Di Carlo Baffi
L’olandese domina con la Red Bull, ma Norris in virtù del terzo posto dietro al compagno Piastri conquista il suo primo titolo mondiale con la McLaren. A punti la Ferrari con Leclerc quarto ed Hamilton ottavo da sedicesimo.
Lando Norris è il 35° Campione del Mondo di Formula Uno. Complimenti al 26enne inglese di Bristol, ma è doveroso riservare un encomio a Max Verstappen, l’iridato uscente dopo quattro corone di fila che ha siglato la sua 8^ vittoria del 2025, una in più dei diretti concorrenti. Alla fine non ci sono stati i clamorosi ribaltoni ipotizzati e le previsioni sono state rispettate. A Norris bastava la terza piazza per metter le mani sulla corona e ce l’ha fatta, però è stata tutt’altro che una passeggiata. Ha evitato rischi inutili al via e quando s’è ritrovato nel traffico dopo il primo pit-stop, ha tirato fuori le unghie lottando e facendosi largo fino a raggiungere la zona di sicurezza e coronare così il sogno tanto agognato. Piastri non gli ha del tutto agevolato il compito, passandolo al primo giro, segno che il team ha mantenuto in vigore le tanto discusse “papaya rules”, un perfetto esempio di fair play, ma con tanti pericoli annessi. Alle spalle dei primi tre s’è rivisto il Cavallino con l’ennesima gara generose di Charles Leclerc, il quale chiude con orgoglio e con amarezza una stagione disastrosa per la Rossa.
Rivincite – C’è un’immagine significativa che a nostro avviso segna uno spartiacque nella stagione di Lando Norris. E’ il 31 agosto e l’inglese viene immortalato seduto a ridosso della pista di Zandvoort dopo il ritiro avvenuto al 64° dei 72 giri previsti. Tradito dalla sua McLaren, sarà l’unico guasto tecnico patito dal team dominatore del mondiale, è sconsolato per lo zero rimediato che aumenta il suo gap dal leader del mondiale e vincitore della gara: è il compagno Oscar Piastri, che in quel momento si porta a + 34 da Lando e + 104 da Verstappen. Malgrado i 9 G.P. da disputare oltre alle Sprint, il mondiale è saldamente nelle mani del 24enne australiano. Una mazzata che mina ulteriormente il morale di Lando perseguitato dai troppi fantasmi e ciò nonostante la sua vittoria nella tappa iniziale di Melbourne e quelle prestigiose di Monte Carlo e Silverstone, regno incontrastato dell’idolo d’oltre Manica Lewis Hamilton. Ebbene, nessuno si sarebbe mai immaginato che da li in avanti, il mondiale avrebbe preso tutt’un’altra piega. A partire da Monza, Norris avrebbe conquistato 2 successi più un terzo nella Sprint di Interlagos, 2 secondi posti e 2 terzi per un totale di 148 punti che l’hanno issato al primo posto in classifica a partire dal Messico e da li non l’ha più mollato. Ma se Piastri ha subito un crollo verticale, Norris ha dovuto resistere all’imperioso ritorno di Verstappen che alla vigilia di Abu Dhabi s’è avvicinato a 12 lunghezze e sappiamo come il britannico soffrisse la presenza del Campione in carica. Però a Yas Marina non ha sbagliato nulla. Anche nel 2024, sempre nella capitale degli Emirati Arabi e sempre all’ultima gara, Lando si accollò la responsabilità di portare la McLaren alla conquista del titolo costruttori; Piastri rimase fuori dai giochi dopo lo start a seguito di un contatto con Verstappen ed il britannico condusse sempre davanti tutti consentendo alla sua squadra di precedere la Ferrari. Quest’anno il copione era in parte analogo e Norris è stato lucido e determinato: bello il suo sorpasso su Russell e quando Yuki Tsunoda sulla seconda Red Bull ha usato le maniere forti per ostacolarlo, ha avuto la meglio pur mettendo le ruote oltre i limiti della pista (giro 24). S’è temuto una sanzione, ma la direzione gara ha riscontrato la manovra scorretta del