2 della gara. Forte dell’ottimo passo mostrato nelle prove libere del venerdì, Kimi ha iniziato a spingere con decisione pur litigando con i track limits, un aspetto sul quale sta lavorando assiduamente sotto la supervisione dello stesso Bonnington. Il passo mostrato dalla sua Mercedes è stato tale da far valutare persino una strategia a una sola sosta. Antonelli continuava a chiedere informazioni sul numero di giri rimanenti. Alla fine il team ha comunque scelto la prudenza, richiamandolo ai box al 54° passaggio per montare un nuovo set di gomme dure e mettere in cassaforte il risultato. Una scelta rivelatasi corretta. Antonelli ha infatti mantenuto il sangue freddo anche quando Norris, nettamente più veloce, è andato all’attacco. Cedere la posizione al pilota McLaren senza compromettere il risultato è stata un’ulteriore dimostrazione di crescita mentale. La fortuna gli ha certamente dato una mano con il ritiro di Piastri e la penalità inflitta ad Hamilton, ma il terzo posto finale è meritatissimo. Si tratta di un podio costruito con intelligenza, velocità e grande gestione della corsa, tanto da assumere quasi il valore di una vittoria. Da un appuntamento potenzialmente insidioso in cui occorreva limitare i danni, Antonelli esce con un bottino pesantissimo. Il leader del Mondiale porta infatti il proprio vantaggio a 50 punti su Hamilton e a 59 su Russell, presentandosi con meno stress alla pausa estiva. Ben diversa la domenica vissuta dall’altro lato del box Mercedes. Oltre ai problemi accusati il sabato, Russell è stato protagonista di una partenza da incubo a causa di un malfunzionamento del sistema antistallo, guaio successivamente ammesso dalla squadra. Nel giro di pochi istanti, il britannico è precipitato dal sesto al diciottesimo posto, vedendo compromessa gran parte della propria gara. Da quel momento è stato costretto a una lunga rimonta per arpionare almeno in zona punti. Alla fine il settimo posto rappresenta il massimo risultato ottenibile dopo l’avvio problematico, ma resta l’amaro in bocca per un campionato sempre più in salita. Le vacanze estive saranno dunque fondamentali per Russell, chiamato a ritrovare serenità e fiducia in vista della ripresa fissata per il 23 agosto a Zandvoort, dove è in programma anche la Sprint Race del sabato. Un compito reso ancora più difficile dai frequenti problemi tecnici che hanno condizionato le sue ultime corse. Secondo quanto riportato dall’autorevole Roberto Chinchero su Motorsport.com, alla base delle difficoltà di George vi sarebbe un’anomalia nel software di gestione della power unit, sulla quale i tecnici di Brackley starebbero già lavorando per individuare una soluzione definitiva. Al di là della sfortuna, il tema affidabilità rappresenta oggi la principale preoccupazione della squadra. Toto Wolff non ha nascosto il proprio malcontento per quanto accaduto a Russell al via e si è detto particolarmente deluso dai numerosi punti lasciati per strada sia nel Mondiale Piloti, che in quello Costruttori. Un allarme condiviso dallo stesso Antonelli, nonostante il confortevole vantaggio in classifica: “La seconda parte della stagione sarà molto intensa e dovremo farci trovare pronti. Abbiamo avuto troppi problemi di affidabilità, situazioni che non devono verificarsi perché basta un attimo per perdere una parte importante del vantaggio accumulato. I nostri rivali si stanno avvicinando e dobbiamo continuare a spingere.” Se in Australia la Mercedes sembrava una macchina praticamente imbattibile, con il passare delle gare sono emerse fragilità inattese quando la monoposto viene spremuta al limite. Per questo, ad oggi, appare più corretto affermare che la W17 sia la vettura di riferimento soprattutto quando viene guidata da Antonelli, capace di estrarne il massimo potenziale senza sottoporla ad uno stress eccessivo.
