Immagini ©Raul Zacchè/Actualfoto – Massimo Campi
La Benetton è entrata come sponsor nella Formula 1 nel 1983 come sponsor delle Tyrrell. Il gruppo veneto da tempo lavora nel settore delle moda, sente il bisogno di promuovere i propri marchi con una immagine giovane e sportiva e tra le varie specialità sceglie anche le vetture da competizione. L’automobilismo era ritenuto uno strumento ideale per propalare i valori di gioventù e dinamismo connaturati alle strategie di marketing del gruppo che prevedeva anche pallacanestro, pallavolo e rugby.
Dopo avere sponsorizzato Tyrrell, Euroracing Alfa Romeo e Toleman la Benetton decide di entrare in prima persona nel mondo dei Gran Premi e lo fa acquistando la piccola squadra inglese che aveva lanciato in giovane Ayrton Senna in F.1.
Nel 1986 nasce la Benetton Formula e per la prima volta un marchio non legato al mondo dell’automobile dava il proprio nome a una monoposto da Gran Premio.
La struttura guidata dall’amministratore delegato Davide Paolini e dal direttore sportivo Peter Collins, realizza la monoposto B186, spinta dal motore 4 cilindri turbo BMW. Le gomme sono fornite dalla Pirelli e nell’abitacolo delle vetture ci sono Teo Fabi e Gerard Berger.
Il marketing delle Benetton è molto attivo, la debuttante squadra anglo-trevigiana si fa notare per la sua livrea multicolore ereditata dalla pubblicità del gruppo, fantasia che si estenderà anche nella colorazione delle spalle degli pneumatici in occasione del GP USA spiccando immediatamente in mezzo alle altre vetture della griglia.
«Quando la Benetton è entrata in Formula 1 mi sono detto che qualcosa stava cambiando – sono le parole di Bernie Ecclestone – All’improvviso sono comparsi dei colori, tanti colori. E si è creata un’atmosfera mondana e di festa che ha fatto bene a tutti, costringendo anche gli altri a cambiare. È stata questa la grande rivoluzione che la Benetton ha portato. Ma non sarebbe stata credibile se poi non fossero arrivate le vittorie e i titoli mondiali a suggellare un impegno che era anche tecnico e industriale. Nelle corse, come nella vita, non si vince mai per caso.»
La stagione 1986 inizia bene, la Benetton conquista 8 punti nelle prime tre gare e Berger sale sul terzo gradino del podio a Imola, poi la squadra inizia un periodo di difficoltà con ritiri per problemi meccanici dati dalla poca affidabilità del motore tedesco. La stagione continua però in crescendo: dapprima Fabi conquista due pole position a Zeltweg e Monza e Berger, grazie anche alla durata delle gomme Pirelli, conquista la prima vittoria nel GP del Messico consentendo alla squadra italiana di terminare sesta nel mondiale costruttori.









