F1 – Jarno Trulli: l’ultimo vincitore italiano a Monte Carlo

 

Di Carlo Baffi

Nel Gran Premio di Monaco furono solo 7 gli italiani a salire sul gradino più alto del podio. L’ultima volta toccò al pilota abruzzese. Era il 23 maggio 2004.

Il primo pilota di casa nostra ad affermarsi nell’iconica gara nel Principato fu il leggendario Tazio Nuvolari nel lontano 1932 alla guida di un’Alfa Romeo, quando la F.1 non esisteva ancora. Il più recente è Jarno Trulli nel 2004 con una Renault. Nel mezzo troviamo Varzi, Fagioli, Farina, Vittorio Marzotto (in un’edizione riservata alle vetture sport e non alle F.1) e Patrese nell’82. Dunque sono trascorse ben 22 stagioni da quel fine settimana storico in cui Jarno Trulli siglò pole e vittoria. Era il 2004 ed il Circus faceva tappa a Monte Carlo dopo 5 round, con la classifica che vedeva al comando Michael Schumacher (iridato uscente) con 50 punti, autore di un filotto di cinque vittorie di fila. Alle sue spalle, a quota 32, il compagno Rubens Barrichello, poi Jenson Button (BAR-Honda) a 24. Eravamo in pieno dominio del binomio Ferrari-Schumi iniziato nel 2000 ed anche la F2004 uscita dagli stabilimenti di Maranello avrebbe ricoperto il ruolo di mattatrice. Pure in vista di Monaco godeva dei favori del pronostico, ma è risaputo che le incognite e le insidie che da sempre cela il circuito salotto per eccellenza, avrebbero potuto cambiare gli equilibri, almeno per quella tappa del mondiale. Nelle libere del giovedì “Kaiser Schumi” ribadì la sua superiorità in entrambe le sessioni davanti alle BAR-Honda di Sato e Button. Nelle libere del sabato, in preparazione alle qualifiche, Schumacher si mantenne davanti a tutti, ma alle sue spalle spuntò la R24 di Trulli. La Renault non era certo una sorpresa dal momento che occupava la piazza d’onore nella graduatoria costruttori alle spalle di una Ferrari che vantava un margine di 40 lunghezze ed i suoi piloti figuravano entrambi al 4° posto in classifica a pari merito (p.ti 21). Il team diretto dal vulcanico Flavio Briatore stava costruendo il suo futuro ed oltre a Trulli schierava la giovane rivelazione Fernando Alonso (gestito dallo stesso Briatore). Trattasi di un asturiano, classe 2001 al suo terzo anno nella categoria regina, secondo con la compagine di Enstone. Che Briatore credesse nelle potenzialità della Renault e di Jarno lo testimonia un curioso aneddoto secondo cui scommise la pole position del connazionale con il patron del Circus Bernie Ecclestone, che puntualmente pagò pegno il sabato pomeriggio appena calata la bandiera a scacchi. Nel suo giro capolavoro, Trulli si prese parecchi rischi pur mantenendo sempre una guida pulita destreggiandosi tra le curve cieche ed i muretti della Piscina per poi lanciarsi sulla finish line a conferma del suo talento. Una volta parcheggiata la monoposto in parco chiuso aprì la radio ed urlò al team:” Ho fatto un dannato giro bellissimo!” Era tutto vero. Col crono di 1’13”985, alla media di 162,519 km/h era davanti a tutti e prima pole in carriera dopo 116 G.P. Non solo: era il primo italiano ad aver siglato la pole a Monaco da quando era nata la Formula Uno (anno domini 1950), parliamo di 51 edizioni. Prima di lui, l’onore toccò al grande Achille Varzi, rivale storico di Nuvolari nel ’33, sulla Bugatti con la quale s’impose anche in gara con tanto di giro veloce.  Per la precisione, era la prima volta che la pole si assegnava in base ai tempi delle prove e non per sorteggio.

