F1 Suzuka 2026: Antonelli si ripete!

Di Carlo Baffi

Dopo la pole del sabato, il giovane talento della Mercedes bissa il successo ottenuto in Cina e balza in testa al mondiale di F.1. E’ il più giovane leader! Alle sue spalle è giunto un eccellente Piastri su una McLaren tornata in auge. Terzo un indomito Leclerc che ha dato spettacolo al volante della Ferrari. Bearman esce indenne da un pericoloso botto dopo aver evitato Colapinto durante il sorpasso. Il mondiale ripartirà da Miami il prossimo 3 maggio.

Il Gran Premio del Giappone, gara iconica del Campionato del Mondo di F.1, ha esaltato le qualità della grande promessa dell’automobilismo tricolore che risponde al nome di Andrea Kimi Antonelli. Dopo aver siglato la sua seconda pole in carriera, è salito nuovamente sul gradino più alto del podio a due settimane dal suo primo sigillo e con tanto di hat-trick (il secondo di fila). L’ultimo pilota italiano a centrare due vittorie consecutive fu il leggendario Alberto Ascari nel 1952 sulla Ferrari, ben 74 anni fa. In virtù di questa affermazione, il bolognese si issa al comando della graduatoria piloti, diventando il capoclassifica più giovane grazie ai suoi 19 anni, 7 mesi e 4 giorni, record stabilito da Lewis Hamilton nel 2007 quando aveva poco più di 22 anni. Gli ultimi italiani a guidare il mondiale furono Fisichella nel 2005 (dopo il 1° G.P. in Australia) e Alboreto nel 1985 (per buona parte della stagione). Insomma Antonelli sta riaggiornando tutti i primati e visto il potenziale della sua Mercedes non c’è da meravigliarsi che la serie si allunghi.

