F1 Crashgate: Nuovo assalto di Massa

 

Di Carlo Baffi

A 17 anni dallo scandalo avvenuto a Singapore nel 2008, l’ex-ferrarista non molla ed alla vigilia del G.P. del Brasile chiede 73 milioni di Euro per il titolo perso.

Dici Interlagos ed immediatamente si apre il libro dei ricordi, in cui sul tracciato sorto a San Paolo si sono scritte pagine indelebili della Formula Uno. Tra i casi più eclatanti c’è quello riguardante il pilota di casa Felipe Massa oggi 44enne, che nel 2017 chiuse la propria carriera nella massima serie. Un percorso in cui s’è tolto non poche soddisfazioni, ma che resta segnato dalla cocente delusione patita nel palpitante G.P. del Brasile del 2008. Col titolo di campione del mondo cucito addosso dopo aver tagliato vittorioso il traguardo, Massa stava toccando il cielo con un dito. La grande impresa pareva fatta, era il primo driver verde oro a laurearsi campione dopo il leggendario Ayrton Senna da Silva. Ai box del Cavallino già impazzava la festa, quand’ecco la doccia ghiacciata. La gara infatti, non era ancora finita e dovevano arrivare altri piloti. Nel corso dell’ultimo giro, sotto una pioggia torrenziale, Lewis Hamilton diretto rivale di Felipe, superava la Toyota di Timo Glock in difficoltà, artigliava un 5° posto insperato e quei 4 punti che gli permettevano di scavalcare di una sola lunghezza il ferrarista. Morale, Hamilton Campione e Massa beffato. Memorabile la scena in cui un meccanico della Rossa avvisò dell’accaduto i genitori increduli di Felipe. Massa rimase di sale e non gli restò che sfogare il suo psicodramma versando lacrime sul podio. Un dramma nazionale per i tanti brasiliani presenti sugli spalti, al pari di un’eliminazione della Seleçao ai mondiali di calcio. Ma questo è solo l’apice di una sconfitta maturata in seguito ad episodi negativi che hanno condizionato la corsa mondiale di Felipe. Partiamo dai tre ritiri, uno dei quali avvenne in Ungheria, mentre era prossimo alla vittoria ed il motore lo tradì a tre giri dal termine. Si aggiunsero le disavventure sotto il diluvio di Silverstone con 5 testacoda ed il tribolato G.P. del Giappone in cui giunse solo 7°. Infine c’è il famoso Singapore-gate, che avrebbe poi scatenato l’azione legale di cui sopra. La memoria corre al 28 settembre 2008, quando a Marina Bay si corse il quart’ultimo appuntamento della stagione. La fine è nota, vinse Alonso sulla Renault precedendo Rosberg (Williams-Toyota) ed Hamilton (McLaren-Mercedes). Ma sul risultato finale influì lo schianto di Nelsinho Piquet. L’allora compagno di Alonso nella scuderia francese, secondo le successive testimonianze, andò a sbattere deliberatamente contro le barriere (giro 15) per provocare l’intervento della Safety Car e favorire la rimonta dell’asturiano (partito 15°) coronata dal successo. Felipe Massa però, malgrado partisse dalla pole con Hamilton al fianco, finì nelle retrovie complice un pit-stop disastroso. Ma cosa gli era successo? Con la SC in pista venne aperta la pit-lane e tutti ne approfittarono per effettuare la sosta. Massa fu lesto a fermarsi, ma nel ripartire si tirò dietro il bocchettone e tutto il tubo del rifornimento. Un pasticcio (forse provocato da un malfunzionamento del semaforo posizionato al box Ferrari) in cui rimase ferito anche un meccanico e che pregiudicò definitivamente la corsa del brasiliano. Rientrato ultimo concluse 13°, punito pure con un drive trough e quello zero gli sarebbe costato molto caro a fronte del piazzamento di Hamilton. Lo scandalo emerse nel 2009 provocando un terremoto nel paddock a seguito dell’inchiesta della Federazione Internazionale. Sul banco degli imputati finirono i vertici della Renault rappresentati da Flavio Briatore e Pat Symonds, accusati di aver orchestrato il “trucco”. Entrambi furono dapprima puniti e poco dopo riabilitati. Tutto pareva archiviato se non che nel 2023, Bernie Ecclestone ormai fuori dal Circus dopo aver ceduto le sue quote a Liberty Media, tornò sull’argomento dichiarando che il ferrarista era stato derubato e che quella corsa era da cancellare, ma ciò non fu fatto per evitare momentaneamente lo scandalo. Parole che indussero Massa a rivolgersi agli avvocati perché con l’annullamento, Hamilton non avrebbe beneficiato del terzo posto e dei punti che gli permisero di conquistare la sua prima corona iridata. La causa, partita lo scorso anno e presentata presso l’Alta Corte di Giustizia di Londra, fu indirizzata contro la F.1, la Fia e la Fom ed ancor oggi non s’è risolta. L’ultima puntata è andata in scena la settimana scorsa. Se in un primo tempo la parte lesa puntava ad ottenere il titolo mondiale, ora ha avanzato la richiesta di 73 milioni di Euro come risarcimento. Da sottolineare che la Ferrari, non è mai entrata nella vicenda, anche se da un’ipotetica svolta giudiziaria a favore di Massa vedrebbe aggiungersi un mondiale piloti in più nella sua prestigiosa bacheca. L’atto di accusa dei legali di Felipe parla di alterazione intenzionale del risultato del G.P. e di successivo occultamento delle prove. Nel frattempo però Ecclestone ha ritrattato dicendo di non rammentare quando rilasciò l’intervista incriminata. Tesi sposata anche dal suo avvocato il quale ha aggiunto che l’epilogo infelice di Massa non ebbe alcuna relazione con il crash di Piquet jr.. Secca anche la replica della difesa della Fom secondo cui l’ex ferrarista non s’aggiudicò il mondiale perché Hamilton ebbe un rendimento migliore e costante nell’arco dell’intera stagione. E le maggiori qualità tecniche del britannico si sarebbero confermate dagli altri sei titoli vinti tra il 2014 ed il 2020. Insomma, i tempi si dilungano ed è nostra impressione che Felipe Massa si sia lanciato in una crociata contro i mulini a vento, la quale rischia di lasciargli aperta una dolorosa ferita non ancora rimarginata.

 

 

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