Di Carlo Baffi
L’inglese della McLaren domina in Brasile e sigla la 7^ vittoria stagionale, 11^ in carriera. Dietro di lui un encomiabile Antonelli che nel finale ha respinto uno scatenato Verstappen capace di agguantare il podio dopo esser partito dalla pit-lane. Norris è sempre più leader con 24 punti sul compagno Piastri, solo 5° ed a +49 dall’olandese. Domenica nera per le Ferrari, entrambe ritirate a seguito di incidenti.
Immagini Pirelli press
Nella 5^ edizione del G.P. di San Paolo, praticamente quello del Brasile, Lando Norris ha trionfato su tutti i fronti. Nella Sprint, nel Gran Premio e nelle rispettive qualifiche con 2 pole, la supremazia del pilota e della McLaren non è mai stata messa in discussione. Max Verstappen ha entusiasmato dopo esser stato eliminato in Q1 e con una strepitosa rimonta, come solo lui sa fare, ha chiuso terzo. Infine Andrea Kimi Antonelli ha stupito, su una pista che non conosceva, con due secondi posti sia il sabato che la domenica. Lasciano invece il Brasile da grandi sconfitti Oscar Piastri il cui trend negativo prosegue e la Ferrari, che incappa in un doppio zero con Charles Leclerc e Lewis Hamilton. Questo in sintesi il weekend svoltosi sulla storica pista di Interlagos, capace di regalare sempre emozioni.
L’uomo al comando – Dopo il Messico, dove era balzato in testa tra i piloti sopravanzando di un solo punto Piastri, Norris era atteso alla prova del nove. Chissà come avrebbe reagito con la responsabilità di essere il nuovo capoclassifica? Sarebbero rispuntate le sue fragilità? Assolutamente no. Il britannico, prossimo a compiere 26 anni il 13 novembre è stato impeccabile, apparendo quasi distaccato dall’entusiasmo che gli girava intorno la domenica sera. Quello attuale è un Lando Norris trasformato, che sta vivendo un momento magico nella fase clou del mondiale. Dei 390 punti totali, 115 li ha conquistati negli ultimi 6 round: un bilancio che fa di lui il gran favorito nello sprint finale. Ottime le sue partenze sia il sabato che la domenica, dopodiché ha preso il largo gestendo senza particolare fatica la sua MCL23 tornata assai competitiva. Il suo margine da Piastri è salito a 24 lunghezze, non tantissime visto che mancano ancora 3 G.P ed una Sprint, ma il trend dell’australiano è crollato. Ad Interlagos ha aggiunto altri due errori nella sua lunga lista scritta da Baku. Partiamo dalla Sprint Race. E’ il giro 6, quando Oscar in 3^ piazza dietro ad Antonelli e Norris prende una pozza ed un cordolo, perde il controllo della monoposto e vola contro le barriere. Nello stesso punto finiscono ko anche Hulkenberg e Colapinto, a differenza di Verstappen che malgrado commetta il medesimo errore riesce a domare la sua RB21; d’altronde la classe non è acqua. Arriviamo al Gran Premio. Nella ripartenza dopo la Safety Car (passaggio 6), entrata in pista per l’incidente di Bortoleto, Piastri, da 4°, rompe subito gl’indugi perché non vuole lasciarsi scappare il leader Norris, si avventa su Antonelli arrivando lungo e deve inchiodare. Il contatto con la Mercedes n°12 origina uno strike che elimina Leclerc. Una manovra forse un po’ azzardata anche se alla fine ci sta, ma che viene sanzionata con 10” di penalità che Oscar sconterà al primo pit-stop. L’australiano, apparentemente impassibile a fine corsa, dirà che trovandosi all’interno ha