Produrre una supercar con prestazioni da record che possa partecipare alle competizioni nella categoria Gruppo B, è questo l’input dato ai progettisti Porsche negli anni ’80. Nasce a metà anni ’80 la Porsche 959, inizialmente come auto da rally Gr.B e successivamente come auto stradale prodotta in almeno 200 esemplari per rispettare le richieste di omologazione FIA.
La 959 sarà l’auto stradale più veloce al mondo dopo avere raggiunto i 339 km/h, ed era anche considerata l’auto stradale tecnologicamente più avanzata del suo tempo con il suo 6 cilindri biturbo e la trazione integrale. Le sue prestazioni convinsero in seguito i dirigenti Porsche a rendere la trazione integrale di serie su tutte le versioni turbo della 911 partendo dalla versione 993.
Lo sviluppo della 959 ha iniziò nel 1981, dopo l’insediamento del nuovo amministratore delegato dell’azienda, Peter Schutz, ed è stato effettuato dal reparto tecnico diretto da Helmuth Bott che subito pensa ad una versione da competizione omologata come Gr.B.
Il motore è il 6 cilindri boxer di 2.849 cc con cilindri raffreddati ad aria e testate ad acque, sovralimentato con due turbine, derivato dalla versione da competizione utilizzata sui prototipi 956 e 962. La potenza è di 450 cv a 6.500 giri. La scocca è realizzata in panelli compositi di alluminio e kevlar. La 959 utilizza il sistema di trazione integrale Porsche-Steuer Kupplung (PSK), capace di modificare dinamicamente la distribuzione della coppia tra le ruote posteriori e anteriori sia in condizioni normali che di slittamento. Il sistema PSK conferiva alla 959 l’adattabilità necessaria sia come auto da corsa che come supercar stradale trasferendo fino all’80% la potenza in fase di accelerazione. La 959 come prototipo Porsche Gr.B viene presentata al Salone di Francoforte 1983, mentre la versione stradale è presentata nel 1985. La produzione terminò nel 1988 con 292 auto completate. In totale, furono costruite 337 auto, inclusi 37 prototipi e modelli di pre-produzione. La 959 originariamente destinata alle competizioni del Gruppo B, inizia la sua avventura nel mondo del motorsport al Rallye des Pharaons nell’ottobre del 1985. Una di esse prese fuoco, mentre Saeed Al-Hajri e John Spiller ottennero una vittoria schiacciante con la loro 959.
Il grande successo arriva alla Parigi-Dakar 1986 con René Metge seguito dalle gemella di Jacky Ickx. L’edizione vede al via la 959 appositamente preparata per le strade africane, dotata di serbatoi con una capienza di ben 330 litri, contro gli 84 della stradale. Il motore a sei cilindri contrapposti da 2,9 litri biturbo consentiva di raggiungere una velocità massima di 242 km/h. Le vetture in gara sono tre con i leggendari Metge e Ickx, affiancati dall’ingegnere tedesco Roland Kussmaul che fornì l’assistenza tecnica ai due assi del volante. Come previsto la Porsche 959 dominò la Dakar ’86: un’edizione il cui ricordo è macchiato dalla tragica morte dell’organizzatore Thierry Sabine, perito in un incidente in elicottero. René Metge condusse la gara per gran parte del tempo insieme al copilota Dominique Lemoyne; nonostante la loro 959 fosse rimasta impantanata nell’ultima prova speciale, il francese riuscì a mantenere la prima posizione. Seguivano Jacky Ickx e Claude Brasseur. Il team Porsche portava a casa una nuova e prestigiosa vittoria, assicurando alla nascente supercar un nobile pedigree. Kussmaul, che aveva aiutato Metge nella sua impasse, conclude con un rispettabile 6° posto.







