Costruire una automobile come la faceva la Carrozzeria Touring, una realtà artigianale ancora oggi possibile
Testo e Immagini ©Massimo Campi
Metodo “Superleggera”, è stata questa la fonte di ispirazione per la Berlinetta Effeffe, la vettura completamente artigianale ispirata agli anni ’50 realizzata dai Fratelli Frigerio. Una vettura dove la spinta principale è stata quella dell’emozione unita alla tecnica artigianale e alla meccanica derivata dai grandi motori Alfa Romeo che hanno fatto la storia. Le vetture realizzate nella officina della Brianza sono costruite partendo da un telaio tubolare con longheroni laterali a grossa sezione circolare con ali longitudinali di controventatura, sotto telai a sezione circolare e quadrata, il tutto progettato con l’aiuto di sistemi cad, ed innovativi programmi di controllo delle successive fasi di taglio automatico e controllo della resistenza. Sul telaio rigido ma leggero viene realizzata la carrozzeria interamente in alluminio battuta a mano secondo le vecchie tecniche degli anni ’50. Sotto il cofano ci sono i propulsori Alfa Romeo preparati nella famosissima officina dei Fratelli Facetti. Propulsori realizzati per un uso stradale con una curva di erogazione molto dolce per avere una notevole guidabilità anche ai bassi regimi di rotazione, rendendo l’andatura molto fluida.
Leonardo Frigerio ci spiega come viene realizzata la carrozzeria delle Effeffe.
“Mi sento di affermare che Il sistema di costruzione della carrozzerie è erede del metodo “Superleggera” della Carrozzeria Touring di Milano. Felice Bianchi Anderloni aveva rivoluzionato il modo di concepire di vestire vetture di importanti costruttori come Alfa Romeo, Ferrari, Maserati, Aston Martin. Con la Superleggera la carrozzeria, che diventa portante, è composta da pannelli di alluminio sostenuti da una leggera intelaiatura in acciaio saldata al telaio”.
La carrozzeria Touring, fondata a Milano nel 1926, a metà anni ’30 cerca nuove soluzioni per realizzare carrozzerie dalle forme nuove, più belle, aerodinamiche e funzionali, considerando resistenza aerodinamica e peso come principali problemi da affrontare. Felice Bianchi Anderloni abbandona la struttura portante in legno e nel 1936 brevetta il metodo Superleggera, ispirato alle costruzioni aeronautiche.
“La nuova tecnica prevede che la scocca sia costruita esclusivamente in metallo, con una struttura composta da un’intelaiatura in sottili ma resistenti tubi d’acciaio saldati al telaio portante, sulla quale vengono applicati i pannelli in alluminio che danno forma alla carrozzeria vera e propria, con spessore variabile in relazione agli sforzi da sopportare. Il risultato è quello della scocca che diventa portante come parte integrante del telaio. La linea della carrozzeria viene concepita proprio dalla struttura dei tubi in acciaio che diventa proprio la parte strutturale. Bisogna immaginare la linea finita come un drappo di seta che la ricopre ed è questa la funzione delle lastre di lamiera di alluminio che vengono batture e piegate a mano da esperti battilastra.
Negli anni ’50 la tecnologia verrà usata anche dalla Carrozzeria Scaglietti per vestire le successive Ferrari dopo la Touring, però in Emilia veniva usata la struttura in tondino di acciaio che diventava un semplice mascherone di battitura della lastre ed era molto più economico da costruire rispetto al tubo. La struttura tubolare della Effeffe è composta da elementi che variano tra gli 8 e i 12 millimetri di diametro e on il tempo abbiamo acquisito la capacità di modellarli in funzione al risultato finale che vogliamo ottenere una volta rivestiti dalla pelle di alluminio. In genere vengono realizzate due strutture alle volta per avere sempre un confronto diretto una volta vestite”.
Nella struttura dei Fratelli Frigerio si respira una atmosfera di altri tempi.