bloccato, ma era sul punto di corda ed è andata come è andata. E ritornando alla garetta del giorno prima, ammetterà:” Ho fatto un errore nella Sprint e sono stato sfortunato. Oggi invece non c’è stato uno sbaglio, troppe cose non sono andate per il verso giusto ed è duro accettarle.” Come per Norris, anche per Piastri ci troviamo dinnanzi ad una metamorfosi, ma in negativo, iniziata dopo il G.P. d’Olanda, proprio la gara in cui Lando pareva spacciato. E qui dovrebbero far riflettere le parole del Team Principal Andrea Stella espresse finite le qualifiche, secondo il quale Piastri non avrebbe ancora completato l’apprendimento a differenza di Norris che ha trovato il giusto feeling con la macchina che gli permette di sfruttare tutto il potenziale. “Ha raggiunto la piena maturità e può competere ad un livello in cui c’è in palio un campionato del mondo.” L’inglese ha lavorato molto su se stesso; significativa una sua frase:” ho ignorato tutti quelli che han detto cavolate su di me.” Ha sgobbato sul fronte tecnico e dopo le tante fatiche del girone d’andata, eccolo raccogliere quanto ha seminato. Al tempo stesso Piastri è entrato in crisi quando la MCL23 non ha più avuto aggiornamenti e di botto ha rivelato i suoi lati deboli, impensabili per un personaggio definito come freddo e spietato. Anche se non dobbiamo mai scordarci che è solo al suo terzo anno nella massima serie. I giochi non sono ancora chiusi, ma forse a Woking, vedendo che l’ombra di Verstappen non è affatto svanita, valuteranno una revisione delle tanto citate “papaya rules” per stabilire una gerarchia al fine di proteggere Norris.
Eterno cannibale – Quando è rimasto fuori al termine della Q1, il suo destino pareva segnato. Per sua stessa ammissione la RB21non aveva grip e non andava bene in alcuna curva: era un disastro. In cerca di prestazioni migliori, la Red Bull aveva osato troppo peggiorando il rendimento della monoposto. Un’onta simile, Verstappen non la subiva dal 2021 Russia e dal 2017 in Cina. Però dare Max per spacciato è sempre prematuro, soprattutto su una pista come Interlagos in cui ha scritto pagine epiche della sua inarrivabile carriera. Da qui la decisione di partire dalla pit-lane dopo aver sostituito la power unit con una nuova e rivoluzionato ancora il set-up: si sa, i “bibitari” non esitano a rischiare. Di fronte all’ennesima missione impossibile, “Mad Max” non s’è scoraggiato, nemmeno quando nelle prime tornate ha rimediato una foratura che l’ha costretto ad una prima sosta (giro 8) durante la Virtual Safety Car. Passato dalle hard alle medie è risalito sfruttando al meglio la strategia di tre pit-stop. Nel finale, una volta montate le soft ha fatto un sol boccone di Russell ed è piombato su Antonelli. Un secondo posto gli avrebbe regalato ulteriori punti preziosi per la lotta iridata, ma alla fine ha dovuto arrendersi. Ciò non toglie che abbia portato a termine un’impresa storica come nel 2024. Allora da 17° vinse su una pista bagnata ed insidiosa ridicolizzando il suo diretto rivale Norris (finito 6°). Insomma, l’olandese volante ha salvato la baracca ed aggrappandosi alla matematica resta in lizza per la corona iridata. Certo, la distanza da Norris è tutt’altro che esigua, 49 punti sono tanti, ma la sua presenza resta un incubo per i piloti della McLaren a cui è vietato sbagliare.