Ufficio facce – Un box dai due volti quello della Mercedes a conclusione del fine settimana nipponico. Raggiante quello di Andrea Kimi Antonelli, come ovvio, assai contrariato quello del suo collega George Russell. Su un tracciato che esalta le doti dei veri campioni, il bolognese è apparso in palla sin dal venerdì ed in qualifica ha rifilato tre decimi di distacco a Russell: un buon viatico in vista della domenica. Peccato che allo spegnimento abbia fallito lo start:” Ho fatto scivolare le dita – confesserà Kimi – ed ho mollato la frizione più del dovuto facendo pattinare la macchina.” Le partenze restano ancora il suo tallone d’Achille su cui dovrà lavorare assiduamente. Precipitato al sesto posto dietro a Norris, ha mantenuto la lucidità per rimontare le posizioni senza frenesia, sebbene il suo diretto rivale Russell (anch’egli partito un po’ al rallenty) fosse secondo. Conoscendo benissimo le potenzialità della sua W17E, Kimi ha pressato Norris avendone la meglio al giro 17 e messosi a caccia di Leclerc ha iniziato a girare mezzo secondo più rapido del monegasco. Ha sferrato l’attacco subendo però la controreazione di Charles che s’è ripreso la P3 prima di effettuare la sosta. Rimasto dietro al nuovo leader Russell in virtù del pit-stop di Piastri saliva al comando quando il britannico ha imboccato la pit-lane per montare le dure. Era il passaggio 22, il momento chiave della gara perché con il fuoripista di Bearman è entrata in gioco la Safety-Car. Una botta di fortuna che Kimi ha sfruttato al meglio. Lasciate le medie, con le hard è rientrato ancora davanti a tutti ed al restart non ha avuto alcuna esitazione tenendosi dietro un cliente scomodo come Piastri. Da li in poi la marcia della Mercedes n°12 è stata costante, sicura e soprattutto rapida. Antonelli aveva un ottimo feeling anche le Pirelli bianche: il cronologico parlava chiaro, così come il giro veloce fatto registrare alla 49^ tornata. Kimi, confesserà nel dopo gara che avrebbe voluto spingere di più, ma dal box gli hanno messo il guinzaglio. Il trionfatore ha chiuso con oltre 13” dal secondo ed oltre 15” da Leclerc e Russell. Uscito dall’abitacolo ha esultato con il gesto della freccia tanto caro ad Usain Bolt, il campionissimo giamaicano dell’atletica leggera e poi sono iniziati i meritati festeggiamenti col team. Incredulo alla leadership nel mondiale, dirà:” Con questa Mercedes si può sognare, ma devo continuare ad alzare l’asticella e concentrarmi gara per gara. Ci sono ancora tanti punti dov’è possibile migliorare.” Il primo posto tra i piloti candida il pupillo di Toto Wolff alla lotta per il mondiale, però è bene restare coi piedi saldamente a terra, anche se sognare non costa nulla. Siamo solo alla 3^ tappa di 22 (Bahrain ed Arabia Saudita non saranno disputate per via del conflitto in medio oriente) e con un mese di pausa la concorrenza affilerà sicuramente le armi. Inoltre c’è sempre Russell, per ora è a 9 lunghezze, ma che come ha sottolineato Antonelli tornerà sicuramente in forma da Miami. E qui apriamo il capitolo dei cosiddetti musi lunghi. Il 28enne di King’s Lynn ha lasciato il Giappone con non poche preoccupazioni. Ad eccezione delle libere 1, Antonelli gli è sempre stato davanti. La domenica è stato minaccioso nel primo stint su Piastri, ma alla ripartenza, quando doveva attaccare Oscar, è stato sorpreso da Hamilton. Successivamente ha tentato di superare il connazionale, ma al 37° giro è stato freddato da Leclerc. La quarta piazza è frutto di un calo del sette volte iridato della Rossa ed i suoi tentavi di soffiare il podio a Leclerc alle ultime tornate sono andati a vuoto per la strenua resistenza del ferrarista. Nel dopo gara Russell s’è appellato alla malasorte, palesatasi con la Safety-Car:” Senza la Safety-Car avrei vinto la corsa e dopo ho avuto continui problemi. Non riuscivo a ricaricare la batteria, Hamilton mi ha passato al restart.” Stessa sorte anche con Leclerc:” Un problema dopo l’altro. Pare che in questo momento ogni guaio arrivi dalla mia parte. E’ solo questione di fortuna con queste nuove macchine, ancora complicate. E’ la terza gara su 22 – conclude il britannico – non sono affatto preoccupato e so di poter reagire”. Un monito ad Antonelli? Si, ma pure un modo per rassicurare se stesso. A Suzuka, George è apparso un po’ irrequieto (in particolare via radio), vuoi per il set-up non perfetto e vuoi per il ritmo martellante del compagno. Trovarsi di fianco un avversario con soli 27 G.P. alle spalle che ti mette in difficoltà può generare ansie. Il 2025 è stata la miglior stagione di Russell nel Circus: 4° con 319 punti, 2 vittorie e 9 podi. Anche nel 2022 fu 4°, ma a quota 275 e con 1 successo. Era al fianco di un certo Lewis Hamilton ancora frastornato dalla batosta di Abu Dhabi 2021 e guidava un monoposto molto problematica. In sostanza non aveva nulla da perdere, così come l’anno passato, quando poteva insidiare la McLaren pigliatutto su alcuni tracciati favorevoli e così ha fatto. Inoltre la concorrenza interna era sotto controllo perché Kimi era un rookie alle prese con un duro apprendistato. Solo negli ultimi appuntamenti del campionato iniziarono i fastidi, che ora si stanno trasformando in veri e propri fantasmi. Come detto George è alla sua ottava stagione nella massima categoria, ha tra le mani una W17E stratosferica e non può lasciarsi sfuggire il suo primo titolo iridato. Tutti elementi che aumentano la pressione. Una mancata conquista dell’iride di Antonelli ci sta, ma un buco nell’acqua di Russell è difficile da spiegare, anche per la scuderia. E qui entrano in gioco le doti umane di Kimi, quali l’umiltà, la simpatia e la capacità di far gruppo con le persone che gli stanno intorno. Anche a Suzuka, prima di salire in macchina ha dato il “cinque” a tutti i suoi meccanici in griglia. Gesti che non passano inosservati, che creano empatia. E poi non dimentichiamoci che il bolognese resta sempre la scommessa di Wolff, il quale smania di dimostrare a tutti che ebbe ragione nell’investire fior di risorse su quella giovane promessa ai tempi del karting. Con ciò, lungi pensare a certi favoritismi, ma l’uno-due di Antonelli potrebbe avere un perso sull’equilibrio interno qualora Russell non desse segnali forti. Il sentirsi bersagliato dalla jella non gli conviene, rischia di non vedere gli errori e non ultimo di tirarsi addosso la scalogna. Qualcuno ha ipotizzato un pericolo faida in stile Hamilton-Rosberg (ricordiamoci Barcellona 2016 al 1° giro), ma è difficile che Wolff non sappia gestire una rivalità oltre i limiti tra i suoi drivers. La Mercedes ha fame di vittorie e di titoli,: quello costruttori manca dal 2021 e quello piloti dal 2020. Non può più permettersi di prolungare il digiuno.

