Di Carlo Baffi
Nel 1975, il pilota brasiliano della Brabham precede il connazionale Fittipaldi campione del mondo uscente sulla McLaren, imponendosi sul tracciato brasiliano di casa che nel 1985 gli verrà intitolato alla memoria.
Il 26° Campionato del Mondo di Formula Uno ha inizio il 12 gennaio a Buenos Aires in Argentina e dopo 15 giorni fa tappa per il secondo round sudamericano in Brasile, sul tracciato di Interlagos. Parliamo di una pista storica sorta nel 1940 a San Paolo distribuita lungo i suoi 7,960 km (il layout attuale è stato accorciato a 4,309 km), che presenta parecchie curve impegnative realizzate su vari dossi.
Nelle prime prove ufficiali emerge Jean-Pierre Jarier con la sua Shadow motorizzata Ford-Cosworth, che già aveva stupito tutti vincendo in Argentina. Il transalpino gira sul tempo di 2’30”34 alla media di 190,659 km/h, precedendo Reutemann (Brabham-Ford) e l’idolo locale Fittipaldi (McLaren-Ford). Le Ferrari sono rispettivamente 4^ con Niki Lauda e 7^ con Clay Regazzoni. Rispetto a Buenos Aires la 312B3 pare aver risolto i problemi di assetto, grazie alle prove di pneumatici concordati con la Goodyear ed alcune modifiche relative alle sospensioni con molle più dure. Le qualifiche vedono ancora Jarier davanti a tutti che col crono di 2’29”88 bissa la pole siglata due settimane prima. Accanto a lui partirà Fittipaldi, poi Reutemann, Lauda, Regazzoni e Pace, altro pilota assai popolare sul circuito paulista. La corsa prende il via 35 minuti dopo l’orario previsto, complice un ritardo accumulato dal warm-up della mattina a causa della pulizia della pista cosparsa di cocci di vetro lanciati dagli spalti. All’origine del gesto folle, c’è la richiesta da parte della folla che reclamava acqua per via del caldo torrido di oltre 32° già al mattino. Da qui la decisione dei vigili del fuoco di rinfrescare ripetutamente i 130 mila spettatori presenti. Scatta la corsa ed a balzare subito in testa è Carlos Reutemann, seguito da Pace, Regazzoni e Lauda, mentre Fittipaldi è solo 7°. Brutte notizie per Vittorio Brambilla, out a metà della prima tornata per cedimento del propulsore della sua March. Al 5° dei 40 giri stabiliti, Jarier infila Reutemann, gli soffia la leadership cercando di prendere il largo, mentre Pace procede terzo; nel frattempo Fittipaldi sopravanza Scheckter che però reagisce e si ripiglia subito la posizione. Verso metà gara iniziano a manifestarsi le conseguenze della calura e Reutemann retrocede sesto con gli pneumatici in crisi. Jarier invece è sempre il battistrada inseguito da Pace che lo controlla a distanza, poi Regazzoni e Fittipaldi, che risalito 4° di li a poco avrà la meglio sulla Ferrari del ticinese (passaggio 28), anch’egli in difficoltà con le gomme. Brividi alla tornata 30, quando Depailler termina la sua gara contro le barriere, uscendo fortunatamente incolume dall’abitacolo. Al 43° giro ecco il colpo di scena che cambia il volto della gara. La Shadow di Jarier che vantava un margine di 25”, rallenta di colpo costringendo il francese ad arrestarsi all’inizio del primo rettilineo per il bloccaggio della pompa di alimentazione. Comprensibili i gesti di stizza di Jean-Pierre, dominatore fino a quel momento ed autore del giro più veloce in 2’34”18. Sarà calmato a fatica dal personale del suo box. Pace si ritrova così primo e porterà alla vittoria la sua Brabham bianca n°8 in 1 ora, 44’41”17, nonostante il pressing di Fittipaldi che chiuderà secondo a 5”79. Il terzo gradino del podio è appannaggio dell’altra McLaren, quella pilotata dal tedesco Jochen Mass. A ridosso del terzetto di testa, si piazzano le Ferrari di Regazzoni e Lauda, che anticipano la Hesketh di James Hunt, per la sua seconda volta consecutiva a punti. Carlos Pace classe 1944, nato proprio a San Paolo, può festeggiare così il suo primo successo nella massima serie e per di più davanti ad un mostro sacro come “El Rato”, il simpatico soprannome dato a Fittipaldi. Terminata la cerimonia del podio, Pace raggiungerà in tutta fretta la moglie che nel finale aveva lasciato il box Brabham afflitta da forti dolori dovuti allo stato di gravidanza. La signora è infatti in dolce attesa del secondogenito (la nascita è infatti prevista per gli inizi di aprile): nel 1971 aveva dato alla luce Patricia. Alla vista dell’uno-due verde-oro, il pubblico di Interlagos esplode di gioia. Mai due drivers brasiliani avevano occupato i primi due posti in un Gran Premio di Formula Uno. Purtroppo per Pace quel trionfo casalingo sarà anche l’ultimo. Dopo aver terminato il mondiale sesto, militerà novamente nella scuderia inglese di Bernie Ecclestone (il futuro padrino del Circus) nel ’76 raggiungendo la top-six in tre occasioni. L’anno dopo, Josè Carlos Pace partirà alla grande con un 2° posto in Argentina dietro alla Wolf di Scheckter, ma sarebbe sceso ancora in pista soltanto in Brasile ed in Sud Africa. Tredici giorni dopo Kyalami, perderà la vita in un incidente aereo su un monomotore Cessna siglato PT-EHR acquistato da lui stesso pochi giorni prima. Le cause della sciagura non furono mai chiarite dal momento che si verificò un’esplosione in volo ed i resti del velivolo vennero recuperati nei pressi della cittadina di Mairiporà, lungo l’autostrada che unisce San Paolo a Belo Horizonte. A bordo, oltre al pilota, viaggiavano Marivaldo Fernandes, vecchia gloria dell’automobilismo brasiliano e Carlos Alberto de Olivera, l’istruttore di volo. Una tragedia improvvisa che privò il motorsport di un talento, che avrebbe sicuramente raggiunto traguardi di rilievo.
La stagione ’75 salutò il trionfo del Cavallino sia nel mondiale piloti che in quello costruttori. Niki Lauda si laureò campione del Mondo a Monza il 7 settembre sulla fortissima 312T partorita dalla mente vulcanica dell’ingegner Mauro Forghieri e portata al debutto nel G.P. del Sud Africa di quell’anno, il terzo in calendario. L’allora 26enne austriaco riportò così a Maranello un titolo iridato che mancava dal lontano 1964.







