Di Carlo Baffi – immagini ©Massimo Campi – Raul Zacchè/Actualfoto – Enrico Ghidini
Dopo i successi di Hakkinen per la McLaren si presenta un quadro frustrante di una nobile decaduta, le cui sorti però erano finite nelle mani di un intraprendente manager californiano di nome Zak Brown a partire dal 21 novembre 2016.
Subentrato a Dennis, Zakary Challen Brown, più comunemente Zak nato a Los Angeles nel 1971, iniziò a frequentare il mondo del motorsport da giovane intorno all’86,come pilota di kart ed i ripetuti successi lo spinsero in Europa per proseguire la carriera sulle monoposto. Corse nella F. Ford 1600 e nella Opel-Lotus per cimentarsi successivamente nella Toyota Atlantic nel Nord America e nella Formula 3 britannica. Ma i risultati più prestigiosi li ottenne con le ruote coperte: spicca un secondo posto alla 24 Ore di Daytona nella categoria GT2 ed un podio di classe alla 12 Ore di Sebring, entrambi nel ’97 e sempre a bordo di una Porsche 911. Nonostante l’ancor giovane età, Brown accantonò le velleità corsaiole per abbracciare l’attività manageriale fondando un’agenzia di marketing attiva nell’ambito dell’automobilismo sportivo. Fu la svolta. Quella struttura, la Just Marketing International creata nel 1995, crebbe velocemente divenendo una delle più importanti al mondo e venne ceduta nel 2013 ad una divisione della Chime Communications, un colosso del marketing londinese del quale Brown diventò il Ceo. Una carica che manterrà sino al 2016, quando entrerà in contatto con la McLaren. Non dimentichiamoci che “Mr. Zak”, da grande appassionato di carburatori e pistoni, era pure co-proprietario della United Motorsports, una compagine che partecipava a varie manifestazioni automobilistiche anche per quanto concerne le vetture storiche. Trovandosi al timone di una nave quasi alla deriva, Brown tenne la barra dritta stimolato dall’obiettivo di riportare quella realtà ai fasti di un tempo. Da direttore esecutivo nel 2016 fece ben presto intendere che era destinato a fare carriera diventando amministratore delegato due anni dopo (carica che ha rinnovato di recente sino al 2030). Inizialmente il suo avvento non provocò grandi rivoluzioni nell’equipe dei progettisti, il suo era però un piano a lungo termine. Nel frattempo s’era esaurita la collaborazione con la Honda sostituita dal sodalizio con la Renault dal 2018, che garantì delle prestazioni migliori. Il primo podio si materializzò il 17 novembre 2019 in Brasile, a centrarlo fu uno spagnolo, ma non Alonso che aveva lasciato temporaneamente il Circus attratto da altre sfide motoristiche (tra queste la sua 2^ 500 Miglia di Indianapolis corsa in quell’anno su una vettura schierata direttamente dalla McLaren motorizzata Chevrolet). Parliamo di Carlos Sainz jr. che chiuse terzo dopo esser partito ultimo, complice un problema tecnico in qualifica. Un risultato molto incoraggiante per un team che schierava, il 25enne Sainz per l’appunto e l’esordiente Lando Norris, vice-campione della F.2. Un esordiente inglese nato a Bristol nel 1999 il cui curriculum vantava parecchi titoli nelle categorie addestrative: F. MSA, F. Renault (Eurocup 2.0 e 2.0 NEC) e la F.3 Europea. Risultati che gli permisero di far parte nel programma giovani della McLaren sempre molto attivo nella ricerca dei giovani talenti. Una coppia, che grazie alla solidità della MCL34 incamerò costantemente punti assicurandosi lo status di 4^ forza del mondiale. Erano i frutti della nuova gestione insieme ai primi cambiamenti estetici come la livrea. Fu adottato l’arancione, quello originario degli esordi, quando i modelli erano pilotati dal prode Bruce. Diversa anche la sigla dei vari modelli: non più “MP4” (McLaren Project 4), introdotta da Dennis, bensì “MCL” (da McLaren) seguita dal solito numero progressivo. Insomma, la metamorfosi stava prendendo corpo.
