Biscione in Sud Africa

Alla fine degli anni ’50 l’Alfa Romeo è arrivata anche in Sudafrica

Cercare nuovi mercati per espandere il marchio, da sempre le grandi case automobilistiche hanno cercato nuovi spazi di vendita e con il boom industriale nella metà del secolo scorso anche l’Alfa Romeo è alla ricerca di nuovi mercati per i loro prodotti.

CulturAlfa, l’associazione che diffonde la storia del marchio italiano, ha tenuto un incontro presso la collezione svizzera di Axel Marx sull’esperienza dell’Alfa Romeo in Sud Africa. Grazie anche alla collaborazione con l’Alfa Blue Team e il Museo Fratelli Cozzi, si è potuto scoprire un pezzo di storia poco conosciuto, che però ha contribuito a diffondere il “biscione” milanese nel mondo.

Negli anni Cinquanta i dirigenti del Portello avevano intuito le potenzialità del “continente nero”, soprattutto del Sudafrica dove lo sviluppo minerario aveva attratto molte persone e creato ricchezze. La vettura di punta della fabbrica lombarda era la Giuletta, un prodotto d’avanguardia per le sue prestazione, una delle vetture più desiderate dalla classe media e nel 1958 alcune vetture arrivano nell’estremità del continente africano accompagnate da alcune 2600 Berlina. Per la commercializzazione, l’Alfa Romeo si affidò a una rete di distributori locali controllati dalla casa madre.

La comunità italiana in Sudafrica che allora contava più di 40mila persone, accolse la Giulietta con entusiasmo. Visto il grande successo viene deciso di assemblarle in loco appoggiandosi alla società Car Distribution Assembly (Cda) di East London che già curava l’assemblaggio di alcune vetture Mercedes. Da quella esperienza nasce all’inizio degli anni ’60 l’Alfa Romeo Sudafrica (Arsa) che si occupa dell’assemblaggio delle vetture italiane con i vari pezzi inviati via nave dall’Italia.

Dalla fabbrica del Portello intanto esce la Giulia ed è subito un grande successo commerciale. La Giulietta ha finito il suo corso, nel 1964, anche la Giulia arriva in Sudafrica ripetendo il grande successo delle vettura precedente. Nel 1967 le linee della Cda arrivano alla saturazione e i dirigenti della Casa del Biscione per l’assemblaggio si rivolgono anche alla Rosslyn Motor Assembly, che già si occupava delle vetture Renault, Datsun e Nissan.

Le vetture italiane sono apprezzate non solo in Sudafrica, ma anche nei Paesi vicini L’allora Rhodesia (oggi Zimbabwe), lo Zambia, la Namibia, allora sotto il controllo sudafricano, il Mozambico e l’Angola, ancora colonie portoghesi.

La grande richiesta delle macchine del marchio italiano porta alla decisione di impiantare una propria fabbrica in Sud Africa.  Viene individuata una area nella zona industriale di Brits, la costruzione della fabbrica inizia nel 1971 e due anni dopo inizia la produzione anche in Sud Africa. Brits è una città vicino a Pretoria, situata nella provincia del Nordovest in un’area fertile bagnata dalle acque del lago della diga di Hartbeespoort. In quegli anni c’è grande fermento in Alfa Romeo con l’uscita di nuovi modelli, anche da Brits, oltre alle Giulia, iniziano a uscire dalla fabbrica Alfetta e poi Alfasud, Alfetta coupé, Alfasud Sprint, Nuova Giulietta e Alfa 33. Nel 1978, in seguito ad un accordo con la Fiat che aveva chiuso il suo stabilimento sudafricano, vennero assemblate a Brits alcuni modelli fineserie del marchio torinese e nel 1983 viene firmato un accordo con la Daihatsu per l’assemblaggio della vettura Charade.

Alcune vetture per il mercato africano sono pazzi molto particolari, come la Giulia Rally che montava il 4 cilindri di 2000cc, la GTV con 6V Busso di tre litri, tutte ovviamente con il posto guida a destra e alcune con la curiosità degli strumenti in miglia.

L’avventura del marchio italiano finisce dopo circa un decennio: nel 1984, il Sudafrica è investito da una forte crisi economica che causa un forte calo delle vendite di vetture. La produzione in loco non era più conveniente per l’Alfa Romeo che lo stesso anno decide di chiudere lo stabilimento di Brits.

Immagini ©Massimo Campi

 

Massimo Campi
Massimo Campihttp://www.motoremotion.it/
Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.

ARTICOLI CORRELATI