“Una sera, con mio fratello Vittorio, stavamo mettendo ordine ad un magazzino ed intanto fantasticavamo sulla nostra passione dei motori e su quanto avevamo fatto. Improvvisamente scaturisce una domanda “ma noi saremo capaci di realizzare una nostra vettura, come si faceva negli anni ’50 e ’60?”. Era un sogno, ma ben presto si è tramutato in realtà. Abbiamo radunato alcune nostre importanti conoscenze nel mondo dell’artigianato, ci siamo messi al lavoro e pian piano abbiamo concretizzato quel sogno. Carlo e Giuliano Facetti ci hanno subito dato una mano per la meccanica, poi sono iniziati i lavori con i carrozzieri, i vecchi battilastra di quel tempo, tra cui Antonio Crippa, un vero esperto di questa tecnica.
La Effeffe Berlinetta è nata mettendo assieme un pool di artigiani, una vera rete di amici che ci hanno anche insegnato come si doveva partire e la tecnologia artigianale che si doveva impiegare. Vittorio è il principale ideatore ed autore della parte tecnica. Abbiamo voluto creare una officina sullo stile degli anni ‘50/’60 dove gli artigiani sapevano costruire una vettura granturismo, partendo da zero, ma con meccanica derivata dalla serie. Abbiamo molto investito nelle persone che ci lavorano in questa piccola struttura, e da un foglio completamente bianco abbiamo realizzato la Effeffe Berlinetta. La tecnologia è quella di un tempo, la manualità è la sua base”.
Una vettura che, alla linea retrò, mischia contenuti di leggerezza.
“La struttura telaio pesa poco più di 100 kg, la meccanica, tra motore e telaio supero i 220 kg, la carrozzeria circa 100 kg, il resto sono ruote, interni, accessori vari, la macchina completa in strada ha un peso di circa 780 kg. Tutti gli organi meccanici sono concentrati tra i due assi delle ruote per avere pochissime masse a sbalzo, ed anche il motore è montato abbastanza arretrato per migliorare la tenuta di strada. Le sospensioni, di tipo push-rod, sono tutte regolabili, si possono cambiare e regolare tutti gli angoli caratteristici, camber e caster, per diversificare le varie caratteristiche dinamiche in curva come una vera vettura da competizione.
L’uso della vettura è concettualmente quello degli anni 50’, quando i gentleman driver usavano le Granturismo sulle strade e la domenica andavano a fare una gara in pista o in salita. Con la Effeffe si va tranquillamente in strada e ci si può divertire in un track day provando in pista le sensazioni di guida di una vettura storica ma con i dettami di sicurezza moderni. La Berlinetta è una macchina che non è concepita per un pilota professionista ma per il gentleman driver che si vuole divertire. Queste scelte portano ad avere una guida che ti avverte quando stai arrivando al limite, permettendo le eventuali correzioni. Tutte soluzioni maturate con la lunga esperienza che io e mio fratello abbiamo maturato in anni di gare, il principale obiettivo della Effeffe Berlinetta è quello di fare divertire e non il semplice e sterile dato del tempo sul giro”.
Nell’officina Effeffe si continua a sperimentare
“Stiamo lavorando sulla Barchetta e sulla Sportiva che sarà una vettura concepita secondo i dettami in voga nella seconda parte degli anni ’60. Linee ancora curve, con meccaniche da competizione che venivano adattate ad uso stradale come succedeva per vetture sport come la Lola o la Ford Gt40 prima versione, ma anche per alcune Ferrari. Il telaio della Barchetta è stato ampiamente collaudato e contiamo di finire la carrozzeria nei prossimi mesi. Evoluzione anche per la meccanica con unità, sempre Alfa Romeo sia aspirate che turbo.
Sulla sportiva pensiamo di montare il V6 tre litri aspirato alimentato da tre carburatori doppio corpo da 45 mm orizzontali derivati dalla GTA anni ’60. Si sta dimostrando un lavoro affascinate ma anche abbastanza difficile visto la complessità dei leverismi per il comando farfalle. Per una barchetta pensiamo invece al V6 di 2,5 litri con i carburatori verticali, più facili da montare ma anche con una resa inferiore rispetto alla unità di tre litri. Per tutte le vetture è prevista una trasmissione ZF in blocco con il motore. Visto il peso decisamente basso puntiamo a potenze nell’ordine dei 230-240 cv, più che sufficienti per divertirsi con i circa 650 Kg previsti per la Barchetta”.
