Risvegli – Il mondiale 2020 partì in ritardo causa pandemia e nell’esordio al Red Bull Ring in Austria, fu Norris a portare sul podio la MCL35 firmando pure il giro veloce. Arrivò anche il 2° posto di Sainz a Monza dietro all’Alpha Tauri di Gasly ed i piazzamenti ripetuti nella top-ten garantirono al team la 3^ piazza tra i costruttori. Un ulteriore passo avanti dopo il 6° posto del 2018 ed il 4° del 2019. Il 2021, anno della feroce battaglia tra Verstappen ed Hamilton, la McLaren spinta dalla power unit Mercedes (dopo 3 anni con Renault) sarà 4^, ma oltre ai tre podi di Norris, ci fu il tanto inseguito ritorno sul gradino più alto del podio. Il capolavoro si realizzò a Monza e si trattò di una doppietta: 1° Ricciardo davanti a Norris. L’ultima affermazione era stata quella di Button ad Interlagos nel 2012; ricordate? L’uno-due messo a segno nel “Tempio della Velocità” era l’ulteriore conferma di una crescita utilissima anche per gli aspetti economici.
Il portafoglio – La pausa forzata dovuta al Coronavirus aveva profondamente inciso sul bilancio (un problema accusato anche da altri team in modo più o meno pesante) ed aveva costretto il board a vendere la fantascientifica sede di “Paragon”, progettata da Norman Foster su volere di Dennis, per circa 170 milioni di sterline all’americana Global Net Lease. Una transazione ufficializzata ad aprile 2021 che si sarebbe perfezionata nel secondo trimestre dell’anno e che comprendeva un contratto di locazione per un ventennio a favore della McLaren stessa, le cui casse avrebbero beneficiato di una cospicua iniezione di liquidità. Mesi prima, Brown consapevole della necessità di avere nuovi capitali, aveva dichiarato che molto denaro era bloccato nell’edificio e che non gestendo una società immobiliare, bensì una squadra corse, sarebbe stato più proficuo vendere il centro per effettuare investimenti destinati alla crescita del marchio e salvaguardare i posti di lavoro. Una ristrutturazione necessaria che non tardò a garantire i suoi benefici. Allontanati i temibili spettri dei conti in rosso, il McLaren Group è attualmente posseduto dalla Bahrain Mumtalakat Holding Company, ovvero il fondo sovrano Bahrein che da azionista di maggioranza, nel marzo del 2024 acquisì il 100% delle partecipazioni. Un business importantissimo che avrebbe assicurato un futuro sereno anche a fronte di importanti strategie nella produzione delle auto sportive. Un business, se vogliamo, in linea con la tradizione McLaren data la presenza araba nell’asset societario di Ojjeh, costantemente dietro le quinte, ma sempre molto influente fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2021.
L’ascesa – Ma torniamo in pista. Era opinione comune che il definitivo salto di qualità fosse vicino. Ma nel ‘22 la MCL36 faticò ed il solo terzo posto di Norris ad Imola ne fu la riprova. La riscossa definitiva doveva concretizzarsi per la stagione dopo in cui era “Vietato sbagliare!”. A far coppia con Norris fu reclutato il giovane Oscar Piastri, australiano nativo di Melbourne. Un giovane talento del 2001, strappato all’Alpine a suon di carte bollate, dove nel 2022 ricopriva il ruolo di terzo pilota. D’altronde il suo curriculum vantava i titoli di F.Renault Eurocup nel 2019, di F.3 nel 2020 e di F.2 nel 2021 (gli ultimi due vinti con l’italiana Prema). Un tipo dal temperamento freddo e combattivo, con tanta voglia di bruciare le tappe. Insomma, per Norris un cliente scomodo come dimostreranno i fatti. Inutile dire che il team puntasse sul britannico al suo 5° anno di F.1. Però con grande sorpresa nel corso del launch della MCL60 (chiamata così per celebrare i 60 anni del team), i quadri papaya ammisero che il progetto lamentava non poche lacune e che stavano già correndo ai ripari. La vera McLaren si sarebbe vista a partire da metà campionato e la promessa venne puntualmente mantenuta nella gara di casa, il Gran Premio di Gran Bretagna in programma il 9 luglio 2023. Non mancò lo scetticismo che fu puntualmente smentito dal grande lavoro portato avanti dai tecnici guidati