Maturità – Ha detto bene Toto Wolff, Team Boss Mercedes, a fine gara, il quale ha predicato calma e piedi per terra di fronte all’exploit della sua scommessa che porta il nome di Andrea Kimi Antonelli. L’euforia per la grande prestazione del 19enne bolognese sarebbe normale, ma come sono state eccessive e pure gratuite le critiche rivolte al rookie nel suo periodo buio di metà stagione, ora è bene non abbandonarsi a trionfalismi. Stiamo assistendo ad un normale processo evolutivo che sta trovando una proficua continuità nei risultati. Se in Olanda toccò probabilmente il punto più basso (non sempre per colpa sua, basti pensare alla nuova sospensione posteriore poi rottamata), Antonelli è riuscito a voltare pagina e adesso lo vediamo lottare alla pari e mettere il muso della sua W16 E davanti ad un talento come George Russell. Inoltre non è un caso che un mostro sacro del calibro di Verstappen si sia congratulato col pupillo di Wolff dicendosi fiero di lui. Tra i due c’è molta sintonia e l’oranje ha sempre riconosciuto il valore e la stima nei confronti del collega. Ripetiamo, tutto procede nell’ordine delle cose e le crescite non avvengono a tempo zero come forse credono i tanti tronisti che danno fiato alla bocca quasi sempre in modo avventato. Tra questi mettiamoci pure il figlio del mitico Gilles Villeneuve che in occasione di Zandvoort, dall’alto del suo unico titolo mondiale (vinto grazie ad un’azione sconsiderata di Michael Schumacher a Jerez nel 1997) crocifisse Antonelli, colpevole di aver eliminato Leclerc in un eccesso di foga; eravamo alla vigilia di Monza e non mancarono pure le minacce di alcuni frustrati sul profilo del bolognese. In Brasile, terra del suo idolo Ayrton Senna, Kimi è stato protagonista di un fine settimana quasi perfetto (quasi perché è mancato il successo come ha sottolineato Herr Wolff). Partito secondo nella Sprint ha chiuso dietro a Norris, s’è ripetuto con una qualifica magistrale e la domenica ha tagliato la finish line dietro a Lando, arginando con autorità e freddezza la presenza negli specchietti del quattro volte Campione del Mondo. Che dire d’altro? Nulla. Inevitabilmente, l’asticella s’alzerà e sarà interessante osservare la reazione del debuttante. Per gli amanti delle statistiche, l’ultimo pilota italiano a scattare dalla 1^ fila ed a concludere 2° in un G.P. era stato Jarno Trulli sulla Toyota nel lontano G.P. del Giappone del 2009. Ebbene Antonelli ha rotto questo lungo digiuno entrando nella storia. Uniche sue pecche del fine settimana, uno start non brillante in gara ed una ripartenza al rallenty dopo la Safety Car, che ha invogliato Piastri ad attaccarlo col conseguente bloccaggio ed urto che ha spedito la Mercedes n°12 contro l’incolpevole Leclerc. Antonelli per sua fortuna, dopo il doppio urto non ha subito gravi danni, potendo così proseguire e portare a casa il miglior risultato nella sua prima stagione in F.1. In Canada giunse terzo, ma quello di Interlagos è un ulteriore salto di qualità che conferma le doti cristalline del baby-driver. Grazie ai suoi 25 punti ed ai 18 di Russell (3° nella Sprint), la Mercedes si riprende il secondo posto tra i costruttori, scavalcando la Ferrari di ben 36 lunghezze.