nippon. Un po’ come fece Perez nel 2021 (sempre a Yas Marina) con una strenua ostruzione sul capofila Hamilton per consentire al compagno Verstappen di non perdere troppo terreno dal diretto rivale per il titolo. Allora però, in direzione gara c’era Michael Masi che finì nel vortice delle polemiche per quanto accadde all’ultima tornata. Ma questa è un’altra storia. Le battute finale della corsa sono state comunque palpitanti dal momento che Leclerc si stava avvicinando pericolosamente alla McLaren n°4, però Lando ha risposto con un fucsia sventando la minaccia. Nell’ultimo giro, consapevole del sogno realizzato, l’emozione ha avuto il sopravvento ed è deflagrata appena varcato il traguardo. Dopo tante fatiche e momenti di crisi, Norris è salito sul tetto del mondo detronizzando l’acerrimo rivale. Qualcuno (tra questi c’è anche Verstappen), ha osservato che al volante di un missile come la MCL39 il discorso andava chiuso in anticipo. E’ vero, ma non dimentichiamoci delle topiche del team a Las Vegas ed in Qatar, rispettivamente con una doppia squalifica ed una strategia suicida che hanno privato al britannico di arricchire il suo carniere. E poi alla fine ciò che conta è il trionfo finale e chi vince ha sempre ragione. D’accordo, Norris non può ancora essere considerato un fenomeno ai livelli di “Mad Max”, unico nel suo genere, o di altri mostri sacri, però gli va dato atto del grande lavoro compiuto su di se, ammettendo pubblicamente le sue fragilità che sta superando facendosi aiutare da un mental coach. Tanto di cappello per la sincerità e la reazione che l’ha reso impermeabile alle critiche seguite ai suoi errori. S’è tolto saggiamente dai social dov’era divenuto bersaglio di haters e bulletti da tastiera, gli stessi che hanno minacciato di morte Antonelli nel post G.P. qatariota. Sarebbe anche ora di perseguire civilmente e penalmente questi personaggi che si sentono intoccabili perché mascherati dietro l’anonimato di un nickname. A Norris va pure riconosciuto il merito di aver creduto nella McLaren con cui debuttò nel 2019, quando a Woking si doveva ricostruire una compagine divenuta il fanalino di coda. Di pari passo con la crescita della squadra, mostrò a poco a poco le sue qualità con le quali s’era distinto nelle categorie addestrative (titolo in F.3 nel 2017 e secondo in F.2 alle spalle di Russell nel 2018). Il suo primo podio lo ottenne nel 2020 in Austria ed a Monza fu secondo dietro al compagno Ricciardo, dopo che dal pit-wall congelarono le posizioni. Confidava che prima o poi sarebbe arrivato il suo momento e che il team puntasse su di lui, ma nel 2023 gli piombò di fianco Oscar Piastri, una stella nascente australiana che avrebbe messo in discussione il ruolo di leader interno. Per Lando non fu una convivenza facile, anzi. Quel rookie, di classe ne aveva da vendere e dopo le prime incertezze iniziò a scalpitare. Come dimenticare il sorpasso di Oscar su Lando al primo passaggio del G.P. d’Italia 2024 alla Roggia? Un montante doloroso, così come gli affondi subiti da “Mad Max”, da qui l’immagine di un Norris debole e perdente al punto che fu coniato il soprannome “Lando no wins”. Si aggiunsero pure le critiche di essere un giovane cresciuto tra gli agi di una famiglia molto benestante, che non avrebbero temprato il suo carattere. I commenti feroci non fanno bene, ma Norris ha dimostrato di essere un soggetto che si piega ma non si spezza e s’è sempre rialzato ed ha ripreso a lottare. Il pianto andato in scena domenica scorsa è lo sfogo di tutta la tensione accumulata in questi anni. Ha preferito respingere al mittente le provocazioni ricevute da Verstappen, sottolineando di esser orgoglioso di aver vinto a modo