Trulli era dunque entrato nella storia ed era consapevole che partendo al palo aveva posto una seria ipoteca sulla corsa considerando anche la competitività della R24. Nel post-qualifiche, dopo aver dedicato la pole alla fidanzata Barbara, affermò che avrebbe provato a vincere. Per la verità non era il suo primo start in prima fila nel Principato. Nel 2000 era riuscito a piazzare la sua Jordan-Mugen Honda accanto alla Ferrari del poleman Schumacher dopo una strenua battaglia (il gap fu di soli 0”271). Peccato che la domenica si ritirò al 36° dei 78 giri per un guasto meccanico. Quattro anni dopo però era tutta un’altra storia. Jarno non avrebbe dovuto attaccare bensì difendersi da Jenson Button classificatosi terzo a 41 centesimi. Secondo era risultato Ralf Schumacher sulla Williams-Bmw staccato di 36 centesimi, ma avendo sostituito il motore rotto il giovedì, venne retrocesso di 10 posizioni. In terza fila, si trovavano Alonso e Schumacher sr. (solo 5°), a seguire Raikkonen (McLaren-Mercedes) e Barrichello (Ferrari). Le due Rosse furono penalizzate dalle gomme Bridgestone, la cui resa non fu all’altezza della concorrente Michelin. Al di là dei meritati festeggiamenti di Briatore & C., la Renault fece realizzare da un’azienda italiana di Sanremo, specializzata nel merchandising F.1, una t-shirt celebrativa a tiratura limitata. Un’impresa nell’impresa perché venne messa in produzione nel tardo pomeriggio di sabato e la domenica mattina i pochi esemplari, andati a ruba, erano esposti nei vari punti vendita lungo la pista. In tanti speravano in un nuovo exploit di Jarno, che il 13 luglio avrebbe compiuto 30 anni ed era sbarcato in F.1 nel ’97 correndo per Minardi, Prost, Jordan e Renault. Un percorso non facile, in cui finora aveva guadagnato 3 podi grazie alla grinta che lo rendeva coriaceo ed indomabile. Finalmente gli si presentava la chance che avrebbe potuto imprimere una svolta importante alla sua carriera. Doveva essere perfetto soprattutto al via mantenendo la testa e poi non commettere errori lungo i 78 giri: 257,180 km da percorrere senza distrazioni e gestendo la fatica che sicuramente si sarebbe fatta sentire anche per via del caldo estivo. Un compito forse facile a dirsi, peccato che Monte Carlo riserbi sempre degli imprevisti che in quel pomeriggio si palesarono ancora prima dello spegnimento dei semafori. La Toyota di Panis s’arrestò in griglia durante il giro di ricognizione e dovette partire dalla pit-lane. Accorciato di un passaggio, il Gran Premio vide subito Trulli andare al comando seguito da un arrembante Alonso lesto a passare le Bar e la McLaren di Raikkonen. Le Renault cercarono di fare il vuoto, ma la loro marcia fu interrotta più volte dalle bandiere gialle e dalla safety car per via della fermata di Klien contro le barriere del Loews (giro 1) e dello stop di Sato (giro 3) per il cedimento del V10 Honda che inondò pericolosamente la pista d’olio. Una rottura che produsse una nuvola di fumo in cui piombarono gli inseguitori ed a farne le spese fu Fisichella, il quale dopo aver tamponato violentemente Coulthard si capottò contro i guard-rail della Piscina. Per sua fortuna, il romano uscì incolume dai rottami della Sauber. La gara riprese e dopo le prime soste, Trulli conduceva sempre davanti ad Alonso ed a Michael Schumacher in rimonta. Le emozioni non erano ancora finite. Alla tornata 40, Alonso perse il controllo del mezzo, complice una manovra azzardata del doppiato Ralf Schumacher e terminò il suo inseguimento contro le protezioni fuori dal tunnel. Giustificate le sue invettive contro il tedesco. L’intervento della Safety Car permise così a Jarno di effettuare la 2^ fermata. Solo le Ferrari rimasero in pista e Schumi si ritrovò primo precedendo Montoya, 4° ma doppiato, Trulli e Button. Una ghiotta opportunità per il “Barone Rosso” che quando la SC si accinse ad uscire di scena, iniziò a scaldare le sue Bridgestone. Peccato che una frenata troppo brusca sotto il tunnel sorprese Montoya, il quale urtò la F2004 spedendola contro le protezioni e danneggiandole pesantemente la parte anteriore sinistra. Era la tornata 45 e col teutonico out, la vittoria finale se la sarebbero giocata nuovamente Trulli e Button. Il 24enne britannico tentò il tutto per tutto e nei restanti chilometri esercitò la massima pressione braccando l’italiano riducendo il gap sotto il secondo. La sua unica speranza era di indurre Jarno all’errore, in quanto Monte Carlo non offre punti di sorpasso, salvo all’uscita del tunnel in prossimità della chicane del porto. Per Trulli furono attimi interminabili, così come per il suo box dove tutti erano davanti ai monitor col cuore in gola. Jarno rivelerà che in quei frangenti aveva deciso di non parlare e di non prestare attenzione manco agli specchietti al fine di rimanere concentrato e guidare bene sino alla fine. L’ultimo brivido si materializzò al giro 78 con il doppiaggio della Minardi di Baumgartner. Tutto andò bene e quando l’azzurra Renault contrassegnata dal n°7 tagliò vittoriosa il traguardo, Trulli diede sfogo a tutta la tensione accumulata sin dalla mattina. Aveva rotto il ghiaccio per la seconda volta, cogliendo il suo primo trionfo nella categoria regina; s’era imposto in 1ora 45’ 46”601 alla media di 145,880 km/h, davanti a Button e Barrichello. Nel Principato tornava a vincere un italiano dopo 22 anni. Un flashback riportò alla mente Riccardo Patrese festante sul podio ed incredulo del trionfo rocambolesco appena messo a segno. Pochi giri prima infatti s’era girato al Loews e dopo esser riuscito a rimettere miracolosamente in moto la sua Brabham-Ford aveva beneficiato del ritiro e dei problemi di coloro che l’avevano sopravanzato. Quando si dice esser baciati dalla fortuna ed a Monaco succede anche questo.

