McLaren nella storia: di nuovo regina del circus con il sogno di vincere ancora a Le Mans

Di Carlo Baffi – immagini ©Massimo Campi – Raul Zacchè/Actualfoto – Enrico Ghidini

Continua la storia della leggendaria squadra inglese, il secondo team come importanza della massima formula dopo la rossa di Maranello. Una squadra al top che ha saputo conquistare tutte le più importanti vittorie nel motorsport.

Dopo le vittorie in Australia e Cina, tra cui la doppietta n. 50, la nuova MCL39 nata data una base di partenza ottimale, s’è confermata la monoposto di riferimento e con notevoli margini di crescita. George Russell, pilota di punta della Mercedes ha previsto un monologo totale McLaren; pronostico fatto anche nel 2023 per la Red Bull e ci andò molto vicino. Del resto rammentiamoci la profezia di Stella dell’inverno scorso nella quale svelò che i suoi tecnici stavano progettando un’arma in grado di rendere monotona la Formula Uno. E’ doveroso riconoscere a questo tecnico e manager l’abilità di far recepire ad ognuno dei dipendenti, il cui numero oggi supera il migliaio di unità, che il lavoro di equipe è il segreto per poter superare tutte le difficoltà e raggiungere i target più ambiti. Stella ha creato il giusto clima interno valorizzando i suoi collaboratori, ciò grazie all’ottimo rapporto di intesa e fiducia instauratosi con Brown. Nelle sue interviste ha sempre elogiato l’importante opera dei suoi colleghi, da Peter Prodromou a David Sanchez e Neil Houldey fino a Rob Marshall. Quest’ultimo “ex Red Bull” che dal gennaio 2024 è divenuto il Direttore Tecnico a Woking.

Ad oggi dopo 14 Gran Premi i numeri che contraddistinguono il cammino della McLaren sono a dir poco impietosi. In Ungheria, il 3 agosto scorso, Norris ha siglato il trionfo numero 200 della storia del team, 11° del 2025 e col piazzamento d’onore di Piastri s’è registrata la 7^ doppietta stagionale, nonché la 4^ di fila. La scuderia anglo-tedesca impera tra i costruttori con 299 punti sulla Ferrari seconda e 323 sulla Mercedes. Ormai il bis iridato dipende soltanto dalla matematica visto che mancano 10 G.P. alla fine, oltre alle Sprint Race. Nella graduatoria piloti, la minaccia più prossima è data dal campione in carica Max Verstappen, il quale dista 97 lunghezze dal capoclassifica Piastri ed 88 da Norris. Una contesa ristretta a questi ultimi due divisi da soli 9 punti. Tra Oscar e Lando non sono ancora volati colpi sotto la cintura, come avvenne in passato tra Senna-Prost ed Alonso-Hamilton. Intendiamoci, le schermaglie ci sono state, ma non si è ancora giunti all’atteso showdown. Alcuni esempi? A Monza nel 2024, Piastri infilò Norris di prepotenza al 1° giro con una staccata da manuale alla Roggia, uno dei punti più rischiosi del tracciato. Lando, il poleman ed in lotta per il mondiale contro Verstappen non si aspettava il guizzo di Oscar che scattava al suo fianco, in quanto la strategia concordata pare prevedesse che chi fosse uscito al comando dalla 1^ Variante restasse primo sino alla fine scortato dal compagno. Morale, vinse la Ferrari di Leclerc a sorpresa vanificando la prima fila papaya e da li in poi il team sostenne Norris:” … Dobbiamo scegliere quello che si trova nella posizione migliore.” Sentenziò Stella a fine gara. Un messaggio rivolto a Piastri che pur avendo dimostrato di essere un tipo tostissimo e candidato a diventare la prima guida nel 2025, dovette piegarsi alla ragion di stato tirando la volata al collega.