suo senza fare cattiverie e senza buttare la gente fuori. S’è rivolto anche a coloro che lo volevano più aggressivo:” … avevate torto perché non vi ho seguiti e ho vinto lo stesso. Sono ancora più fiero di non aver dovuto provare di essere qualcuno che non ero quest’anno.” Insomma non le ha mandate a dire e la lista dei destinatari non era breve. Il neo campione è rimasto sul podio più del previsto, quasi volesse rendersi conto realmente di aver realizzato la grande impresa. Ha ringraziato il team ed i suoi genitori:” … mi hanno sostenuto sin dall’inizio.” Non sono mancate le congratulazioni anche ai rivali Max ed Oscar, dai quali rivela di aver appreso tanto. E poi c’è una frase in merito ai suoi ultimi chilometri che dice di averli percorsi lentamente osservando le tribune:” Me li sono goduti perché potrebbe anche essere l’ultima volta che posso vivere un momento come questa. Io spero che non sarà così, però ho potuto godermi questi momenti in ogni modo possibile. E’ stata una giornata davvero incredibile.” Parole che fanno riflettere. Che voleva dire? Teme forse di non essere in grado di ripetersi in futuro? Di sicuro il 2026 inaugurerà un ciclo con monoposto completamente diverse che potrebbe portare ad uno stravolgimento dei valori in campo. Però confidiamo che il raggiungimento del primo mondiale fortifichi il carattere di Lando, rendendolo più consapevole delle proprie capacità, una maturazione ulteriore che si è riscontrata in passato in altri piloti iridati. Un discorso analogo potrebbe valere anche per Oscar Piastri che da super candidato al trono ha dilapidato tutto il margine per ritrovarsi terzo: uno scenario impensabile l’estate scorsa. Il girone di ritorno dell’australiano è stato infernale e s’è ripigliato soltanto negli ultimi due round con due secondi posti ed un successo nella Sprint Race del Qatar. Una dura lezione dalla quale, il 24enne australiano, farà assolutamente tesoro per riacciuffare quel titolo che gli si è smaterializzato tra le mani. Le doti non gli mancano e se disporrà nuovamente di una monoposto efficace, sarà sicuramente tra i protagonisti.
Chiuso il capitolo drivers, apriamo quello McLaren, perché anche qui le rivalse non sono mancate. Il team papaya, dopo aver fatto letteralmente il vuoto tra i costruttori riconfermandosi al vertice, ha vissuto una seconda parte di campionato col fiato un po’ corto, forse per la riduzione degli sviluppi complice l’attenzione rivolta al progetto 2026. L’esser giunti ad Abu Dhabi con l’incubo di venir beffati sul fronte piloti da Verstappen ha alimentato le critiche sulla mancanza di precisi ordini di scuderia a favore di Piastri prima ed di Norris poi. Zak Brown, amministratore delegato McLaren aveva detto inizialmente che avrebbe preferito perdere il campionato come nel 2007, piuttosto che chiedere un favore ad un suo pilota. Nei giorni precedenti la battaglia conclusiva s’è registrata un’apertura che scongiurava una faida fratricida ed una cocente debacle. Seppur tenuti in gioco dalla matematica, a detta di Brown e a seconda delle circostanze, uno dei due avrebbe aiutato l’altro. Alla resa dei conti però Norris se l’è dovuto sudare e Piastri, procedendo secondo, ha impedito a Verstappen di fare il tappo per far si che qualcuno scavalcasse Norris. A fine gara, il Team Principal Andrea Stella s’è detto particolarmente felice per Lando:” Questo risultato lo ripaga di un percorso personale che quest’anno ha avuto un’accelerazione importante a seguito delle difficoltà di inizio stagione. E’ sempre rimasto se stesso evolvendosi dal punto di vista personale e dal modo in cui ha reagito ed interagito di fronte agli stimoli esterni (la pressione dei media e