La strigliata – Il terzo crono in Q3 l’aveva galvanizzato e s’era detto pronto ad attaccare alla prima tornata. Charles Leclerc è stato di parola ed alla ripartenza dopo la Safety Car ha attaccato un incerto Antonelli. Peccato che il bolognese è stato centrato da Piastri che l’ha spedito contro la Rossa del monegasco che ha rimediato la rottura della sospensione. Subito fuori dai giochi (il Brasile è decisamente stregato per lui), il monegasco era comprensibilmente arrabbiato ed ha esternato le sue critiche parlando di collisione inutile:” Piastri è stato ottimista, ma Antonelli ha fatto la curva come se non ci fosse Oscar.” La sorte gli ha nuovamente voltato le spalle, quando forse aveva trovato la quadra per esser competitivo dopo due giorni difficili con la problematica SF-25. Musi lunghi anche per Lewis Hamilton, toccato da Sainz al via (che gli ha danneggiato il fondo) e successivamente colpevole di aver tamponato Colapinto. Con la monoposto inguidabile, il britannico ha scontato i 5” di penalty prima di alzare bandiera bianca. Decisione saggia, al fine di non trascinarsi la sanzione nel prossimo round di Las Vegas, in programma il 22 novembre prossimo. ”Decisamente una gara da dimenticare – ha detto Sir Lewis – Non è certo il modo in cui avrei voluto concludere la settimana. Ci rimane l’ultima parte della stagione e daremo tutto.” Un altro flop che aggiunto al mancato passaggio in Q3 rende sempre più frustrante il 2025 dell’eptacampione, che da sogno in Rosso s’è trasformato in un incubo inimmaginabile. A rendere meno amaro il weekend del Cavallino, è arrivato dal Bahrain il trionfo iridato nel Wec sia sul fronte piloti che su quello costruttori dopo 53 anni. Il meritato coronamento di una stagione in cui la 499P s’è aggiudicata per la terza volta consecutiva la “24 Ore di Le Mans”. Una vittoria completa in una serie dove lottano i marchi più prestigiosi dell’automobile. A Sakhir c’era anche il Presidente John Elkann che nei giorni successivi ha elogiato la squadra diretta da Antonello Coletta facendo un confronto severo con quanto sta accadendo nel Circus.” Abbiamo vinto i Mondiali nell’Endurance in Bahrain – ha dichiarato Elkann – ed è una bellissima dimostrazione di come, quando la Ferrari è unita e quando tutti sono insieme, si possono ottenere delle grandissime cose.” Ma in merito al G.P. di San Paolo ha alzato la voce:” Il Brasile è stata una grande delusione. Se guardiamo il campionato possiamo dire che, da una parte, abbiamo i nostri meccanici che di fatto, stanno vincendo il campionato dei pit stop con le prestazioni. Se guardiamo i nostri ingegneri, non c’è dubbio che la macchina sia migliorata. Se guardiamo il resto, non è all’altezza. Abbiamo dei piloti che è importante che si concentrino a guidare e che parlino meno. Abbiamo di fronte a noi ancora delle gare importanti e non è impossibile ottenere il secondo posto.” Nella stagione scorsa, la Ferrari fu protagonista di una risalita nel finale giocandosi il titolo di vice-campione contro la Mercedes fino all’ultimo round di Abu Dhabi. Attualmente il Cavallino è quarta forza alle spalle della “Stella a Tre Punte” e della Red Bull, la quale corre con una sola punta, Verstappen.
Tori scatenati – Nei commenti post-gara, un pungente Fernando Alonso non è stato tenero con l’Aston Martin dopo il misero 14° posto.” È strano che la Visa Cash App abbia gli stessi nostri punti, quando hanno una macchina che avrebbe lottato per il mondiale se a guidarla ci fosse stato Verstappen. Se finiranno davanti se lo saranno meritato”. Verità assoluta. La Racing Bulls-Honda conferma la sua efficacia ed è riuscita a piazzare Lawson (un solo pit-stop) e Hadjar al 7° ed all’8° posto, dopo essersi qualificati rispettivamente in 4^ e 3^ fila. La sorella minore della Red Bull Racing è 6^ a quota 82. Di questi tempi, nel 2024 era penultima con sole 44 lunghezze.
Super Ollie – E’ il quarto Gran Premio consecutivo che Oliver Bearman chiude nei primi dieci ed incamera punti d’oro. Anche ad Interlagos il 20enne inglese s’è messo in luce tirando fuori gli artigli partendo 8° e piazzandosi 6°. Prova inconfutabile che il giovane in orbita Ferrari è in piena crescita. In classifica è 11° con gli stessi punti di un certo Alonso, due volte campione. Tutto l’opposto del compagno e più navigato Esteban Ocon, il cui cammino s’è fatto decisamente in salita.