Applausi – Ancora una prova positiva per la Racing Bulls, ormai presenza fissa nella zona punti grazie alle ottime prestazioni di Liam Lawson e Arvid Lindblad, ottavo e decimo al traguardo. La compagine con sede a Faenza, continua il proprio percorso di crescita e dopo aver agganciato l’Alpine a Spa, l’ha definitivamente superata nella classifica Costruttori. Con cinque punti di vantaggio sui francesi, la formazione satellite della Red Bull Racing si conferma ormai come quinta forza del campionato. Merita una menzione anche Nico Hülkenberg. Il veterano tedesco dell’Audi ha conquistato i suoi primi due punti stagionali grazie ad un nono posto, premiando gli sforzi di una squadra ancora impegnata nella fase di sviluppo del proprio progetto.
Eppur si muove – In Ungheria ha debuttato la nuova evoluzione dell’Aston Martin progettata dal genio di Adrian Newey. La monoposto motorizzata Honda, non ha ancora mostrato un salto prestazionale eclatante, ma almeno ha evitato di vivere un altro fine settimana da incubo come quelli che avevano caratterizzato la fase iniziale della stagione. Per la prima volta Fernando Alonso è riuscito a superare lo scoglio della Q1, un piccolo segnale di progresso che ha trovato conferma anche in gara. Le due AMR26 hanno infatti tagliato il traguardo in tredicesima e quattordicesima posizione, rispettivamente con Lance Stroll e con lo stesso Alonso. Il risultato non porta punti, ma rappresenta il miglior piazzamento complessivo ottenuto dal team nel corso del campionato. Un segnale incoraggiante per una squadra che continua a lavorare intensamente su un progetto nato tra mille difficoltà. Resta ora da capire se gli aggiornamenti introdotti all’Hungaroring costituiranno davvero una base di ripartenza. Lo sapremo a Zandvoort, dove l’Aston Martin cercherà di confermare i progressi mostrati a Budapest e magari di agguantare la zona punti.
Ordine d’arrivo:
1° – Lando Norris (McLaren-Mercedes) – 70 giri
2° – Max Verstappen (Red Bull-Ford) – 15″080
3° – Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) – 18″728
4° – Charles Leclerc (Ferrari) – 23″840
5° – Lewis Hamilton (Ferrari) – 24″540
6° – Isack Hadjar (Red Bull-Ford) – 55″488
7° – George Russell (Mercedes) – 57″503
8° – Liam Lawson (Racing Bulls-Ford) – 1 giro
9° – Nico Hulkenberg (Audi) – 1 giro
10° – Arvid Lindblad (Racing Bulls-Ford) – 1 giro
11° – Gabriel Bortoleto (Audi) – 1 giro
12° – Pierre Gasly (Alpine-Mercedes) – 1 giro
13° – Lance Stroll (Aston Martin-Honda) – 1 giro
14° – Fernando Alonso (Aston Martin-Honda) – 1 giro
15° – Franco Colapinto (Alpine-Mercedes) – 2 giri
16° – Esteban Ocon (Haas-Ferrari) – 2 giri
17° – Alexander Albon (Williams-Mercedes) – 2 giri
18° – Carlos Sainz (Williams-Mercedes) – 2 giri
19° – Oliver Bearman (Haas-Ferrari) – 2 giri
Ritirati:
Oscar Piastri (McLaren-Mercedes)
Sergio Perez (Cadillac-Ferrari)
Valtteri Bottas (Cadillac-Ferrari)
Classifica piloti:
1° Antonelli 219 – 2° Hamilton 169 – 3° Russell 160 – 4° Leclerc 138 – 5° Norris 128 – 6° Verstappen 109 – 7° Piastri 92- 8° Hadjar 68 – 9° Lawson 43 – 10° Gasly 42 – 11° Lindblad 23 – 12° Colapinto 19 – 13° Bearman 18 – 14° Bortoleto 10 – 15° Sainz 6 – 16° Albon 5 – 17° Ocon 3 – 18° Hulkenberg 2 – 19° Alonso
Classifica costruttori:
1^ Mercedes 379 – 2^ Ferrari 307 – 3^ McLaren/Mercedes 220 – 4^ Red Bull/Ford 177 – 5^ Racing Bulls/Ford 66 – 6^ Alpine/Mercedes 61 – 7^ Haas/Ferrari 21 – 8^ Audi 12 – 9^ Williams/Mercedes 11 – 10^ Aston Martin/Honda 1