Si può dare di più – Attenzione, non è assolutamente un appello rivolto a Charles Leclerc, che per l’ennesima volta ha gettato il cuore oltre l’ostacolo. Terzo al traguardo da 4° in qualifica grazie alla sua condotta all’attacco. Non a caso il suo ingegnere di pista Bryan Bozzi ha riconosciuto via radio (senza francesismi) di avere un driver con gli attributi d’acciaio. Semmai ci si sarebbe attesi qualcosa di più da Lewis Hamilton reduce dalla 3^ piazza in Cina (suo primo podio con la Rossa dopo un anno) e dalla Ferrari stessa. Il “Principino”, lamentando l’uscita della Safety-Car nel momento sbagliato, a confessato che poteva arrivare dietro al vincitore e di aver ottenuto il massimo dalla SF-26. Encomiabili i suoi due sorpassi all’esterno rifilati ad Hamilton ed a Russell; così come le lotte con Norris, che confermano quanto ci tenga a risollevare le sorti del Cavallino, amore eterno della sua vita. Lewis Hamilton, partito dalla 6^ casella, faticava a tenere il ritmo dei primi e solo con la Safety Car è risalito prima 4° e poi 3° grazie ad un ottimo restart (con le hard) in cui ha liquidato Russell. Purtroppo per lui, le battute conclusive l’hanno visto ancora in difficoltà. “Alla fine, è stato tutto abbastanza terribile – ha spiegato l’eptacampione – perché ero terzo e ho iniziato ad andare indietro. Ho avuto davvero una grossa mancanza di potenza soprattutto nel secondo stint, ma in realtà per la maggior parte della gara. Fin dall’inizio non riuscivo a tenere il passo degli altri proprio per mancanza di potenza. Charles ne aveva più di me e devo capire il perché.” Il pensiero corre già al prossimo G.P., in Florida.” Non so quanto si possa fare in un mese – ha confidato Lewis – ma speriamo di avere un motore nuovo entro Miami. Anche il Team Boss Frederic Vasseur guarda fiducioso alla trasferta americana precisando ai microfoni di Sky Sport che tutti porteranno novità:” Avranno tempo per lavorare sui software, per questo ho detto che scatterà un nuovo campionato. Noi non saremo gli unici che lavoreranno tra il Giappone e Miami, per cui dobbiamo prestare attenzione a questo. E’ vero però che c’è un mese di tempo e questo non è consueto in Formula 1. Tutti i team in griglia – ha proseguito il manager d’oltralpe – stanno spingendo molto per migliorare e ci sarà un passo avanti per tutti e vedremo quale sarà la situazione.” Intanto la Rossa, coi 90 punti, si conferma seconda forza dietro la Mercedes, ma dovrà prestare attenzione in primis verso la minaccia papaya in ascesa.

Resuscitata – Dopo i primi due round da incubo, la McLaren-Mercedes è tornata protagonista, sebbene col solo Oscar Piastri. Per la verità Lando Norris s’è visto cambiare un’altra batteria, la terza, che gli dava noie nel corso delle libere 3, raggiungendo così il limite consentito prima di incorrere nelle penalità. Pregevole la piazza d’onore conquistata da un arrembante Piastri, che finalmente ha potuto sfogare la tensione disputando il suo 1° Gran Premio dell’anno. Dopo il terzo crono in qualifica, il 24enne australiano è partito a fionda balzando in testa. S’è tenuto dietro Leclerc prima e Russell dopo replicando con autorità all’assalto portatogli dal british durante l’8^ tornata. Fiducioso del passo costante e veloce della MCL40, comunicava al suo box che poteva battagliare con la Freccia Nero-Argento. Passato dalle medie alle dure al giro 19 (poco dopo Norris) rientrava 6° dietro a Verstappen, ma davanti a Leclerc ed al compagno. Disfatosi dell’olandese confidava di recuperare il gap di 20” dal leader quando costui si sarebbe fermato, però la Safety-Car ha compromesso i suoi piani. Comunque sia, Oscar sarebbe poi risalito accaparrandosi un meritato podio alle spalle di Antonelli chiudendo a meno di 14”. Più incolore la corsa di Norris. Quinto in Q3, il Campione del Mondo non è mai riuscito ad impensierire seriamente Leclerc e solo a 5 giri dalla bandiera a scacchi ha sopravanzato Hamilton salendo quinto. Dieci lunghezze importanti che si aggiungono alle 25 di Piastri e che permettono ai Campioni in carica di consolidare il loro terzo posto tra i costruttori a quota 46. Le performances mostrate dalla monoposto papaya fanno ben sperare Zak Brown e Andrea Stella, visto che la MCL40 di Suzuka era ancora quella del primo test di Barcellona. Per cui con gli aggiornamenti che arriveranno combinati con la P.U. Mercedes, c’è da attendersi un significativo salto di qualità.

