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La famiglia de Sanctis, composta dal padre Gino e dal figlio Lucio, gestiva una grande concessionaria Fiat a Roma. Entrambi appassionati di corse, Lucio de Sanctis iniziò a gareggiare in Formula Junior con una vettura di sua progettazione alla fine degli anni ’50. Ben presto le creazioni che escono dall’officina romana iniziano a conquistare risultati e vittorie, nel 1959 la De Sanctis era la vettura da battere in Italia, grazie al telaio tubolare, alle sospensioni anteriori a bracci oscillanti e all’assale oscillante posteriore.
Nel 1960 anche in Italia arrivano i propulsori inglesi: contro i Ford “Kent” 105E e i BMC serie “A”, i motori quattro cilindri Fiat 1.100 si rivelano poco competitivi. Il “Sor Gino” non si scoraggia e la De Sanctis continua a realizzare vetture di Formula Junior e la successiva Formula 3 prendendo spunto dalle Brabham, dotate di motori Ford. Il loro pilota di punta è Jonathan Williams che ottiene ottimi risultati con le monoposto romane.
Nel 1964 la prima F.3 de Sanctis ha proseguito sulla scia dei successi ottenuti con le vetture di Formula Junior. Al volante delle vetture ufficiali c’è Geki Russo che dimostra la grande velocità della de Sanctis sul tradizionale circuito di Monza, dove si sfruttava la scia, ottenendo quattro vittorie durante la stagione e un’altra vittoria stagionale.
Nel 1966 venne introdotta una nuova vettura con una versione modificata del precedente telaio a traliccio, che utilizza sospensioni a doppio braccio oscillante all’anteriore e un sistema a braccio oscillante inferiore/biella superiore con doppi bracci di reazione al posteriore. Il propulsore è il Ford Cosworth MAE, mentre il cambio è un quattro marce Volkswagen modificata da Colotti con rapporti variabili. La nuova vettura si trova a suo agio sui veloci circuiti italiani, con Jonathan Williams che domina la stagione vincendo 10 gare su 16 e assicurando alla de Sanctis il Campionato Italiano Costruttori.
La stagione successiva vede altre due vittorie di Geki Russo, prima della tragedia di Caserta dove perde la vita al volente di una Matra. Altre vittorie arrivano nelle stagioni successive grazie a Claudio Francisci che vince a Monza e Vallelunga.
Sono parecchi i piloti che hanno corso con le monoposto Formula 3 romane, tra questi i più noti, oltre a Williams e Geki Russo, nelle varie classifiche troviamo anche Sergio Bettoja, Corrado Ferlaino, “Tiger” (Romano Perdomi), Franco Bernabei, Mario Casoni, Carlo Facetti, Ignazio Giunti, Antonio Maglione, Giuseppe Piazzi, Salvatore Genovese, “Gero” (Cristiano Del Balzo), Manfred Möhr, Claudio Francisci, Giancarlo Gagliardi, Luigi Petri, Pino Pica.
Con l’arrivo dei nuovi regolamenti nel 1971 vengono sostituiti i motori con le nuove unità da 1,6 litri che devono montare una strozzatura sull’aspirazione. La de Sanctis ha però chiuso i battenti e le monoposto romane vengono ancora portate in pista grazie all’iniziativa di alcuni preparatori. Tra questi c’è Wainer Mantovani che prepara il quattro cilindri Alfa Romeo e con quella monoposto ci corre “Gimax”, al secolo Carlo Franchi. La vettura sfrutta l’ultima versione telaistica della stagione precedente mentre il motore di 1.585,5 cc è derivato dalla GT Junior 1300. La potenza all’epoca, limitata dall’aspirazione di 20 mm è di 115 cv a 5.800 giri. In seguito anche Sandro Cinotti corre con la de Sanctis che si classifica ottavo nella serie italiana.
Alessandro Trentini è il proprietario di una delle ultime de Sanctis di Formula 3, quella con cui corse Gimax equipaggiata con il motore Alfa Romeo di Wainer Mantovani.
“Una quindicina di anni fa cercavo una monoposto di F.3 storica e mi sono imbattuto in questa vettura appartenuta al pilota di Lainate. Mi sono subito innamorato di questa vettura, telaio n°702 del 1970, nata con il Ford Kent da un litro e in seguito modificata con il 4 cilindri 1,6 litri prodotto al Portello e preparato da Mantovani. Inizialmente montava l’iniezione meccanica Spica che dava molto problemi, in seguito nella fase di restauro anni ’90, sono stati montati due doppio corpo che l’hanno resa molto più competitiva e utilizzabile. Di questo modello sono state fatte una ventina di esemplari partendo dal progetto F.Junior a motore posteriore, modificato e aggiornato con il passare delle stagioni. Con l’attuale rapportatura del cambio è decisamente veloce: Gimax a Monza superava i 240 km/h sui lunghi rettilinei dell’Autodromo Brianzolo. La vettura che pesa circa 400 kg, è molto divertente da guidare, essendo senza alettoni non ha nessun carico aerodinamico e tende ad alleggerirsi sull’anteriore con l’aumentare della velocità.”