dei social). E poi c’è stato un percorso come pilota, grazie a tanti piccoli adattamenti nella guida e nell’interazione con la macchina e con gli sviluppi. Tanti piccoli dettagli, come la rimozione del delta time dal volante nei momenti clou della qualifica ed il concentrarsi esclusivamente sulle proprie sensazioni durante la guida, piuttosto che vedere se stai guadagnando o perdendo. Un cammino fatto di parecchi elementi, grande volontà ed ho piacere che questo sia stato ripagato.” La McLaren ha aspettato che il britannico uscisse dal tunnel, ricompensandolo di quella fedeltà cieca sorta sei stagioni or sono. Stella ha poi toccato il discusso tasto delle papaya rules.” E’ stato un campionato lungo quanto una maratona (24 G.P.) ed abbiamo cercato di essere coerenti con un approccio che desse pari possibilità ai nostri piloti, perché entrambi meritavano di essere in questa contesa finché la matematica non avesse detto il contrario. E’ stato un lavoro molto impegnativo che ha richiesto molta attenzione nelle conversazioni con i piloti, il team ed i manager. Siamo quindi orgogliosi che ciò sia stato ripagato con un successo nel mondiale piloti, anche se talvolta vincere o perdere è una questione di dettagli. Poteva andare anche in un altro modo, ma saremmo comunque stati contenti del nostro percorso e di come l’abbiamo fatto e ciò rappresenta una buona base per guardare al futuro. Nei team non c’è solo il presente – precisa il quotato tecnico di Orvieto – non bisogna adottare dei comportamenti che possono essere fruttosi oggi, ma che poi creano crepe. E’ un aspetto a cui tenevamo molto e la crescita della squadra lo ha dimostrato. Tre anni fa eravamo ultimi, siamo diventati campioni costruttori nel 2024 ed oggi lo siamo anche tra i piloti. Questo è un fondamento nella nostra volontà, vogliamo continuare a costruire in maniera coesa.” Per Stella, Yas Marina ha riservato anche la gioia di un’altra riscossa personale. Nel 2010, era alla Ferrari come ingegnere di pista di Fernando Alonso ed il 14 novembre si vide scippare il titolo dalla Red Bull di Sebastian Vettel.” I conti con Abu Dhabi sono chiusi ed in positivo:” ha sentenziato Stella ai microfoni di Sky. Dunque McLaren sugli scudi e celebrata anche per la gestione all’insegna del fair-play, in sostanza un trionfo su tutti i fronti. A Woking fa ritorno un mondiale piloti che mancava dal 2008 (quando Hamilton bruciò Massa sul filo di lana in Brasile) e l’ultima accoppiata mondiale risale addirittura al 1998 con il duo Hakkinen-Coulthard.
L’Onore delle armi – Dopo quattro lunghi anni s’è interrotto il regno di Max Verstappen. Tutto ha avuto luogo sulla stessa pista in cui avvenne la prima incoronazione. Come in quel 13 dicembre del 2021 anche domenica scorsa l’olandese è salito sul gradino più alto del podio di Yas Marina, ma non gli è bastato per conservare il fatidico numero uno sulla sua Red Bull; dall’anno prossimo, Max dovrà scegliersene un altro. Inevitabilmente la sconfitta brucia, ma non è stata traumatica come quella subita da Hamilton nel ’21. Per certi versi nonostante l’abdicazione, Verstappen è riconosciuto ancor di più come fenomeno impareggiabile del Circus. E’ stato vicino a realizzare un’impresa epica riaprendo un campionato che a fine agosto era circoscritto ai piloti della McLaren. L’oranje non ha mai mollato. Ha sfruttato una monoposto trasformata dagli aggiornamenti continui portati da una squadra che aveva ritrovato la serenità in seguito alla dipartita dell’ex Team Principal Christian Horner. Dopo Monza, Verstappen ha eroso il vantaggio dei diretti rivali, complice pure una McLaren meno competitiva ed il black out di Piastri. Da lontano inseguitore è