Coriaceo – Plauso a Nico Hulkenberg che con determinazione e grinta ha risollevato le sorti della Sauber nella trasferta brasiliana. I due crash di Gabriel Bortoleto hanno creato non pochi guai al team di Mattia Binotto, i cui meccanici sono stati chiamati agli straordinari nel rimettere in sesto una C45 completamene distrutta nella Sprint Race (Gabriel è uscito miracolosamente illeso). Il lavoro è stato completato a Q1 iniziata, ma lo scarso tempo rimasto ha impedito al brasiliano di scendere in pista. Peccato! Il destino si sarebbe ulteriormente accanito su Bortoleto nei primi giri della corsa, costringendolo ad un nuovo abbandono complice una toccata di Stroll e Tsunoda. Persa una vettura, le speranze della Sauber erano riposte nel 38enne tedesco che dalla 10^ piazzuola ha chiuso 9° facendo una sola sosta. La pista di Interlagos s’è rivelata ancora una volta amica di Nico. Come scordarsi il 6 novembre del 2010, quando alla sua prima annata in F.1 siglò una memorabile pole position al volante della Williams?
Reazione – In una stagione totalmente negativa, che la vede fanalino di coda a quota 22, l’Alpine è riuscita portare a casa due punticini con Pierre Gasly ottavo il sabato e decimo la domenica. Franco Colapinto invece, fresco del rinnovo per il 2026, non è andato oltre il 15° posto.
Ordine d’arrivo:
1° – Lando Norris (McLaren-Mercedes) – 71 giri
2° – Andrea Kimi Anontelli (Mercedes) – 10″388
3° – Max Verstappen (Red Bull-Honda) – 10″750
4° – George Russell (Mercedes) – 15″267
5° – Oscar Piastri (McLaren-Mercedes) – 15″749
6° – Oliver Bearman (Haas-Ferrari) – 29″630
7° – Liam Lawson (Racing Bulls-Honda) – 52″642
8° – Isack Hadjar (Racing Bulls-Honda) – 52″873
9° – Nico Hulkenberg (Sauber-Ferrari) – 53″324
10° – Pierre Gasly (Alpine-Renault) – 53″914
11° – Alexander Albon (Williams-Mercedes) – 54″184
12°- Esteban Ocon (Haas-Ferrari) – 54″696
13°- Carlos Sainz (Williams-Mercedes) – 55″420
14° – Fernando Alonso (Aston Martin-Mercedes) – 55″766
15° – Franco Colapinto (Alpine-Renault) – 57″777
16° – Lance Stroll (Aston Martin-Mercedes) – 58″247
17° – Yuki Tsunoda (Red Bull-Honda) – 1’09″176
Ritirati:
Lewis Hamilton (Ferrari)
Charles Leclerc (Ferrari)
Gabriel Bortoleto (Sauber-Ferrari)
Classifica piloti:
1° Norris 390 – 2° Piastri 366 – 3° Verstappen 341 – 4° Russell 276 – 5° Leclerc 214 – 6° Hamilton 148 – 7° Antonelli 122 – 8° Albon 73 – 9° Hulkenberg, Hadjar 43 – 11° Bearman, Alonso 40 – 13° Sainz 38 – 14° Lawson 36 – 15° Stroll 32 – 16° Ocon 30 – 17° Tsunoda 28 – 18° Gasly 22 – 19° Bortoleto 19
Classifica costruttori:
1^ McLaren-Mercedes 756 – 2^ Mercedes 398 – 3^ Red Bull-Honda 366 – 4^ Ferrari 362 – 5^ Williams-Mercedes 111 – 6^ Racing Bulls-Honda 82 – 7^ Aston Martin-Mercedes 72 – 8^ Haas-Ferrari 70 – 9^ Sauber-Ferrari 62 – 10^ Alpine-Renault 22