Ma torniamo a Trulli. Concluso il giro di rientro, salutato dai commissari di percorso che agitavano festosamente le bandiere di segnalazione, il trionfatore parcheggiò la macchina di fronte al palco dei Principi, come vuole la tradizione. Una volta uscito dall’abitacolo baciò la R24 per poi venir preso in braccio da Briatore. Solo dopo la premiazione in cui cantò l’inno di Mameli, Jarno iniziò a realizzare la portata di un trionfo perentorio nel quale mantenne la leadership dall’inizio alla fine. “Devo ancora capire bene quello che è successo – confesserà emozionato – ora avrei voglia di dormire, non sono uno da grandi festeggiamenti, anche se non oso pensare a quanto stia accadendo dalle mie parti. Questo giorno doveva arrivare prima o poi ed è arrivato qui, il miglior posto per vincere. Finalmente ho vinto anch’io.” Quella di Monte Carlo sarebbe stata l’unica vittoria in carriera di Jarno Trulli, che divorziò dalla Renault ancor prima di finire il Campionato. Un fulmine a ciel sereno, causato da sopraggiunte tensioni con Briatore. Forse aveva intuito che il futuro del team si sarebbe incentrato sulla stella nascente di Alonso, che non a caso conquistò due titoli nel 2005 e 2006 con la Renault. Jarno disputò gli ultimi due round del 2004 in Giappone e Brasile al volante della Toyota, scuderia con cui rimase sino al 2009, anno in cui siglò il suo miglior risultato con il costruttore nipponico: secondo dietro a Vettel e davanti ad Hamilton proprio a Suzuka nella gara di casa del proprio team. Briatore nel frattempo, corse ai ripari rispolverando Jacques Villeneuve dall’inesorabile viale del tramonto, che però negli ultimi 3 G.P. non andò oltre il 10° posto. Il biennio 2010-11 in F.1, vide Trulli vestire i colori della new entry Lotus Racing di proprietà del malese Tony Fernandes, ma senza ottenere risultati eclatanti. Lasciato il Circus, l’abruzzese si cimentò tra il 2014 e 2015 in Formula E, la serie riservata alle monoposto elettriche, con un team di sua proprietà, prima di appendere il casco al chiodo.

Ed il mondiale 2004? Fu appannaggio di una super Ferrari. Michael Schumacher fece sua la settima corona iridata precedendo Barrichello di 34 lunghezze e Button di 63. Sul fronte costruttori, il Cavallino non ebbe rivali. I numeri furono eloquenti: primo a quota 262, contro i 119 della Bar-Honda ed i 105 della Renault.

 

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