divenuto uno spettro sempre più minaccioso arrivando a giocarsi il titolo all’ultimo round a soli 12 punti dalla vetta occupata da Norris: dopo Zandvoort il gap era di ben 104 lunghezze da Piastri, che dopo il Qatar è stato pure superato. Il fuoriclasse ha messo a segno 6 successi, più uno nella Sprint di Singapore ed è salito altre 4 volte sul podio. In 10 appuntamenti non è mai uscito dalla top-tre: sensazionale! Ed alla fine per sole due lunghezze non gli è riuscito di mettere le mani sulla sua quinta corona di fila, un record che resta al grande Michael Schumacher. Sui 5,281 chilometri del circuito mediorientale, l’olandese volante ha dato ulteriore sfoggio della sua classe cristallina dopo essersi aggiudicato l’8^ pole stagionale, preludio alla sua 71^ vittoria in carriera. Mantenuta subito la testa, ha cercato di fare il vuoto in attesa di un eventuale passo falso di Norris. Vano e pure scorretto il tentativo operato da Yuki Tsunoda scudiero di Max di rallentare Lando. Il giapponese s’è beccato una giusta sanzione che per la verità andava inflitta anche alla sua scuderia. Il messaggio via radio con cui Yuki confermava come saper agire è eloquente. A fine gara, Max s’è sportivamente complimentato (idem Piastri) col neo campione e dinnanzi ai media ha dichiarato:” Sono molto fiero di come il team abbia reagito. Non abbiamo mai mollato e non abbiamo rimpianti. E’ dura perdere il mondiale per 2 punti, ma è andata così. La lezione che ricevo da questo mondiale è di non mollare mai.” E qui ci si proietta già al prossimo anno. Verstappen ha chiuso in crescendo, ma così pure la RB21, con gli ingegneri molto reattivi nel rivoluzionare repentinamente il set-up quando in più occasioni il campione uscente rimarcava le difficoltà di guida. Ad Abu Dhabi la monoposto anglo-austriaca è apparsa all’altezza della McLaren se non superiore nel passo gara. Premesse beneauguranti per il 2026? Forse si, anche se la grande incognita orbita intorno alla nuova power unit realizzata in proprio a Milton Keynes. E poi non dimentichiamoci che tutti partiranno allo stesso livello. Intanto però, proprio in questi giorni s’è registrato un ulteriore cambiamento nell’assetto del team con la chiusura anticipata di un anno del rapporto con Helmut Marko. Lo storico ed inflessibile consulente, al fianco del fondatore Dietrich Mateschitz sin dai primi passi della Red Bull nel Circus, saluta la compagnia. E’ un’altra figura eminente che se ne va, dopo Horner ed Adrian Newey: quest’ultimo per sua scelta emigrò all’Aston Martin nel pieno della faida interna che ha sconvolto la squadra nel 2024. Sull’uscita dell’82enne manager austriaco, che si schierò contro Horner spalleggiando il suo pupillo Verstappen, si vocifera di contrasti con il nuovo Ceo del settore sportivo del popolare marchio legato alla bevanda energetica, Oliver Mintzlaff. Motivo del contendere? Solo rumors. Radio paddock parla di divergenze sulle scelte in merito al programma Red Bull Junior Team gestito d Marko, anche se le recenti e pesanti accuse lanciate dall’ex-pilota all’indirizzo di Antonelli dopo il G.P. del Qatar non hanno giovato alla sua posizione. Le sue illazioni hanno scatenato un linciaggio mediatico contro il rookie bolognese della Mercedes al punto da indurre la Red Bull ad emettere un comunicato di scuse ufficiali. L’impressione è che a Milton Keynes sia in atto una sorta di rifondazioni partita con l’arrivo del nuovo Team Principal Laurent Mekies, ma che senza ombra di dubbio vedrà la scuderia orbitare intorno al faro, ovvero Max Verstappen il quale avrà al suo fianco il giovane Isack Adjar. Questo almeno per il 2026, poi le performances saranno arbitre dei programmi futuri.
