Bruno Giacomelli – Continuavano a chiamarmi “Jack O’Malley”

Di Mario Donnini con Bruno Giacomelli – Giorgio Nada Editore

Bruno Giacomelli come suggerisce il nostalgico titolo della sua autobiografia, scritta col giornalista Mario Donnini, dai britannici è stato affettuosamente soprannominato “Jack O’Malley”, dai tempi della militanza in F.1 con la McLaren, a sottendere la stima di cui il pilota di Roncadelle ha sempre goduto, in terra d’Albione. Anche per la sua decisione di stabilirsi in Inghilterra, alla metà degli Anni ’70, divenendo il pilota più supportato da Robin Herd, patron della March, con la quale dominerà la F.2 europea nella fatata stagione 1978.

Bruno, con Mario Donnini, l’editore Stefano Nada e Lorenzo Ardizio, il curatore del Museo Storico Alfa Romeo, hanno presentato il libro del pilota davanti ad una affollata platea di appassionati della storia sportiva del biscione milanese e del pilota bresciano.

F.1, F.2, F.3, Formula IndyCar, Mondiale Prototipi, Indy 500, Le Mans… Bruno ha assaggiato di tutto, in carriera, nell’era d’oro. E quindi il suo racconto colorito, sincero e rivelatore di una vita nelle corse è un viaggio stupendo all’interno di un mondo caldo e rimpianto da tutti gli appassionati duri e puri. Con le monoposto ha vinto e anche dominato in varie categorie partendo dalla F.Italia per finire alla F.2 dove risulta uno dei piloti più vincenti della storia coronando le vittorie con il titolo Europeo della categoria. Un successo che gli ha aperto le porte alla F.1, debuttando con la McLaren ereditata da Gilles Villeneuve.

La F.1 è l’unica categoria dove Bruno non è riuscito a coronare i suoi sogni da bambino, ma quella non vittoria a Watkins Glen è stata come una medaglia simbolica da appuntarsi al petto.

“Mario in quella gara era il migliore – sono le parole di Mario Donnini che ha raccolto pazientemente i tantissimi ricordi e le emozioni del pilota di Rocadelle – era come Fausto Coppi, in fuga per la vittoria, pronto a conquistare quell’alloro che purtroppo è mancato nella sua carriera per colpa di una bobina elettrica da poche lire che ha deciso di lasciarlo a piedi. Non è stata una vittoria per la classifica ufficiale, ma per Bruno e tutti i suoi tifosi lo è simbolicamente stata su uno dei circuiti più difficili e pericolosi della storia mondiale”.

La storia del ritorno Alfa Romeo in F.1 è racchiusa in questa gara e nel grande progresso di una squadra che aveva voglia e le potenzialità di vincere.

“Generalmente una squadra ci mette cinque anni per diventare competitiva, è l’analisi di Bruno Giacomelli – ricordo che la Ferrari, quando ha cambiato tutto con Jean Todt e Michael Schumacher ci ha messo ben cinque stagioni per conquistare il mondiale, nonostante fosse il team più esperto, blasonato e presente sin dalla prima gara del mondiale. L’Alfa Romeo quando è tornata in F.1 nel 1977 con la vettura realizzata dall’Autodelta a Settimo Milanese, era la cenerentola del gruppo. In soli tre anni, passando dalla 177 alla 179B stava diventando potenzialmente la vettura da battere. Se non si fosse rotta quella bobina elettrica da pochi soldi, la storia dell’Alfa Romeo in F.1 sarebbe stata decisamente diversa”.

Nel 1981 però cambiano le regole e l’Alfa Romeo perde in competitività

“Vengono bandite le minigonne scorrevoli che sigillavano l’aria delle pance per avere l’effetto suolo, solo le ruote potevano toccare terra, mentre il resto del telaio doveva stare almeno 6 cm al di sopra del manto stradale. Alcuni team inglesi arginarono il divieto con l’introduzione di particolari dispositivi a martinetto idraulico che venivano azionati appena la vettura usciva dai box abbassando la vettura fino a terra per recuperare la deportanza. I dispositivi erano illegali, ne parlai più volte con l’ingegnere Chiti che mi disse apertamente – Bruno noi siamo l’Alfa Romeo, non possiamo correre fuori dalle regole!”

Il libro realizzato dalla Giorgio Nada Editore è una finestra su quel mondo di un automobilismo in parte ancora avventuroso, come la vita di Bruno Giacomelli.

“Avevo tante cose da raccontare – sono la parole di Bruno – così ho deciso di volere fare questo libro. Conoscevo Mario e subito è nata sintonia tra i miei tanti ricordi e le parole poi scritte nel libro. Ho scoperto di avere ancora una buona memoria ed è stato un lungo viaggio attraverso fatti, ricordi ed emozioni. La fatica è stata iniziale, nel riuscire a condensare i racconti essenziali. Mario è un genio della letteratura ed è riuscito a trovare la giusta formula per raccontare questa lunga avventura sportiva”.

Il libro è introdotto dalla prefazione tratta da una serie di scritti di Robin Herd, il tecnico della March e grande mentore di Bruno.

“Inizialmente l’introduzione doveva essere di Max Mosley, ma un giorno mi disse che aveva scoperto di avere un brutto male ed aveva troppo poco tempo per vivere. Rileggendo con Mario le varie lettere di Robin Herd, purtroppo anche lui scomparso, abbiamo pensato di riportarne il testo come prefazione, una soluzione che mi ha entusiasmato come le parole nei miei confronti e il ricordo di Robin, uno dei più grandi tecnici nella storia delle corse che mi ha insegnato moltissimo, anche come uomo.”

Bruno è stato uno dei piloti più amati dei favolosi Anni ’70 e ’80 della F.1. Con 69 Gp all’attivo e un podio a Las Vegas 1981, è sinonimo di Alfa Romeo, grazie a una favolosa pole a Watkins Glen 1980 e un Gp Usa East vissuto da protagonista, fino allo sfortunatissimo ritiro per un problema tecnico, quando aveva staccato tutti i big della F.1, doppiando le Ferrari di Scheckter e Villeneuve.

Dopo il periodo Alfa Romeo, Bruno ha corso con altre vetture tra cui la Toleman, le vetture di F.Cart, i prototipi Gr.C e la fallimentare Life, sempre dando il massimo con la passione che lo ha sempre contraddistinto.

Bruno Giacomelli – Continuavano a chiamarmi “Jack O’Malley”

Di Mario Donnini con Bruno Giacomelli – Giorgio Nada Editore

Per approfondimenti: https://www.giorgionadaeditore.it/

 

 

Massimo Campi
Massimo Campihttp://www.motoremotion.it/
Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.

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