Non gioco più, me ne vado – E’ il ritornello di un popolare brano musicale del 1974 cantato dalla grande Mina, accompagnata dall’armonica a bocca del jazzista belga Toots Thielemans. Di questi tempi, il motivo s’addice allo stato d’animo di Max Verstappen. Anche in Giappone, il quattro volte iridato, pur battendosi, ha dovuto accontentarsi di un ottavo posto dopo esser scattato 11°, escluso dopo la Q2. La sua RB22 presentava un nuovo pacchetto, che però non ha dato i frutti sperati. Risultato duro da digerire che contribuisce ad aumentare la sua insofferenza nei confronti del nuovo corso della F.1. Sin dai test prestagionali e ad ogni gara, l’olandese non ha mai perso occasione di esternare le sue critiche, non ultima quella pubblicata dal quotidiano dei Paesi Bassi “De Telegraaf”, secondo il quale l’oranje potrebbe lasciare il Circus a fine stagione. Motivo? Non si diverte più. A nostro avviso oltre che infastidito da un presente che lo relega a quasi comparsa, c’è un futuro molto incerto. Se la Red Bull non gli può assicurare garanzie, le porte della Mercedes (con cui flirtava) paiono chiuse dai due top drivers e l’Aston Martin è alle prese con una crisi profonda malgrado la presenza di Adrian Newey (sua grande conoscenza) e la power unit Honda, che spingeva la Red Bull delle meraviglie: due attrattive per Max. Alternative? Il cerchio si ridurrebbe a Ferrari e McLaren, ma siamo nel campo di ipotesi da fantamercato. A tutto ciò si aggiunge la presenza del nuovo arrivato Isack Hadjar, che a differenza dei precedenti compagni, a volte sta davanti alla prima guida: lesa maestà? No. Nelle ultime qualifiche, il 21enne franco-algerino è entrato in Q3 (ottavo). Insomma, piove sul bagnato. Il Team Principal Laurent Mekies cerca di ridimensionare la questione affermando che il suo driver sarà meno frustrato quando la RB22 diventerà più competitiva. Verstappen sostiene invece che la sua avversione alle nuove regole è indipendente dai risultati sportivi, da “racer” puro quale è direbbe le stesse cose anche se fosse ai piani alti. C’è da credergli? Bella domanda. Certo è che un eventuale ritiro a breve di “Mad Max” sarebbe un brutto colpo per la F.1 proprio nel momento in cui il nuovo corso sta facendo discutere nel bene e nel male. E’ indubbio che un personaggio del suo valore sia praticamente insostituibile. Non ci resta quindi che attendere la ripresa delle ostilità e vedere se la Red Bull avrà fatto dei passi avanti permettendo a Verstappen di tornare nella top-five. Il suo nervosismo è palpabile, tant’è che nel corso del meeting con i media nella propria hospitality, ha praticamente cacciato un giornalista del “Guardian” reo di avergli posto in passato una domanda scomoda sui fatti del G.P. di Spagna 2025 (contatto con Russell e penalty). Una provocazione dell’inviato? Forse, ma in una conferenza stampa può capitare di dover trattare argomenti delicati. Per contro si sa che a volte rispunta la natura irruente di “Mad Max”.

Costanza – Un altro Gran Premio a punti per l’Alpine. Merito di Pierre Gasly, il 30enne transalpino presente nella top-ten nei primi 3 round di questa stagione. A Suzuka partiva 7° (il suo compagno Franco Colapinto 15°) e così è giunto al traguardo precedendo Verstappen che l’ha messo sotto pressione. La scuderia di Flavio Briatore è 5^ tra i costruttori con 16 punti alla pari con la Red Bull Racing. Un trend decisamente diverso rispetto ai tempi cupi dello scorso anno, non a caso l’Alpine è spinta dalla power-unit Mercedes. Nella top ten del G.P. nipponico figurano 5 motori della “Stella a Tre Punte”, di cui 2 sul podio.

