Immagini ©Massimo Campi
Anno 1986, tra la FIA di Jean Marie Balestre e la FOCA, che regola gli interessi finanziari della Formula 1 è guerra aperta. I team si dividono tra i “legalisti” di cui fa parte la Ferrari e non, ovvero le principali squadre britanniche facenti capo al manager inglesi. Tra le due fazioni c’è un grande braccio di ferro con Ecclestone che cerca l’appoggio di Maranello nella lotta per gli interessi economici contro la FIA.
Enzo Ferrari non ci vuole stare, ma non vuole perdere in questa disputa e allora gioca la sua carta, come in una partita di poker, bleffando su cosa aveva nelle mani.
Tra la Ferrari e la 500 Miglia di Indianapolis c’è una vecchia storia, una ferita ancora aperta risalente al 1952 quando la gara americana era valida per il campionato del mondo. Alberto Ascari cerca la gloria sul catino dell’Indiana ma la Ferrari 375 Indy cede alle sollecitazioni del banking e il campione milanese si deve mestamente ritirare. Enzo Ferrari deve incassare la sconfitta ma l’attrazione della gara americana rimane sempre viva.
Negli anni ’80 la Formula Indy gestita dalla Championship Auto Racing Teams (CART) ha sempre più richiamo anche fuori dai confini degli States. Piloti famosi e grandi costruttori inglesi come Lotus, March, Lola, McLaren sono diventati famosi grazie alla conquista della gara americana. Un successo sul catino dell’Indiana vale tanto, anche oltre un titolo mondiale di Formula 1 e il Drake, approfittando del richiamo della gara, mette in atto uno spettacolare stratagemma di immagine verso le lotte di potere che stanno creando problemi ai vertici della massima formula.
L’ordine arriva perentorio all’ufficio progettazione: costruire una monoposto per correre a Indianapolis. Nasce così la Ferrari 637, che sarà un puro esercizio stilistico, ma servirà al Drake per vincere la sua guerra contro il potere sportivo che aveva bloccato i nuovi regolamenti tecnici inerenti la riduzione dei motori turbo in Formula 1 già in fase di sviluppo a Maranello.
Il telaio della Ferrari 637 è progettato da Gustav Brunner parallelamente allo sviluppo della F1-87, mentre il motore deriva da quello montato sulla Lancia LC8, ovvero l’otto cilindri Turbo di 2,6 litri a sua volta derivato dalla produzione di Maranello.
La monoposto viene realizzata in poco tempo e testata a Fiorano da Michele Alboreto. Quando Bernie Ecclestone arriva a Maranello per cercare di trovare un accordo con Ferrari, i due si trovano nell’ufficio adiacente alla pista di Fiorano. Le discussioni vanno avanti ma ad un certo punto, ad un segnale concordato, si sente il rombo di un motore da corsa che viene messo in moto.
Ecclestone chiede di cosa si tratti. Ferrari, impassibile, gli dice di andare con lui a vedere la macchina. Quando Ecclestone vede la monoposto pronta a girare rompe ogni indugio e cede alle richieste di Ferrari per la Formula 1. Per il Drake è una grande vittoria, soprattutto per quando riguarda i diritti economici dati alle squadre.
Vincere con una vettura che non ha mai corso: Enzo Ferrari ha ancora una volta dimostrato di essere un grande genio nella gestione dei suoi affari, una predisposizione alla contrattazione nata da quando gestiva le Alfa Romeo da competizione prima della II° guerra mondiale.
La Ferrari 637 non ha mai visto il catino dell’Indiana, ma l’esperienza e il suo V8 serviranno come base all’avventura come fornitore di motore all’Alfa Romeo quando decide di andare a correre oltreoceano nella F.Indy.