da Andrea Stella. Ecco il nome di uno dei grandi artefici della miracolosa resurrezione, che ha portato anche un tocco d’italianità in un team dalle forti connotazioni britanniche. Rammentiamoci sempre l’orgoglio British sbandierato da Dennis. Trattasi di un ingegnere umbro, classe 1971, che dopo 15 anni al servizio del Cavallino emigrò alla McLaren nel 2015 seguendo Alonso di cui era l’ingegnere di pista. E qui iniziò il secondo capitolo della sua carriera con un’impennata che a poco a poco lo portò a capo del settore tecnico fino al ruolo di Team Principal assunto nel dicembre del 2022 al posto di Andreas Siedl. E non è l’unico italiano a figurare tra i cosiddetti “papaya boys”. Nella sede si è sviluppata una vera e propria colonia di ingegneri nostrani che occupano i settori nevralgici dell’azienda: giusto per fare qualche nome Giuseppe Pesce anch’egli ex-Ferrari impegnato sull’aerodinamica, Scaravini, Palma, Marciante Scarfò ed altri ancora. Nelle qualifiche di quel pomeriggio di Silverstone ’23, dietro al poleman Verstappen, si piazzarono rispettivamente Norris e Piastri. L’inglese condusse in testa i primi cinque giri per poi cedere il passo all’olandese che s’impose davanti a Lando (Piastri fu 4°). Però da quel fine settimana le performances sarebbero andata in crescendo. A fine campionato, sebbene si contò solo una vittoria nella Sprint Race del Qatar con Piastri, la McLaren aveva conseguito 302 punti (273 tra Silverstone ed Abu Dhabi) salendo a 4^ forza tra i costruttori: davanti c’erano Red Bull, Mercedes e Ferrari. Questo rapido cambio di rotta fu il trampolino di lancio in vista del 2024. Dopo i primi due round sottotono, le MCL38 iniziarono a mettersi in evidenza ed a Miami giunse il tanto sospirato successo. S’impose Norris che ottenne la sua prima vittoria in F.1 sfruttando una provvidenziale Safety Car, entrata in pista nella posizione sbagliata. Fortuna? Beh, ci vuole anche quella. Secondo fu il poleman Verstappen. Ad Imola, il 24enne d’oltre Manica braccò l’oranje fino al traguardo giungendo alle sue spalle a meno di un secondo. A fronte dei primi segni della profonda crisi che imprigionerà la Red Bull, la McLaren iniziò la rincorsa al titolo costruttori. Sul fronte piloti l’impresa apparve più ardua visto il margine accumulato da Verstappen su Norris. Il preannunciato sorpasso nel mondiale marche si perfezionò a Baku, dove ad imporsi fu Piastri e la McLaren superò i “bibitari” diventando leader con 20 lunghezze di distacco. Ma se la Red Bull era ormai in caduta libera, il team papaya doveva guardarsi dal ritorno della Ferrari. Il Cavallino rimase in lizza per il primo posto sino all’ultimo round di Yas Marina, complice una serie di risultati poco brillanti della scuderia anglo-tedesca: in particolare nelle ultime sei gare in calendario. Un brusco rallentamento dovuto ad errori di strategia, probabilmente da considerarsi quali peccati di gioventù. La scuderia anglo-tedesca non era ancora abituata alle vertigini delle alte quote e peccava di quell’esperienza che i top team sfoderano in gara e forse anche nella gestione dei piloti. La 16^ edizione del Gran Premio di Abu Dhabi però, salutò il trionfo di “Brown & C.” quando alle 15:30 italiane di domenica 8 dicembre 2024 Lando Norris tagliò vittoriosamente il traguardo sulla MCL38 numero 4. Automaticamente esplose la festa, dal pit-wall al garage fino alla sede di Woking, dove i dipendenti assistettero alla gara. Finalmente la McLaren era ritornata tra le grandi; l’ultimo titolo costruttori risaliva alla stagione 1998 … quanto tempo era trascorso. Anche allora il motore era fornito dalla Mercedes e l’avversario da battere era la Ferrari. Quando si dice il caso. Il bilancio 2024 fu davvero encomiabile: 6 vittorie (4 di Norris, 2 di Piastri) a cui si aggiunsero in totale 15 podi, per un totale di 666 punti conseguiti in 24 Gran Premi. Norris era secondo nel mondiale piloti a 63 lunghezze da Verstappen, mentre Piastri era salito 4° a quota 292. Valori che han fatto da premesse al mondiale in corso.