Warning! – Come anticipato, la Safety-Car è stata la svolta della gara. Ha favorito Antonelli, ma le cause che hanno portato a questa situazione devono far riflettere l’intera Formula Uno. Ma procediamo con ordine. Siamo al passaggio 22 dei 53 previsti quando in prossimità della Spoon Curve, la “curva del cucchiaio”, s’innesca un incidente tra Oliver Bearman e Franco Colapinto. L’Alpine di quest’ultimo ha un brusco rallentamento ed il britannico sulla Haas, che si trova dietro, si butta sulla sinistra per evitare il tamponamento. Purtroppo anche Colapinto si sposta in quella direzione e Bearman, gioco forza, deve mettere le ruote sull’erba mentre procede a tutta velocità. Una condizione molto precaria in cui il 20enne d’oltre Manica perde il controllo della vettura ad oltre 300 all’ora, attraversa la pista (fortuna che non c’era nessuno) e termina la sua corsa contro le barriere. Un urto violentissimo che ha prodotto una decelerazione di circa 50G. Un frastornato Bearman esce autonomamente dalla VF-26, ma deve essere sorretto dai commissari perché zoppica vistosamente. Fortunatamente per lui al centro medico gli verrà riscontrata solo una contusione al ginocchio. Tutto è bene quel che finisce bene, ma occorre esaminare attentamente questo schianto. Bearman procedeva ad una velocità di gran lunga superiore al rivale perché stava usando il boost che da una maggiore spinta. Colapinto invece, alle prese con la gestione dell’energia, aveva a disposizione solo il motore termico dal momento che la parte elettrica non forniva più potenza. Il sudamericano ha cercato di difendersi chiudendo la traiettoria, ma la differenza di velocità stimata in quasi 80km/h ha provocato il patatrac. Un guaio figlio di questo nuovo regolamento che fa tanto discutere, però al di là dei sorpassi veri o artificiali, qui c’è di mezzo la sicurezza, un aspetto maledettamente serio. Alle critiche dello stesso Colapinto, si sono giunte quelle di Carlos Sainz che ammonisce:” “Era solo questione di tempo prima che si verificasse il primo grande incidente. Non so se Franco abbia commesso un errore, non posso giudicare, ma indipendentemente da ciò, questi incidenti succederanno spesso con questi regolamenti”. Il madrileno va oltre:” Questo accade quando si ascoltano solo i team. Penseranno che le gare vadano bene perché magari si divertono a guardarle in TV, ma dal punto di vista di un pilota, quando stai correndo e ti rendi conto che possono esserci 50 km/h di differenza di velocità, in realtà non è correre.”

Plauso – Bravi sia Liam Lawson che Esteban Ocon, rispettivamente 9° e 10° sulla Racing Bulls e sulla Haas-Ferrari.

immagini press Pirelli-Mercedes-Ferrari

Ordine d’arrivo:
1° – Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) – 53 giri 1.28’03″403
2° – Oscar Piastri (McLaren-Mercedes) – 13″722
3° – Charles Leclerc (Ferrari) – 15″270
4° – George Russell (Mercedes) – 15″754
5° – Lando Norris (McLaren-Mercedes) – 23″479
6° – Lewis Hamilton (Ferrari) – 25″037
7° – Pierre Gasly (Alpine-Mercedes) – 32″340
8° – Max Verstappen (Red Bull-Ford) – 32″677
9° – Liam Lawson (Racing Bulls-Ford) – 50″180
10° – Esteban Ocon (Haas-Ferrari) – 51″216
11° – Nico Hulkenberg (Audi Sauber) – 52″280
12° – Isack Hadjar (Red Bull-Ford) – 56″154
13° – Gabriel Bortoleto (Audi) – 59″078
14° – Arvid Lindblad (Racing Bulls-Ford) – 59″848
15° – Carlos Sainz (Williams-Mercedes) – 1’05″008
16° – Franco Colapinto (Alpine-Mercedes) – 1’05″773
17° – Sergio Perez (Cadillac-Ferrari) – 1’32″453
18° – Fernando Alonso (Aston Martin-Honda) – 1 giro
19° – Valtteri Bottas (Cadillac-Ferrari) – 1 giro
20° – Alexander Albon (Williams-Mercedes) – 2 giri

Ritirati:
Lance Stroll (Aston Martin-Honda)
Oliver Bearman (Haas-Ferrari)

Classifica piloti:
1° Antonelli 72 – 2° Russell 63 – 3° Leclerc 49 – 4° Hamilton 41- 5° Norris 25 – 6° Piastri 21 – 7° Bearman 17 – 8° Gasly 15 – 9° Verstappen 12 – 10° Lawson 10 – 11° Lindblad, Hadjar 4 -13° Sainz, Bortoleto 2 – 15° Colapinto, Ocon 1

Classifica costruttori:
1^ Mercedes 135 – 2^ Ferrari 90 – 3^ McLaren-Mercedes 46 – 4^ Haas-Ferrari 18 – 5^ Alpine-Mercedes, Red Bull-Ford 16 – 7^ Racing Bulls-Ford 14 – 8^ Audi Sauber, Williams-Mercedes 2

 

 

 

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