F.1 1986 – L’Italia da corsa nell’era Turbo

Immagini ©Massimo Campi – Raul Zacchè/Actualfoto

Se il 1985 era stato l’anno dell’illusione mondiale con la Ferrari di Michele Alboreto in lotta per il titolo, il 1986 fu l’anno della resistenza. Con una griglia occupata da diversi piloti italiani il nostro Paese era il fulcro del circus, ma il destino e la tecnica quell’anno non furono benevoli.

Il 1986 è un anno spartiacque per l’automobilismo italiano. In piena era turbo, con motori capaci di sprigionare oltre 1.200 CV in qualifica, l’Italia schierò una nazionale di piloti ben nutrita, tuttavia, fu un stagione di ombre profondissime, segnato dalla crisi tecnica della Ferrari e dalla tragedia che colpì uno dei figli più amati del nostro motorsport.

Dopo aver sfiorato il titolo l’anno precedente, Michele Alboreto si ritrovò tra le mani la F1/86, una vettura difficile, ingombrante e poco competitiva rispetto alle McLaren-Prost e alle Williams-Honda. Fu un anno di sofferenza per Michele, che riuscì a conquistare solo un podio con il secondo gradino in Austria. La Ferrari concluse l’anno senza vittorie, un evento raro che mise a dura prova il morale del pilota milanese, rimasto comunque fedele al Cavallino.

Il 1986 è purtroppo ricordato soprattutto per il 14 maggio, il giorno in cui Elio de Angelis perse la vita durante una sessione di test al Paul Ricard. Dopo anni in Lotus, Elio era passato alla Brabham per guidare la rivoluzionaria BT55 “sogliola” di Gordon Murray. La sua scomparsa, dovuta a una carenza nei soccorsi dopo la rottura dell’ala posteriore, lasciò l’Italia sotto shock. Elio non era solo un pilota velocissimo, era l’ambasciatore della classe e della nobiltà d’animo nel motorsport.

Mentre la Ferrari faticava, un altro italiano si faceva notare: Teo Fabi. Al volante della Benetton motorizzata BMW Turbo, il pilota milanese dimostrò tutto il suo talento e la grande velocità conquistando due pole position consecutive a Zeltweg e Monza. La scarsa affidabilità del motore tedesco in configurazione gara gli impedì di trasformare quelle partenze al palo in vittorie.

L’Esercito Italiano del 1986 e la nascita di nuove giovani realtà

Il 1986 segnò anche il consolidamento della Minardi come scuderia nazionale. Al volante delle auto di Faenza debuttò Alessandro Nannini, un pilota che con il suo stile d’attacco e la sua simpatia toscana conquistò subito i tifosi. Nonostante la fragilità del motore Motori Moderni, progettato da Carlo Chiti, Nannini confermò di avere la stoffa del campione. Nell’ultima parte della stagione, apparve anche Ivan Capelli con la piccola AGS, un altro giovane che negli anni successivi avrebbe riportato il tricolore nelle posizioni di testa. Tra le comparse anche Alex Caffi al volante della Osella ed il giovane Andrea De Cesaris con la Minardi.

Il 1986 si concluse con un senso di transizione. L’Italia aveva i piloti, aveva le scuderie (Ferrari, Benetton, Minardi, Osella), ma mancava la vittoria. La morte di De Angelis aveva tolto un pezzo di cuore al movimento, e la Ferrari stava cercando di riorganizzarsi per l’era post-Forghieri. Tuttavia, la quantità di talento italiano in pista in quell’anno rimane un record di passione che difficilmente vedremo eguagliato nel breve periodo.

 

Massimo Campi
Massimo Campihttp://www.motoremotion.it/
Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.

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