In ombra – Decisamente insufficiente l’ultima gara offerta dalla Mercedes. Il 4° tempo fatto registrare in qualifica da George Russell prometteva un finale scoppiettante, invece il britannico è retrocesso subito sesto per poi annaspare e recuperare solo una piazza chiudendo 5° e mai competitivo coi big. Da dimenticare anche il weekend di Andrea Kimi Antonelli, il quale ha pregiudicato il suo G.P. restando fuori dalla Q3. Da 14°, il bolognese s’è ritrovato imbottigliato nel traffico e nemmeno calzando da subito le gomme hard è riuscito a risalire, finendo 15° sotto la bandiera a scacchi.
Voltare pagina – Il quarto posto tra i costruttori dice tutto. La Ferrari partiva dal secondo posto del 2024 e puntava ai titoli piloti e costruttori. Target evaporati dopo i Gran Premi iniziali, al punto che dall’aprile scorso (l’ha confessato il Team Principal Frederic Vasseur) si è lavorato in funzione della monoposto 2026. Sulla problematica e bipolare SF-25 è stato introdotto un nuovo fondo ed una nuova sospensione posteriore, ma non è sortito alcun beneficio. Il bilancio finale parla di 7 podi, tutti firmati da Leclerc e nessuna vittoria. I punti conquistati sono 398 contro gli 833 della McLaren, i 469 della Mercedes ed i 451 della Red Bull che praticamente correva con il solo Verstappen. A Yas Marina, le Rosse hanno rialzato un po’ la testa dopo la cocente delusione rimediata in Qatar. Leclerc, scattato 5°, ha chiuso al quarto posto ad ulteriore conferma della sua incrollabile fede per la causa ferrarista. Ha minacciato Norris a lungo e quando s’è avventato su Russell gli ha soffiato la posizione finale. Intervistato a fine gara, il monegasco non era certo il ritratto della felicità:” Quando vedo i 435 punti che ci separano dalla McLaren mi fa male.” Poi ha ribadito che occorre spingere al massimo, ma non nasconde i dubbi per il 2026:” Tutti partiamo dal foglio bianco.” Ed apriamo il capitolo dedicato a Lewis Hamilton. L’eptacampione ha vissuto nuovamente l’onta di non superare la Q1, la quarta di fila. Il suo fine settimana era iniziato con un botto nelle libere 3 e la doccia gelata nelle qualifiche ha ulteriormente peggiorato il suo umore. Eloquente il suo commento via radio quando gli hanno comunicato l’eliminazione:” …ogni volta.” Sir Lewis è partito dal fondo (16°) e sfruttando una tattica ben studiata è risalito ottavo. Il quadro clinico in cui versa il Cavallino è preoccupante e necessità di una svolta radicale.
Il mucchio selvaggio – Chiusura più che dignitosa per l’Aston Martin che incamera 9 lunghezze col 6° ed il 10° posto di Fernando Alonso e Lance Stroll; quest’ultimo gravato da 5” di penalty. La compagine di Silverstone non andava a punti con entrambe le AMR25 dal G.P. d’Olanda e s’è piazzata settima tra i costruttori.
Finale col sorriso per Esteban Ocon che dopo la 15^ piazza del Qatar si rifà arpionando un 7° posto (partiva ottavo) che permettono alla Haas di consolidare lo status di 8^ forza nel mondiale. Fuori dalla top-ten Oliver Bearman, 12°.