Quest’anno in Canada, l’inglese partito solo 7°, era risalito fino ad entrare nella zona DRS di Piastri che occupava la 4^ piazza. Era velocissimo e probabilmente si attendeva che dal box gli concedessero lo switch, che però non arrivò mai. Così dopo aver intimorito il rivale facendosi vedere in frenata, a 4 tornate dalla bandiera a scacchi ha scelto l’arrembaggio disperato, quasi fosse all’ultimo atto del mondiale. Anziché infilarsi a destra, ha virato a sinistra dove non c’era spazio. Risultato: ha toccato prima Piastri per poi andare a muro. Gara finita, zero punti per lui e doverose scuse in mondo visione alla squadra ed allo stesso Oscar, abile a non scomporsi e fortunato a non subire alcun danno malgrado il contatto in cui poteva rimediare una foratura. Una topica, quella di Lando che poteva costargli la leadership in squadra visto che l’australiano è primo in classifica. A Budapest si sono invertite le parti. Trovatosi secondo, dietro a Norris per una tattica cambiata al volo, Piastri ha cercato in tutti i modi di far suo il G.P. di Ungheria azzardando il sorpasso della vita alla penultima tornata in curva 1. Vista la resistenza di Lando, s’è attaccato ai freni inchiodando per evitare il botto che avrebbe mandato all’aria una doppietta sicura. Recentemente Brown, in una lettera aperta ai tifosi, ha detto di conoscere i rischi di non aver scelto una prima guida. Ammette che gli incidenti sono successi e potranno ancora accadere:” Si tratta solo di essere preparati ad affrontare e gestire certe situazioni.” Il manager americano conclude dicendo che la McLaren darà ai due drivers le stesse chances di puntare al mondiale. Le insidie di avere due galli in un pollaio sono note e proprio per questo Brown e Stella hanno deliberato le famose “papaya-rules”, una sorta di codice etico a cui i piloti debbono attenersi nella competizione. Una politica elogiata pure dalla concorrenza, ossia dall’inflessibile Helmut Marko eminente consigliere storico della Red Bull. A Budapest, dopo la collisione sfiorata, dal pit-wall è partito un messaggio radio per calmare Piastri rammentandogli come si corre a Woking. L’australiano ha obbedito anche perché puntando alla sua prima corona sta dimostrando di correre “alla Lauda”, cercando di capitalizzare al massimo ogni sua corsa, pur mantenendo la sua indole di killer freddo e spietato. I giochi restano quindi apertissimi in quanto Norris, seppur palesando certe fragilità caratteriali, si piega ma non si spezza. Dopo la delusione patita in Belgio, col sorpassone da leggenda inflittogli da Piastri sul rettilineo del Kemmel nelle fasi iniziali e su una pista ancora bagnata, s’è rialzato ed ha ricominciato a punzecchiare il rivale. Un po’ come nella boxe, quando un pugile incassa i colpi, ma resiste puntando a sfiancare l’avversario. Un asso nella manica che Lanco potrebbe calare a tempo debito? Seppur ridotta a due, la battaglia sarà avvincente e chissà quali sviluppi ci riserverà. I due dispongono della monoposto migliore, che si sposa con ogni tipologia di tracciato, in ogni condizione climatica e che permette loro di dominare anche quando commettono qualche sbavatura di troppo consentendo ai tecnici di modificare le tattiche in corso d’opera. Prevarrà chi sbaglia di meno visto che MCL39 è proprio da 10 e lode. La McLaren si merita ampiamente la riconferma in vetta tra i costruttori e potrà quasi certamente salutare il ritorno di un suo pilota sul trono mondiale. Non succede dal 2008 con Hamilton.

Orizzonti di gloria – Sarebbe l’ennesimo alloro che si aggiunge in una ricca bacheca, che annovera pure la blasonata Tripla Corona, che corrisponde alla vittoria del Titolo Mondiale, o per alcuni la vittoria a Montecarlo (ma sicuramente conta di più quella del titolo mondiale), il successo nella 24 Ore di Le Mans e nella 500 Miglia di Indianapolis, ritenute le gare più iconiche nel motorsport.

Ebbene la McLaren può vantarsi di questo riconoscimento esclusivo, che ha celebrato nei G.P. di Monte Carlo e Spagna del 2023, sfoggiando una livrea ad hoc. Oltre alla classe regina, il marchio britannico è presente oggigiorno in altre categorie come la Indy e la Formula E, riprendendo la filosofia di Bruce McLaren le cui vetture si battevano su più fronti, quali F.1, Can-Am e F. 5000. Ma le aspirazioni di Zak Brown sono già orientate al 2027, quando la McLaren prenderà parte al campionato WEC con una Hypercar LMDh il cui telaio sarà fornito dalla Dallara, giusto per andare sul sicuro. Una decisione che andrà discapito della Formula E. Sarà l’ennesima sfida dei “papaya boys” che sognano di dominare a 360 gradi, magari con la conquista di una seconda Triple Crown in una stessa stagione.

 

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