Ultimo atto – Il 17° Gran Premio di Abu Dhabi è stato anche l’ultimo per una scuderia che pur non avendo mai raggiunto i piani alti (dovette sempre fare i conti con il portafoglio), ha contribuito a scrivere la storia della Formula Uno. Parliamo della Sauber, la compagine elvetica fondata da Peter Sauber nel lontano 1970. Dapprima impegnata nelle gare di durata, famosa la sua collaborazione con la Mercedes, esordì nella categoria regina nel 1993 al G.P. del Sudafrica. Al termine del 2005, complice il passivo economico e le prestazioni incolori, “Herr Sauber” vendette la sua creatura alla BMW che forniva già i propulsori alla Williams. L’avventura durò per un quadriennio, dopodiché i risultati deludenti indussero il costruttore bavarese ad alzare bandiera bianca nel 2009. A causa delle sopravvenute difficoltà con i nuovi acquirenti, la BMW ricedette la scuderia a Sauber che ritornò in griglia nel 2010 con vetture spinte dai motori Ferrari. In 544 Gran Premi la Sauber non ha mai vinto, sebbene sia andata più volte a podio e nel 2001 riuscì perfino a chiudere quarta nella graduatoria costruttori. Allora i suoi portacolori erano Nick Heidfeld e l’esordiente Kimi Raikkonen. Ad Abu Dhabi, la coraggiosa avventura della scuderia svizzera s’è conclusa con i punti conseguiti dal veterano Nico Hulkenberg, autore di una prodigiosa rimonta dal 18° al 9° posto. Peccato per il “deb” Gabriel Bortoleto, che dopo un ottimo 7° tempo in Q3, ha concluso ai margini della top-dieci in 11^ posizione. Ora il testimone passa all’Audi che nell’ottobre 2022 ufficializzò la partnership con la Sauber rilevando una parte delle quote per poi acquisire l’intero pacchetto.
Immagini Pirellipress
Ordine d’arrivo:
1° – Max Verstappen (Red Bull-Honda) – 58 giri
2° – Oscar Piastri (McLaren-Mercedes) – 12″594
3° – Lando Norris (McLaren-Mercedes) – 16″572
4° – Charles Leclerc (Ferrari) – 23″279
5° – George Russell (Mercedes) – 48″563
6° – Fernando Alonso (Aston Martin-Mercedes) – 1’07″562
7° – Esteban Ocon (Haas-Ferrari) – 1’09″876
8° – Lewis Hamilton (Ferrari) – 1’12″670
9° – Nico Hulkenberg (Sauber-Ferrari) – 1’19″014
10° – Lance Stroll (Aston Martin-Mercedes) – 1’19″523 *
11° – Gabriel Bortoleto (Sauber-Ferrari) – 1’21″043
12° – Oliver Bearman (Haas-Ferrari) – 1’21″166 *
13° – Carlos Sainz (Williams-Mercedes) – 1’22″158
14° – Yuki Tsunoda (Red Bull-Honda) – 1’23″794
15° – Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) – 1’24″399
16° – Alexander Albon (Williams-Mercedes) – 1’30″327 *
17° – Isack Hadjar (Racing Bulls-Honda) – 1 giro
18° – Liam Lawson (Racing Bulls-Honda) – 1 giro
19° – Pierre Gasly (Alpine-Renault) – 1 giro *
20° – Franco Colapinto (Alpine-Renault) – 1 giro
* 5″ di penalità
Classifica piloti:
1° Norris 423 – 2° Verstappen 421 – 3° Piastri 410; 4° Russell 319; 5° Leclerc 242; 6° Hamilton 156; 7° Antonelli 150; 8° Albon 73; 9° Sainz 64; 10° Alonso 56; 11° Hadjar, Hulkenberg 51; 13° Bearman 41; 14° Lawson, Ocon 38; 16° Tsunoda, Stroll 33; 18° Gasly 22; 19° Bortoleto 19
Classifica costruttori:
1^ McLaren-Mercedes 833 – 2^ Mercedes 469 – 3^ Red Bull-Honda 451 – 4^ Ferrari 398 – 5^ Williams-Mercedes 137 – 6^ Racing Bulls-Honda 92 – 7^ Aston Martin-Mercedes 89 – 8^ Haas-Ferrari 79 – 9^ Sauber-Ferrari 70 – 10^ Alpine-Renault 22













